LA PROPAGANDA DELLE VITTIME DI SERIE A E DI SERIE B: QUANDO IL DOLORE DIVENTA UNO STRUMENTO POLITICO

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BAMBINI ISRAELIANI UCCISI DAL TERRORISMO PALESTINESE

Cinquant’anni di attentati, stragi familiari, bombe suicide, razzi e incursioni armate

Quando si parla delle vittime minorenni del conflitto israelo-palestinese, l’attenzione pubblica e mediatica si concentra quasi esclusivamente sui bambini palestinesi uccisi durante le operazioni militari israeliane.

Quelle vittime devono essere documentate e ricordate. Ma lo stesso principio dovrebbe valere per i bambini israeliani assassinati deliberatamente durante attentati contro scuole, autobus, ristoranti, abitazioni, feste, strade e comunità civili.

Per decenni, organizzazioni palestinesi come Hamas, Jihad Islamica Palestinese, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, Fatah–Brigate dei Martiri di al-Aqsa e altri gruppi armati hanno condotto attacchi nei quali sono morti anche neonati, bambini e adolescenti.

Alcuni furono uccisi perché si trovavano casualmente sul luogo dell’attentato. In altri casi, invece, gli assalitori entrarono nelle abitazioni, nelle scuole o nelle comunità sapendo perfettamente che avrebbero incontrato famiglie e minori.

Il problema del conteggio

Non esiste una banca dati internazionale unica che fornisca un numero definitivo dei bambini israeliani uccisi esclusivamente dal terrorismo palestinese nel periodo esatto compreso tra luglio 1976 e luglio 2026.

Le statistiche disponibili utilizzano criteri differenti:

  • alcune considerano “minori” le persone con meno di 18 anni;
  • altre utilizzano il limite di 16 o 17 anni;
  • alcune comprendono cittadini stranieri uccisi in Israele;
  • altre includono vittime israeliane uccise all’estero;
  • le statistiche israeliane sulle “azioni ostili” possono comprendere terrorismo, razzi, incursioni armate e altri eventi collegati al conflitto;
  • non sempre è possibile distinguere automaticamente gli attentati palestinesi dagli attacchi condotti da Hezbollah o da altre organizzazioni.

Per questa ragione, è scorretto presentare una cifra assoluta senza spiegare l’origine e il perimetro del dato.

Il dato complessivo israeliano

Alla vigilia del Giorno della Memoria del 2024, il National Insurance Institute israeliano dichiarò che, dal 1851 fino a maggio 2024, erano stati uccisi in azioni ostili e terroristiche 5.100 civili, tra i quali 782 bambini e ragazzi fino ai 18 anni.

Lo stesso istituto precisò che il conteggio comprendeva l’intera storia della comunità ebraica moderna precedente e successiva alla nascita dello Stato di Israele. Non si tratta quindi di un dato limitato agli ultimi cinquant’anni né esclusivamente riconducibile alle organizzazioni palestinesi.

Il dato dimostra tuttavia una realtà spesso rimossa: centinaia di minorenni israeliani sono stati uccisi nel corso della lunga storia del terrorismo e delle azioni ostili contro la popolazione civile.

Ad aprile 2025, il National Insurance Institute indicava complessivamente 5.229 civili uccisi in azioni terroristiche e ostili, 934 dei quali dal 7 ottobre 2023. La pubblicazione, tuttavia, non forniva nello stesso riepilogo una nuova suddivisione completa per età.

Una successiva comunicazione del 2026 ha portato a 5.313 il totale storico delle vittime civili riconosciute, ma anche in questo caso il riepilogo pubblico non permette di isolare automaticamente quanti fossero minorenni e quanti siano stati uccisi specificamente da organizzazioni palestinesi.

Un minimo documentato: la Seconda Intifada

Uno dei dati più chiari riguarda il periodo della Seconda Intifada.

Secondo l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, tra il settembre 2000 e il settembre 2010 i palestinesi uccisero 1.083 israeliani in Israele e nei territori occupati.

Tra le vittime vi furono:

  • 741 civili;
  • 342 membri delle forze di sicurezza;
  • 124 minorenni tra le vittime civili.

Il dato di 124 minori riguarda quindi soltanto un decennio e non comprende le numerose vittime degli attentati degli anni precedenti, quelle degli attacchi successivi al 2010 e i bambini uccisi dal 7 ottobre 2023 in avanti.

Il 7 ottobre 2023

L’attacco guidato da Hamas del 7 ottobre 2023 costituisce il più grave massacro di civili nella storia dello Stato di Israele.

