L’ayatollah del clickbait: quando la controinformazione italiana diventa l’ufficio stampa di Teheran

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C’era una volta la “controinformazione”. Quella che diceva di voler verificare tutto, smontare la propaganda, dubitare delle versioni ufficiali e “fare domande scomode”. Poi qualcosa è andato storto. Molto storto.

Oggi una parte della galassia anti-imperialista italiana funziona così: se una notizia mette in cattiva luce gli Stati Uniti, allora dev’essere automaticamente vera. Se arriva da Teheran, meglio ancora: diventa Sacra Scrittura.

Ed ecco il miracolo moderno: gli stessi che per anni hanno urlato “non credete ai media mainstream!” ora condividono video palesemente falsi con l’entusiasmo di un televenditore di pentole.

Secondo diverse verifiche pubblicate da AFP Fact Check, negli ultimi mesi sono circolati online numerosi contenuti falsi o manipolati sul conflitto Iran-USA: immagini AI di portaerei distrutte, esplosioni riciclate da videogiochi, bombardamenti inesistenti e filmati decontestualizzati.


La nuova regola giornalistica: “Se odia l’America, condividilo”

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Una volta il fact-checking prevedeva:

  • controllare la fonte,
  • verificare immagini,
  • cercare conferme indipendenti,
  • capire chi diffondeva la notizia.

Oggi invece basta:

  1. vedere una bandiera americana,
  2. indignarsi,
  3. condividere.

Fine dell’inchiesta.

Una foto AI di una portaerei in fiamme?
“Gli USA stanno crollando!”

Un video creato con l’intelligenza artificiale?
“I media non ve lo diranno!”

Un account anonimo chiamato Resistance_313?
“Fonte attendibile vicina agli ambienti militari.”

AFP ha smentito ripetutamente contenuti virali che mostravano presunti attacchi iraniani contro obiettivi americani o israeliani, rivelando che molte immagini erano generate artificialmente oppure prese da altri conflitti.

Ma niente. La macchina del sensazionalismo continua.


Gli “esperti militari” di Telegram che non distinguono Top Gun da Call of Duty

Ed è qui che arriva il momento più tragicomico.

Per credere davvero a certe narrazioni bisogna avere una conoscenza militare pari a quella di una zucchina lessa.

Molti di questi “analisti geopolitici indipendenti” sembrano convinti che i piloti moderni combattano ancora come nella Prima Guerra Mondiale:

  • guardando fuori dal finestrino,
  • puntando “a occhio”,
  • e magari facendo pure il gesto con il dito tipo:
    “Eccolo là!”

La realtà è che i sistemi d’arma contemporanei funzionano tramite:

  • radar AESA,
  • sensori IRST,
  • satelliti,
  • data-link,
  • targeting elettronico,
  • sistemi AWACS,
  • guida inerziale,
  • tracciamento multispettrale.

Gli aerei moderni non hanno bisogno del “riconoscimento visivo” come nei film anni ’80. In molti casi il bersaglio viene identificato, agganciato e colpito ben prima che il pilota lo veda direttamente.

Ma online spuntano continuamente “esperti” che condividono video sfocati dicendo:

“Guardate! Gli americani non hanno visto arrivare il missile iraniano!”

Certo. Perché nel loro immaginario la guerra moderna funziona ancora come:
“Occhio, Joe! Arriva qualcosa da sinistra!”

Bisogna davvero essere degli ingenui — per usare un termine elegante — per bersi certe ricostruzioni cinematografiche spacciate per analisi strategica.


Dal complottismo al fanclub geopolitico

La cosa più ironica è che molti di questi personaggi si presentano come “né con l’Occidente né con l’Oriente”. Però poi passano le giornate a rilanciare qualsiasi narrativa prodotta da regimi autoritari purché antiamericani.

Se domani il ministero della propaganda iraniana pubblicasse:

“Biden sconfitto da un cammello ipersonico nel Golfo Persico”

tempo trenta minuti e qualcuno su Telegram titolerebbe:
“LA NATO TREMA — FONTI IRANIANE CONFERMANO.”

Il tutto accompagnato da:

  • musica epica,
  • aquile in CGI,
  • scritte rosse in maiuscolo,
  • e la frase obbligatoria:
    “Pensate con la vostra testa.”

Che tradotto significa:
“Pensate esattamente come me.”


L’anti-imperialismo da divano

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C’è poi il paradosso ideologico più divertente: certi anti-imperialisti occidentali riescono a vedere propaganda americana ovunque… tranne quando è propaganda iraniana, russa o cinese.

Lì improvvisamente diventano ingenui come bambini davanti a Babbo Natale.

Un deepfake che mostra marines americani in ginocchio davanti ai pasdaran?
“Finalmente la verità emerge!”

Un video di un’esplosione preso da un videogioco?
“Prova definitiva del collasso dell’impero.”

Persino le piattaforme social hanno annunciato misure contro la proliferazione di video AI e contenuti manipolati legati ai conflitti geopolitici recenti.

Ma il controinformato professionista non si arrende. Anzi: più una notizia è assurda, più sembra credibile. Perché il criterio non è la prova. È l’utilità narrativa.


La controinformazione che non controlla nulla

Il punto centrale è questo: una parte della controinformazione italiana non fa più controinformazione. Fa tifoseria geopolitica.

Non verifica.
Non analizza.
Non distingue.
Non dubita.

Sostituisce semplicemente una propaganda con un’altra.

E così il “risveglio delle coscienze” finisce spesso in una catena infinita di:

  • fake AI,
  • account anonimi,
  • canali Telegram improbabili,
  • mappe militari inventate,
  • esperti autoproclamati,
  • e titoli tipo:
    “GLI USA SONO FINITI (stavolta davvero).”

Per la 487ª volta.


Il grande sogno: essere manipolati… ma alternativamente

Alla fine il vero capolavoro è questo: molti di quelli che si definiscono “inermi contro la manipolazione dei media” sono diventati il pubblico perfetto per qualsiasi propaganda confezionata bene e diretta contro l’Occidente.

Non cercano la verità.
Cercano conferme emotive.

E allora ogni fake diventa una rivelazione.
Ogni bufala un atto rivoluzionario.
Ogni smentita una “prova del complotto”.

Nel frattempo, gli algoritmi ringraziano, gli influencer monetizzano e la propaganda — quella vera — lavora serenamente.

Da Washington.
Da Mosca.
Da Teheran.

E soprattutto:
dal prossimo canale Telegram con il logo dell’aquila infuocata e scritto “INFORMAZIONE LIBERA NON ALLINEATA”.


Fonti

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