La propaganda della coalizione Epstein arriva da chi sostiene islamismo, nascondendo la verità come sempre.
Negli ultimi anni il dibattito pubblico ha visto moltiplicarsi accuse gravissime rivolte ad avversari politici, spesso attraverso associazioni indirette, slogan o campagne mediatiche. Tra queste rientrano anche i riferimenti al caso Epstein, utilizzati per insinuare complicità senza distinguere tra fatti accertati, rapporti occasionali e responsabilità penali.
Le accuse di questo tipo dovrebbero essere sostenute da prove concrete. In uno Stato di diritto la responsabilità penale è personale e non può essere attribuita per semplice vicinanza, fotografie o conoscenze occasionali.
Allo stesso tempo, è legittimo osservare come parte del dibattito pubblico sembri applicare criteri differenti quando si affrontano violazioni dei diritti umani in contesti diversi.
In diversi Paesi a maggioranza musulmana continuano infatti a essere denunciate da organizzazioni internazionali pratiche come i matrimoni precoci, i matrimoni forzati e altre forme di sfruttamento delle minori. Tuttavia, è importante distinguere tra queste pratiche, che derivano da specifiche interpretazioni religiose, tradizioni locali o legislazioni nazionali, e oltre un miliardo e mezzo di musulmani che non le condividono né le praticano.
Se si vuole denunciare gli abusi contro i minori, il criterio dovrebbe essere universale. Non dovrebbero esistere vittime di serie A e vittime di serie B, né indignazione selettiva a seconda dell’appartenenza politica, religiosa o geografica degli autori.
La tutela dei bambini non può essere trasformata in un’arma di propaganda. Se si pretende rigore quando si accusano leader occidentali o esponenti politici, lo stesso rigore dovrebbe essere applicato nel denunciare matrimoni infantili, sfruttamento sessuale, tratta di esseri umani e violazioni dei diritti fondamentali ovunque esse avvengano.
La credibilità di una battaglia contro la pedofilia e lo sfruttamento dei minori dipende proprio da questo: dalla capacità di condannare gli abusi con lo stesso metro, indipendentemente dall’identità degli autori o dalla convenienza politica del momento.
“Diritti dei minori e doppi standard: perché il dibattito pubblico ignora ancora matrimoni precoci e legislazioni che li consentono”
L’articolo può includere:
- dati di UNICEF sui matrimoni infantili nel mondo e nella regione MENA, che documentano centinaia di milioni di donne sposate da bambine e circa 700.000 nuovi casi l’anno nell’area Medio Oriente e Nord Africa.
- documentazione di UNFPA che considera il matrimonio infantile una violazione dei diritti umani, indipendentemente dal fatto che avvenga con rito civile o religioso.
- il caso dell’Iraq, dove il dibattito sulle norme di diritto personale e sull’età minima del matrimonio ha suscitato forti critiche da parte di organizzazioni per i diritti umani.
- il caso dell’Iran, dove sono documentate eccezioni legali che consentono il matrimonio di ragazze molto giovani con autorizzazione paterna o giudiziaria.
- la situazione in Afghanistan sotto i Talebani, dove organizzazioni internazionali denunciano un aumento dei matrimoni forzati e precoci.
- il confronto con gli standard fissati dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, secondo cui il matrimonio sotto i 18 anni costituisce una violazione dei diritti fondamentali.
Il matrimonio minorile non è un dettaglio culturale: è una frattura morale e giuridica. Quando una società permette che una bambina venga consegnata a un adulto in nome della tradizione, della religione, dell’onore familiare o della povertà, non sta difendendo valori: sta legalizzando l’abuso sotto forma di contratto.
Qui parliamo di matrimonio minorile / matrimonio sotto i 18 anni, non di “tutti i musulmani”. Il punto giuridico è questo: per UNICEF il matrimonio prima dei 18 anni è una violazione dei diritti umani; molte legislazioni però mantengono eccezioni tramite consenso dei genitori, giudice, diritto religioso o consuetudinario.
Paesi dove il matrimonio minorile è ancora legalmente possibile o tollerato da eccezioni
| Area | Paesi / casi principali |
|---|---|
| Medio Oriente / mondo islamico | Iran: ragazze da 13 anni, e anche più giovani con autorizzazione paterna/giudiziaria. Iraq: legge generale 18, ma eccezioni già a 15 e forte rischio/uso di norme religiose; il caso Jaafari consente matrimoni femminili da 9 anni. Afghanistan sotto i Talebani: recenti norme legate alla pubertà, denunciate come legalizzazione del matrimonio infantile. Yemen, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi, Oman, Siria, Libano, Giordania, Palestina, Egitto, Marocco, Algeria, Tunisia, Sudan, Somalia, Mauritania: in varie forme esistono eccezioni, autorizzazioni giudiziarie/religiose o pratiche consuetudinarie che permettono matrimoni sotto i 18 anni. |
| Asia meridionale | Bangladesh, Pakistan, India, Nepal, Sri Lanka, Maldive: leggi diverse, ma in diversi casi esistono eccezioni, pratiche religiose/personali o scarsa applicazione. In India il matrimonio minorile resta diffuso in alcuni Stati nonostante la legge. |
| Africa subsahariana | Niger, Ciad, Mali, Burkina Faso, Nigeria, Senegal, Gambia, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Benin, Togo, Camerun, Repubblica Centrafricana, Sud Sudan, Etiopia, Eritrea, Kenya, Tanzania, Uganda, Malawi, Mozambico, Zambia, Zimbabwe, Madagascar: in molti casi il problema è combinazione di eccezioni legali, diritto consuetudinario e mancata applicazione. |
| America Latina / Caraibi | Molti Paesi hanno riformato, ma restano o sono rimaste eccezioni in alcune giurisdizioni. Colombia ha chiuso il loophole nel 2024, vietando il matrimonio sotto i 18 anni. |
| Europa / Occidente | Anche in Europa e USA ci sono state o restano eccezioni. UNICEF ricordava che in molti Stati USA esistevano eccezioni sotto i 18 anni; Girls Not Brides segnala che negli USA, nel 2024, solo 13 Stati avevano divieto assoluto a 18 anni. In Europa diversi Paesi consentono ancora il matrimonio a 16 anni con autorizzazioni. |
Il nucleo duro del problema
I casi più gravi da citare in un articolo sono:
Iran, Iraq, Afghanistan, Yemen, Somalia, Sudan, Niger, Ciad, Mali, Bangladesh, Pakistan e alcune aree dell’India.
