L’ISLAM POLITICO È UN’IDEOLOGIA DI DOMINIO

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Vienna ha deciso di chiamarlo con il suo nome. L’Europa continua a fingere di non capire

C’è una differenza fondamentale che l’Europa deve imparare a pronunciare senza balbettare: l’Islam è una religione; l’islamismo politico è un progetto politico.

Non è una distinzione inventata dalla destra, da qualche movimento identitario o da un commentatore in cerca di titoli. È la definizione adottata in Austria dalla Dokumentationsstelle Politischer Islam, l’istituzione creata nel 2020 per studiare il fenomeno.

La definizione utilizzata dal centro austriaco è inequivocabile: il “politischer Islam” è una Herrschaftsideologie, letteralmente un’“ideologia di dominio”, che mira a influenzare o trasformare società, cultura, Stato e politica secondo norme considerate islamiche dai suoi sostenitori ma incompatibili con Stato di diritto democratico e diritti umani.

Non servono interpretazioni.

Lo scrivono gli austriaci.

Ed è precisamente su questa distinzione che il cancelliere Christian Stocker ha deciso di aprire uno scontro politico che potrebbe diventare uno dei più importanti d’Europa.

STOCKER ROMPE IL TABÙ

Alla fine di agosto 2026 Stocker ha proposto di arrivare a un divieto costituzionale dell’islam politico.

Non dell’Islam.

Non delle moschee.

Non della libertà religiosa.

Dell’utilizzazione della religione come strumento per costruire un ordinamento politico concorrente a quello democratico.

La ministra per l’Europa e l’Integrazione Claudia Bauer ha quindi annunciato l’elaborazione di una proposta da sottoporre agli alleati di governo SPÖ e NEOS.

ORF lo ha confermato il 30 agosto.

Stocker ha poi ribadito pubblicamente la propria posizione durante il Sommergespräch della televisione austriaca:

«Non voglio vivere in uno Stato islamico».

Una frase politicamente brutale proprio perché costringe il dibattito europeo a uscire dall’equivoco nel quale è rimasto imprigionato per decenni.

La libertà religiosa è un diritto fondamentale. La costruzione di un ordinamento politico-religioso alternativo allo Stato costituzionale non lo è.

Ed è qui che comincia il problema.

NON È UNA GUERRA CONTRO I MUSULMANI

Bisogna essere estremamente chiari, perché confondere deliberatamente Islam e islamismo è uno degli strumenti più efficaci per impedire qualsiasi discussione seria.

Milioni di musulmani europei vivono, lavorano, votano e rispettano normalmente le leggi degli Stati nei quali risiedono.

Sono cittadini, non un problema politico.

Il problema nasce quando un movimento pretende che l’appartenenza religiosa produca un ordine sociale e giuridico superiore o alternativo a quello dello Stato.

È esattamente questa la distinzione effettuata dalla Dokumentationsstelle austriaca.

E non solo.

In un rapporto pubblicato nel febbraio 2026, il centro descrive come alcuni attori islamisti presentino la propria ideologia quale alternativa alla società liberale e democratica, contrapponendo un Occidente rappresentato come decadente a un ordine islamico considerato moralmente superiore.

Secondo la Dokumentationsstelle, questo processo può arrivare alla delegittimazione dello Stato liberale e del secolarismo e alla pressione persino sulle stesse comunità musulmane.

Questo particolare viene dimenticato troppo spesso.

Le prime vittime dell’islamismo possono essere proprio i musulmani che non vogliono vivere secondo l’islamismo.

La ragazza musulmana che non vuole il velo.

Il ragazzo che non vuole seguire determinate prescrizioni.

La famiglia musulmana secolarizzata.

Il credente che considera la propria fede una questione personale.

Il dissidente.

L’ex musulmano.

Sono loro ad avere bisogno dello Stato laico forse ancora più degli altri.

Perché quando arretra la legge civile non avanza una generica “comunità”.

Avanza chi possiede maggiore capacità di controllo sulla comunità.

I NUMERI DI VIENNA

Poi arrivano i dati.

E alcuni meritano di essere discussi senza manipolazioni né minimizzazioni.

