Galibaf, l’aereo della propaganda e i bambini dimenticati: quando le vittime valgono solo se utili alla narrativa

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L’arrivo di Mohammad Bagher Galibaf ai colloqui sul Memorandum d’Intesa a Ginevra è stato accompagnato da una potente operazione simbolica. Sull’aereo utilizzato dalla delegazione iraniana erano state collocate le fotografie e gli zainetti delle bambine morte nel tragico attacco alla scuola di Minab. Le immagini sono state diffuse dai media vicini al regime e hanno fatto il giro del mondo.

Nessuno può restare indifferente davanti alla morte di bambini.

Quelle bambine meritano verità, giustizia e un’indagine completa.

Ma proprio perché la vita di un bambino non ha nazionalità né appartenenza politica, è impossibile non notare la gigantesca ipocrisia che emerge da questa operazione propagandistica.

Le vittime che Teheran ricorda e quelle che preferisce dimenticare

Per la propaganda della Repubblica Islamica esistono bambini di serie A e bambini di serie B.

Esistono i bambini di Minab, esibiti come simbolo della sofferenza iraniana.

E poi esistono i bambini uccisi dal regime stesso.

Esistono i minori morti durante le repressioni interne.

Esistono i bambini utilizzati come soldati dagli Houthi.

Esistono i bambini israeliani massacrati e rapiti da Hamas il 7 ottobre.

Esistono le vittime civili provocate dai proxy sciiti sostenuti da Teheran.

Di loro, sugli aerei di Galibaf, non compare nessuna fotografia.

Nessuno zainetto.

Nessuna lacrima.

Nessuna indignazione.

Perché, evidentemente, quelle vite non servono alla costruzione della narrativa.

Le ombre sulla tragedia di Minab

La distruzione della scuola di Minab rappresenta una tragedia immane che ha provocato oltre 150 vittime secondo le autorità iraniane. ONU e UNESCO hanno chiesto un’indagine indipendente, definendo l’attacco una grave violazione del diritto internazionale umanitario.

Ma esiste un aspetto della vicenda che rende il caso ancora più delicato.

Le indagini americane e numerose ricostruzioni indipendenti hanno evidenziato che la scuola si trovava in prossimità di una base operativa del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie, identificata dal Comando Centrale americano come un sito attivo per missili da crociera. Proprio la presenza di questa installazione militare avrebbe reso estremamente complessa la ricostruzione dell’accaduto.

La vicinanza tra l’istituto e l’infrastruttura militare è stata confermata anche da immagini satellitari e da numerose ricostruzioni giornalistiche.

Perché i bambini non furono evacuati?

È una domanda scomoda.

Ma è una domanda che qualunque inchiesta seria dovrebbe porsi.

Se le autorità iraniane erano consapevoli che quell’area costituiva un obiettivo militare, perché non vennero adottate misure di evacuazione preventive?

Perché una scuola rimase operativa a ridosso di una struttura appartenente ai Pasdaran?

Perché centinaia di bambine continuarono a frequentare un complesso collocato in una zona che, in caso di guerra, sarebbe inevitabilmente diventata un bersaglio?

Si tratta di interrogativi che meritano risposte.

E che, almeno fino ad oggi, la propaganda ufficiale di Teheran sembra voler evitare.

La cultura del martirio e il valore politico delle vittime

Da decenni la Repubblica Islamica costruisce una parte della propria legittimazione sulla retorica del martirio.

La glorificazione del sacrificio e della morte come strumenti di mobilitazione ideologica rappresenta uno degli elementi fondanti del sistema nato nel 1979.

Proprio per questo, alcuni osservatori hanno avanzato dubbi inquietanti:

la volontà di trasformare la tragedia di Minab in un enorme strumento propagandistico potrebbe aver prevalso sulla necessità di proteggere preventivamente i civili?

Al momento non esistono prove definitive che consentano di rispondere affermativamente a questa domanda.

Sarebbe irresponsabile trasformare un sospetto in una certezza.

Ma sarebbe altrettanto irresponsabile impedire che questa possibilità venga indagata.

Aspettando le conclusioni delle inchieste internazionali

Le responsabilità materiali dell’attacco sono ancora oggetto di indagini. Fonti americane hanno indicato la possibilità che siano stati utilizzati dati di puntamento obsoleti e il Pentagono ha dichiarato di voler completare l’inchiesta con la massima trasparenza.

Sarà compito degli organismi internazionali e delle indagini indipendenti ricostruire l’intera catena degli eventi.

Ma una cosa appare già evidente.

Se davvero la Repubblica Islamica vuole onorare la memoria delle bambine di Minab, dovrebbe avere il coraggio di riconoscere che tutti i bambini hanno lo stesso valore.

Anche quelli uccisi dal regime.

Anche quelli uccisi dai suoi proxy.

Anche quelli che non sono utili alla propaganda.

Perché il dolore non può essere selettivo.

E la memoria delle vittime non può diventare un’arma politica.

Fonti

  • Reuters – Indagini sul bombardamento della scuola di Minab.
  • Ufficio ONU per i Diritti Umani – Richiesta di indagine indipendente.
  • UNESCO – Condanna dell’attacco alla scuola.
  • Anadolu Agency – Le fotografie delle bambine sull’aereo di Galibaf.
  • The Guardian – Analisi satellitare e ricostruzione dell’area colpita.
  • Hengaw – Localizzazione della scuola accanto alla base dei Pasdaran.
  • ABC Australia – Ipotesi sui dati di puntamento obsoleti.

