L’Espresso rilancia le accuse di alcuni ex generali israeliani e costruisce il racconto della «vera minaccia» per Israele. Ma nella Cisgiordania del 2026 esistono anche Hamas, Jihad islamica, armi, cellule militanti e attentati. Condannare il terrorismo dei coloni non significa cancellare tutto il resto.
C’è un metodo particolarmente efficace per fare propaganda senza necessariamente inventare una sola notizia: raccontare soltanto la metà della realtà che serve alla propria tesi.
È esattamente il rischio che si corre leggendo la rappresentazione della Cisgiordania proposta da L’Espresso, che riprende un lungo reportage del New York Times dedicato alle durissime accuse formulate da alcuni ex generali ed ex funzionari israeliani contro la violenza dei coloni.
Il titolo scelto dal settimanale italiano è già una sentenza:
«La vera minaccia per Israele sono i coloni».
Una formula potentissima.
E soprattutto comodissima.
Perché permette di prendere una componente reale e gravissima del conflitto — la violenza commessa da estremisti israeliani contro civili palestinesi — e utilizzarla per costruire una rappresentazione nella quale tutto il resto progressivamente scompare.
Hamas?
Sullo sfondo.
Jihad islamica?
Quasi evaporata.
Le cellule armate?
Dettagli.
Le armi sequestrate?
Non servono alla narrazione.
Gli attentati contro israeliani?
Fuori campo.
E alla fine rimane un’immagine semplicissima: da una parte i palestinesi, dall’altra i coloni israeliani che starebbero portando la Cisgiordania verso l’esplosione.
Peccato che la realtà sia enormemente più complessa.
LA FRASE DI BEN-REUVEN È VERA. ED È PROPRIO PER QUESTO CHE NON SERVE MANIPOLARLA
Partiamo dal fatto che non va contestato.
L’ex maggior generale israeliano Eyal Ben-Reuven ha realmente pronunciato parole durissime.
Al New York Times ha dichiarato che quello che stanno facendo i coloni rappresenta, a suo giudizio, «la vera minaccia per Israele», aggiungendo di esserne più preoccupato rispetto all’Iran, a Gaza o al Libano.
Ben-Reuven non è certamente un pacifista occidentale da salotto.
Ha combattuto nella guerra del 1973, ha comandato una divisione in Cisgiordania e ha guidato forze terrestri israeliane durante la guerra contro Hezbollah del 2006.
La sua denuncia ha quindi un peso enorme.
Ma rimane precisamente questo:
la valutazione di Ben-Reuven.
Non è un’equazione matematica.
Non è una classifica ufficiale delle minacce elaborata dall’intelligence israeliana.
Non dimostra che Hamas abbia smesso di esistere.
Non dimostra che il terrorismo palestinese sia diventato irrilevante.
E soprattutto non autorizza nessuno a trasformare una dichiarazione politica e morale di un ex generale nella descrizione completa della sicurezza israeliana.
Qui comincia il gioco del framing.
I COLONI VIOLENTI VANNO CHIAMATI PER QUELLO CHE SONO
Chi aggredisce un civile palestinese è un criminale.
Chi incendia una casa è un criminale.
Chi attacca una moschea è un criminale.
Chi utilizza intimidazioni e violenza per cacciare una famiglia dalla propria terra deve essere perseguito.
Non esiste alcun bisogno di nascondere questi fatti per difendere Israele.
Anzi.
Il problema della violenza estremista dei coloni è talmente concreto che persino esponenti e istituzioni certamente non sospettabili di simpatie per Hamas lo stanno denunciando.
Ad agosto perfino l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, tradizionalmente molto vicino alle posizioni israeliane e sostenitore degli insediamenti, ha utilizzato parole durissime contro i responsabili dell’assedio di abitazioni palestinesi a Qusra.
Reuters ha documentato il caso e le pressioni americane affinché Benjamin Netanyahu condannasse pubblicamente quelle azioni.
Questi fatti vanno raccontati.
Tutti.
Ma proprio tutti.
Perché se pretendiamo completezza quando si parla della violenza dei coloni, dobbiamo pretenderla anche quando si parla della violenza palestinese.