Miliziani di Hamas, Jihad Islamica Palestinese e altri gruppi attraversarono la barriera di Gaza, attaccando kibbutz, abitazioni, strade, basi militari e il festival musicale Nova.

Circa 1.200 israeliani e cittadini stranieri furono uccisi. Il numero fu successivamente rivisto rispetto alle prime stime diffuse nelle ore immediatamente successive all’attacco.

Secondo i rapporti UNICEF basati sui dati comunicati dalle autorità israeliane, tra le vittime del 7 ottobre vi furono 37 bambini. Più di 250 persone furono inoltre sequestrate e portate a Gaza, tra cui 36 minori.

Le statistiche del National Insurance Institute indicavano, a sei mesi dall’inizio della guerra, 814 civili uccisi in attentati, tra i quali 39 bambini. Il dato riguardava esclusivamente le vittime civili seguite dall’istituto e non comprendeva soldati, poliziotti e membri delle squadre locali di sicurezza.

Un aggiornamento successivo riportò 860 civili uccisi negli attacchi contro Israele, tra cui 53 minori fino a 18 anni. Questo totale comprendeva anche attentati e attacchi avvenuti dopo il 7 ottobre, non soltanto le vittime della giornata iniziale.

Il diverso numero — 37, 39 o 53 — non costituisce necessariamente una contraddizione. Dipende dal periodo considerato, dalla distinzione tra vittime del solo 7 ottobre e vittime dell’intera guerra, nonché dalla classificazione delle persone morte successivamente per le ferite riportate.

Cinquant’anni di attentati contro i minori

La strage di Ma’alot

Il massacro di Ma’alot avvenne il 15 maggio 1974, poco più di cinquant’anni fa e quindi appena fuori da un intervallo strettamente calcolato dal luglio 1976 al luglio 2026.

Deve tuttavia essere ricordato perché rappresenta uno degli episodi simbolici della violenza palestinese contro bambini israeliani.

Tre membri del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina entrarono in una scuola di Ma’alot e presero in ostaggio più di cento studenti e insegnanti. Durante l’assalto e il successivo intervento delle forze israeliane furono uccisi 22 studenti, oltre a diversi adulti.

Il bersaglio non fu una postazione militare: fu una scuola piena di adolescenti.

L’attacco alla strada costiera del 1978

L’11 marzo 1978 un commando di Fatah sbarcò sulla costa israeliana, sequestrò un autobus e attaccò civili lungo la strada tra Haifa e Tel Aviv.

Morirono 38 persone, compresi numerosi bambini. L’attentato, ricordato come “Coastal Road Massacre”, fu uno dei più sanguinosi nella storia israeliana precedente alla Seconda Intifada.

L’attentato all’autobus di Avivim

Anche questo episodio, avvenuto nel maggio 1970 e quindi precedente al periodo di cinquant’anni preso in esame, è essenziale per comprendere la storia degli attacchi contro minori.

Un autobus scolastico fu colpito vicino al confine libanese. Furono uccise dodici persone, tra cui nove bambini.

Avivim e Ma’alot dimostrano che l’uccisione di minori israeliani non cominciò con Hamas e neppure con la Seconda Intifada.

La stagione delle bombe suicide

Tra la metà degli anni Novanta e i primi anni Duemila, gli attentati suicidi diventarono uno degli strumenti principali delle organizzazioni armate palestinesi.

Autobus, mercati, ristoranti, discoteche e fermate del trasporto pubblico furono trasformati in obiettivi.

Lo scopo non era soltanto uccidere, ma produrre terrore nella vita quotidiana: rendere potenzialmente mortale salire su un autobus, accompagnare un figlio a scuola, mangiare una pizza o partecipare a una festa.

La discoteca Dolphinarium

Il 1° giugno 2001 un attentatore suicida si fece esplodere davanti alla discoteca Dolphinarium di Tel Aviv, frequentata soprattutto da adolescenti.

Furono uccise 21 persone e circa 120 rimasero ferite. La maggioranza delle vittime era composta da giovani immigrati provenienti dall’ex Unione Sovietica.

Una comunicazione ufficiale israeliana descrisse le vittime come 21 adolescenti israeliani uccisi dall’attentato.

Il Dolphinarium rappresenta uno dei casi più evidenti di terrorismo diretto contro un luogo scelto proprio perché frequentato da ragazzi.

La pizzeria Sbarro

Il 9 agosto 2001 un attentatore suicida entrò nella pizzeria Sbarro nel centro di Gerusalemme e fece esplodere una bomba carica di frammenti metallici.

