Negli ultimi anni una parte della cosiddetta “controinformazione” italiana ha costruito la propria credibilità sostenendo di rappresentare l’alternativa ai media tradizionali. Il messaggio è sempre lo stesso: noi analizziamo i documenti, noi raccontiamo ciò che gli altri nascondono, noi smascheriamo la propaganda del potere.
Ma basta ascoltare con attenzione molti dei loro contenuti per scoprire un paradosso evidente: proprio coloro che accusano gli altri di fare propaganda finiscono spesso per utilizzare gli stessi identici meccanismi propagandistici che dichiarano di combattere.
L’opinione viene presentata come un fatto
Uno degli elementi più ricorrenti consiste nel trasformare una valutazione politica in una presunta verità oggettiva.
Un documento ufficiale viene letto selezionando soltanto le frasi che sembrano confermare una tesi già stabilita, mentre tutte le parti che la smentiscono vengono semplicemente ignorate.
Non è un metodo giornalistico.
È una tecnica di propaganda.
Nel caso del recente vertice NATO, ad esempio, la dichiarazione finale parla contemporaneamente di deterrenza, difesa collettiva, industria militare, cybersicurezza, spazio, intelligenza artificiale, sostegno all’Ucraina, libertà di navigazione e minacce ibride.
La narrazione propagandistica riduce invece tutto a una sola frase:
“È soltanto un contratto commerciale per comprare armi americane.”
È una conclusione politica perfettamente legittima come opinione.
Non è però ciò che afferma il documento.
Le mezze verità valgono più delle bugie
La propaganda moderna raramente inventa tutto.
Preferisce utilizzare dati reali.
Ad esempio:
- esistono nuovi contratti militari;
- l’industria americana ne trarrà beneficio;
- gli alleati europei aumenteranno la spesa per la difesa;
- l’Ucraina riceverà nuovi aiuti.
Tutti elementi reali.
Il problema nasce nel momento in cui questi fatti vengono utilizzati per sostenere affermazioni molto più grandi, senza alcuna dimostrazione.
Si passa così da:
“gli Stati Uniti venderanno molte armi”
a
“la NATO esiste soltanto per arricchire l’industria bellica americana.”
Sono due affermazioni completamente diverse.
La seconda richiederebbe prove che normalmente non vengono mai presentate.
I documenti spariscono appena diventano scomodi
La caratteristica più evidente di questo tipo di comunicazione è l’uso estremamente selettivo delle fonti.
Quando un documento contiene un passaggio favorevole alla propria tesi viene mostrato in sovrimpressione.
Quando lo stesso documento contiene elementi contrari, semplicemente scompare.
È esattamente ciò che accade con la dichiarazione di Ankara.
Vengono citati gli investimenti militari.
Viene omessa la parte dedicata alla deterrenza collettiva.
Vengono enfatizzati gli acquisti.
Scompare completamente il riferimento alla modernizzazione dell’Alleanza, alle minacce ibride, alle capacità spaziali e cibernetiche e agli altri obiettivi strategici dichiarati.
Il pubblico riceve quindi un documento mutilato.
Le parole vengono usate come armi
Esiste poi una precisa tecnica psicologica.
Prima ancora che inizi l’argomentazione vengono introdotte parole emotivamente forti:
- vassalli
- colonie
- servi
- padroni
- regime
- propaganda
- golpisti
Questi termini non dimostrano nulla.
Servono soltanto a predisporre emotivamente chi ascolta.
Quando una persona entra in uno stato emotivo forte diventa molto meno incline a verificare le fonti.
È un principio noto nella comunicazione politica.
Ogni ipotesi diventa automaticamente una certezza
Un’altra tecnica estremamente diffusa consiste nell’eliminare completamente il concetto di probabilità.
Non esistono più:
- potrebbe;
- probabilmente;
- secondo alcune fonti;
- è possibile.
Ogni ricostruzione diventa una certezza assoluta.
Si passa continuamente da:
“potrebbe accadere”
a
“sta sicuramente accadendo.”
È il contrario del metodo analitico.
Chi lavora seriamente distingue sempre tra fatti accertati, ipotesi, valutazioni e scenari.
La propaganda elimina queste distinzioni.
La verifica vale soltanto per gli altri
Uno degli aspetti più curiosi riguarda il diverso trattamento riservato alle fonti.
Quando parla un governo occidentale:
“bisogna verificare.”