POI ENTRIAMO NELLA CISGIORDANIA CHE QUESTO RACCONTO TENDE A FAR SCOMPARIRE
Basta spostarsi di qualche chilometro e improvvisamente la rappresentazione rassicurante di una Cisgiordania composta esclusivamente da coloni aggressori e palestinesi aggrediti comincia a crollare.
Il 28 agosto 2026 Israele ha effettuato un raro attacco aereo nell’area di Jenin.
Il bersaglio era Qais Bitawi.
Secondo l’esercito israeliano, Bitawi era coinvolto nella direzione, nel finanziamento e nell’esecuzione di attacchi contro civili israeliani e forze di sicurezza e manteneva collegamenti con esponenti di Hamas a Gaza e all’estero.
Reuters ha riferito dell’operazione e della natura militante attribuita all’uomo.
Quindi facciamo una domanda estremamente semplice.
Se la Cisgiordania fosse soltanto quella raccontata attraverso il prisma della violenza dei coloni, che cosa ci facevano organizzazioni militanti palestinesi a Jenin?
Perché Israele continua a condurre operazioni antiterrorismo?
Perché vengono sequestrate armi?
Perché esistono reti clandestine?
Sono domande che complicano terribilmente la favola.
Ed è precisamente per questo che dovrebbero essere poste.
240 ARMI DA FUOCO SEQUESTRATE NEL 2026
C’è poi un dato ancora più difficile da far sparire.
Nel giugno 2026 l’IDF ha dichiarato che dall’inizio dell’anno erano state sequestrate in Giudea e Samaria circa 240 armi da fuoco, oltre ad altri armamenti.
Attenzione: la fonte è l’esercito israeliano.
Va scritto.
Va specificato.
Non bisogna trasformare una dichiarazione militare in una verità rivelata.
Ma non si può nemmeno fingere che non esista soltanto perché disturba una determinata rappresentazione politica.
L’IDF ha citato, fra gli esempi, munizioni nascoste all’interno di un negozio di ferramenta a Betlemme e un tornio utilizzato per fabbricare armi scoperto all’interno di un edificio civile a Nablus.
Secondo l’esercito, questi ritrovamenti dimostrerebbero il tentativo delle organizzazioni terroristiche di radicarsi nelle aree civili.
Si può discutere la valutazione israeliana.
Quello che non si può fare seriamente è raccontare la Cisgiordania come se questo fenomeno semplicemente non esistesse.
JENIN NON È UNA NOTA A PIÈ DI PAGINA
Jenin e il nord della Cisgiordania sono da anni uno dei centri della militanza armata palestinese.
Non è propaganda israeliana sostenere che in Cisgiordania operino gruppi armati.
È un fatto noto e documentato.
Hamas e Jihad islamica non sono entità astratte confinate magicamente dietro la barriera di Gaza.
Esistono reti, simpatizzanti e strutture militanti anche in Cisgiordania.
Ed ecco perché il problema editoriale diventa evidente.
Se raccontassi esclusivamente Hamas, gli attentati e le armi palestinesi cancellando aggressioni, incendi e intimidazioni compiuti da estremisti israeliani, starei offrendo ai lettori una rappresentazione mutilata della realtà.
Ma vale anche il contrario.
Cancellare Hamas per raccontare soltanto i coloni non è informazione migliore. È semplicemente la mutilazione opposta.
PERSINO LE NAZIONI UNITE DESCRIVONO ENTRAMBE LE VIOLENZE
Ed è interessante osservare che persino un’inchiesta ONU fortemente critica verso Israele non riesce a sostenere una rappresentazione così elementare.
Nel giugno 2026 una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite ha accusato le autorità israeliane di coinvolgimento e protezione in relazione alle violenze dei coloni.
Accuse gravissime.
Israele le contesta.
Ma nello stesso quadro la commissione ha anche affermato che Hamas ha commesso crimini di guerra contro israeliani e palestinesi.
Ecco il particolare che manda in frantumi la narrazione binaria.
Si possono denunciare contemporaneamente:
la violenza dei coloni israeliani e il terrorismo di Hamas.
Incredibile, vero?
Non bisogna scegliere una squadra.
