I soliti cani da riporto della controinformazione italiana fanno propaganda contro Trump e nascondono sempre quello che fa la Cina

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Negli ultimi giorni una parte della cosiddetta controinformazione italiana ha dedicato grande spazio al progetto Trump International Vietnam, presentandolo come l’ennesima prova della presunta immoralità di Donald Trump. Titoli indignati, post virali e commenti infuocati hanno sottolineato il trasferimento di migliaia di tombe e il coinvolgimento di circa 4.000 famiglie interessate dagli espropri necessari alla realizzazione del resort.

È una vicenda che merita attenzione. Quando un grande progetto urbanistico comporta l’allontanamento di comunità locali, la perdita di terreni agricoli o il trasferimento di luoghi di sepoltura, è legittimo porsi domande sul rispetto dei diritti delle persone coinvolte e sull’adeguatezza delle compensazioni.

Il problema nasce quando la stessa severità scompare completamente nel momento in cui i protagonisti non si chiamano Trump, ma Repubblica Popolare Cinese.

È qui che la narrazione smette di essere informazione e diventa selezione politica delle notizie.

Il caso Trump diventa una notizia mondiale

Sul progetto vietnamita si è costruita una narrazione semplice.

Trump viene rappresentato come il diretto responsabile degli espropri, quasi fosse il soggetto che decide chi deve lasciare la propria casa o spostare le tombe degli antenati.

La realtà è più complessa.

Le acquisizioni dei terreni vengono effettuate secondo la legislazione vietnamita dalle autorità locali e dagli sviluppatori autorizzati. La Trump Organization concede il marchio e partecipa alla gestione del progetto, ma non dispone del potere di espropriare terreni in Vietnam.

Ciò non significa che il progetto non possa essere criticato. Significa però che una ricostruzione rigorosa dovrebbe distinguere tra le responsabilità delle autorità vietnamite, degli sviluppatori locali e del partner commerciale internazionale.

Questa distinzione, nella maggior parte dei post virali, semplicemente scompare.

Quando il protagonista è la Cina, il silenzio diventa assordante

Se gli stessi criteri utilizzati contro Trump venissero applicati ai grandi investimenti cinesi nel mondo, assisteremmo probabilmente a una copertura mediatica quotidiana.

Eppure accade esattamente il contrario.

Negli ultimi vent’anni imprese cinesi, spesso sostenute direttamente o indirettamente dallo Stato, hanno partecipato a enormi progetti infrastrutturali e immobiliari in Asia, Africa e America Latina che hanno comportato trasferimenti di popolazioni, demolizioni di villaggi, perdita di terre agricole e profonde trasformazioni ambientali.

Questi casi raramente occupano le prime pagine della controinformazione italiana.

Dara Sakor: decine di migliaia di ettari concessi

In Cambogia il progetto Dara Sakor, sviluppato dalla cinese Union Development Group, ha interessato una concessione di circa 45.000 ettari destinata a resort, aeroporti, infrastrutture turistiche e portuali.

Organizzazioni internazionali per i diritti umani hanno documentato controversie riguardanti trasferimenti di comunità, compensazioni contestate e impatti ambientali significativi.

Quanti articoli indignati abbiamo letto su questo progetto?

Botum Sakor: resort, casinò e comunità trasferite

Sempre in Cambogia, il progetto di Botum Sakor ha comportato la trasformazione di vaste aree naturali in un complesso comprendente resort, casinò, campo da golf e porto.

Anche in questo caso numerose comunità hanno denunciato di avere perso terreni e mezzi di sostentamento.

La vicenda è stata documentata da organizzazioni internazionali, ma difficilmente è diventata un simbolo della presunta immoralità degli investimenti cinesi.

Rempang Eco-City: migliaia di residenti da trasferire

In Indonesia il progetto Rempang Eco-City, sostenuto anche da investimenti cinesi, ha previsto il trasferimento di circa 7.500 residenti appartenenti a comunità storiche.

Le proteste sono sfociate in scontri con la polizia, uso di gas lacrimogeni e arresti.

La copertura mediatica internazionale è stata limitata e il tema è rimasto pressoché assente nel dibattito della controinformazione italiana.

Hambantota: il simbolo del dibattito sul debito

Il porto di Hambantota, nello Sri Lanka, è diventato uno dei casi più discussi riguardo ai rischi finanziari legati ai grandi investimenti esteri.

Dopo le difficoltà del governo srilankese nel gestire il debito, la gestione del porto è passata per 99 anni a una società cinese.

Economisti e studiosi discutono ancora le cause e le responsabilità dell’operazione, ma è indubbio che si tratti di un progetto di enorme rilevanza geopolitica.

Eppure, anche questo caso riceve un’attenzione molto inferiore rispetto a qualsiasi iniziativa che coinvolga Trump.

