I cani da riporto della controinformazione lodano Pechino: dietro il miracolo cinese, lavoratori sottomessi e vite sacrificate al totalitarismo comunista

Date:

Il costo umano delle grandi opere cinesi: diritti compressi, lavoratori invisibili e migliaia di morti sul lavoro

Introduzione

Autostrade costruite in tempi record, ponti giganteschi, linee ferroviarie ad alta velocità, dighe, porti, miniere, centrali elettriche e intere città sorte in pochi anni: la Repubblica Popolare Cinese ha trasformato le grandi infrastrutture in uno degli strumenti principali della propria crescita economica e della propria proiezione geopolitica.

Dietro questa rappresentazione della Cina come macchina organizzativa efficiente esiste però una realtà molto meno celebrata: quella di milioni di lavoratori migranti, operai edili, minatori, autisti, addetti alla logistica e lavoratori delle piattaforme digitali sottoposti a orari estenuanti, salari arretrati, subappalti opachi, scarsa rappresentanza sindacale e rischi professionali elevati.

Il dato più importante deve essere espresso con precisione: non esiste una banca dati pubblica e indipendente che permetta di stabilire quanti lavoratori muoiano ogni anno esclusivamente nei cantieri delle grandi opere cinesi.

Le statistiche ufficiali aggregano settori e tipologie differenti, mentre molti incidenti minori, malattie professionali e decessi nei cantieri locali o nei progetti realizzati all’estero possono non emergere pienamente.

Esistono tuttavia dati sufficienti per sostenere una conclusione netta: il costo umano dello sviluppo cinese è stato ed è tuttora estremamente elevato.


Oltre 18.000 morti sul lavoro in un solo anno

Secondo i dati comunicati dal Ministero cinese per la Gestione delle Emergenze, nel 2025 la Cina ha registrato 19.884 incidenti legati alla sicurezza sul lavoro e 18.261 morti.

Le autorità hanno presentato queste cifre come un miglioramento, perché incidenti e decessi sarebbero diminuiti di oltre il 7% rispetto all’anno precedente.

La diminuzione non deve essere ignorata. L’Organizzazione internazionale del lavoro ha riconosciuto che tra il 2005 e il 2021 le morti ufficiali sul lavoro in Cina sarebbero diminuite dell’83%, mentre quelle nelle miniere di carbone sarebbero calate del 98%.

Ma anche dopo questi progressi, oltre 18.000 morti ufficiali in un solo anno equivalgono a una media di circa 50 persone al giorno.

Indicatore ufficialeDato 2025
Incidenti sul lavoro registrati19.884
Morti registrate18.261
Media giornaliera delle vittimecirca 50
Variazione dichiarataoltre −7% rispetto al 2024

Questa cifra riguarda l’insieme delle attività produttive registrate: edilizia, manifattura, miniere, trasporti, industria energetica e altri settori.

Non consente quindi di attribuire tutte le vittime alle grandi infrastrutture, ma mostra le dimensioni complessive del problema.

Il governo cinese ha inoltre dichiarato che nel 2024 i decessi erano diminuiti del 28,4% rispetto alla fine del precedente piano quinquennale. Anche in questo caso, però, viene comunicata prevalentemente la variazione percentuale, mentre risultano meno accessibili dati analitici completi per settore, provincia, impresa, subappaltatore e tipologia contrattuale.


Migliaia di morti nei cantieri cinesi

Uno studio accademico sugli incidenti mortali nel settore delle costruzioni ha analizzato il periodo compreso tra il 2010 e il 2019, individuando 6.005 incidenti mortali che causarono 7.275 decessi.

Significa una media documentata di circa:

  • 600 incidenti mortali ogni anno;
  • 727 lavoratori uccisi ogni anno;
  • quasi due morti al giorno nel solo settore edilizio.

Lo studio individuava inoltre 258 incidenti classificati come gravi o particolarmente gravi.

Un’altra ricerca comparativa sulle morti professionali nell’edilizia riportava per la Cina una media di 2.328 infortuni professionali mortali, superiore in valori assoluti a quella di Stati Uniti e Corea del Sud nel periodo analizzato.