Nelle scuole pubbliche dell’obbligo di Vienna, secondo dati riportati nel 2026, gli studenti musulmani rappresentano ormai circa il 42% degli alunni.

Nelle Mittelschulen la percentuale arriva al 46%.

Il dato demografico, naturalmente, non costituisce in sé un problema: essere musulmani non significa essere islamisti.

Ma proprio per questo diventano importanti i dati sulle opinioni.

Una ricerca diretta dal sociologo Kenan Güngör e commissionata dalla città di Vienna ha coinvolto 1.221 giovani tra 14 e 24 anni appartenenti a dieci gruppi di origine.

Tra gli intervistati musulmani:

il 41% ha dichiarato di considerare le prescrizioni religiose superiori alle leggi austriache.

Il 53% ritiene inoltre che una donna musulmana dovrebbe indossare il velo in pubblico, mentre il 65% sostiene che le prescrizioni islamiche riguardino tutti gli ambiti della vita e debbano essere rispettate rigorosamente.

Numeri seri.

Ma devono essere riportati seriamente.

La ricerca utilizza una quota sample e non deve quindi essere trasformata abusivamente in un referendum rappresentativo di tutti i giovani musulmani di Vienna o, peggio ancora, di tutti i musulmani europei.

Non ce n’è bisogno.

Il dato è già sufficientemente preoccupante così com’è.

Perché quando una quota molto consistente di un campione di giovani dichiara che una prescrizione religiosa viene prima della legge dello Stato, il problema politico esiste indipendentemente dalla propaganda di una parte o dell’altra.

UNA DEMOCRAZIA NON PUÒ AVERE DUE FONTI DEL DIRITTO

Questo è il punto che l’Europa continua ostinatamente ad aggirare.

Una democrazia liberale può contenere cento religioni.

Può contenere cristiani, musulmani, ebrei, induisti, buddhisti, atei e agnostici.

Può contenere persone conservatrici e progressiste.

Ciò che non può contenere senza distruggere se stessa è una sovranità concorrente.

La legge approvata democraticamente vale per tutti.

Non esiste una legge per il credente e una per l’infedele.

Non esiste una legge per l’uomo e una per la donna.

Non esiste un’autorità religiosa che possa cancellare quella civile.

Non esiste una strada nella quale qualcuno possa decidere autonomamente che bere alcolici, tenersi per mano, vestirsi in un certo modo o essere omosessuali sia vietato perché il quartiere appartiene a una determinata comunità religiosa.

Sembra un’esagerazione?

È già successo.

LONDRA: QUANDO ARRIVARONO LE “MUSLIM PATROLS”

Tra il 2012 e il 2013 nell’East London operarono individui che si autodefinivano “Muslim Patrol”.

Non è una leggenda urbana.

Ci furono processi e condanne.

Tre membri del gruppo finirono in carcere dopo avere intimidito e aggredito cittadini che, secondo loro, violavano la sharia.

Una coppia venne importunata perché camminava tenendosi per mano.

Una donna venne attaccata verbalmente per il modo in cui era vestita.

Un gruppo di uomini venne aggredito perché beveva alcolici.

Durante uno degli episodi venne dichiarato che si trovavano nella “terra di Allah” e che lì si intendeva imporre la sharia.

L’East London Mosque condannò pubblicamente quelle azioni e collaborò con la polizia.

Anche questo dettaglio è importante.

Perché dimostra ancora una volta che la linea di divisione non passa tra musulmani e non musulmani.

Passa tra chi accetta lo Stato di diritto e chi pretende di sostituirlo.

L’ISLAMISMO LEGALISTICO È PIÙ DIFFICILE DA COMBATTERE DEL TERRORISMO

L’errore più grave sarebbe pensare che l’islamismo esista soltanto quando compare una bomba.

L’estremismo violento è relativamente semplice da identificare.

Il terrorista vuole distruggere apertamente lo Stato.

L’islamismo legalistico opera diversamente.

Associazionismo.

Predicazione.

Istruzione.

Attivismo.

Costruzione di reti.

Pressione sociale.

Lobbying.

Controllo della rappresentanza comunitaria.

