SEI SICURO CHE MAOMETTO SIA UN SIMBOLO MORALE?

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Aisha, Zaynab, i privilegi matrimoniali e il problema dell’«esempio eccellente»

La questione non riguarda ciò che i musulmani contemporanei debbano pensare o come debbano vivere. Riguarda una domanda storica e teologica molto più precisa: che cosa accade quando una figura vissuta nell’Arabia del VII secolo viene proposta come modello religioso anche alle generazioni successive?

Il punto di partenza è il Corano stesso.

Nella sura 33:21 Maometto viene presentato come uswa hasana, espressione normalmente tradotta come «bell’esempio», «eccellente modello» o «esempio eccellente» per coloro che sperano in Dio e nell’Ultimo Giorno.

È proprio questa funzione esemplare a rendere legittimo sottoporre la biografia attribuita a Maometto allo stesso scrutinio morale che si applicherebbe a qualsiasi altra figura religiosa o politica.

E alcuni episodi tramandati dalle principali fonti islamiche pongono interrogativi difficili.

1. Aisha e l’età del matrimonio

Il caso più conosciuto riguarda Aisha bint Abi Bakr.

La tradizione sunnita canonica contiene diversi hadith nei quali viene attribuita alla stessa Aisha l’affermazione secondo cui Maometto stipulò il matrimonio con lei quando aveva sei anni e lo consumò quando ne aveva nove.

In Sahih al-Bukhari 5134 si legge, nella traduzione inglese comunemente utilizzata da Sunnah.com, che il Profeta la sposò quando aveva sei anni e consumò il matrimonio quando ne aveva nove.

Una tradizione sostanzialmente equivalente compare anche in Sahih Muslim 1422.

Altri passi di Bukhari riportano particolari della vicenda. In Sahih al-Bukhari 3894, Aisha racconta di trovarsi su un’altalena con alcune amiche quando sua madre la chiamò e la preparò prima che venisse affidata a Maometto.

Questi testi hanno avuto un peso enorme nella tradizione sunnita proprio perché Bukhari e Muslim sono generalmente considerate le raccolte di hadith più autorevoli del sunnismo.

Ma Aisha aveva davvero nove anni?

Qui occorre distinguere la tradizione religiosa dalla ricostruzione storica.

La posizione tradizionale sunnita accetta normalmente l’età indicata negli hadith. In epoca moderna, tuttavia, alcuni autori musulmani e alcuni studiosi hanno tentato di ricostruire una cronologia differente attraverso l’età attribuita ad Asma, sorella di Aisha, la cronologia delle prime conversioni e altri elementi biografici.

Il dibattito quindi esiste.

Ma questo non elimina il problema teologico fondamentale: le fonti canoniche sunnite più autorevoli tramandano esplicitamente l’età di nove anni per la consumazione del matrimonio.

Ed è su questo dato testuale, non su una caricatura dell’Islam, che nasce la domanda morale contemporanea.

Invocare semplicemente il fatto che i matrimoni precoci fossero presenti in molte società antiche non risolve la questione.

Può spiegare storicamente una pratica.

Non stabilisce automaticamente che quella pratica debba essere considerata moralmente esemplare per ogni epoca.

La distinzione è decisiva.

Se Maometto viene considerato soltanto un personaggio storico del VII secolo, la sua condotta può essere studiata all’interno delle norme sociali dell’epoca.

Se invece viene presentato come uswa hasana, modello religioso normativo, il problema diventa inevitabilmente più complesso.

2. Quattro mogli per i credenti, una disciplina particolare per Maometto

Un secondo punto riguarda il matrimonio plurimo.

Corano 4:3 permette agli uomini musulmani di sposare due, tre o quattro donne, subordinando la possibilità alla capacità di trattarle equamente.

Per Maometto troviamo però disposizioni particolari.

Corano 33:50 enumera diverse categorie di donne rese lecite al Profeta: le mogli alle quali era stato corrisposto il dono nuziale, quelle indicate dal testo come «ciò che la tua destra possiede», alcune parenti che avevano emigrato con lui e una donna credente che si fosse offerta al Profeta qualora egli desiderasse sposarla.

Il versetto contiene inoltre una formula fondamentale: tale disposizione viene descritta come qualcosa riservato a lui e non agli altri credenti.

Si tratta quindi, testualmente, di una prerogativa specifica del Profeta.

Il dato non è un’invenzione della polemica anti-islamica: appartiene direttamente al testo coranico.

La questione interpretativa è un’altra: perché il fondatore e legislatore religioso dispone di eccezioni matrimoniali che non valgono nello stesso modo per gli altri fedeli?