Il confronto deve tuttavia essere letto considerando le enormi dimensioni della forza lavoro cinese: in rapporto agli occupati, il tasso cinese risultava inferiore a quello sudcoreano.

L’affermazione secondo cui migliaia di lavoratori sono morti nei cantieri cinesi è quindi sostenibile quando si considerano periodi pluriennali.

Sarebbe invece scorretto sostenere, senza ulteriori prove, che oggi muoiano necessariamente migliaia di persone ogni anno esclusivamente nei cantieri delle grandi opere.

La realtà documentabile è comunque drammatica: nel solo decennio compreso tra il 2010 e il 2019 più di settemila persone risultano morte nel settore edilizio cinese.


Cadute, crolli, mezzi pesanti e scarsa formazione

Gli studi sugli incidenti cinesi individuano alcune dinamiche ricorrenti:

  • cadute dall’alto;
  • lavoratori colpiti da materiali o macchinari;
  • crolli di strutture e scavi;
  • cedimenti di ponteggi;
  • esplosioni;
  • incidenti provocati da gru e mezzi pesanti;
  • insufficiente formazione;
  • utilizzo inadeguato dei dispositivi di protezione;
  • pressione per rispettare scadenze e obiettivi produttivi.

Le cadute dall’alto e gli incidenti provocati da materiali, veicoli e macchinari sono tra le principali cause di morte nel settore.

Il problema non è semplicemente tecnico. È organizzativo e politico.

Nel giugno 2026 le autorità cinesi hanno convocato due giganti statali delle costruzioni, China Communications Construction Company e Power Construction Corporation of China.

Il Ministero per la Gestione delle Emergenze ha attribuito a società e controllate carenze comprendenti:

  • negligenza;
  • falsificazione dei dati;
  • subappalti illegali;
  • riduzione dei costi a danno della sicurezza;
  • insufficiente gestione dei rischi.

Il richiamo era collegato anche al crollo di una strada nel Guangdong, che nel maggio 2024 provocò 52 morti, e al cedimento parziale di un ponte nel 2025.

Le autorità dichiararono che gli stessi rischi erano stati scoperti ripetutamente durante le ispezioni, ma continuavano a ripresentarsi.

Questo episodio è particolarmente importante perché dimostra che i problemi non riguardano soltanto piccoli imprenditori privati, ma possono coinvolgere grandi conglomerati statali incaricati di realizzare le infrastrutture strategiche del Paese.


Il sistema dei subappalti scarica il rischio sui lavoratori

Le grandi opere non vengono necessariamente costruite da un’unica impresa che controlla direttamente ogni lavoratore.

Frequentemente esiste una catena composta da una grande società statale o appaltatore principale, controllate regionali, imprese subappaltatrici, intermediari di manodopera, capisquadra e lavoratori migranti assunti informalmente.

Più la catena si allunga, più diventa difficile stabilire chi sia responsabile per:

  • il contratto;
  • il salario;
  • la formazione;
  • l’alloggio;
  • l’assicurazione;
  • la sicurezza del cantiere.

Il grande appaltatore può esibire procedure formali, certificazioni e protocolli. Il lavoratore può però dipendere concretamente da un intermediario privo di risorse, interessato a ridurre i costi o a completare rapidamente l’opera.

In caso d’incidente, la frammentazione può trasformarsi in uno strumento di deresponsabilizzazione.

L’impresa principale attribuisce la colpa al subappaltatore, il subappaltatore al caposquadra e quest’ultimo al comportamento del singolo lavoratore.

Le stesse autorità cinesi hanno collegato subappalti illegali, riduzione dei costi e falsificazioni alle gravi carenze riscontrate presso alcune imprese statali delle costruzioni.


I lavoratori migranti che hanno costruito la Cina moderna

Una parte considerevole dello sviluppo urbano e infrastrutturale cinese è stata sostenuta dai mingong, i lavoratori provenienti dalle campagne che si trasferiscono temporaneamente nelle città.

Il sistema di registrazione familiare, conosciuto come hukou, ha storicamente distinto tra residenti rurali e residenti urbani.