Secondo la ricostruzione ufficiale israeliana, morirono 16 persone, tra cui sette bambini, e circa 130 furono ferite. Alcune fonti utilizzano un totale di 15 vittime immediate, perché una persona gravemente ferita morì molti anni dopo.

Tra le vittime vi furono membri della stessa famiglia. La scelta dell’orario e del luogo garantiva la presenza di genitori, ragazzi e bambini.

Non si trattò di un danno collaterale prodotto da un attacco contro un obiettivo militare. Il ristorante e le persone che lo frequentavano erano il bersaglio.

L’autobus numero 2 di Gerusalemme

Il 19 agosto 2003 un attentatore suicida si fece esplodere su un autobus affollato nel quartiere Shmuel HaNavi di Gerusalemme.

Morirono 23 persone. Tra loro vi erano numerosi bambini, compresi neonati e membri di intere famiglie.

L’attentato fu rivendicato da Hamas.

Kfar Darom

Il 20 novembre 2000 un autobus che trasportava bambini verso una scuola fu colpito da una bomba nei pressi di Kfar Darom, nella Striscia di Gaza.

Due adulti furono uccisi e diversi bambini rimasero gravemente feriti. Alcuni subirono amputazioni.

L’episodio mostra che anche quando i bambini non morivano, gli attentati potevano lasciare conseguenze permanenti: mutilazioni, disabilità, traumi psicologici e perdita dei familiari.

Bambini assassinati nelle loro case

La famiglia Fogel a Itamar

Nella notte dell’11 marzo 2011 due assalitori palestinesi entrarono nell’abitazione della famiglia Fogel, nell’insediamento di Itamar.

Uccisero:

  • Udi Fogel, 36 anni;
  • Ruth Fogel, 35 anni;
  • Yoav Fogel, 11 anni;
  • Elad Fogel, 4 anni;
  • Hadas Fogel, di tre mesi.

La neonata fu uccisa nel suo letto.

La ricostruzione ufficiale israeliana identifica tra le vittime tre figli della coppia, compresa la piccola Hadas.

Questo episodio è particolarmente rilevante perché elimina ogni possibile ambiguità sulla natura del bersaglio. Gli aggressori entrarono in una casa e colpirono da distanza ravvicinata bambini che non potevano costituire alcuna minaccia.

Daniel Tragerman

Il 22 agosto 2014 Daniel Tragerman, quattro anni, fu ucciso da un colpo di mortaio lanciato dalla Striscia di Gaza contro il kibbutz Nahal Oz.

Il bambino si trovava nella propria abitazione. La famiglia ebbe soltanto pochi secondi per cercare riparo.

La morte di Daniel evidenzia il carattere indiscriminato dei razzi e dei mortai lanciati contro comunità civili israeliane.

Adele Biton

Nel marzo 2013 alcuni palestinesi lanciarono pietre contro automobili israeliane in Cisgiordania.

Un veicolo uscì di strada e la piccola Adele Biton, di tre anni, riportò gravissime lesioni neurologiche. Morì nel 2015, dopo quasi due anni di sofferenze.

Il suo caso mostra perché le statistiche possono variare nel tempo: alcune vittime muoiono mesi o anni dopo l’attacco e vengono aggiunte successivamente ai conteggi ufficiali.

Hallel Yaffa Ariel

Il 30 giugno 2016 un aggressore palestinese entrò nell’abitazione della famiglia Ariel a Kiryat Arba e accoltellò nel sonno Hallel Yaffa Ariel, una ragazza di tredici anni.

Anche in questo caso l’attacco non avvenne durante uno scontro armato: la vittima era una minore nella propria camera da letto.

Attacchi contro scuole, fermate e mezzi pubblici

Nel corso dei decenni, numerosi minori israeliani sono stati uccisi o feriti:

  • sugli autobus urbani;
  • sugli scuolabus;
  • alle fermate;
  • nei mercati;
  • davanti alle discoteche;
  • nelle pizzerie;
  • nelle abitazioni private;
  • durante festività religiose;
  • nelle comunità vicine alla Striscia di Gaza;
  • mediante razzi e colpi di mortaio lanciati contro aree civili.

La cronologia ufficiale israeliana degli attentati palestinesi documenta centinaia di attacchi avvenuti dalla firma degli Accordi di Oslo in avanti, compresi attentati suicidi contro autobus e luoghi pubblici.

L’impatto dei razzi sui bambini

La minaccia contro i minori israeliani non può essere valutata soltanto contando i morti.

Dal 2001, migliaia di razzi e mortai sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza contro comunità israeliane.