Quando parla Mosca, Teheran o qualunque soggetto confermi la narrativa proposta:
“è un fatto.”
Lo stesso criterio critico che viene applicato ai governi occidentali scompare completamente quando la fonte produce dichiarazioni utili alla narrazione.
Questo non è giornalismo.
È selezione ideologica delle fonti.
Si confonde la critica con la tifoseria
Criticare la NATO è legittimo.
Criticare l’industria bellica è legittimo.
Criticare gli Stati Uniti è legittimo.
Così come è legittimo criticare la Russia, la Cina, l’Iran o qualsiasi altro attore internazionale.
Il problema nasce quando ogni errore occidentale diventa automaticamente una giustificazione delle azioni della parte opposta.
È la logica della tifoseria geopolitica.
La realtà internazionale è molto più complessa.
Le omissioni raccontano più delle parole
Ogni forma di propaganda vive soprattutto di ciò che non dice.
Si citano soltanto le informazioni favorevoli.
Si eliminano quelle scomode.
Si trasformano interpretazioni in fatti.
Si confondono opinioni e documenti.
Alla fine il pubblico è convinto di aver assistito a un’analisi.
In realtà ha assistito a una narrazione.
Il vero giornalismo segue un’altra strada
Esiste una differenza fondamentale tra informazione e propaganda.
La propaganda parte dalla conclusione e cerca soltanto gli elementi utili a confermarla.
L’informazione parte invece dai documenti e accetta anche quelle conclusioni che possono risultare scomode rispetto alle proprie convinzioni.
Quando un documento contraddice la nostra idea del mondo non bisogna ignorarlo.
Bisogna spiegarlo.
È proprio questo il punto che distingue un ricercatore da un propagandista.
Conclusione
Il problema non è avere un’opinione.
Ogni giornalista, ogni analista e ogni cittadino ha inevitabilmente una propria visione politica.
Il problema nasce quando quella visione diventa il filtro attraverso cui ogni fatto viene deformato.
La cosiddetta controinformazione ha conquistato negli anni una parte importante del pubblico promettendo di essere diversa dai media tradizionali.
Troppo spesso, però, finisce per copiarne gli stessi difetti.
Cambia soltanto il segno ideologico.
La propaganda non smette di essere propaganda perché viene raccontata da chi si definisce “alternativo”.
Rimane propaganda quando sostituisce i documenti con gli slogan, le verifiche con le convinzioni e le prove con le suggestioni.
Ed è proprio questo il rischio più grande: trasformare la legittima ricerca della verità in un semplice esercizio di appartenenza ideologica.
Anlisi dei fatti:
Verifica delle affermazioni: fatti reali, interpretazioni e propaganda
Il contenuto analizzato parte da alcuni elementi autentici del vertice NATO di Ankara, ma li inserisce dentro una narrazione già decisa in partenza: l’Europa sarebbe una colonia, la NATO esisterebbe quasi esclusivamente per arricchire l’industria bellica americana, la minaccia russa sarebbe inventata, il terrorismo sarebbe soltanto un’etichetta utilizzata contro palestinesi e iraniani, mentre Mosca rappresenterebbe la parte razionale e disponibile al dialogo.
Questa impostazione non è un’analisi neutrale. È una costruzione propagandistica, perché seleziona solo i dati utili alla tesi, trasforma congetture in fatti e omette sistematicamente gli elementi contrari. Il testo completo del video è disponibile nel file fornito.
Il documento NATO non è soltanto un contratto commerciale
È vero che il vertice di Ankara ha attribuito grande importanza alla produzione industriale, agli acquisti congiunti e all’aumento delle capacità militari. La dichiarazione annuncia oltre 50 miliardi di dollari di nuovi approvvigionamenti, investimenti nella produzione, nella difesa aerea, nei droni, nelle capacità di attacco di precisione, nell’intelligence e nelle infrastrutture digitali militari.
Da questo dato, però, gli interlocutori saltano direttamente alla conclusione che la dimensione strategica sarebbe ormai «del tutto secondaria» e funzionale soltanto alla vendita di armi americane.
Il documento dice esattamente il contrario. Collega gli investimenti a:
- deterrenza e difesa collettiva;
- capacità convenzionali e nucleari;
- difesa aerea e antimissile;
- intelligence, spazio e cybersicurezza;
- mobilità e sostenimento delle forze;
- sostegno all’Ucraina;
- risposta alle minacce ibride e all’instabilità internazionale.