È perfettamente possibile perseguire obiettivi profondamente illiberali utilizzando strumenti formalmente legali.

Ed è proprio per questo che la Dokumentationsstelle austriaca studia da anni organizzazioni e correnti come la Fratellanza Musulmana e Millî Görüş.

Nel suo studio del 2021 sulla struttura paneuropea della Muslim Brotherhood, il centro ha ricostruito collegamenti personali, finanziari, istituzionali e ideologici attraverso diversi Paesi europei.

Sul movimento Millî Görüş ha inoltre evidenziato influenze ideologiche riconducibili alla tradizione della Fratellanza e alla corrente associata a Yusuf al-Qaradawi, sottolineandone gli elementi di tensione con le libertà proprie delle democrazie liberali e pluraliste.

È questo il terreno sul quale si gioca la partita europea.

Non semplicemente il terrorismo.

Il potere culturale.

LA GUERRA PER LA RAPPRESENTANZA

C’è inoltre una domanda che l’Europa dovrebbe avere il coraggio di fare:

chi rappresenta i musulmani europei?

Il cittadino musulmano che lavora, studia e vive individualmente la propria fede?

Oppure l’associazione organizzata che sostiene di parlare a nome della “comunità musulmana”?

Sono due cose completamente diverse.

Un individuo possiede diritti.

Un’organizzazione possiede interessi.

E attribuire automaticamente alle organizzazioni religiose il monopolio della rappresentanza significa consegnare ai soggetti più organizzati un potere politico sproporzionato.

È precisamente uno dei pericoli indicati dalla stessa Dokumentationsstelle: la conquista della Deutungshoheit, la capacità cioè di stabilire chi sia il “vero” musulmano e quale sia il comportamento islamicamente corretto.

A quel punto la vittima non è soltanto lo Stato.

È il musulmano liberale.

LA SINISTRA EUROPEA HA COMMESSO UN ERRORE STORICO

Una parte consistente della politica europea ha confuso per anni due concetti radicalmente differenti:

difendere un musulmano dalla discriminazione e proteggere un’ideologia islamista dalle critiche.

La prima cosa è doverosa.

La seconda è suicida.

Combattere la discriminazione religiosa significa difendere il cittadino.

Impedire la critica all’islamismo significa proteggere un progetto politico.

Non sono la stessa cosa.

E infatti uno degli strumenti retorici individuati anche dagli studiosi austriaci consiste proprio nel presentare la critica dell’islamismo come se fosse automaticamente un’aggressione all’Islam e quindi ai musulmani.

È una trappola politica formidabile.

Se critichi l’islamismo, vieni accusato di attaccare i musulmani.

Se non lo critichi, lasci agli islamisti la possibilità di presentarsi come rappresentanti naturali dei musulmani.

In entrambi i casi vincono loro.

IL PARADOSSO DELL’EUROPA CHE SI VERGOGNA DI SE STESSA

Nel frattempo l’Europa continua spesso a trattare la propria identità storica come qualcosa da amministrare con imbarazzo.

Il problema non è il presepe in sé.

Il problema è l’asimmetria culturale.

Una società che considera sospetta ogni manifestazione della propria tradizione ma considera intoccabile qualsiasi rivendicazione presentata come espressione di una minoranza prepara autonomamente il terreno della propria debolezza.

Nel novembre 2025, alla Grand Place di Bruxelles, la testa della figura di Gesù Bambino della Natività venne rubata.

L’autore non è stato identificato e non esiste alcuna prova seria che permetta di attribuire l’episodio all’islamismo.

È quindi scorretto utilizzarlo come prova dell’avanzata islamista.

Ma resta significativo il dibattito europeo sempre più nevrotico attorno ai propri simboli, mentre questioni infinitamente più concrete — segregazione, estremismo, finanziamenti, educazione, concezioni illiberali della donna e superiorità della norma religiosa — vengono spesso affrontate con estrema prudenza.

Il problema vero non è una statuina.

È lo Stato.

VIENNA HA DECISO DI NOMINARE IL PROBLEMA

L’Austria possiede dal 2020 qualcosa che molti altri Stati europei ancora faticano persino a costruire:

un vocabolario istituzionale per distinguere Islam e islamismo.