Anche quando lavorano per anni in una grande città, molti migranti possono incontrare maggiori difficoltà nell’accesso a:

  • assistenza sanitaria;
  • scuole per i figli;
  • edilizia pubblica;
  • pensioni;
  • indennità di disoccupazione;
  • servizi sociali locali.

Studi dell’Organizzazione internazionale del lavoro hanno evidenziato le difficili condizioni di molti lavoratori migranti rurali, tra cui bassi salari, precarietà, discriminazioni e accesso incompleto alle protezioni sociali.

Nel settore edilizio questa vulnerabilità assume caratteristiche particolari.

Il lavoratore può vivere in un dormitorio costruito accanto al cantiere, dipendere dall’impresa per l’alloggio e il cibo e ricevere parte del salario soltanto alla fine del progetto.

Ciò riduce concretamente la libertà di lasciare il posto di lavoro o denunciare situazioni pericolose.


Salari non pagati e ricatto della fine del cantiere

Gli arretrati salariali rappresentano uno dei conflitti più ricorrenti nell’edilizia cinese.

Il lavoratore può ricevere soltanto un anticipo, mentre il resto viene promesso alla conclusione dell’opera.

L’intermediario può sostenere di non essere stato pagato dall’appaltatore. Il lavoratore deve allora attendere per mesi e, in caso di protesta, rischia l’allontanamento o altre forme di ritorsione.

La ritenzione del salario crea un rapporto di dipendenza. Abbandonare il cantiere può significare perdere quanto già maturato.

Storicamente numerose proteste operaie cinesi non chiedevano nuovi privilegi, ma semplicemente l’applicazione della legge, il versamento dei contributi e il pagamento delle somme già dovute.

Il paradosso del sistema cinese è quindi evidente: la legislazione può riconoscere un diritto, ma il lavoratore può non possedere gli strumenti indipendenti necessari per farlo rispettare.


La legge tutela formalmente i lavoratori

La Cina non è priva di legislazione sul lavoro.

Il sistema giuridico prevede:

  • contratti di lavoro;
  • salario minimo;
  • limiti all’orario;
  • riposi;
  • ferie;
  • pagamento degli straordinari;
  • assicurazioni sociali;
  • obblighi di salute e sicurezza;
  • procedure di arbitrato per le controversie.

Il modello ordinario richiamato dalle autorità prevede generalmente otto ore giornaliere e 40 ore settimanali.

La Labour Law del 1994 e la Labour Contract Law hanno introdotto importanti protezioni formali.

Il Codice del lavoro riconosce il diritto alle dimissioni, i salari minimi, alcune tutele contro le discriminazioni e norme sulla sicurezza.

Il problema centrale non è quindi la totale assenza di norme.

Il problema è la distanza fra la legge scritta e la possibilità concreta del lavoratore di farla applicare contro un’impresa economicamente potente o politicamente protetta.


Orari estremi e cultura del sacrificio produttivo

In diversi settori tecnologici e industriali è diventata nota la formula 996:

  • dalle nove del mattino;
  • alle nove di sera;
  • per sei giorni alla settimana.

Si tratta di 72 ore settimanali, senza contare gli spostamenti e la reperibilità digitale.

Le autorità giudiziarie cinesi hanno dichiarato illegali gli orari eccessivi, ma la cultura delle lunghe giornate rimane radicata in numerosi comparti.

Nell’edilizia, nella logistica e nel lavoro su piattaforma gli orari possono essere determinati non soltanto dal contratto, ma dagli obiettivi, dalle consegne, dai cottimi e dalle scadenze.

L’Organizzazione internazionale del lavoro ha rilevato problemi specifici anche nelle nuove forme di occupazione e sulle piattaforme digitali, dove la flessibilità può tradursi in protezione insufficiente, orari prolungati e trasferimento del rischio dall’impresa al singolo lavoratore.

Nei cantieri, la stanchezza non è soltanto un problema sociale: diventa un fattore di rischio mortale.

Un lavoratore che opera per molte ore:

  • perde attenzione;
  • reagisce più lentamente;
  • commette più errori;
  • utilizza peggio i dispositivi di sicurezza;
  • corre rischi maggiori vicino a gru, impalcature, scavi e mezzi pesanti.