Si può criticare la strategia NATO, il livello della spesa militare o la crescente militarizzazione dell’Europa. Non si può però ridurre l’intero documento a un semplice catalogo commerciale senza amputarne la parte politica e militare.
Verdetto: interpretazione ideologica presentata come fatto.
Gli acquisti non riguardano esclusivamente aziende statunitensi
Il video sostiene ripetutamente che gli europei sarebbero obbligati ad acquistare soprattutto Patriot, droni e sistemi prodotti da Lockheed Martin, RTX e Northrop Grumman, con l’unico risultato di finanziare l’economia americana.
Una quota importante degli acquisti favorisce certamente le aziende statunitensi. La stessa Casa Bianca rivendica apertamente che nel 2025 gli acquisti europei di equipaggiamenti americani superarono i 54 miliardi di dollari e che la maggiore spesa degli alleati avrebbe sostenuto circa 200.000 posti di lavoro negli Stati Uniti.
Questa è una parte reale della vicenda, che merita attenzione critica.
Ma il video omette che ad Ankara sono stati annunciati anche programmi europei e transatlantici:
- aerei Airbus A330 MRTT;
- progetto multinazionale Airbus A400M;
- velivoli svedesi Saab GlobalEye;
- produzione europea di Stinger;
- cooperazioni tra industrie statunitensi, tedesche, italiane e di altri paesi;
- nuove capacità produttive installate direttamente in Europa.
La NATO ha annunciato l’acquisto di fino a dieci Saab GlobalEye, piattaforma svedese destinata a sostituire progressivamente gli E-3, oltre a progetti Airbus guidati industrialmente dall’Europa.
Descrivere tutto questo come un trasferimento unidirezionale di denaro verso Washington è quindi scorretto. Il complesso industriale americano ne trae beneficio, ma non è l’unico beneficiario.
Verdetto: dato vero trasformato in una generalizzazione falsa.
I “300 miliardi” e i “200.000 posti di lavoro” vengono confusi
Nel video si afferma che gli impegni europei per circa 300 miliardi di dollari creeranno quasi 200.000 posti di lavoro negli Stati Uniti.
La Casa Bianca fornisce però una formulazione diversa: sostiene che la spesa europea per la difesa nel 2025, nel suo complesso, abbia sostenuto quasi 200.000 posti di lavoro americani, distinguendo tra vendite di appaltatori statunitensi e aziende europee operanti negli USA. Non afferma che un singolo pacchetto da 300 miliardi annunciato ad Ankara produrrà automaticamente quel numero di impieghi.
Il video fonde cifre differenti e suggerisce un rapporto causale diretto che il documento ufficiale non stabilisce.
Verdetto: cifra reale utilizzata fuori contesto.
La NATO non definisce il terrorismo come “resistenza palestinese”
All’inizio viene affermato:
Per terrorismo chiaramente intendiamo la resistenza palestinese e l’asse della resistenza sciita.
Quel “chiaramente” non è sostenuto da alcuna prova.
La dichiarazione di Ankara parla di «minaccia persistente del terrorismo», ma non identifica in quel passaggio i palestinesi, Hamas, Hezbollah, l’Iran o il cosiddetto Asse della Resistenza.
È possibile sostenere che singoli membri NATO considerino terroristiche organizzazioni come Hamas o Hezbollah. È possibile criticare quelle classificazioni o discuterne l’applicazione politica. Non è invece corretto attribuire automaticamente al documento un significato che il documento non contiene.
Inoltre, “resistenza palestinese” è una categoria politica molto più ampia di Hamas o della Jihad islamica. Comprende movimenti, partiti, organizzazioni civili e correnti differenti. Equipararla interamente al terrorismo oppure, al contrario, assolvere automaticamente qualsiasi organizzazione in quanto “resistenza”, sono entrambe semplificazioni propagandistiche.
Verdetto: inferenza arbitraria spacciata per definizione ufficiale.
Il sostegno all’Ucraina da 70 miliardi è reale
Il video riporta correttamente che gli alleati hanno promesso 70 miliardi di euro in equipaggiamenti, assistenza e addestramento per l’Ucraina nel 2026, impegnandosi a mantenere almeno un livello equivalente nel 2027.
È inoltre corretto che il documento sottolinei come gli alleati europei e il Canada finanzino ormai la maggior parte dell’assistenza militare a Kyiv.
