I cani da riporto della controinformazione italiana e l’ossessione per Palantir: perché denunciano il “pericolo americano” ma tacciono sul modello cinese ed europeo di controllo digitale

Date:

Negli ultimi anni una parte sempre più ampia della controinformazione italiana ha sviluppato una vera e propria ossessione nei confronti di Palantir, Peter Thiel, Elon Musk e delle grandi aziende tecnologiche americane. Ogni avanzamento dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti viene immediatamente descritto come l’anticamera del totalitarismo, della sorveglianza globale e della fine delle libertà individuali.

Critiche legittime, in molti casi necessarie.

Ma ciò che colpisce è l’assordante silenzio che accompagna la costruzione di sistemi di controllo ben più centralizzati e potenzialmente più pericolosi, come quello cinese e, in misura crescente, quello europeo.

Si assiste così a un curioso doppio standard: il potere privato americano viene continuamente demonizzato, mentre il potere concentrato nelle mani dello Stato viene ignorato, minimizzato o addirittura celebrato come “alternativa multipolare”.

La propaganda antiamericana e il grande punto cieco della controinformazione

Molti dei cosiddetti “anti-sistema” italiani ripetono quotidianamente che:

  • Palantir sarebbe il vero nemico;
  • Peter Thiel rappresenterebbe il volto del totalitarismo tecnologico;
  • Elon Musk costituirebbe una minaccia per la democrazia;
  • l’America sarebbe la fonte di tutti i sistemi di sorveglianza.

Eppure gli stessi ambienti dedicano pochissimo spazio al fatto che la Repubblica Popolare Cinese sta costruendo da anni il più vasto apparato di controllo sociale e centralizzazione tecnologica mai realizzato.

La domanda è inevitabile.

Come mai chi vede il totalitarismo in ogni contratto firmato da Palantir con il Pentagono sembra improvvisamente perdere interesse quando si parla di:

  • credito sociale;
  • riconoscimento facciale di massa;
  • censura centralizzata;
  • Great Firewall cinese;
  • monitoraggio delle comunicazioni;
  • integrazione tra dati bancari e identità digitali;
  • sistemi predittivi basati sull’intelligenza artificiale?

La differenza tra potere frammentato e potere centralizzato

Il problema non è l’intelligenza artificiale.

Il problema è la concentrazione del potere.

Palantir, OpenAI, Google, Microsoft, Amazon, Meta, Anthropic, Oracle e Nvidia sono soggetti privati che competono tra loro.

Possono essere:

  • regolati;
  • sottoposti a processi;
  • frammentati da leggi antitrust;
  • sostituiti da concorrenti;
  • criticati dall’opinione pubblica.

Nessuno di questi attori controlla da solo l’intero sistema.

In Cina la situazione è radicalmente diversa.

Le grandi aziende tecnologiche sono subordinate al Partito Comunista Cinese e integrate all’interno di una strategia nazionale.

Il potere politico e il potere tecnologico tendono a fondersi.

Ed è proprio questa fusione a rappresentare il vero rischio storico.

La Cina e il Leviatano digitale

Pechino ha costruito un modello in cui convergono:

  • intelligenza artificiale;
  • sistemi di videosorveglianza;
  • riconoscimento facciale;
  • dati finanziari;
  • telecomunicazioni;
  • pagamenti digitali;
  • identità elettroniche;
  • algoritmi predittivi;
  • censura delle informazioni.

Il Great Firewall cinese filtra internet, limita l’accesso alle fonti straniere e permette alle autorità di controllare in maniera capillare la circolazione delle informazioni.

Alibaba, Tencent, Huawei, Baidu e altre grandi società operano all’interno di un quadro in cui il Partito Comunista mantiene la supervisione strategica.

Eppure, stranamente, tutto questo sembra suscitare molta meno indignazione rispetto a Palantir.

Il nuovo tecnocratismo europeo

Se il modello cinese rappresenta la forma più avanzata di centralizzazione, l’Europa sembra muoversi nella stessa direzione, seppur con modalità differenti.