L’assenza di sindacati realmente indipendenti

La Cina consente l’attività sindacale soltanto all’interno della All-China Federation of Trade Unions, l’ACFTU.

L’ACFTU è l’unica organizzazione sindacale legalmente riconosciuta a livello nazionale e mantiene legami strutturali con il Partito-Stato.

Questo non significa che ogni rappresentante sindacale cinese sia necessariamente ostile ai lavoratori.

L’ACFTU può fornire assistenza legale, intervenire nelle controversie, negoziare compensazioni e promuovere campagne sulla sicurezza.

Resta però un problema strutturale: i lavoratori non possono costituire liberamente organizzazioni nazionali indipendenti dal Partito Comunista e dall’apparato ufficiale.

L’impresa, il sindacato, l’amministrazione locale e il Partito possono finire all’interno dello stesso sistema di relazioni e interessi.

Quando un lavoratore denuncia una violazione, non si confronta quindi soltanto con il datore di lavoro.

Può trovarsi di fronte a un’intera struttura interessata a:

  • evitare disordini;
  • proteggere l’immagine della città;
  • mantenere gli investimenti;
  • completare il progetto;
  • impedire che una protesta locale si trasformi in un movimento organizzato.

Il diritto di sciopero in una zona grigia

La Cina conosce migliaia di proteste, blocchi, astensioni spontanee e manifestazioni per salari e indennizzi.

Tuttavia, non esiste un diritto di sciopero protetto e regolato come nelle democrazie sindacali europee.

Il diritto di sciopero fu eliminato dalla Costituzione cinese nel 1982.

Le astensioni collettive non sono sempre perseguite automaticamente, ma possono essere considerate minacce all’ordine pubblico quando diventano visibili, coordinate o politicamente sensibili.

Le proteste operaie tendono quindi a essere:

  • locali;
  • spontanee;
  • concentrate su un singolo stabilimento;
  • prive di coordinamento nazionale;
  • orientate a ottenere salari arretrati o compensazioni;
  • rapidamente disperse una volta raggiunto un accordo.

Gli organizzatori indipendenti possono essere sorvegliati, interrogati o arrestati.

Questo impedisce la nascita di una forza capace di confrontarsi stabilmente con grandi imprese e apparati statali.


Le amministrazioni locali e il conflitto d’interessi

Le autorità locali dovrebbero controllare il rispetto della legge.

Ma spesso dipendono economicamente dalla crescita, dagli investimenti immobiliari, dalle entrate fondiarie, dalle imprese e dal completamento delle opere.

Un funzionario locale può essere valutato in base a:

  • crescita economica;
  • investimenti attratti;
  • infrastrutture realizzate;
  • stabilità sociale;
  • rapidità di esecuzione;
  • assenza di scandali pubblici.

Questo crea un evidente conflitto d’interessi.

Fermare un grande cantiere per violazioni della sicurezza può significare ritardare un progetto politico, aumentare i costi, irritare una società statale, compromettere obiettivi economici e far emergere responsabilità amministrative.

Le amministrazioni locali, impegnate nella competizione per attirare investimenti, possono quindi chiudere un occhio davanti alla violazione delle norme, intervenendo invece contro i lavoratori quando le proteste diventano conflittuali.


Le morti invisibili

Le statistiche sugli incidenti non raccontano l’intera storia.

Esistono categorie di vittime che possono essere sottostimate.

Malattie professionali

Silicosi, pneumoconiosi, esposizione a sostanze chimiche, amianto, polveri, metalli pesanti e solventi possono causare la morte anni dopo la fine del rapporto di lavoro.

In questi casi è difficile:

  • dimostrare il collegamento con il cantiere;
  • individuare l’impresa responsabile;
  • ottenere la documentazione sanitaria;
  • accedere alle compensazioni;
  • far riconoscere l’origine professionale della malattia.

Incidenti stradali legati al lavoro

Autisti, camionisti e operai trasportati verso cantieri remoti possono morire in incidenti che non sempre vengono classificati in maniera uniforme come morti professionali.