Sono i dossier più forti perché uniscono tre elementi: minori, legislazioni permissive o ambigue, e contesti sociali/religiosi/consuetudinari che normalizzano la pratica.
La superiorità morale dell’Iran? Quando la propaganda si scontra con le sue stesse leggi
C’è chi presenta la Repubblica Islamica dell’Iran come un modello di superiorità morale rispetto all’Occidente, accusando le democrazie occidentali di decadenza, corruzione e perversione. Ma questa narrazione si scontra con una realtà giuridica difficilmente ignorabile.
Secondo la legislazione iraniana, una ragazza può essere legalmente data in matrimonio a partire dai 13 anni e, con l’autorizzazione del padre (o del nonno paterno) e di un giudice, anche a un’età inferiore. Organizzazioni internazionali per i diritti umani e governi occidentali classificano questa pratica come matrimonio minorile e la considerano incompatibile con gli standard internazionali di tutela dell’infanzia.
A questo si aggiunge un altro istituto previsto dal diritto civile iraniano: il matrimonio temporaneo (sigheh o nikah mut’ah), disciplinato dall’articolo 1075 del Codice Civile. Si tratta di un contratto matrimoniale con una durata prefissata, che può andare da poche ore a diversi anni. Alla scadenza, il rapporto termina automaticamente senza la procedura di divorzio prevista per il matrimonio permanente.
Le autorità religiose sciite lo giustificano come un istituto previsto dalla loro interpretazione del diritto islamico. Tuttavia, numerosi studiosi, giuristi e organizzazioni per i diritti delle donne sostengono che questo meccanismo possa essere utilizzato per aggirare le tutele previste dal matrimonio ordinario e, in alcuni contesti, facilitare lo sfruttamento sessuale di donne vulnerabili.
Le critiche diventano ancora più severe quando il matrimonio temporaneo coinvolge minori. Diversi lavori accademici hanno analizzato il possibile collegamento tra questa pratica e la persistenza dei matrimoni infantili in Iran, sostenendo che il sistema giuridico possa, in alcuni casi, fornire una copertura legale a situazioni che, secondo gli standard internazionali, costituiscono una violazione dei diritti dei minori.
Questo non significa che ogni matrimonio temporaneo equivalga automaticamente a uno sfruttamento o che tutti coloro che appartengono all’Islam condividano tali pratiche. Significa però che è legittimo interrogarsi sulla coerenza di chi descrive l’Iran come una società moralmente superiore senza confrontarsi con norme che consentono il matrimonio di minori e istituti giuridici fortemente contestati sul piano dei diritti umani.
Se il criterio è davvero la tutela dei bambini e delle donne, allora il giudizio dovrebbe essere applicato con lo stesso metro ovunque. Le accuse rivolte all’Occidente non possono diventare un alibi per ignorare pratiche che le principali organizzazioni internazionali considerano incompatibili con i diritti fondamentali della persona.
La credibilità morale non si misura con gli slogan o con la propaganda geopolitica. Si misura anche dalla capacità di proteggere i più vulnerabili attraverso leggi che impediscano ogni forma di sfruttamento, senza eccezioni fondate su tradizione, religione o ideologia.
Link fonti
- UNICEF — Child Marriage: https://data.unicef.org/topic/child-protection/child-marriage/
- UNFPA — Child marriage: https://www.unfpa.org/child-marriage
- UK Home Office — Iran: women, early and forced marriage: https://www.gov.uk/government/publications/iran-country-policy-and-information-notes/country-policy-and-information-note-women-early-and-forced-marriage-iran-may-2022-accessible
- Iran Civil Code, art. 1041 / matrimonio minorile: https://www.refworld.org/legal/legislation/natlegbod/1928/en/42184
- Iran Civil Code, art. 1075 / matrimonio temporaneo: https://www.refworld.org/legal/legislation/natlegbod/1928/en/42184
- Middle East Institute — Temporary marriage in Iran and women’s rights: https://www.mei.edu/publications/temporary-marriage-iran-and-womens-rights
- Girls Not Brides — Iran: https://www.girlsnotbrides.org/learning-resources/child-marriage-atlas/regions-and-countries/iran/
- Human Rights Watch — Iran: https://www.hrw.org/middle-east/n-africa/iran
- Amnesty International — Iran: https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/iran/
- OHCHR — Child, early and forced marriage: https://www.ohchr.org/en/women/child-and-forced-marriage