Non è un dettaglio.

Per combattere un fenomeno bisogna prima poterlo definire.

E Vienna lo definisce senza giri di parole:

ideologia di dominio.

Non terrorismo.

Non Islam.

Non immigrazione.

Ideologia politica.

Questo permette almeno teoricamente di difendere contemporaneamente due principi che non sono affatto incompatibili:

la libertà religiosa dei musulmani;

la supremazia assoluta dell’ordinamento costituzionale democratico.

Anzi, sono complementari.

Uno Stato abbastanza forte da impedire l’imposizione religiosa è precisamente lo Stato nel quale un musulmano può scegliere liberamente come vivere la propria religione.

ATTENZIONE, PERÒ: IL DIVIETO DI STOCKER NON ESISTE ANCORA

Qui bisogna distinguere i fatti dalla propaganda.

L’Austria non ha ancora inserito nella Costituzione il divieto dell’islam politico.

Stocker lo ha proposto.

Bauer sta lavorando alla formulazione.

Servirà una definizione giuridicamente sostenibile e, per una norma costituzionale, occorrerà costruire il necessario consenso parlamentare.

NEOS ha già chiesto esplicitamente una formulazione che possa reggere sul piano legale.

Ed esiste un ulteriore paradosso politico.

L’FPÖ aveva già presentato nel novembre 2020 una proposta per un Verbotsgesetz contro l’islam politico.

Il sito ufficiale del Parlamento austriaco registra il risultato:

favorevole FPÖ; contrari ÖVP, SPÖ, Grünen e NEOS.

Nel marzo 2026 esponenti FPÖ hanno presentato un nuovo atto parlamentare sullo stesso tema.

Questo significa che Stocker dovrà spiegare non soltanto come intende realizzare il proprio progetto, ma anche perché oggi l’ÖVP considera urgente una battaglia che nel 2020 contribuì a fermare.

La lotta all’islamismo non può diventare l’ennesima campagna elettorale.

Servono norme.

COSA DOVREBBE FARE L’EUROPA

Non serve dichiarare guerra a una religione.

Sarebbe ingiusto, incostituzionale e soprattutto controproducente.

Serve qualcosa di molto più semplice e molto più duro.

Una sola sovranità.

Trasparenza assoluta sui finanziamenti esteri delle organizzazioni religiose.

Controllo dei rapporti finanziari e organizzativi con governi stranieri e movimenti transnazionali.

Nessun riconoscimento istituzionale automatico ad associazioni che pretendano di rappresentare intere comunità.

Protezione concreta di donne, omosessuali, apostati, musulmani liberali e dissidenti dalla coercizione comunitaria.

Nessuna tolleranza verso intimidazioni religiose nelle scuole.

Nessuna giurisdizione parallela.

Nessuna polizia morale.

Nessun quartiere nel quale la pressione della comunità valga più della libertà individuale.

E soprattutto:

nessuna norma religiosa sopra la legge democratica.

Mai.

LA LIBERTÀ RELIGIOSA PROTEGGE IL CREDENTE, NON L’IDEOLOGIA DI DOMINIO

Questa dovrebbe essere la linea rossa europea.

Puoi credere che Dio abbia dato una legge all’uomo.

Puoi pregare.

Puoi digiunare.

Puoi costruire una moschea nel rispetto delle norme.

Puoi insegnare la tua fede ai tuoi figli nel rispetto dei loro diritti.

Puoi fondare associazioni.

Puoi partecipare alla politica.

Puoi perfino sostenere pubblicamente che la società occidentale sia moralmente decadente.

È democrazia.

Quello che non puoi pretendere è che la tua norma religiosa diventi obbligatoria per chi non la condivide.

Nel momento in cui lo pretendi, non stai più chiedendo libertà religiosa. Stai chiedendo potere.

Ed è precisamente questa la questione che Vienna ha finalmente messo sul tavolo.

Per troppo tempo l’Europa ha avuto paura persino delle parole.

Islamismo.

Parallelismo.

Pressione comunitaria.

