«Il fondamentalismo islamico non è stato creato dalla democrazia americana. È una bugia sostenerlo. È una bugia masochistica, che assolve i veri responsabili e attribuisce a noi la colpa degli attacchi subiti».
Con queste parole, lo scrittore e giornalista britannico-americano Christopher Hitchens affrontò uno dei temi più controversi del dibattito contemporaneo: le radici storiche del rapporto tra l’Occidente e il mondo islamico.
Per sostenere la propria posizione, Hitchens richiamava una pagina quasi dimenticata della storia: la schiavitù barbaresca e le guerre combattute dagli Stati Uniti contro le reggenze nordafricane legate all’Impero Ottomano.
La schiavitù barbaresca nel Mediterraneo
Tra il XVI e il XIX secolo le reggenze di Algeri, Tunisi e Tripoli, formalmente appartenenti all’Impero Ottomano, svilupparono un vasto sistema di corsari e pirati che operava nel Mediterraneo e nell’Atlantico.
Le navi mercantili europee venivano assaltate e i loro equipaggi catturati. Molti prigionieri venivano liberati dietro pagamento di riscatti, altri erano invece destinati ai lavori forzati o venduti come schiavi.
Secondo le stime dello storico Robert Davis, tra il XVI e il XIX secolo oltre un milione di europei potrebbero essere stati ridotti in schiavitù. Sebbene alcuni storici discutano l’esattezza delle cifre, nessuno mette in dubbio l’esistenza di un vasto sistema schiavistico che coinvolse italiani, spagnoli, francesi, inglesi e, successivamente, anche americani.
La giovane repubblica americana diventa un bersaglio
Quando gli Stati Uniti ottennero l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1783, le loro navi persero la protezione garantita dalla Royal Navy.
Le reggenze barbaresche considerarono immediatamente i mercantili americani come facili prede.
Nel 1785 due navi statunitensi, la “Maria” e la “Dauphin”, vennero catturate al largo delle coste iberiche e i loro equipaggi finirono in schiavitù.
La nuova repubblica americana, ancora fragile e priva di una marina degna di questo nome, si trovò improvvisamente di fronte a un dilemma già noto alle monarchie europee: pagare tributi ai corsari oppure combatterli.
Jefferson e Adams incontrano l’ambasciatore di Tripoli
Nel 1786 Thomas Jefferson e John Adams, allora rappresentanti diplomatici degli Stati Uniti in Europa, incontrarono a Londra l’ambasciatore tripolino Sidi Haji Abdrahaman.
Secondo le memorie lasciate da Jefferson, i due americani chiesero all’emissario perché gli Stati Uniti fossero oggetto di attacchi, dal momento che non avevano mai combattuto contro le potenze musulmane.
La risposta riportata da Jefferson fu che tali azioni erano considerate legittime e trovavano fondamento nelle tradizioni religiose e giuridiche del tempo.
L’incontro convinse profondamente Jefferson che la politica dei tributi non avrebbe mai garantito una pace duratura.
La risposta di Jefferson: costruire una marina
Divenuto presidente nel 1801, Thomas Jefferson decise di interrompere il pagamento dei tributi alla Reggenza di Tripoli.
Quando il Pascià di Tripoli dichiarò guerra agli Stati Uniti, ebbe inizio la Prima Guerra Barbaresca (1801-1805).
Fu il primo conflitto combattuto dagli Stati Uniti lontano dal continente americano.
La marina statunitense e i Marines ottennero infine la vittoria, un evento che sarebbe rimasto impresso nella tradizione militare americana. Non a caso, l’inno dei Marines contiene ancora oggi il celebre verso:
“From the Halls of Montezuma to the Shores of Tripoli.”
Una seconda guerra nel 1815 pose definitivamente fine ai tributi pagati dagli Stati Uniti e sancì l’emergere della marina americana come nuova forza internazionale.
La tesi di Christopher Hitchens
Per Christopher Hitchens, questa vicenda dimostrava che i conflitti tra l’Occidente e alcune correnti radicali islamiche non potevano essere spiegati esclusivamente attraverso le politiche moderne degli Stati Uniti.
Secondo lo scrittore britannico, l’idea che l’estremismo islamico sia stato “creato” dalla politica americana rappresenta una semplificazione storica che ignora secoli di precedenti.
Hitchens riteneva che tale interpretazione finisca per attribuire ogni responsabilità all’Occidente, trascurando le dinamiche interne e le motivazioni ideologiche presenti all’interno dei movimenti estremisti.
Una pagina dimenticata della storia
La schiavitù barbaresca rimane uno dei capitoli meno conosciuti della storia mediterranea.
Essa ricorda come la schiavitù non sia stata un fenomeno esclusivamente transatlantico e come il Mediterraneo sia stato, per secoli, teatro di conflitti, razzie e guerre religiose che coinvolsero popoli di ogni provenienza.
Allo stesso tempo, molti storici invitano a distinguere tra le pratiche delle reggenze barbaresche dell’epoca e l’insieme del mondo musulmano contemporaneo, evitando generalizzazioni anacronistiche.
Rimane tuttavia un fatto storico difficilmente contestabile: molto prima che gli Stati Uniti diventassero una superpotenza globale, i loro cittadini erano già vittime della pirateria e della schiavitù barbaresca, e fu proprio quella minaccia a contribuire alla nascita della marina americana e alla definizione della sua futura proiezione nel mondo.
Fonti
- Lettere e memorie di Thomas Jefferson (1786).
- Robert C. Davis, Christian Slaves, Muslim Masters.
- Documenti del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.
- Christopher Hitchens, conferenze e dibattiti pubblici sul fondamentalismo islamico.
- Archivi della U.S. Navy sulla Prima e Seconda Guerra Barbaresca.