Non bisogna trasformare un criminale israeliano in un santo perché esiste Hamas.
E non bisogna trasformare Hamas in una nota folkloristica perché esistono coloni estremisti.
IL TRUCCO DELLA «VERA MINACCIA»
Il cuore della manipolazione è contenuto proprio in quelle due parole:
«vera minaccia».
Perché?
Se i coloni rappresentano la vera minaccia, implicitamente tutte le altre diventano minacce secondarie, esagerate oppure strumentali.
Ma quale criterio viene utilizzato per stabilirlo?
La frase di un ex generale.
Autorevolissima.
Legittima.
Interessante.
Ma pur sempre una valutazione.
Provate ad applicare lo stesso metodo al contrario.
Prendete un ex generale israeliano convinto che Hamas costituisca la principale minaccia per Israele.
Mettetelo nel titolo.
Aggiungete fotografie di attentati palestinesi.
Raccontate soltanto le operazioni contro Hamas.
Elencate le armi sequestrate.
Ignorate completamente le violenze dei coloni.
Otterreste un articolo speculare.
E sarebbe altrettanto incompleto.
È questo il problema.
Non i fatti riportati.
I fatti esclusi.
QUELLO CHE IL NEW YORK TIMES, ALMENO, NON NASCONDE
C’è inoltre una differenza importante tra il reportage originale del New York Times e la sua trasformazione nel dibattito italiano.
Il NYT colloca infatti la vicenda all’interno di un contesto nel quale compaiono il 7 ottobre, Hamas, Hezbollah, Iran e le guerre combattute da Israele.
Poi concentra deliberatamente il reportage sul fenomeno della violenza dei coloni.
È una scelta giornalistica.
Il lettore comprende però che quella è una parte del conflitto.
Quando invece quella parte viene trasformata nella spiegazione totale, il reportage smette di essere una lente e diventa un paraocchi.
NON SERVE ASSOLVERE I COLONI PER DIFENDERSI DALLA PROPAGANDA
È questo il punto che dovrebbe essere chiarissimo.
La risposta alla propaganda non può essere un’altra propaganda.
Non serve sostenere che tutti i coloni siano innocenti.
Non lo sono.
Non serve negare aggressioni documentate.
Esistono.
Non serve sostenere che ogni operazione israeliana sia automaticamente legittima.
Deve essere valutata caso per caso.
Serve qualcosa di molto più semplice:
pretendere che venga raccontata tutta la realtà.
Quando un estremista israeliano incendia una moschea, raccontatelo.
Quando un palestinese viene aggredito, raccontatelo.
Quando le autorità israeliane non intervengono adeguatamente, indagate.
Ma quando Hamas organizza una rete in Cisgiordania, raccontate anche quella.
Quando vengono trovate armi, raccontatele.
Quando vengono organizzati attentati, raccontateli.
Quando Jihad islamica opera a Jenin, non fate improvvisamente finta che la Cisgiordania sia diventata la Svizzera.
PERCHÉ LA VIOLENZA DEI COLONI È DAVVERO PERICOLOSA PER ISRAELE
Paradossalmente Ben-Reuven pone una questione che dovrebbe essere presa molto sul serio proprio da chi sostiene Israele.
Un colono che aggredisce indiscriminatamente un palestinese non sta combattendo Hamas.
Sta regalando propaganda ad Hamas.
Sta alimentando odio.
Sta offrendo alle organizzazioni terroristiche il materiale perfetto per il reclutamento.
Sta compromettendo l’immagine internazionale di Israele.
Sta rendendo più difficile distinguere tra operazioni antiterrorismo e violenza politica.
Sta trasformando una questione di sicurezza in una guerra etnica.
Ed è probabilmente questo uno degli elementi più importanti della denuncia degli ex generali israeliani.
Ma riconoscerlo non significa arrivare alla conclusione opposta e grottesca secondo cui il terrorismo palestinese improvvisamente non conti più.
Significa esattamente il contrario.
Combattere gli estremisti israeliani è anche interesse della sicurezza israeliana.
LA CISGIORDANIA È UNA POLVERIERA. MA HA PIÙ DI UNA MICCIA
Ecco allora ciò che resta dopo aver tolto il filtro ideologico.