La teologia islamica tradizionale risponde inserendo tali prerogative nella particolare missione profetica di Maometto.

Un critico può invece osservare che alcune rivelazioni riguardano direttamente la vita privata e matrimoniale dello stesso uomo che comunica quelle rivelazioni.

È questa sovrapposizione tra autorità religiosa, autorità politica e interesse personale che merita di essere analizzata.

3. «Le donne e i profumi»

Un’altra tradizione frequentemente citata compare in Sunan an-Nasa’i 3939.

Il testo attribuisce a Maometto l’affermazione secondo cui, delle cose di questo mondo, gli erano state rese care le donne e il profumo, mentre il conforto dei suoi occhi era stato posto nella preghiera.

La frase non dimostra, isolatamente, alcuna condotta immorale.

È però significativa nel quadro delle fonti che descrivono la vita matrimoniale del Profeta e delle disposizioni coraniche specificamente dedicate alle sue relazioni.

Anche in questo caso è importante non trasformare un testo in qualcosa che non dice: l’hadith testimonia un apprezzamento per donne e profumi accanto alla centralità della preghiera; il giudizio morale deriva dall’interpretazione complessiva delle fonti, non dalla frase presa isolatamente.

4. Zaynab bint Jahsh e Zayd ibn Haritha

Ancora più complesso è il caso di Zaynab bint Jahsh.

Zayd ibn Haritha era stato adottato da Maometto secondo le consuetudini dell’epoca. Zayd sposò Zaynab, cugina di Maometto, ma il matrimonio terminò.

Successivamente Maometto sposò Zaynab.

La vicenda compare direttamente nel Corano.

In 33:37 Maometto viene descritto mentre dice a Zayd di conservare sua moglie e temere Dio. Il versetto aggiunge però che Maometto teneva nascosto dentro di sé qualcosa che Dio avrebbe successivamente manifestato e che temeva il giudizio delle persone.

Dopo la separazione tra Zayd e Zaynab, il testo afferma che Dio diede Zaynab in matrimonio a Maometto affinché i credenti non avessero difficoltà a sposare le ex mogli dei propri figli adottivi una volta concluso il matrimonio.

È un passaggio straordinariamente importante perché la vicenda privata del Profeta diventa esplicitamente precedente normativo.

Il contesto è completato da Corano 33:4-5, che distingue i figli adottivi dai figli biologici, e da 33:40, nel quale Maometto viene definito non padre di alcuno degli uomini della comunità e «Messaggero di Allah e sigillo dei profeti».

Che cosa «nascondeva» Maometto?

Su questo particolare occorre cautela.

Interpretazioni polemiche hanno sostenuto che Maometto nascondesse il desiderio di sposare Zaynab. Alcune narrazioni presenti nella letteratura esegetica e biografica sono state utilizzate per sostenere questa lettura.

Altri commentatori musulmani respingono invece tale interpretazione e sostengono che ciò che Maometto teneva nascosto fosse la conoscenza, ricevuta da Dio, che Zayd avrebbe divorziato e che successivamente egli avrebbe sposato Zaynab.

Il Corano 33:37, da solo, non specifica esplicitamente quale fosse il contenuto del pensiero nascosto.

Affermare il contrario significherebbe andare oltre il testo.

Rimane però un fatto indiscutibile: il Corano riconosce che Maometto nascondeva qualcosa e temeva la reazione delle persone, e collega direttamente il successivo matrimonio con Zaynab all’abolizione di un precedente tabù relativo alle ex mogli dei figli adottivi.

5. Adozione: una conseguenza spesso dimenticata

La vicenda Zayd-Zaynab non riguarda soltanto la sessualità.

Riguarda anche l’istituto dell’adozione.

Corano 33:4-5 stabilisce che i figli adottivi non diventano figli biologici e prescrive di chiamarli con il nome dei loro padri biologici quando conosciuto.

Il matrimonio di Maometto con Zaynab serve quindi, secondo 33:37, a dimostrare concretamente che l’ex moglie di un figlio adottivo non possiede lo stesso status giuridico dell’ex moglie di un figlio biologico.

Per la tradizione islamica questa rappresenta una riforma stabilita dalla rivelazione.

Per il critico rimane però una coincidenza problematica: una trasformazione normativa di enorme importanza viene sancita attraverso una vicenda matrimoniale che coinvolge personalmente il legislatore-profeta.

È precisamente questo intreccio che merita discussione.

6. «Ciò che possiedono le vostre destre»

Un terzo problema, distinto dalla poligamia, riguarda l’espressione coranica ma malakat aymanukum, generalmente riferita agli schiavi e alle schiave posseduti legalmente secondo l’ordinamento dell’epoca.