Lavoratori informali

Chi è privo di contratto può non comparire correttamente nei registri del personale o nelle assicurazioni.

Morti indirette

Suicidi, collassi cardiaci, esaurimento, privazione del sonno e condizioni abitative degradate raramente entrano nelle statistiche come conseguenze dell’organizzazione del lavoro.

Il numero ufficiale è quindi importante, ma non coincide necessariamente con l’intero costo umano.


Le grandi opere all’estero e la Belt and Road Initiative

Il modello delle grandi costruzioni cinesi è stato esportato attraverso la Belt and Road Initiative.

Nel 2024 gli impegni cinesi nei Paesi aderenti alla BRI avrebbero raggiunto circa 121,8 miliardi di dollari, comprendendo 70,7 miliardi in contratti di costruzione e circa 51 miliardi in investimenti.

Dal 2013 l’impegno cumulativo avrebbe superato 1.175 miliardi di dollari.

Porti, ferrovie, miniere, dighe, autostrade e centrali vengono spesso costruiti da società statali cinesi, consorzi internazionali, subappaltatori cinesi, lavoratori locali e lavoratori trasferiti direttamente dalla Cina.

Le condizioni possono diventare ancora più opache perché il lavoratore si trova tra due sistemi giuridici: quello cinese e quello del Paese ospitante.


Passaporti trattenuti, salari bloccati e isolamento

Un’inchiesta di China Labor Watch, basata su testimonianze relative a progetti infrastrutturali sostenuti dalla Cina, ha documentato accuse comprendenti:

  • reclutamento ingannevole;
  • trattenimento dei passaporti;
  • mancato pagamento dei salari;
  • violenza fisica;
  • assenza di contratti;
  • limitazioni alla libertà di movimento;
  • isolamento nei dormitori;
  • minacce economiche verso chi voleva tornare a casa.

L’indagine avrebbe coinvolto oltre duemila lavoratori in otto Paesi della Belt and Road Initiative.

Questi elementi non permettono di sostenere che ogni progetto cinese utilizzi lavoro forzato.

Dimostrano però l’esistenza di un modello di vulnerabilità sistemica.

Quando il datore di lavoro controlla contemporaneamente il passaporto, il visto, l’alloggio, il trasporto, il salario, il biglietto di ritorno e le comunicazioni con l’esterno, il rapporto di lavoro può trasformarsi in una condizione assimilabile alla coercizione.


Il caso del cantiere BYD in Brasile

Nel dicembre 2024 le autorità brasiliane individuarono 163 cittadini cinesi impiegati nella costruzione di uno stabilimento BYD nello Stato di Bahia in condizioni definite dai procuratori brasiliani come assimilabili alla schiavitù.

Secondo le accuse, i lavoratori vivevano in alloggi sovraffollati e degradati, avevano subito il trattenimento dei passaporti, ricevevano una parte consistente del salario in Cina, affrontavano restrizioni alla possibilità di lasciare il lavoro e disponevano di servizi igienici insufficienti.

BYD interruppe il contratto con l’impresa appaltatrice Jinjiang Construction Brazil e trasferì i lavoratori in alberghi, mentre la società coinvolta contestò alcune accuse.

Il caso mostra come pratiche di subappalto e controllo della manodopera possano essere trasferite anche fuori dalla Cina.


Simandou e le morti non rese pubbliche

Il progetto minerario di Simandou, in Guinea, comprende una linea ferroviaria di circa 670 chilometri e strutture portuali destinate allo sfruttamento di uno dei maggiori giacimenti di ferro del mondo.

Un’inchiesta Reuters ha ricostruito almeno dodici morti tra giugno 2023 e novembre 2024 e oltre quaranta incidenti non divulgati pubblicamente, avvenuti durante la realizzazione delle infrastrutture.

Alcuni lavoratori erano impiegati da subappaltatori cinesi.

Le fonti consultate descrivevano:

  • procedure di sicurezza non rispettate;
  • strutture sanitarie inadeguate;
  • insufficiente capacità di risposta alle emergenze;
  • turni e riposi problematici;
  • tentativi di mantenere riservate alcune morti.