Galibaf, l’aereo della propaganda e i bambini dimenticati: quando le vittime valgono solo se utili alla narrativa


Bambini uccisi dal regime iraniano e dai suoi proxy: una panoramica delle principali vittime documentate

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Quando si parla delle vittime infantili causate direttamente o indirettamente dalla Repubblica Islamica dell’Iran, occorre distinguere tra:

  • bambini uccisi dal regime iraniano all’interno dell’Iran;
  • bambini uccisi o utilizzati dai gruppi armati sostenuti da Teheran;
  • bambini israeliani, palestinesi, libanesi, yemeniti, siriani e iracheni coinvolti nelle attività dei proxy iraniani.

È impossibile compilare un elenco nominativo completo delle migliaia di vittime, ma è possibile individuare le principali categorie e alcuni casi simbolici.


Bambini uccisi dal regime iraniano

Proteste del 2019

Amnesty International documentò almeno 23 minori uccisi dalle forze di sicurezza durante la repressione delle proteste del novembre 2019.

Tra loro:

  • Kianoush Jafari (17 anni)
  • Mohammad Moghimi (17 anni)
  • Sina Mohammadi (17 anni)

Proteste del 2022 (Mahsa Amini)

Amnesty International identificò inizialmente almeno 23 bambini uccisi, numero successivamente rivisto al rialzo fino a 44 minori.

Tra le vittime più note:

  • Kian Pirfalak (9 anni)
  • Nika Shakarami (16 anni)
  • Sarina Esmailzadeh (16 anni)
  • Asra Panahi (15 anni)
  • Abolfazl Adinezadeh (17 anni)

Proteste del 2026

Secondo HRANA e Iran Human Rights, il numero dei minori uccisi nella repressione del gennaio 2026 supera le cento unità.


Bambini israeliani uccisi da Hamas (proxy iraniano)

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L’attacco del 7 ottobre 2023 provocò la morte di circa 46 bambini israeliani e il rapimento di numerosi minori.

Tra le vittime più conosciute:

  • Ariel Bibas (4 anni)
  • Kfir Bibas (9 mesi)
  • Yahel Shoham (3 anni)
  • Naveh Shoham (8 anni)
  • numerosi bambini dei kibbutz Be’eri, Kfar Aza e Nir Oz.

Bambini palestinesi uccisi dalle attività di Hamas

Secondo varie indagini internazionali:

  • Hamas ha utilizzato scuole, ospedali e aree densamente popolate per attività militari;
  • l’impiego di infrastrutture civili ha contribuito ad aumentare enormemente il numero delle vittime infantili palestinesi durante le guerre con Israele;
  • numerosi minori sono stati reclutati e addestrati dalle Brigate al-Qassam.

Le vittime palestinesi minorenni vengono contate in migliaia, ma non tutte sono attribuibili direttamente ad Hamas, poiché il conflitto coinvolge entrambe le parti.


Bambini libanesi vittime di Hezbollah

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Hezbollah è stato accusato di:

  • lanciare missili da aree civili;
  • utilizzare infrastrutture civili per attività militari;
  • esporre la popolazione libanese alle rappresaglie.

Fra le vittime vi sono centinaia di bambini libanesi morti nei conflitti del 2006 e del 2023-2025.


Bambini yemeniti coinvolti dagli Houthi

Gli Houthi, sostenuti dall’Iran, sono stati ripetutamente denunciati dalle Nazioni Unite e da Amnesty International per:

  • reclutamento di bambini soldato;
  • utilizzo di minori in prima linea;
  • indottrinamento militare dei bambini.

Migliaia di minori yemeniti sono stati coinvolti o uccisi nella guerra civile.


Bambini siriani

Le milizie sciite sostenute dall’Iran e i Pasdaran hanno preso parte alla guerra civile siriana.

Le Nazioni Unite hanno verificato migliaia di violazioni contro i minori in Siria, comprese uccisioni, mutilazioni e reclutamento.


Bambini iracheni

Le milizie sciite irachene appoggiate da Teheran sono state accusate di varie violazioni contro i minori, sebbene negli ultimi anni siano stati firmati accordi con l’ONU per limitarne il reclutamento.


Una realtà spesso ignorata

La propaganda della Repubblica Islamica tende a enfatizzare alcune vittime e a dimenticarne altre.

Tuttavia, i bambini uccisi:

  • dalle repressioni interne iraniane;
  • da Hamas;
  • da Hezbollah;
  • dagli Houthi;
  • dalle milizie sciite sostenute dai Pasdaran;

sono anch’essi parte del bilancio umano legato all’espansione regionale della Repubblica Islamica.

Allo stesso tempo, sarebbe scorretto attribuire automaticamente ogni bambino palestinese, libanese o yemenita morto alla sola responsabilità iraniana, poiché in questi conflitti intervengono molteplici attori e le responsabilità vengono valutate caso per caso dalle organizzazioni internazionali e dalle commissioni d’inchiesta.

Fonti e link

Bambini uccisi dal regime iraniano durante le proteste del 2022


Repressione delle proteste del 2025-2026


Reclutamento di minori da parte dei Pasdaran


Crimini di Hamas contro i bambini israeliani


Bambini palestinesi e uso di infrastrutture civili da parte di Hamas


Vittime infantili palestinesi a Gaza


Rapporto ONU sui bambini nei conflitti armati


Approfondimenti sui crimini del 7 ottobre

Queste fonti documentano sia i bambini uccisi dal regime iraniano nella repressione interna, sia le vittime infantili provocate direttamente o indirettamente dai principali proxy sostenuti da Teheran (Hamas, milizie affiliate e altri gruppi armati).

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