La conclusione secondo cui questo dimostrerebbe automaticamente che «vogliono prolungare la guerra» non è però un fatto verificato. È un’interpretazione. I governi NATO sostengono che l’aiuto serva a permettere all’Ucraina di difendersi e a migliorare la sua posizione negoziale. I critici ritengono invece che possa incentivare il proseguimento del conflitto.
Entrambe sono valutazioni politiche. Il video presenta soltanto la seconda come se fosse l’unica spiegazione possibile.
Verdetto: fatto corretto seguito da una conclusione non dimostrata.
La licenza per produrre Patriot esiste, ma il video ne esagera gli effetti
È vero che Trump ha promesso una licenza per permettere all’Ucraina di produrre intercettori Patriot e che Kyiv ha parlato di un’intesa raggiunta sul piano politico.
Non è però ancora un trasferimento industriale pienamente operativo.
Le fonti disponibili indicano che:
- i produttori non erano stati ancora pienamente coinvolti nei dettagli;
- l’implementazione potrebbe richiedere almeno un anno;
- la produzione completa in Ucraina presenta enormi difficoltà tecniche e di sicurezza;
- inizialmente potrebbe trattarsi soprattutto di assemblaggio o produzione parziale;
- alcune componenti sensibili potrebbero non essere trasferite;
- una parte della produzione potrebbe essere localizzata in Germania o altrove in Europa.
Pertanto, affermare che Trump avrebbe già «firmato un accordo» che consente all’Ucraina di costruire autonomamente l’intero sistema Patriot è prematuro.
È una svolta politica importante, ma non significa che l’Ucraina sia già in grado di produrre liberamente batterie, radar, software e intercettori.
Verdetto: fondamento reale, formulazione esagerata.
“La Russia non rappresenta alcun pericolo per l’Europa” non è una conclusione dimostrata
Il video sostiene che gli stessi generali americani avrebbero dichiarato che Mosca non intende attaccare l’Europa e che quindi la minaccia russa sarebbe soltanto uno «spauracchio» commerciale.
Non viene indicato:
- quale generale;
- in quale audizione;
- in quale data;
- con quale formulazione;
- se parlasse dell’intenzione attuale o della capacità futura;
- se si riferisse a un’invasione su larga scala o ad altre forme di aggressione.
Questa omissione è decisiva.
Dire che la Russia probabilmente non desideri oggi una guerra diretta con l’intera NATO è ragionevole. Sarebbe però scorretto dedurne che non esista alcuna minaccia. Mosca ha invaso l’Ucraina, ha annesso territori riconosciuti internazionalmente come ucraini, utilizza strumenti cyber, sabotaggi, coercizione energetica e pressione militare.
La NATO definisce la Russia una minaccia di lungo periodo, mentre il documento di Ankara collega espressamente l’aumento delle capacità militari alla minaccia russa e al terrorismo.
Ciò non prova che ogni previsione NATO sia corretta, ma rende propagandistica l’affermazione opposta secondo cui il pericolo sarebbe completamente inventato.
Verdetto: affermazione assoluta senza fonte e contraddetta dai comportamenti osservabili.
Il riarmo europeo non equivale automaticamente a “subalternità coloniale”
Il termine “vassalli” compare continuamente e sostituisce un’analisi concreta dei rapporti tra gli alleati.
È vero che esiste una forte asimmetria:
- gli Stati Uniti possiedono capacità nucleari e convenzionali superiori;
- forniscono intelligence, logistica e comando;
- molte forze europee dipendono da tecnologie statunitensi;
- Washington esercita una notevole influenza politica;
- l’interoperabilità può creare dipendenza industriale.
Ma una colonia non decide per consenso all’interno di un’alleanza, non negozia condizioni industriali, non dispone di governi autonomi, non acquista piattaforme europee e non può teoricamente ritirarsi dal trattato.
La relazione transatlantica è asimmetrica, ma chiamarla semplicemente “coloniale” serve più a produrre indignazione che a descriverne precisamente la natura.
Verdetto: metafora politica legittima come opinione, impropria come descrizione fattuale.
Il “fronte Sud completamente cancellato” è un’esagerazione
La dichiarazione è effettivamente molto sintetica e non include una sezione specifica dedicata al Mediterraneo, all’Africa settentrionale o alla richiesta italiana di rafforzare il cosiddetto fronte Sud.
Si può quindi parlare di una visibilità limitata delle priorità italiane nel comunicato conclusivo.