La maggioranza non ha provocato vittime grazie a una combinazione di fattori:

  • sistemi di allarme;
  • rifugi;
  • fortificazioni;
  • evacuazioni;
  • Iron Dome;
  • ridotta precisione di molti razzi;
  • circostanze casuali.

Il fatto che un razzo venga intercettato o cada in un’area vuota non cambia la natura dell’azione: quando viene lanciato verso una città senza possibilità di distinguere tra obiettivi militari e civili, mette deliberatamente in pericolo l’intera popolazione.

I bambini cresciuti a Sderot, Ashkelon e nelle comunità vicine a Gaza hanno trascorso parte della loro infanzia correndo verso i rifugi, dormendo in stanze protette e imparando a riconoscere il suono delle sirene.

Nel 2026 il National Insurance Institute riferiva che oltre 25.000 bambini erano stati riconosciuti come vittime di azioni ostili dopo il 7 ottobre. La categoria comprende danni fisici e psicologici e non equivale al numero dei morti, ma mostra la dimensione molto più vasta dell’impatto sui minori.

Bambini rapiti

Il 7 ottobre ha introdotto un’altra dimensione: il rapimento sistematico di bambini.

Secondo UNICEF, 36 minori furono portati nella Striscia di Gaza. Trentaquattro tornarono durante gli scambi del 2023; i corpi di altri due bambini furono restituiti nel febbraio 2025.

Tra i sequestrati vi furono neonati, bambini molto piccoli, fratelli e ragazzi catturati dopo l’uccisione dei genitori.

Il rapimento di un minore costituisce una violazione gravissima del diritto internazionale umanitario. Utilizzare ostaggi civili come strumento di negoziazione non è un atto di resistenza militare, ma una forma di coercizione esercitata su persone protette.

Quanti bambini israeliani sono stati uccisi in cinquant’anni?

La risposta più corretta è la seguente:

non esiste, nelle fonti pubbliche facilmente consultabili, un totale unico e universalmente certificato che isoli tutti e soltanto i minori israeliani uccisi da organizzazioni palestinesi tra luglio 1976 e luglio 2026.

È però possibile fissare alcuni punti incontestabili:

  • il National Insurance Institute registrava 782 bambini e adolescenti uccisi in azioni ostili dal 1851 al maggio 2024;
  • il dato non è limitato al terrorismo palestinese e comprende un arco temporale molto più lungo;
  • B’Tselem documentò 124 minori israeliani uccisi da palestinesi nel solo decennio compreso tra settembre 2000 e settembre 2010;
  • UNICEF riporta 37 bambini uccisi negli attacchi del 7 ottobre 2023;
  • il National Insurance Institute ha successivamente indicato 53 minori civili uccisi negli attacchi contro Israele dall’inizio della guerra, considerando anche gli eventi successivi al 7 ottobre;
  • a questi numeri devono essere aggiunti i minori uccisi negli attentati tra il 1976 e il 2000 e quelli assassinati tra il 2010 e il 2023.

Pertanto, il totale degli ultimi cinquant’anni è certamente superiore alla somma dei soli dati parziali della Seconda Intifada e del 7 ottobre.

Ma costruire una cifra esatta richiederebbe un’analisi nominativa dell’intera banca dati delle vittime, eliminando:

  • i casi precedenti al luglio 1976;
  • le vittime maggiorenni;
  • gli attacchi non riconducibili a gruppi palestinesi;
  • eventuali doppioni;
  • i militari uccisi in combattimento;
  • i casi la cui attribuzione rimane incerta.

Senza questo lavoro, qualsiasi numero assoluto presentato come definitivo rischia di essere metodologicamente scorretto.

Terrorismo e responsabilità individuale

Documentare il terrorismo palestinese non significa attribuire una responsabilità collettiva a tutti i palestinesi.

La responsabilità ricade sugli autori degli attentati, sui gruppi che li hanno pianificati o rivendicati, sui finanziatori e su coloro che hanno consapevolmente sostenuto la violenza contro i civili.

È necessario distinguere tra:

  • popolazione palestinese;
  • organizzazioni terroristiche;
  • autorità politiche;
  • milizie armate;
  • singoli attentatori;
  • reti di finanziamento e propaganda.

Questa distinzione non deve però diventare un alibi per rimuovere la natura ideologica e organizzata di molti attentati.

Hamas non ha mai nascosto di considerare la lotta armata parte centrale della propria strategia. La Jihad Islamica Palestinese si presenta apertamente come organizzazione rivoluzionaria islamista. Altri gruppi hanno celebrato attentatori suicidi e responsabili di massacri come “martiri”.

