Bill Gates, Fauci e lo Stato parallelo della “filantropia”: i documenti di Rand Paul aprono una voragine

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Non una teoria del complotto, ma documenti pubblicati dal Senato americano

Per anni bastava pronunciare insieme tre nomi — Bill Gates, Anthony Fauci e NIH — per essere immediatamente catalogati.

Complottista.

No-vax.

Disinformatore.

Nemico della scienza.

Era il metodo perfetto per evitare la domanda più semplice: quanto era profondo il rapporto tra uno degli uomini più ricchi del pianeta e l’apparato sanitario, scientifico e di sicurezza nazionale degli Stati Uniti?

Adesso quella domanda non arriva da qualche oscuro blog.

Arriva dal Senato degli Stati Uniti.

Il senatore Rand Paul, presidente della Senate Homeland Security and Governmental Affairs Committee, ha pubblicato una nuova tranche di documenti accompagnandola con una frase che dovrebbe bastare da sola ad aprire un dibattito enorme:

“Bill Gates had a Q Clearance and a private editor at NIH.”

Tradotto: Bill Gates aveva un’autorizzazione di sicurezza di livello Q e, secondo la ricostruzione della commissione, poteva contare persino sull’intervento personale di Anthony Fauci nell’editing dei suoi scritti.

Ma questo è soltanto l’inizio.

La documentazione pubblicata dalla commissione descrive quasi vent’anni di rapporti tra la Bill & Melinda Gates Foundation e pezzi importanti dell’apparato federale americano.

Ed è precisamente qui che la storia diventa politicamente esplosiva.

Bill Gates e la Q Clearance

Partiamo dal dato più clamoroso.

La pagina ufficiale della commissione presieduta da Paul afferma che i documenti appena pubblicati mostrano che Gates possedette per sette anni una security clearance “Q” del Department of Energy.

Non stiamo parlando del pass per entrare in un ministero.

La Q Clearance è una delle autorizzazioni più elevate del sistema di sicurezza del Dipartimento dell’Energia statunitense ed è associata all’accesso a informazioni classificate estremamente sensibili, comprese determinate categorie di Restricted Data.

Questo non significa, naturalmente, che Gates conoscesse automaticamente ogni segreto nucleare degli Stati Uniti. Una clearance stabilisce l’idoneità all’accesso; l’accesso concreto dipende anche dal cosiddetto need to know.

Ma la domanda politica resta gigantesca:

perché Bill Gates disponeva di un’autorizzazione di questo livello?

E soprattutto:

quanto era diventato stretto il rapporto fra un soggetto privato dotato di un’immensa capacità finanziaria e gli apparati strategici dello Stato americano?

Perché il problema non è demonizzare Gates.

Il problema è la trasparenza.

Un miliardario non viene eletto.

Una fondazione privata non risponde agli elettori.

Il suo consiglio di amministrazione non deve ottenere la fiducia del Congresso.

Eppure la documentazione resa pubblica da Paul descrive un livello di accesso che merita ben più di qualche scrollata di spalle.

Anthony Fauci, l’editor personale

Poi arriva Anthony Fauci.

La Reading Room della commissione sostiene esplicitamente che Fauci intervenne personalmente sui manoscritti di Gates.

È un dettaglio apparentemente minore che invece racconta molto.

Perché Fauci non era un professore universitario qualsiasi che correggeva la bozza di un collega.

Era uno degli uomini più potenti della sanità pubblica americana, per decenni direttore del NIAID e figura centrale nell’enorme macchina federale della ricerca biomedica.

E Gates non era semplicemente un autore in cerca di consigli.

Era il volto di una fondazione capace di mobilitare miliardi di dollari nel settore sanitario globale.

Il punto non è sostenere che correggere un manoscritto costituisca un illecito. Non lo è.

Il punto è capire la natura del rapporto.

Quando il vertice di una gigantesca istituzione pubblica scientifica offre un livello di collaborazione personale del genere a uno dei più potenti finanziatori privati della sanità mondiale, la distinzione fra semplice cooperazione istituzionale e rapporto privilegiato merita di essere esaminata.

È questo il vero scandalo politico sollevato dai documenti.

Non necessariamente un reato.

Qualcosa di forse ancora più interessante: un sistema di relazioni personali che sembra muoversi con una naturalezza impressionante fra denaro privato e potere pubblico.

Francis Collins e il problema dei finanziamenti

Il terzo nome è quello di Francis Collins, storico direttore del NIH.

Secondo la sintesi ufficiale pubblicata dalla commissione, i documenti mostrano Collins impegnato internamente a spiegare i rapporti finanziari tra la Gates Foundation e NIH.

Anche qui bisogna evitare la scorciatoia.

Collaborazioni economiche fra fondazioni filantropiche e istituzioni pubbliche non costituiscono automaticamente qualcosa di illecito. Possono finanziare programmi utilissimi.

