I cani da riporto della controinformazione e la confusione tra Memorandum d’Intesa e trattato di pace

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Da giorni i soliti cani da riporto della controinformazione italiana, autoproclamatisi anti-imperialisti, antisionisti, anti-globalisti e paladini della “lotta verticale”, stanno urlando all’ennesima “sconfitta dell’America” e alla “vittoria dell’Iran”.

Ancora una volta, però, la propaganda ideologica sembra prevalere sulla comprensione dei fatti.

Gli stessi personaggi che per anni hanno denunciato la manipolazione dei media mainstream finiscono infatti per ripetere le medesime narrazioni diffuse dall’universo progressista americano e dagli ambienti anti-Trump più radicali: Trump avrebbe ceduto, Washington si sarebbe arresa e Teheran avrebbe imposto le proprie condizioni.

Peccato che esista un piccolo problema.

Questi “esperti” sembrano non sapere cosa sia un Memorandum d’Intesa

La questione più sorprendente è che molti commentatori della controinformazione sembrano ignorare completamente la natura giuridica e diplomatica di un Memorandum of Understanding (MoU).

Eppure si tratta di uno degli strumenti più comuni nelle relazioni internazionali.

Cos’è tecnicamente un Memorandum d’Intesa?

Un Memorandum d’Intesa (Memorandum of Understanding, MoU) è un documento preliminare attraverso il quale due o più parti definiscono:

  • i principi generali su cui intendono lavorare;
  • gli obiettivi comuni;
  • gli argomenti che saranno oggetto di negoziato;
  • le procedure per arrivare a un accordo definitivo;
  • gli impegni politici iniziali.

In sostanza, rappresenta una cornice negoziale.

Non costituisce automaticamente un trattato internazionale definitivo e non equivale a una resa o a una vittoria militare di una delle parti.

In diplomazia, un MoU serve soprattutto a stabilire:

  • su quali punti si discuterà;
  • quali obiettivi si vogliono raggiungere;
  • quali passaggi saranno necessari per arrivare a un accordo finale.

In molti casi, dopo la firma di un Memorandum possono seguire mesi o addirittura anni di negoziati.

Cosa NON è un Memorandum d’Intesa

Un Memorandum:

  • non è una capitolazione;
  • non è una resa incondizionata;
  • non è un trattato di pace definitivo;
  • non è la conclusione dei negoziati;
  • non è necessariamente giuridicamente vincolante;
  • non rappresenta automaticamente concessioni irrevocabili.

È, molto più semplicemente, il punto di partenza di un percorso diplomatico.

Come funziona normalmente il processo diplomatico

Il percorso classico nelle relazioni internazionali segue generalmente queste fasi:

  1. Apertura dei contatti.
  2. Memorandum d’Intesa.
  3. Tavoli tecnici.
  4. Negoziati dettagliati.
  5. Accordi definitivi.
  6. Eventuale trattato internazionale.
  7. Ratifica e attuazione.

Confondere il punto numero due con il punto numero sei significa non comprendere la differenza tra l’inizio di una trattativa e la sua conclusione.

Memorandum famosi della storia

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La storia diplomatica è piena di memorandum e accordi preliminari che hanno preceduto intese molto più complesse.

Tra i casi più noti:

  • gli Accordi di Oslo del 1993;
  • i negoziati sul nucleare iraniano culminati nel JCPOA del 2015;
  • gli Accordi di Abramo;
  • gli Accordi di Camp David.

Nessuno di questi processi è stato risolto con una semplice dichiarazione iniziale.


Tutti a correre dietro alla propaganda iraniana

La cosa più curiosa di queste ore è osservare come gran parte dei cani da riporto della controinformazione italiana si sia precipitata a ripetere, senza alcun filtro critico, la narrativa trionfalistica proveniente dagli ambienti mediatici e politici iraniani.

Gli stessi personaggi che per anni hanno dichiarato di diffidare di tutte le propagande, improvvisamente sembrano considerare ogni comunicato proveniente da Teheran come una verità assoluta.