Il doppio standard

Il punto centrale non è sostenere che Trump debba essere sottratto alle critiche.

Chi investe in grandi progetti immobiliari deve essere sottoposto a controlli, trasparenza e valutazioni sull’impatto sociale.

Il problema è un altro.

Se si sceglie di denunciare gli espropri, bisogna denunciarli sempre.

Se si ritiene scandaloso il trasferimento di tombe ancestrali, quel principio deve valere indipendentemente dal colore politico o dal Paese dell’investitore.

Se si difendono le comunità locali, occorre farlo anche quando il soggetto coinvolto è una grande impresa cinese o un governo autoritario.

Altrimenti non si sta difendendo un principio.

Si sta semplicemente scegliendo un bersaglio.

La selezione delle notizie costruisce la propaganda

La propaganda moderna raramente consiste nell’inventare completamente una notizia.

Più spesso funziona selezionando quali notizie amplificare e quali relegare nell’ombra.

Il caso Trump in Vietnam esiste ed è legittimo discuterne.

Ma quando progetti analoghi, o persino più estesi, che coinvolgono investitori cinesi producono conseguenze simili su comunità locali, ambiente e territori senza ricevere la stessa attenzione, è inevitabile interrogarsi sui criteri con cui vengono costruite le campagne mediatiche.

Una stampa realmente indipendente dovrebbe applicare lo stesso metro di giudizio a tutti.

Dovrebbe raccontare i fatti indipendentemente dall’identità del protagonista.

Dovrebbe criticare Trump quando vi sono elementi concreti per farlo e criticare con la stessa fermezza la Cina, o qualsiasi altro attore, quando emergono controversie documentate.

Quando invece l’indignazione appare selettiva e ricorrente, il rischio è che il giornalismo perda la propria funzione di controllo del potere e venga percepito come uno strumento di battaglia politica.

Il dibattito pubblico ha bisogno di maggiore coerenza, non di doppi standard. La credibilità dell’informazione si misura proprio nella capacità di applicare gli stessi criteri di analisi a tutti gli attori coinvolti, senza eccezioni.

Fonti sul progetto Trump International Vietnam


Progetti cinesi controversi

Dara Sakor / Botum Sakor (Cambogia)


Rempang Eco City (Indonesia)

  • Ufficio dell’Alto Commissario ONU per i Diritti Umani (OHCHR) – Comunicazione ufficiale sul progetto Rempang Eco-City

https://spcommreports.ohchr.org/TMResultsBase/DownLoadPublicCommunicationFile?gId=28702

  • Amnesty International Indonesia

Hambantota Port (Sri Lanka)

  • Chatham House

https://www.chathamhouse.org

  • Lowy Institute

https://www.lowyinstitute.org

  • Reuters

https://www.reuters.com


Colombo Port City

  • Reuters

https://www.reuters.com

  • World Bank

https://www.worldbank.org


Kyaukpyu Deep Sea Port (Myanmar)

  • International Crisis Group

https://www.crisisgroup.org

  • Reuters

https://www.reuters.com


Myitsone Dam

  • International Rivers
  • Reuters

https://www.reuters.com


Lower Sesan 2 Dam

  • International Rivers
  • Human Rights Watch

https://www.hrw.org


Laos Railway

  • World Bank

https://www.worldbank.org

  • Asian Development Bank

https://www.adb.org


Gwadar Port

  • Reuters

https://www.reuters.com

  • International Crisis Group

https://www.crisisgroup.org


CPEC (China Pakistan Economic Corridor)

  • World Bank

https://www.worldbank.org

  • International Crisis Group

https://www.crisisgroup.org


Vietnam: sistema degli espropri

  • World Bank – Compulsory Land Acquisition and Voluntary Land Conversion in Vietnam

https://documents.worldbank.org

  • Human Rights Watch – Vietnam

https://www.hrw.org/asia/vietnam


Caso Thủ Thiêm

  • Asia Sentinel

https://www.asiasentinel.com/p/vietnam-land-coercion-not-consensus

  • Human Rights Watch

https://www.hrw.org


Ecopark Văn Giang

  • ecoi.net

https://www.ecoi.net/en/document/1088998.html


Angkor – Trasferimento delle comunità

  • Amnesty International – Rapporto su Angkor

https://www.amnesty.org/en/wp-content/uploads/2023/11/ASA2373742023ENGLISH.pdf


Organizzazioni internazionali

  • Human Rights Watch

https://www.hrw.org

  • Amnesty International

https://www.amnesty.org

  • United Nations OHCHR

https://www.ohchr.org

  • World Bank

https://www.worldbank.org

  • Asian Development Bank

https://www.adb.org

  • International Crisis Group

https://www.crisisgroup.org

  • Reuters

https://www.reuters.com

  • Voice of America

https://www.voanews.com

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