La Cisgiordania è realmente una polveriera.
Esiste la violenza dei coloni.
Esistono palestinesi innocenti che la subiscono.
Esistono estremisti israeliani che devono essere perseguiti.
Esiste una controversa espansione degli insediamenti.
Esistono operazioni militari israeliane.
Ma contemporaneamente esistono Hamas, Jihad islamica e altre organizzazioni armate.
Esistono cellule militanti.
Esistono armi clandestine.
Esistono attentati e tentativi di attentato.
Esiste una radicalizzazione reciproca che ogni nuova violenza contribuisce ad alimentare.
Questa è la realtà scomoda.
La propaganda invece ha bisogno di una sceneggiatura elementare.
Un cattivo.
Una vittima.
Una causa.
Una conseguenza.
IL PROBLEMA NON È QUELLO CHE VI RACCONTANO. È QUELLO CHE VI FANNO DIMENTICARE
Ed eccoci al punto.
Non occorre inventare una notizia falsa per manipolare l’opinione pubblica.
È sufficiente selezionare accuratamente le notizie vere.
Si prende la violenza dei coloni.
Si prendono le dichiarazioni degli ex generali.
Si prende l’indignazione.
Tutto vero.
Poi si abbassano lentamente le luci sul resto del palcoscenico.
Hamas sparisce.
Jihad islamica sparisce.
Jenin sparisce.
Le armi spariscono.
Gli attentati spariscono.
E alla fine al lettore rimane una conclusione già confezionata:
«La vera minaccia per Israele sono i coloni».
No.
La violenza dei coloni estremisti è una minaccia reale per palestinesi, sicurezza israeliana e possibilità di qualsiasi stabilizzazione futura.
Il terrorismo palestinese è un’altra minaccia reale.
La radicalizzazione politica è un’altra ancora.
E continuare a raccontarne soltanto una perché coincide con la propria ideologia non aiuta né palestinesi né israeliani.
Serve soltanto a costruire propaganda.
La Cisgiordania non ha bisogno dell’ennesima narrazione marxista nella quale la realtà viene schiacciata nello schema oppressore-oppresso finché ogni fatto incompatibile con il modello scompare.
Ha bisogno di qualcosa diventato molto più raro:
giornalismo capace di raccontare contemporaneamente i crimini dell’estremista israeliano e quelli del terrorista palestinese.
Perché condannare un colono che incendia una casa palestinese non significa assolvere Hamas.
E denunciare Hamas non significa concedere impunità a un colono violento.
Tutto il resto è tifo.
E il tifo travestito da informazione rimane propaganda.
FONTI E APPROFONDIMENTI
L’Espresso – “In Cisgiordania l’allarme degli ex generali israeliani…” (1 settembre 2026)
https://lespresso.it/c/mondo/2026/9/1/cisgiordania-occupazione-ex-generali-israeliani/64401
The New York Times – “These Generals Fought for Israel. Now They See ‘Jewish Terrorism’ as the Threat” (31 agosto 2026)
https://monorepo-sample1.nyt.net/2026/08/31/world/middleeast/west-bank-israel.html
Reuters – Attacco israeliano a Jenin e uccisione di Qais Bitawi (28 agosto 2026)
https://www.reuters.com/world/middle-east/israeli-strike-kills-three-west-bank-israel-says-it-targeted-hamas-operative-2026-08-28/
IDF – Oltre 240 armi da fuoco sequestrate in Giudea e Samaria dall’inizio del 2026
https://www.idf.il/en/mini-sites/idf-press-releases-israel-at-war/june-26-pr/240plus-firearms-found-in-civilian-areas-in-judea-and-samaria/
Reuters – Pressioni USA contro le violenze dei coloni a Qusra (14 agosto 2026)
https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/08/14/siege-in-palestinian-village-draws-us-criticism-as-israeli-settlers-dig-in
Reuters – Inchiesta ONU sulle violenze dei coloni e riferimento ai crimini di guerra di Hamas (9 giugno 2026)
https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/06/09/un-inquiry-finds-israeli-forces-shield-settlers-during-attacks-on-palestinians