Secondo questa narrativa:

  • l’Iran avrebbe imposto tutte le proprie condizioni;
  • gli Stati Uniti sarebbero stati costretti alla resa;
  • Trump avrebbe capitolato;
  • Washington sarebbe stata umiliata;
  • la vittoria iraniana sarebbe già definitiva.

Ma ancora una volta la realtà è molto più complessa delle tifoserie ideologiche.

Un Memorandum d’Intesa non rappresenta una resa americana né una vittoria iraniana. È semplicemente il quadro iniziale entro cui si svolgeranno le trattative.

Eppure, i professionisti della propaganda hanno già decretato vincitori e sconfitti, dimostrando ancora una volta di ragionare più da ultras che da analisti.

La stessa ingenuità che criticano negli altri

Il paradosso è straordinario.

Per anni questi ambienti hanno accusato i media occidentali di essere “cani da riporto” delle narrative della NATO, di Washington e dell’establishment.

Poi, non appena una dichiarazione arriva da Teheran, Mosca o da qualche esponente dell’«Asse della Resistenza», ogni spirito critico scompare improvvisamente.

Tutto viene accettato, amplificato e trasformato in dogma.

Così, coloro che sostengono di combattere la propaganda finiscono per diventare essi stessi i più fedeli diffusori di un’altra propaganda.

Anti-Trumpismo psicotico e tifo ideologico

L’odio ossessivo verso Trump ha ormai raggiunto livelli tali da impedire qualsiasi analisi razionale.

Se Trump avvia un negoziato:

«Si è arreso».

Se cerca un compromesso:

«Ha perso».

Se evita una guerra:

«È stato costretto a cedere».

Se ottiene risultati:

«Il merito è degli altri».

La conclusione è già stata scritta in anticipo.

E così, pur di alimentare il loro anti-Trumpismo compulsivo, questi personaggi finiscono per correre dietro alla propaganda iraniana con la stessa fede cieca con cui accusano gli altri di seguire quella americana.

Ma la geopolitica non è una partita di calcio.

Le relazioni internazionali non funzionano attraverso slogan, meme o dirette rabbiose.

Funzionano attraverso rapporti di forza, interessi strategici, negoziati e compromessi.

E soprattutto, un Memorandum d’Intesa è semplicemente il punto di partenza di una trattativa.

Non è un trattato di pace.

Non è una capitolazione.

Non è una vittoria definitiva.

E scambiare una piattaforma negoziale per una resa incondizionata significa, nel migliore dei casi, non conoscere il funzionamento della diplomazia internazionale; nel peggiore, fare propaganda travestita da analisi.

Mentre i cani da riporto della controinformazione italiana urlano alla “vittoria dell’Iran” e alla “sconfitta dell’America”, la realtà continua a seguire percorsi molto più complessi e meno ideologici di quelli immaginati dalle loro tifoserie.


L’anti-Trumpismo come filtro ideologico

Il problema è che per una parte della controinformazione italiana la geopolitica sembra essere diventata una questione di tifoserie.

Se Trump negozia:

“Si è arreso”.

Se esercita pressione:

“Vuole la guerra”.

Se cerca una mediazione:

“È disperato”.

Se ottiene risultati:

“Sono vittorie degli altri”.

La conclusione è già stata scritta in anticipo.

I fatti vengono adattati alla narrativa e non viceversa.

Così, personaggi che si definiscono alternativi finiscono per riprodurre lo stesso schema mentale dei media che sostengono di combattere.

La geopolitica reale è più complessa delle dirette rabbiose

Le grandi potenze non ragionano secondo la logica dei social network.

I negoziati internazionali sono fatti di:

  • pressioni reciproche;
  • compromessi;
  • fasi intermedie;
  • accordi provvisori;
  • verifiche;
  • modifiche successive.

Pensare che la pubblicazione di un Memorandum d’Intesa equivalga automaticamente alla vittoria totale di una parte e alla sconfitta assoluta dell’altra significa trasformare la geopolitica in una partita di calcio.

Ma la diplomazia internazionale non funziona con gli slogan.

Funziona con rapporti di forza, trattative e compromessi.

E un Memorandum d’Intesa, per definizione, rappresenta soltanto l’inizio di un percorso negoziale.

Non la sua conclusione.


Approfondimenti e fonti

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