L’espressione compare numerose volte nel Corano, fra cui 4:24 e 23:5-6.

Corano 4:24, nel contesto delle donne vietate al matrimonio, contiene un’eccezione riguardante quelle «possedute dalla vostra destra».

La giurisprudenza islamica classica sviluppò su queste basi un sistema giuridico relativo al concubinato con schiave.

Questo punto non dovrebbe essere nascosto né anacronisticamente trasformato in qualcosa di diverso: la schiavitù e il concubinato furono istituzioni riconosciute dal diritto islamico classico, così come forme di schiavitù esistevano in numerose altre civiltà antiche e medievali.

La domanda contemporanea è però differente.

Se una tradizione religiosa viene proposta come fonte di moralità universale, fino a che punto istituzioni accettate dalle sue fonti fondative possono essere considerate semplicemente prodotti del loro tempo?

La risposta dei musulmani contemporanei è tutt’altro che uniforme e la stragrande maggioranza non considera la schiavitù un’istituzione da restaurare.

Ma dal punto di vista storico non avrebbe senso cancellare l’esistenza di quella tradizione giuridica.

7. Safiyya: attenzione alle semplificazioni

Anche Safiyya bint Huyayy viene frequentemente citata nelle polemiche sulla vita matrimoniale di Maometto.

Safiyya apparteneva ai Banu Nadir e fu catturata dopo la battaglia di Khaybar. Le fonti islamiche raccontano che Maometto la scelse, la liberò e la sposò, considerando la sua liberazione come parte della dote.

La vicenda può essere sottoposta a critica, soprattutto considerando l’enorme asimmetria di potere derivante dalla guerra e dalla prigionia.

Ma affermare semplicemente che Safiyya fosse rimasta una «schiava sessuale» di Maometto sarebbe storicamente impreciso rispetto alla narrazione tradizionale islamica, che la presenta come liberata e successivamente sposata.

Questo non elimina il problema morale.

Lo formula correttamente.

Ed è proprio una critica fondata sui testi ad avere maggiore forza di una polemica costruita mediante semplificazioni.

8. Maometto come «esempio eccellente»: il vero nodo

Alla fine il problema ritorna a Corano 33:21.

Una figura storica può essere giudicata all’interno della propria epoca.

Un modello morale universale pone una pretesa differente.

Le fonti canoniche sunnite attribuiscono a Maometto la consumazione del matrimonio con Aisha quando aveva nove anni.

Il Corano contiene prerogative matrimoniali specificamente riservate al Profeta.

Il testo coranico riconosce il concubinato all’interno dell’ordine sociale schiavistico dell’epoca.

Il matrimonio con Zaynab viene trasformato esplicitamente in un precedente destinato a modificare una regola sociale.

Sono elementi presenti nelle fonti islamiche stesse.

Si può interpretarli teologicamente.

Si può contestualizzarli storicamente.

Si può sostenere che alcune norme appartenessero esclusivamente alla società del VII secolo.

Ma non si può pretendere contemporaneamente che Maometto costituisca un modello morale perfetto e sottrarre ogni sua azione significativa alla valutazione morale sostenendo semplicemente che «erano altri tempi».

Le due argomentazioni entrano inevitabilmente in tensione.

Il confronto con Gesù

Il confronto con Gesù viene spesso utilizzato nella polemica cristiano-islamica e va formulato con precisione.

Nei vangeli canonici Gesù non viene descritto mentre contrae matrimonio, possiede concubine o riceve norme che gli concedono prerogative matrimoniali personali.

Maometto, invece, è contemporaneamente profeta, capo comunitario, legislatore e uomo coinvolto in matrimoni e rapporti familiari regolati anche dalla rivelazione.

Sono quindi due modelli religiosi strutturalmente differenti.

Per il musulmano questa differenza non costituisce necessariamente un problema: Maometto rappresenta anche il modello dell’uomo inserito nella società, nella famiglia e nel governo della comunità.

Per il critico, proprio questa dimensione rende però le sue decisioni private inevitabilmente sottoponibili a giudizio.

Conclusione: sei sicuro che Maometto sia un simbolo morale?

La domanda può essere posta senza insultare i musulmani e senza falsificare le loro fonti.

Sei sicuro che Maometto sia un modello morale valido universalmente?

Chi risponde sì deve confrontarsi con ciò che le fonti canoniche tramandano.

Deve confrontarsi con gli hadith sull’età di Aisha.

Deve spiegare le prerogative matrimoniali di Corano 33:50.