Tuttavia, il documento richiama:
- instabilità diffusa;
- terrorismo;
- minacce ibride;
- libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz;
- Iran;
- capacità marittime e di sorveglianza;
- difesa del fianco meridionale nel quadro generale dell’Alleanza.
L’assenza della formula desiderata dal governo italiano non prova che il fronte meridionale sia stato «completamente obliterato».
Verdetto: critica plausibile trasformata in conclusione categorica.
L’Iran e la fatwa contro le armi nucleari
Una delle affermazioni più problematiche è:
L’Iran non ha mai voluto l’arma nucleare. C’è la fatwa di Khomeini, confermata da Khamenei. Punto.
Non è possibile chiudere una questione strategica così complessa con la parola “punto”.
La leadership iraniana ha ripetutamente sostenuto che le armi nucleari sarebbero contrarie ai principi islamici. Questa posizione è un elemento politico rilevante.
Ma una dichiarazione religiosa non sostituisce:
- le verifiche dell’AIEA;
- gli obblighi previsti dal Trattato di non proliferazione;
- le ispezioni;
- le spiegazioni sui materiali non dichiarati;
- la trasparenza sugli impianti;
- il controllo dell’arricchimento.
Il rapporto AIEA del maggio 2025 affermava che restavano questioni irrisolte, che l’Iran non aveva fornito una cooperazione piena e inequivocabile e che ciò limitava la capacità dell’Agenzia di verificare la non diversione di materiale nucleare.
L’AIEA segnalava inoltre che le decisioni iraniane sulla comunicazione anticipata dei nuovi impianti avevano ridotto significativamente la capacità di garantire che il programma fosse interamente pacifico.
Questo non significa automaticamente che Teheran abbia deciso di costruire una bomba. Significa che non esistono basi sufficienti per affermare con certezza assoluta che «non l’ha mai voluta».
La posizione rigorosa è:
Non è stata presentata una prova pubblica conclusiva dell’esistenza di un’arma nucleare iraniana, ma le lacune nelle verifiche e le attività pregresse impediscono di trattare come certe le dichiarazioni politiche e religiose di Teheran.
Verdetto: assoluzione politica non supportata dagli organismi di controllo.
“Aggredito e aggressore” non è uno slogan inventato dai media
Il video sostiene che la formula «c’è un aggredito e c’è un aggressore» sarebbe un ordine comunicativo imposto da centrali propagandistiche statunitensi e britanniche.
Dal punto di vista giuridico e fattuale, però, il 24 febbraio 2022 le forze armate russe hanno attraversato i confini internazionalmente riconosciuti dell’Ucraina e hanno avviato un’invasione su vasta scala.
Si possono discutere:
- l’espansione NATO;
- il fallimento degli accordi di Minsk;
- il conflitto nel Donbas;
- le responsabilità occidentali;
- gli errori ucraini;
- le occasioni diplomatiche perdute.
Nessuno di questi elementi cancella il fatto che la Federazione Russa abbia iniziato l’operazione militare sul territorio ucraino.
La formula può essere impiegata in modo retorico e semplificatorio, ma non è stata inventata dal nulla. Descrive un fatto fondamentale riconosciuto dalla maggior parte della comunità internazionale.
Verdetto: tentativo di trasformare un dato fattuale in mera propaganda occidentale.
La tesi secondo cui l’Europa “poteva semplicemente non intervenire”
Nel video si afferma che l’Europa avrebbe potuto lasciare la guerra confinata a una dimensione regionale, non intervenire e raggiungere rapidamente un accordo nel marzo 2022.
Questa ricostruzione omette alcune domande:
- quali garanzie avrebbero protetto l’Ucraina?
- l’occupazione dei territori sarebbe stata riconosciuta?
- quale sarebbe stato il destino delle forze russe già presenti?
- Mosca avrebbe rispettato il futuro accordo?
- Kyiv era realmente libera di accettare tutte le condizioni?
- le parti avevano già concordato confini, sicurezza e neutralità?
Nel marzo-aprile 2022 vi furono negoziati concreti e furono esplorate formule di neutralità. Tuttavia, non esiste prova che fosse già pronto un trattato definitivo bloccato esclusivamente dall’Europa o da Boris Johnson.
La guerra, le atrocità emerse nei territori riconquistati, le divergenze sulle garanzie e la situazione militare contribuirono tutte al fallimento.
Verdetto: ricostruzione monocausale di una trattativa molto più complessa.