Il progetto è sviluppato da un consorzio complesso che comprende anche Rio Tinto. Le responsabilità non possono pertanto essere attribuite automaticamente a un unico soggetto nazionale.

Il caso evidenzia comunque i rischi prodotti dalla frammentazione dei subappalti nei grandi progetti infrastrutturali internazionali.


Le accuse contro le imprese cinesi nel mondo

Il Business & Human Rights Resource Centre ha registrato 679 accuse di violazioni dei diritti umani collegate ad attività economiche cinesi all’estero tra il 2013 e il 2020.

Le accuse riguardavano soprattutto:

  • industria mineraria;
  • metalli;
  • combustibili fossili;
  • costruzioni;
  • danni ambientali;
  • diritti delle comunità;
  • condizioni di lavoro;
  • sicurezza;
  • consultazione delle popolazioni locali.

Solo 102 risposte aziendali risultavano associate alle 679 accuse censite.

Un’accusa non equivale automaticamente a una responsabilità giudiziariamente accertata.

Tuttavia, la quantità, la diffusione geografica e la ricorrenza delle contestazioni indicano la necessità di una vigilanza molto più rigorosa.


La velocità come valore politico

Le infrastrutture cinesi non hanno soltanto una funzione economica.

Possiedono una funzione simbolica.

Dimostrano capacità dello Stato, superiorità organizzativa, modernizzazione, potenza tecnologica, disciplina collettiva e capacità di raggiungere gli obiettivi.

Quando un’opera diventa simbolo del prestigio nazionale, ammettere ritardi, errori o morti può essere percepito come un danno politico.

La pressione si trasferisce dal vertice politico all’amministrazione, dalla società statale all’appaltatore, dal subappaltatore al caposquadra e infine al lavoratore.

Chi si trova alla fine della catena possiede meno potere ma sopporta il rischio fisico maggiore.

Il lavoratore diventa quindi la variabile più facilmente comprimibile:

  • può lavorare più ore;
  • può rinunciare al riposo;
  • può accettare dispositivi insufficienti;
  • può essere sostituito;
  • può essere convinto a non denunciare;
  • può ricevere una compensazione privata dopo l’incidente.

L’informazione controllata impedisce una valutazione completa

In un sistema mediatico fortemente controllato è difficile costruire una contabilità indipendente delle morti.

Gli incidenti di grandi dimensioni vengono generalmente comunicati, soprattutto quando provocano molte vittime o diventano impossibili da nascondere.

Più difficile è ricostruire:

  • incidenti con una o due vittime;
  • decessi nei subappalti;
  • morti avvenute dopo il ricovero;
  • casi risolti con compensazioni private;
  • malattie professionali;
  • incidenti nei cantieri esteri;
  • suicidi e collassi legati allo stress;
  • lavoratori informali non registrati.

La censura può inoltre impedire il coordinamento tra familiari, giornalisti, attivisti e lavoratori di regioni diverse.

Il risultato è una struttura informativa asimmetrica: lo Stato conosce molti dati, le imprese ne conoscono altri, ma il pubblico e i ricercatori indipendenti dispongono soltanto di una parte del quadro.


I progressi compiuti dalla Cina

Un’indagine seria non deve trasformarsi in propaganda inversa.

La Cina ha effettivamente:

  • rafforzato alcune norme sulla sicurezza;
  • aumentato le ispezioni;
  • introdotto sanzioni;
  • ridotto drasticamente le morti ufficiali rispetto ai primi anni Duemila;
  • migliorato la sicurezza in numerose miniere;
  • sviluppato tecnologie di controllo;
  • avviato collaborazioni con l’Organizzazione internazionale del lavoro;
  • perseguito dirigenti e funzionari dopo incidenti particolarmente gravi.

Nel 2025 l’ILO e il Ministero cinese per la Gestione delle Emergenze hanno ampliato programmi destinati a migliorare salute e sicurezza in ulteriori province.

Nel 2026 l’ILO e le autorità cinesi hanno inoltre firmato un accordo di cooperazione sulla sicurezza e la salute professionale.

La diminuzione delle vittime deve quindi essere riconosciuta.