Il doppio standard della comunicazione

Una delle maggiori distorsioni del dibattito pubblico consiste nell’applicare criteri morali differenti a seconda dell’identità delle vittime.

Quando un bambino palestinese viene ucciso, correttamente se ne raccontano il nome, il volto, la famiglia e la storia.

Quando un bambino israeliano viene assassinato in un attentato, troppo spesso la sua morte viene assorbita dentro formule impersonali:

  • “escalation”;
  • “reazione alla situazione”;
  • “operazione della resistenza”;
  • “conseguenza dell’occupazione”;
  • “violenza nel contesto del conflitto”.

Il contesto storico può spiegare la nascita di una violenza, ma non trasforma l’uccisione deliberata di un bambino in un atto legittimo.

Nessuna rivendicazione territoriale autorizza a entrare in una camera da letto e accoltellare una tredicenne.

Nessuna causa politica rende legittimo far esplodere una bomba in una pizzeria piena di famiglie.

Nessuna occupazione giustifica il rapimento di neonati.

Nessuna definizione di “resistenza” può cancellare la distinzione tra un combattente e un bambino.

Il diritto internazionale

Il diritto internazionale umanitario impone in ogni conflitto alcuni principi fondamentali:

  • distinzione tra civili e combattenti;
  • divieto di attaccare deliberatamente i civili;
  • divieto di prendere ostaggi;
  • divieto di condurre attacchi indiscriminati;
  • obbligo di proteggere i bambini;
  • divieto di utilizzare il terrore contro la popolazione civile.

Gli attacchi deliberati contro bambini e altri civili possono costituire crimini di guerra.

La valutazione non dipende dalla popolarità della causa sostenuta dagli attentatori. Il principio vale per Israele, per Hamas, per la Jihad Islamica e per ogni altra parte coinvolta.

Conclusione

La storia dei bambini israeliani uccisi dal terrorismo palestinese non comincia il 7 ottobre 2023.

Attraversa decenni di sequestri, bombe suicide, sparatorie, accoltellamenti, razzi, mortai e incursioni nelle abitazioni.

I loro nomi sono spesso scomparsi dalla memoria internazionale:

  • studenti presi in ostaggio in una scuola;
  • adolescenti uccisi davanti a una discoteca;
  • bambini fatti a pezzi in una pizzeria;
  • neonati assassinati nelle loro culle;
  • ragazzi uccisi sugli autobus;
  • famiglie sterminate nelle proprie case;
  • minori rapiti e trascinati nei tunnel di Gaza.

Ricordare queste vittime non significa negare la sofferenza dei bambini palestinesi.

Significa rifiutare una gerarchia ideologica delle vittime.

Un bambino non perde il diritto alla compassione perché è israeliano. Non diventa un bersaglio legittimo perché vive oltre una determinata linea geografica. Non può essere trasformato nella personificazione di un governo, di un esercito o di una politica.

La memoria deve essere indivisibile.

Chi condanna la morte dei bambini deve condannarla sempre: quando il bambino si chiama Mohammed e quando si chiama Hallel, quando vive a Gaza e quando vive a Sderot, quando viene colpito da un bombardamento e quando viene assassinato nel proprio letto.

Ma questa universalità non può essere utilizzata per cancellare le responsabilità precise.

Gli attentati palestinesi contro bambini israeliani sono un fatto storico documentato. Negarli, minimizzarli o presentarli come una conseguenza inevitabile del conflitto significa trasformare il contesto in una giustificazione e le vittime in un dettaglio scomodo.

Fonti essenziali

National Insurance Institute of Israel, “5,100 citizens were killed in terror actions, 834 of them this year”, 2024.

National Insurance Institute of Israel, dati sulle vittime civili e minorenni dall’inizio della guerra.

National Insurance Institute of Israel, Memorial Day data 2025 e 2026.

B’Tselem, “10 years to the Second Intifada – summary of data”, 27 settembre 2010.

UNICEF, State of Palestine Humanitarian Situation Reports 2024–2025.

Ministero degli Esteri israeliano, “Victims of Palestinian Violence and Terrorism”.

Ministero degli Esteri israeliano, “Suicide and Other Bombing Attacks in Israel Since the Declaration of Principles”.

Ministero degli Esteri israeliano, “Tel Aviv suicide bombing at the Dolphin disco”, 1° giugno 2001.

Ministero degli Esteri israeliano, “Suicide bombing at the Sbarro pizzeria in Jerusalem”, 9 agosto 2001.

Governo israeliano, “Fogel family stabbed to death in Itamar”, 11 marzo 2011.

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