La questione è un’altra.

Chi stabilisce le priorità della sanità pubblica quando il capitale privato diventa abbastanza grande da sedersi stabilmente al tavolo con le istituzioni?

Il confine tra filantropia e influenza politica diventa sempre più sottile.

Il denaro non deve necessariamente “comprare” qualcuno nel senso volgare del termine.

Può fare qualcosa di molto più sofisticato.

Può decidere quali programmi esistono.

Quali ricerche vengono finanziate.

Quali emergenze ricevono attenzione.

Quali tecnologie vengono sviluppate.

Quali organizzazioni acquistano centralità.

Ed è qui che il problema Gates supera enormemente la persona di Bill Gates.

La filantropia che diventa potere

Il mondo occidentale ha sviluppato una concezione curiosamente ingenua della filantropia miliardaria.

Se un imprenditore accumula un’enorme fortuna viene considerato un soggetto economico e, giustamente, viene osservato con attenzione.

Se trasferisce una parte significativa di quella fortuna dentro una fondazione, improvvisamente diventa quasi una figura moralmente neutrale.

Ma il denaro non perde potere perché viene chiamato “filantropia”.

Può addirittura acquistarne di più.

Perché una fondazione può entrare nei settori della sanità, dell’agricoltura, della ricerca scientifica, dell’istruzione e della cooperazione internazionale presentandosi non come portatrice di un interesse economico, ma come portatrice del bene.

Ed è proprio questa pretesa di neutralità che deve essere messa sotto esame.

Non perché ogni iniziativa della Gates Foundation sia sbagliata.

Sarebbe una caricatura.

Ma perché nessun centro di potere dovrebbe essere sottratto allo scrutinio soltanto perché utilizza il linguaggio della filantropia.

Poi compare DARPA

Ed ecco il passaggio forse più interessante dell’intera pubblicazione.

La commissione afferma che i documenti mostrano che DARPA informò la Gates Foundation su programmi militari relativi alle minacce biologiche, compreso un progetto riguardante un vaccino trasmissibile contro la febbre di Lassa.

DARPA non è una normale agenzia sanitaria.

È la Defense Advanced Research Projects Agency del Pentagono.

L’agenzia nata per sviluppare tecnologie avanzate con applicazioni strategiche per la sicurezza nazionale americana.

Quando nello stesso dossier iniziano a comparire:

Gates Foundation. NIH. Fauci. Collins. Department of Energy. DARPA. Biological threats. Vaccini sperimentali.

la discussione non può più essere liquidata con una battuta sui “complottisti”.

Non perché questa concatenazione dimostri automaticamente un complotto.

Non lo dimostra.

Dimostra però qualcosa che per anni è stato spesso banalizzato: il mondo della biosicurezza, della sanità pubblica, della ricerca biomedica, della difesa e della grande filantropia privata era molto più interconnesso di quanto il dibattito pubblico lasciasse immaginare.

Il vero problema è l’assenza di accountability

Ed eccoci al centro della questione.

Bill Gates non è mai stato eletto presidente degli Stati Uniti.

Non è stato eletto al Congresso.

Non è stato confermato dal Senato come segretario alla Sanità.

Non è il direttore di un’agenzia federale.

Non deve presentarsi ogni quattro anni davanti agli elettori.

Eppure la sua fondazione è diventata negli anni uno degli attori più influenti della sanità globale.

Questo non è necessariamente illegittimo.

Ma è certamente un problema democratico degno di discussione.

Perché quando una fortuna privata diventa abbastanza grande da interagire alla pari con governi, agenzie internazionali, università, aziende farmaceutiche e centri di ricerca, nasce un potere che le democrazie moderne faticano persino a classificare.

Non è pubblico.

Non è propriamente aziendale.

Non è diplomatico.

Non è elettivo.

È potere privato transnazionale esercitato attraverso finanziamenti, partnership, ricerca e accesso istituzionale.

E questo potere deve essere controllato esattamente come qualsiasi altro.

Per anni la domanda stessa era proibita

Ed è qui che la vicenda assume un sapore particolarmente amaro.

Durante la pandemia chiunque provasse a interrogarsi sull’influenza esercitata da Gates nella sanità globale rischiava immediatamente l’etichetta di complottista.

La risposta standard non era:

“Vediamo i documenti.”

Era:

“Non diffondete disinformazione.”

Oggi i documenti li sta pubblicando una commissione del Senato americano.

E non dimostrano tutte le teorie circolate negli ultimi anni — sarebbe intellettualmente disonesto sostenerlo.

Ma rendono altrettanto insostenibile l’atteggiamento opposto: quello secondo cui domandarsi quanto fossero profondi questi rapporti fosse una forma di paranoia.

Le relazioni esistevano.

Erano importanti.

E alcune raggiungevano livelli dell’apparato federale e della sicurezza nazionale che meritano spiegazioni.