Negli ultimi anni Bruxelles ha progressivamente aumentato il proprio ruolo nella regolazione delle informazioni attraverso:

  • Digital Services Act;
  • sistemi di fact-checking centralizzati;
  • collaborazione con le piattaforme social;
  • moderazione algoritmica;
  • identità digitale europea;
  • sistemi di verifica dell’età;
  • strumenti contro la disinformazione.

Formalmente tutto viene giustificato con la necessità di contrastare fake news, estremismo e contenuti illegali.

Ma la logica sottostante è sempre la stessa:

filtrare, classificare e indirizzare il flusso delle informazioni.

Una logica che ricorda, almeno nelle sue premesse, quella che ha caratterizzato l’evoluzione del modello cinese.

Il paradosso degli anti-Palantir

La parte più curiosa di questa vicenda è che molti esponenti della controinformazione italiana denunciano continuamente le grandi corporation americane in nome della libertà, salvo poi guardare con simpatia o indulgenza sistemi in cui:

  • il potere politico controlla direttamente l’informazione;
  • la censura è istituzionalizzata;
  • la sorveglianza è centralizzata;
  • la concorrenza tecnologica è subordinata allo Stato;
  • i cittadini sono monitorati in maniera permanente.

È un paradosso evidente.

Si demonizza la frammentazione del potere e si finisce per legittimare la sua concentrazione.

Il vero pericolo del XXI secolo

La storia insegna che i monopoli economici possono essere spezzati.

Le aziende possono fallire.

I dirigenti possono cambiare.

Ma quando Stato, algoritmi, finanza, identità digitale, media e intelligenza artificiale convergono nelle mani di un unico centro decisionale, nasce qualcosa di qualitativamente diverso.

Un Leviatano digitale.

Un sistema capace di sapere:

  • cosa leggiamo;
  • cosa scriviamo;
  • cosa compriamo;
  • con chi parliamo;
  • quali idee sosteniamo;
  • quali contenuti possiamo vedere.

E soprattutto capace di decidere quali informazioni possano raggiungere le masse e quali debbano essere eliminate o rese invisibili.

I cani da riporto della controinformazione italiana e il loro grande silenzio

Così, mentre continuano a ripetere ossessivamente la narrativa del “pericolo americano”, molti cani da riporto della controinformazione italiana sembrano ignorare o minimizzare il problema forse più importante del nostro tempo:

la progressiva fusione tra potere politico, intelligenza artificiale e controllo dell’informazione.

Una fusione che oggi trova il suo laboratorio più avanzato nella Cina e che, sotto forme diverse, sta influenzando sempre più anche l’Europa.

Perché il problema non è se Palantir sia potente.

Il problema è chi controllerà gli algoritmi quando non esisteranno più centri di potere in concorrenza, ma un unico apparato capace di controllare contemporaneamente:

  • informazione;
  • finanza;
  • identità digitale;
  • comunicazioni;
  • sistemi di pagamento;
  • infrastrutture;
  • intelligenza artificiale.

Ed è forse proprio questo il punto che una parte della controinformazione italiana preferisce non affrontare.

Perché denunciare il “pericolo americano” è diventato facile.

Molto più difficile è riconoscere che il rischio più grande potrebbe arrivare non dalla frammentazione delle corporation private, ma dalla nascita di un sistema tecnocratico centralizzato in cui Stato e intelligenza artificiale diventano una cosa sola. ∎


Fonti e approfondimenti

Sistema di censura e controllo dell’informazione in Cina

IA, censura e sorveglianza

Studi accademici


Europa e controllo dell’informazione


Palantir e Peter Thiel

Questi riferimenti permettono di confrontare la frammentazione delle grandi aziende tecnologiche occidentali con i modelli di controllo centralizzato sviluppati in Cina e con la crescente regolamentazione digitale europea, fornendo un quadro più ampio del dibattito sul rapporto tra intelligenza artificiale, sorveglianza e libertà individuali.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Condividi il post:

Iscriviti

spot_img

Popolari

Altri contenuti simili
Related