La storia di Nuland viene deformata
Il video richiama la telefonata intercettata del 2014 tra Victoria Nuland e l’ambasciatore Geoffrey Pyatt come prova che gli Stati Uniti avrebbero letteralmente compilato la lista del nuovo governo ucraino.
La conversazione è autentica. Nuland e Pyatt discutevano le proprie preferenze tra esponenti dell’opposizione e Nuland pronunciò la nota espressione offensiva contro l’Unione Europea.
Questo dimostra ingerenza, pressione diplomatica e volontà americana di influenzare gli sviluppi politici.
Non dimostra però che Washington avesse il potere giuridico di “nominare” il governo o che ogni passaggio successivo fosse stato interamente comandato dagli Stati Uniti. Arsenij Jatsenjuk fu nominato attraverso le istituzioni ucraine e ricevette il voto parlamentare.
La distinzione tra interferire, fare pressione e controllare interamente è fondamentale.
Verdetto: episodio vero utilizzato per sostenere una conclusione più ampia di quanto le prove consentano.
Il gruppo dei Patrioti per l’Europa non risulta “creato dagli Stati Uniti”
Il video sostiene che il gruppo europeo dei Patrioti sarebbe stato:
strutturato, creato e ideato per sostenere Trump e fungere da base politica americana in Europa.
Non vengono prodotti documenti, finanziamenti, comunicazioni interne, direttive americane o testimonianze verificabili.
Il gruppo Patrioti per l’Europa fu promosso nel 2024 principalmente da Viktor Orbán, Andrej Babiš e Herbert Kickl e riunì partiti nazionalisti e sovranisti europei. Molti esponenti erano politicamente vicini a Trump, ma la vicinanza ideologica non prova una creazione operativa da parte di Washington.
Definire tali partiti «asset statunitensi» senza prove è lo stesso metodo che il video rimprovera alla propaganda occidentale: colpevolezza per associazione.
Verdetto: teoria politica non documentata.
La presunta ricerca americana di nuovi referenti per le elezioni italiane del 2027
Gli interlocutori ipotizzano che l’amministrazione Trump stia già individuando candidati e fiduciari nella politica italiana in vista delle elezioni.
Non vengono forniti:
- nomi;
- incontri;
- documenti;
- finanziamenti;
- cablogrammi;
- dichiarazioni;
- fonti giornalistiche attendibili.
Lo stesso ospite ammette indirettamente che servirebbe una «sfera di cristallo». Dopo questa ammissione, però, costruisce una lunga teoria presentata al pubblico come probabile realtà.
È un esempio classico di insinuazione:
non posso dimostrarlo, ma sappiamo che funziona così.
Verdetto: speculazione priva di riscontri.
D’Alema, Agnelli, Kissinger e Renato Ruggiero
Il racconto secondo cui D’Alema sarebbe stato convocato da Agnelli alla presenza di Kissinger per garantire la nomina di Renato Ruggiero può derivare da una testimonianza pubblica dello stesso D’Alema.
Anche qualora la testimonianza fosse riportata correttamente, proverebbe un tentativo di influenza da parte di personalità potenti e favorevoli alla continuità atlantica.
Non dimostrerebbe però che:
- Washington abbia “creato tutti i governi italiani”;
- gli elettori e il Parlamento non abbiano avuto alcun ruolo;
- ogni governo italiano sia stato imposto direttamente dagli Stati Uniti;
- l’intera politica nazionale sia spiegabile da un unico centro di comando.
Un episodio specifico non può essere esteso a settant’anni di storia politica senza ulteriori prove.
Verdetto: possibile episodio reale trasformato in teoria generale.
La Russia non ha conquistato Kostiantynivka
Il passaggio fattualmente più grave riguarda il campo di battaglia:
La Russia ha conquistato Kostiantynivka e si è aperta la strada verso Kramatorsk e Sloviansk.
Al momento della verifica, questa affermazione risulta falsa.
Le valutazioni disponibili indicavano che forze russe erano penetrate o operavano in alcune aree, ma non avevano conquistato completamente la città. Il 3 luglio l’Institute for the Study of War aveva esplicitamente definito non supportata dalle prove disponibili la proclamazione russa della conquista; nei giorni successivi registrava ancora posizioni e contrattacchi ucraini nell’area.
Persino fonti che riportavano la rivendicazione russa precisavano che Kyiv negava la caduta della città.
Il video assume quindi la dichiarazione di Mosca come fatto compiuto senza verificarla.