Ma la riduzione delle morti non elimina i problemi strutturali:

  • assenza di sindacati indipendenti;
  • opacità statistica;
  • debolezza dei lavoratori migranti;
  • subappalti;
  • salari arretrati;
  • repressione degli organizzatori;
  • conflitto d’interessi delle autorità locali;
  • priorità assegnata alla stabilità e alla produzione.

Il paradosso del sistema cinese

La Repubblica Popolare Cinese si definisce uno Stato socialista fondato sulla centralità del lavoro.

Nella pratica, però, il lavoratore cinese non dispone pienamente degli strumenti considerati essenziali nella tradizione del movimento operaio:

  • sindacato indipendente;
  • pluralismo sindacale;
  • diritto di sciopero garantito;
  • stampa libera;
  • organizzazioni civiche autonome;
  • possibilità di coordinare proteste nazionali;
  • accesso trasparente ai dati aziendali;
  • tutela piena contro le ritorsioni.

Il risultato è un sistema nel quale il lavoratore viene celebrato simbolicamente ma rimane subordinato politicamente.

Viene rappresentato come eroe della modernizzazione, ma non può organizzarsi liberamente contro chi gestisce quella modernizzazione.


Confronto con le democrazie europee

Anche in Europa avvengono morti sul lavoro, sfruttamento, caporalato, subappalti illeciti e gravi violazioni.

Nessun sistema può rivendicare una sicurezza assoluta.

La differenza principale non consiste nell’esistenza o meno degli incidenti, ma negli strumenti di controllo.

AspettoCinaDemocrazie europee
Sindacati indipendentiNon consentiti fuori dall’ACFTUGeneralmente consentiti
Pluralismo sindacaleAssente o fortemente limitatoPresente
Diritto di scioperoNon pienamente garantitoGeneralmente tutelato
Giornalismo investigativoSottoposto a controllo politicoMaggiore autonomia
Organizzazioni civicheFortemente sorvegliateGeneralmente libere
Accesso ai datiParziale e centralizzatoPiù ampio, seppure imperfetto
Contestazione delle grandi opereLimitataPossibile attraverso tribunali, sindacati e associazioni
Responsabilità pubblicaPrevalentemente amministrativa e internaAnche politica, sindacale, giudiziaria e mediatica

La presenza di istituzioni democratiche non impedisce automaticamente gli incidenti, ma aumenta la probabilità che emergano, vengano discussi e producano responsabilità.


Il verdetto dell’indagine

Le prove disponibili consentono di formulare alcune conclusioni solide.

La Cina continua a registrare decine di migliaia di incidenti e oltre diciottomila morti sul lavoro all’anno, nonostante un’importante diminuzione rispetto al passato.

Nel solo settore delle costruzioni sono documentate migliaia di morti in periodi pluriennali: almeno 7.275 nel decennio 2010-2019 secondo uno studio sugli incidenti registrati.

Non è metodologicamente corretto attribuire automaticamente tutte le morti sul lavoro alle grandi opere o affermare senza fonti che oggi muoiano migliaia di persone ogni anno esclusivamente nei megacantieri.

Le statistiche ufficiali possono sottostimare il costo umano complessivo perché non rappresentano pienamente malattie professionali, lavoro informale, incidenti minori, suicidi, morti indirette e casi verificatisi nei progetti esteri.

Il principale problema cinese non è l’assenza assoluta di leggi, ma la mancanza di contropoteri indipendenti capaci di imporne l’applicazione:

  • sindacati autonomi;
  • stampa libera;
  • associazioni indipendenti;
  • diritto di sciopero;
  • trasparenza delle imprese statali;
  • accesso pubblico ai dati.

Conclusione: le opere restano, i lavoratori scompaiono

La Cina ha costruito in pochi decenni ciò che altri Paesi avrebbero impiegato generazioni a realizzare.

Questa trasformazione è stata possibile grazie alla pianificazione, agli investimenti e alle capacità industriali, ma anche grazie a un’enorme disponibilità di manodopera disciplinata e politicamente debole.

I ponti rimangono. Le ferrovie vengono inaugurate. Le dighe entrano nelle statistiche della produzione energetica. I porti diventano nodi della geopolitica mondiale.