Deve affrontare il concubinato e la schiavitù riconosciuti dall’ordinamento giuridico antico.

Deve spiegare perché la vicenda personale di Zaynab diventa, in Corano 33:37, lo strumento attraverso il quale viene stabilita una nuova regola.

Contestualizzare storicamente questi episodi è legittimo.

Ma la contestualizzazione produce una conseguenza difficile da evitare: più una condotta viene giustificata dicendo che apparteneva al VII secolo, più diventa problematico presentarla contemporaneamente come manifestazione di un modello morale perfetto e senza tempo.

È qui che si trova il vero punto della controversia.

Non occorre inventare storie su Maometto né demonizzare milioni di musulmani contemporanei.

Occorre leggere.

E proprio i testi che la tradizione islamica ha conservato pongono una domanda che nessuna accusa di «islamofobia» può risolvere al posto dell’argomentazione:

un comportamento comprensibile nel contesto dell’Arabia del VII secolo è necessariamente un comportamento moralmente esemplare per il XXI?

La storia può spiegare.

La fede può giustificare.

Ma il giudizio morale resta aperto.


FONTI PRIMARIE

Corano

  • Corano 4:3 — poligamia e limite delle quattro mogli.
  • Corano 4:24 — donne sposate e ma malakat aymanukum.
  • Corano 23:5-6 — mogli e «ciò che possiedono le vostre destre».
  • Corano 33:4-5 — distinzione fra figli biologici e adottivi.
  • Corano 33:21 — Maometto come uswa hasana, «eccellente esempio».
  • Corano 33:37 — Zayd, Zaynab e matrimonio con Maometto.
  • Corano 33:40 — Maometto e la paternità di Zayd.
  • Corano 33:50 — prerogative matrimoniali specifiche di Maometto.

Hadith

  • Sahih al-Bukhari, n. 5133-5134 — età di Aisha al matrimonio e alla consumazione.
  • Sahih al-Bukhari, n. 3894 — racconto di Aisha, l’altalena e la preparazione alle nozze.
  • Sahih Muslim, Kitab al-Nikah, n. 1422 — matrimonio di Aisha.
  • Sunan an-Nasa’i, n. 3939 — donne, profumo e preghiera.
  • Sahih al-Bukhari, Kitab al-Maghazi — tradizioni relative a Khaybar e Safiyya.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

  • al-Bukhari, Muhammad ibn Isma’il, Sahih al-Bukhari.
  • Muslim ibn al-Hajjaj, Sahih Muslim.
  • al-Nasa’i, Ahmad ibn Shu’ayb, Sunan al-Nasa’i.
  • Ibn Ishaq, The Life of Muhammad: A Translation of Ibn Ishaq’s Sirat Rasul Allah, trad. Alfred Guillaume, Oxford University Press, 1955.
  • al-Tabari, The History of al-Tabari, State University of New York Press.
  • Watt, W. Montgomery, Muhammad at Mecca, Oxford University Press, 1953.
  • Watt, W. Montgomery, Muhammad at Medina, Oxford University Press, 1956.
  • Spellberg, Denise A., Politics, Gender, and the Islamic Past: The Legacy of ‘A’isha bint Abi Bakr, Columbia University Press, 1994.
  • Ali, Kecia, The Lives of Muhammad, Harvard University Press, 2014.
  • Brown, Jonathan A. C., Misquoting Muhammad: The Challenge and Choices of Interpreting the Prophet’s Legacy, Oneworld, 2014.
  • Brown, Jonathan A. C., Slavery and Islam, Oneworld Academic, 2019.
  • Little, Joshua, “’Aisha’s Age and the Study of the Hadith Tradition”, ricerca accademica sulla formazione e trasmissione delle tradizioni relative all’età di Aisha.

LINK PER LA CONSULTAZIONE DELLE FONTI

Corano 33:21:
https://quran.com/33/21

Corano 33:37:
https://quran.com/33/37

Corano 33:50:
https://quran.com/33/50

Corano 4:3:
https://quran.com/4/3

Corano 4:24:
https://quran.com/4/24

Corano 23:5-6:
https://quran.com/23/5-6

Sahih al-Bukhari 5134:
https://sunnah.com/bukhari:5134

Sahih al-Bukhari 3894:
https://sunnah.com/bukhari:3894

Sahih Muslim 1422:
https://sunnah.com/muslim:1422a

Sunan an-Nasa’i 3939:
https://sunnah.com/nasai:3939

Perseus/Internet Medieval Sourcebook e raccolte accademiche delle prime fonti islamiche possono inoltre essere utilizzati per confrontare le traduzioni con le edizioni critiche e con la storiografia moderna.

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