Verdetto: affermazione falsa o perlomeno prematura, derivata dalla propaganda militare russa.
“Dopo Kramatorsk e Sloviansk non esiste più alcuna difesa”
Anche questa è un’esagerazione estrema.
Kramatorsk, Sloviansk, Druzhkivka e Kostiantynivka formano una fascia difensiva molto importante nel Donbas. La loro eventuale perdita sarebbe strategicamente grave.
Non è vero però che dopo quelle città:
- non esista più alcuna linea di difesa ucraina;
- non vi siano fiumi, città, fortificazioni e ostacoli naturali;
- la NATO non abbia «linee di difesa in Europa»;
- l’esercito russo potrebbe avanzare senza opposizione fino al territorio NATO.
Il video confonde le fortificazioni ucraine del Donbas con l’intero sistema difensivo europeo. La NATO dispone di forze, aeroporti, comandi, brigate multinazionali, sistemi di difesa aerea e piani regionali in diversi Stati membri.
Verdetto: catastrofismo militare privo di fondamento.
“La sconfitta ucraina provocherebbe automaticamente la fine della NATO e dell’UE”
Non esiste alcun automatismo.
Una vittoria russa o un collasso militare ucraino produrrebbero certamente:
- una crisi politica occidentale;
- accuse reciproche;
- divisioni interne;
- revisione delle strategie;
- possibili cambiamenti di governo;
- aumento delle spese militari.
Non è dimostrato che provocherebbero necessariamente lo scioglimento della NATO o dell’Unione Europea.
Anzi, una sconfitta ucraina potrebbe anche produrre l’effetto contrario: maggiore coesione militare tra gli alleati orientali e incremento del riarmo.
Verdetto: previsione presentata impropriamente come conseguenza inevitabile.
“La NATO aprirà nuovi focolai in Moldavia o nel Baltico”
Il video ammette che si tratta di «fantapolitica», ma subito dopo la incorpora nella conclusione generale secondo cui l’Alleanza continuerà inevitabilmente a provocare guerre.
Non vengono presentati piani, direttive, documenti operativi o decisioni ufficiali per aprire deliberatamente nuovi conflitti.
Il Baltico e la Moldavia sono realmente aree a rischio. Tuttavia, attribuire in anticipo qualsiasi possibile crisi a un piano NATO costituisce una forma di pre-attribuzione propagandistica: qualunque cosa accada sarà interpretata come conferma della teoria.
Verdetto: previsione speculativa non verificabile.
“La Russia ha sempre dimostrato buona volontà”
Questa è una rappresentazione selettiva.
La Russia ha partecipato a negoziati, proposto accordi e cercato in vari momenti un’integrazione economica con l’Occidente. È vero anche che Mosca, durante la fase post-sovietica, cercò relazioni più strette con Stati Uniti, G8 e NATO.
Ma ha anche:
- invaso la Georgia nel 2008;
- annesso la Crimea nel 2014;
- sostenuto militarmente i separatisti nel Donbas;
- riconosciuto unilateralmente entità separatiste;
- lanciato l’invasione su vasta scala del 2022;
- avanzato richieste territoriali e politiche incompatibili con la piena sovranità ucraina.
Dire che una sola parte avrebbe mostrato “sempre” buona volontà e l’altra “sempre” aggressività è linguaggio propagandistico.
Verdetto: assoluzione sistematica di Mosca mediante omissione dei fatti contrari.
Le principali tecniche propagandistiche impiegate
Selezione asimmetrica delle fonti
Le dichiarazioni NATO e della Casa Bianca vengono considerate propaganda interessata. Le dichiarazioni russe, iraniane o antioccidentali vengono invece trattate come fatti attendibili senza applicare lo stesso livello di verifica.
Mescolanza tra fatti e opinioni
Il video parte da cifre autentiche — 50 miliardi di contratti, 70 miliardi per l’Ucraina, aumento della spesa — e vi collega conclusioni non dimostrate:
- l’Europa è una colonia;
- la minaccia russa è inventata;
- gli USA vogliono soltanto profitto;
- l’Iran non ha mai desiderato la bomba;
- Washington controlla i governi europei.
Assenza di documenti per le accuse più gravi
Le affermazioni centrali non sono accompagnate da:
- link;
- citazioni integrali;
- documenti desecretati;
- contratti;
- trascrizioni;
- dati militari verificabili;
- fonti indipendenti.