I lavoratori morti, invece, rischiano di trasformarsi in numeri senza nome.

Il vero criterio con cui valutare una grande potenza non dovrebbe essere soltanto quanti chilometri di ferrovia riesca a costruire o quanto rapidamente completi un ponte.

Dovrebbe essere anche il valore attribuito alla persona che sale sull’impalcatura, entra nella galleria o manovra una gru.

Da questo punto di vista, il modello cinese presenta una contraddizione profonda: celebra il lavoro come fondamento ideologico dello Stato, ma impedisce ai lavoratori di organizzarsi liberamente per difendere la propria vita.

La modernizzazione che considera sacrificabili gli individui non rappresenta soltanto un problema di sicurezza industriale.

È una precisa concezione del rapporto tra essere umano, produzione e potere.


Fonti e approfondimenti

China Daily – Workplace accidents and fatalities in China, dati 2025:
https://www.chinadaily.com.cn/a/202601/16/WS69699003a310d6866eb34118.html

International Labour Organization – Occupational safety and health in China:
https://www.ilo.org/resource/news/government-and-social-partners-unite-promote-occupational-safety-and-health

State Council Information Office of China – Riduzione delle morti sul lavoro:
https://english.scio.gov.cn/pressroom/2025-09/25/content_118096614.html

National Library of Medicine – Analisi degli incidenti mortali nell’edilizia cinese, 2010-2019:
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7926821/

ScienceDirect – Confronto internazionale sugli incidenti mortali nelle costruzioni:
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0169814118305584

Reuters – Imprese statali cinesi convocate per carenze nella sicurezza:
https://www.reuters.com/world/asia-pacific/china-summons-state-construction-giants-over-safety-failures-2026-06-10/

International Labour Organization – Condizioni dei lavoratori migranti rurali in Cina:
https://www.ilo.org/media/320976/download

ILO Research Repository – Conflitti sul lavoro, sindacati e salari arretrati in Cina:
https://researchrepository.ilo.org/view/pdfCoverPage?download=true&filePid=13135569450002676&instCode=41ILO_INST

ILO Normlex – Orario di lavoro e legislazione cinese:
https://normlex.ilo.org/dyn/nrmlx_en/f?p=1000%3A13101%3A0%3A%3ANO%3A13101%3AP13101_COMMENT_ID%3A4465597

ILO Research Repository – Evoluzione del diritto del lavoro cinese:
https://researchrepository.ilo.org/view/pdfCoverPage?download=true&filePid=13124913420002676&instCode=41ILO_INST

International Labour Organization – Lavoro sulle piattaforme digitali in Cina:
https://webapps.ilo.org/static/english/intserv/working-papers/wp103/index.html

Green Finance & Development Center – Investimenti della Belt and Road Initiative nel 2024:
https://greenfdc.org/china-belt-and-road-initiative-bri-investment-report-2024/

China Labor Watch – Lavoratori cinesi intrappolati nei progetti della Belt and Road Initiative:
https://chinalaborwatch.org/trapped-the-belt-and-road-initiative-and-its-chinese-workers/

Associated Press – Caso dei lavoratori cinesi nel cantiere BYD in Brasile:
https://apnews.com/article/991c5670eefdd564fd465648b77b3869

Reuters – Morti e incidenti nel progetto minerario di Simandou:
https://www.reuters.com/markets/commodities/fatal-cost-rio-tintos-flagship-iron-ore-project-2025-03-12/

Business & Human Rights Resource Centre – Accuse relative agli investimenti cinesi all’estero:
https://www.business-humanrights.org/en/from-us/briefings/going-out-responsibly-the-human-rights-impact-of-chinas-global-investments/

International Labour Organization – Programmi sulla sicurezza professionale in Cina:
https://www.ilo.org/resource/news/ilo-and-china-celebrate-2025-world-day-safety-and-health-work-launch-new

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Dai pinguini all’H5N1: Gates, Fauci, ricerca sui virus e vaccini. Seguire il denaro senza inventare la conclusione

Cinquemila pinguini vaccinati in Australia sembrano una curiosità scientifica....