Supremazia della legge civile.

Assimilazione costituzionale.

Sono state trasformate in parole sospette mentre gli islamisti organizzati potevano presentare qualsiasi critica alla propria ideologia come un attacco indiscriminato ai musulmani.

Il risultato è stato un dibattito paralizzato.

Stocker ha almeno rotto il meccanismo.

Adesso deve dimostrare di voler arrivare fino in fondo.

Perché una Costituzione non serve soltanto a descrivere lo Stato.

Serve soprattutto a stabilire chi comanda quando due ordinamenti pretendono obbedienza.

E in Europa la risposta dovrebbe essere semplicissima:

non il prete.
Non l’imam.
Non il rabbino.
Non il predicatore.
Non la comunità.

La legge.

Una legge uguale per credenti e non credenti, uomini e donne, maggioranze e minoranze.

Questo è lo Stato laico.

Questo è lo Stato liberale.

E chi vuole sostituirlo con un ordine politico-religioso non sta chiedendo maggiore tolleranza.

Sta chiedendo che la democrazia gli consegni gli strumenti con cui limitarla.

Vienna ha finalmente cominciato a dirlo.

Ora tocca all’Europa decidere se continuare a discutere sulle parole oppure difendere le regole che rendono possibile la sua stessa libertà.


DOCUMENTI E FONTI

Dokumentationsstelle Politischer Islam – definizione ufficiale e attività di ricerca
https://www.dokumentationsstelle.at/forschung/uebersicht

Dokumentationsstelle Politischer Islam – pubblicazioni e studi, compresi Muslim Brotherhood e Millî Görüş
https://www.dokumentationsstelle.at/publikationen

Dokumentationsstelle – “Was ist populistisch am politischen Islam?”, 2026
https://www.dokumentationsstelle.at/news/aktuelles/dpi-bericht-zum-islamistischen-populismus

Dokumentationsstelle – Jahresbericht sull’influenza islamista e le reti transnazionali
https://www.dokumentationsstelle.at/news/aktuelles/dpi-jahresbericht-veroeffentlicht-2025

ORF, 30 agosto 2026 – Claudia Bauer prepara la proposta sul divieto dell’islam politico
https://orf.at/stories/3440656/

ORF, 31 agosto 2026 – Stocker ribadisce il progetto di divieto costituzionale
https://orf.at/stories/3440788/

Parlamento austriaco – proposta del 2020 per un Verbotsgesetz contro l’islam politico e risultato della votazione
https://www.parlament.gv.at/gegenstand/XXVII/UEA/323

Parlamento austriaco – nuova proposta presentata nel marzo 2026
https://www.parlament.gv.at/gegenstand/XXVIII/A/803

Parlamento austriaco – comunicazione ufficiale del 30 marzo 2026 sul nuovo progetto
https://www.parlament.gv.at/aktuelles/pk/jahr_2026/pk0265

Comune di Vienna – verbale del Consiglio comunale, 19 maggio 2026, con riferimento al dato del 41%
https://www.wien.gv.at/mdb/gr/2026/gr-014-w-2026-05-19-093.htm

Wiener Zeitung – analisi della ricerca di Kenan Güngör: 1.221 intervistati, dati e limiti metodologici
https://www.wienerzeitung.at/a/religioese-algokinder

Vienna.at – dati 2026 sulla composizione religiosa delle scuole pubbliche dell’obbligo di Vienna
https://www.vienna.at/immer-mehr-muslimische-schueler-an-wiener-pflichtschulen/10157435

The Guardian – condanne delle “Muslim Patrols” di Londra, dicembre 2013
https://www.theguardian.com/uk-news/2013/dec/06/muslim-vigilantes-jailed-sharia-law-attacks-london

The Guardian – indagine sulle “Muslim Patrols” e condanna dell’East London Mosque
https://www.theguardian.com/uk/2013/jan/22/muslim-patrol-london-police-arrests

Brussels Times/Belga – furto della testa del Bambino Gesù dalla Natività della Grand Place, novembre 2025
https://www.brusselstimes.com/belgium/1860869/head-of-baby-jesus-stolen-from-grand-place-nativity-scene

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