La controinformazione adesso avrà un problema

Ed ecco arrivare il momento divertente.

Perché i soliti cani da riporto della controinformazione italiana rischiano di trovarsi davanti all’ennesima contraddizione.

Per anni una parte di quell’ambiente ha costruito un gigantesco teatrino nel quale ogni avvenimento mondiale veniva spiegato attraverso tre o quattro formule prefabbricate:

BlackRock.

Israele.

Sionismo.

Washington.

CIA.

Poi, quando emergono documenti istituzionali americani che permettono di investigare seriamente le relazioni fra capitale privato, apparati federali, biosicurezza e ricerca scientifica, improvvisamente il discorso diventa molto più scomodo.

Perché la realtà raramente rispetta gli slogan ideologici.

Ed è molto più interessante.

Non serve inventare onnipotenti cabale segrete quando esistono reti documentabili di potere, finanziamento, accesso e influenza.

Bisogna studiarle.

Seguire i documenti.

Seguire i finanziamenti.

Ricostruire le catene decisionali.

E soprattutto smetterla di sostituire l’analisi con l’ideologia.

Il “complottismo” è stato spesso l’alibi perfetto

C’è una lezione enorme in questa storia.

La parola complottismo è utile quando descrive realmente una teoria costruita senza prove.

Diventa però pericolosa quando viene trasformata in un manganello retorico per impedire qualsiasi domanda sui rapporti fra potere economico e istituzioni.

Perché esistono due modi ugualmente stupidi di osservare il potere.

Il primo consiste nel vedere complotti ovunque.

Il secondo consiste nel credere che i potenti non costruiscano reti di influenza.

La realtà sta nei documenti.

Ed è proprio per questo che il lavoro di desecretazione e pubblicazione portato avanti dalla commissione di Rand Paul è importante indipendentemente dalle simpatie politiche verso il senatore.

I documenti possono essere contestualizzati.

Le sue interpretazioni possono essere discusse.

Le sue conclusioni possono essere criticate.

Ma almeno finalmente abbiamo materiale sul quale discutere.

E adesso servono risposte

La questione quindi non dovrebbe essere:

“Bill Gates è buono o cattivo?”

È una domanda infantile.

Le domande serie sono altre.

Per quale motivo Gates ottenne una Q Clearance?

Quali informazioni poteva effettivamente consultare?

Per quali progetti?

Quali rapporti istituzionali giustificavano quell’accesso?

Qual era esattamente la natura delle interazioni fra Gates Foundation e NIH?

Quanto frequentemente Fauci e Collins interagivano direttamente con Gates e con la sua fondazione?

Quali programmi furono sviluppati congiuntamente?

Perché DARPA condivideva briefing sulle minacce biologiche con la fondazione?

Quali informazioni vennero condivise?

Quali progetti nacquero da quelle interlocuzioni?

Quali garanzie esistevano contro conflitti d’interesse e influenza privata sulle priorità pubbliche?

Queste sono domande democratiche.

Non teorie del complotto.

Il castello della narrativa comincia a sgretolarsi

Il valore politico dei documenti pubblicati da Rand Paul non consiste nell’aver dimostrato una gigantesca cospirazione mondiale.

Consiste in qualcosa di molto più concreto e quindi molto più difficile da liquidare.

Mostrano, secondo la documentazione presentata dalla commissione, un grado straordinario di prossimità fra uno dei maggiori centri di capitale filantropico privato del pianeta e alcune delle più importanti strutture scientifiche e strategiche del governo americano.

Bill Gates con una Q Clearance.

Anthony Fauci che interviene personalmente sui suoi manoscritti.

Francis Collins alle prese con i rapporti finanziari fra fondazione e NIH.

DARPA che informa la Gates Foundation su programmi biologici di interesse militare.

Presi singolarmente, questi elementi possono avere spiegazioni perfettamente legittime.

Presi insieme, impongono una domanda che nessuna democrazia dovrebbe avere paura di formulare:

dove finiva la filantropia e dove cominciava il potere?

Per anni ci hanno spiegato che persino fare questa domanda era irresponsabile.

Adesso non sono più i “complottisti” a bussare alla porta.

Sono i documenti del Senato degli Stati Uniti.

E i documenti hanno un difetto terribile per chi ha costruito la propria carriera dicendo alla gente quali domande non poteva fare:

non si possono censurare con un’etichetta.


Fonti e documenti

Thread originale del senatore Rand Paul:
https://x.com/SenRandPaul/status/2083295531657310573

U.S. Senate Committee on Homeland Security and Governmental Affairs – Reading Room / Covid Coverup:
https://www.paul.senate.gov/readingroom/

Documentazione: “Bill Gates Had a Q Clearance and a Private Editor at NIH”:
disponibile nella sezione New Documents della Reading Room ufficiale del senatore Rand Paul.

Sito ufficiale del senatore Rand Paul:
https://www.paul.senate.gov/

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