Linguaggio emotivo
Parole come «vassalli», «pezze da piedi», «padrone», «coloniale», «golpista», «russofobi» e «ordini di scuderia» servono a orientare emotivamente il pubblico prima ancora di dimostrare la tesi.
Falsa dicotomia
La narrazione propone soltanto due possibilità:
- o si accetta l’interpretazione filorussa;
- oppure si obbedisce alla propaganda NATO.
In realtà è possibile criticare l’espansione della NATO, il riarmo europeo e l’industria bellica americana senza negare l’invasione russa o ripetere la propaganda del Cremlino.
Conclusione
Il video contiene alcuni fatti corretti:
- il vertice ha promosso nuovi acquisti militari;
- una parte significativa della spesa europea favorirà aziende americane;
- l’Ucraina riceverà almeno 70 miliardi di euro;
- Washington vuole che gli europei sostengano una quota maggiore dei costi;
- è stata annunciata politicamente una licenza Patriot;
- esiste un’evidente asimmetria nei rapporti transatlantici.
Ma questi fatti vengono usati come base per una narrazione molto più ampia che non viene dimostrata.
Le affermazioni più deboli o false sono:
- terrorismo NATO uguale automaticamente a resistenza palestinese;
- la Russia non costituisce alcuna minaccia;
- l’Iran non ha mai voluto armi nucleari;
- i Patrioti europei sono stati creati dagli USA;
- Washington sta già scegliendo i prossimi dirigenti italiani;
- Kostiantynivka è stata conquistata;
- dopo il Donbas non esistono più difese;
- la sconfitta ucraina dissolverà automaticamente NATO e UE;
- Mosca ha sempre dimostrato buona volontà;
- soltanto gli Stati Uniti traggono vantaggio industriale dal riarmo.
La propaganda non consiste necessariamente nell’inventare tutto. Molto più spesso consiste nel prendere mezze verità, eliminarne il contesto, aggiungere insinuazioni e presentare un’interpretazione politica come se fosse la sola realtà possibile. Questo video segue esattamente quel metodo.
Fonti ufficiali
- NATO – Ankara Summit Declaration (8 luglio 2026)
https://www.nato.int/en/about-us/official-texts-and-resources/official-texts/2026/07/08/the-ankara-summit-declaration - NATO – Programma ufficiale del Vertice di Ankara 2026
https://www.nato.int/en/news-and-events/events/event-programmes/2026/07/nato-summit-2026 - NATO – Sintesi del Vertice di Ankara 2026
https://www.nato.int/en/what-we-do/introduction-to-nato/nato-summits - Casa Bianca – Fact Sheet: Historic Defense Investment from NATO Allies
https://www.whitehouse.gov/fact-sheets/2026/07/fact-sheet-president-donald-j-trump-secures-historic-defense-investment-from-nato-allies-powering-american-industry/
Ucraina e Patriot
- Associated Press – Trump annuncia la licenza per la produzione dei Patriot in Ucraina
https://apnews.com/article/d393e8ef6103e32c984c4337a82930b1 - Associated Press – Resoconto del Vertice NATO di Ankara
https://apnews.com/article/4821e7c6f2ab0b8a729d0e798bfe6359
Programma nucleare iraniano
- Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) – Safeguards Report sull’Iran
https://www.iaea.org
Approfondimenti sul Vertice
- The Guardian – Cronaca del Vertice NATO di Ankara
https://www.theguardian.com/world/live/2026/jul/08/trump-nato-summit-greenland-us-turkey-rutte-marine-le-pen-europe-latest-news-updates - Le Monde – Trump tra minacce e rassicurazioni agli alleati NATO
https://www.lemonde.fr/en/international/article/2026/07/09/trump-threatens-praises-and-reassures-allies-at-nato-summit_6755299_4.html
Per verificare le dichiarazioni sul campo di battaglia
- Institute for the Study of War (ISW) – Russian Offensive Campaign Assessments
https://www.understandingwar.org - Reuters – Guerra Russia-Ucraina (raccolta aggiornamenti)
https://www.reuters.com/world/europe/ - Associated Press – Ucraina
https://apnews.com/hub/russia-ukraine
Queste fonti coprono direttamente i principali temi affrontati nell’articolo: il vertice NATO di Ankara, gli investimenti nella difesa, il sostegno all’Ucraina, la licenza Patriot, il programma nucleare iraniano e l’andamento del conflitto russo-ucraino.

