I CANI DA RIPORTO DELLA CONTROINFORMAZIONE ITALIANA INCOLPANO AMERICA E ISRAELE PER CEUTA, MA LA LINEA SUL SAHARA ERA GIÀ SOSTENUTA DA ZAPATERO NEL 2008

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Altro che regia americana o israeliana: mentre qualcuno cerca ossessivamente Washington e Tel Aviv dietro ogni crisi, la convergenza Zapatero–Sánchez–Marocco sul Sahara Occidentale ha radici politiche molto più lontane e perfettamente documentabili.

ZAPATERO SOSTIENE IL PIANO DEL MAROCCO SUL SAHARA OCCIDENTALE. L’ASSE ZAPATERO–SÁNCHEZ–RABAT È ORMAI ALLA LUCE DEL SOLE: NON CI SONO ALTRE DOMANDE, VOSTRO ONORE

C’è un momento nel quale le coincidenze smettono di essere coincidenze e diventano una linea politica.

Sul Sahara Occidentale quel momento è arrivato da tempo.

José Luis Rodríguez Zapatero non ha nascosto il proprio sostegno al piano di autonomia proposto dal Marocco. Pedro Sánchez ha successivamente trasformato quella posizione in un elemento fondamentale della politica spagnola verso Rabat.

E allora la domanda non è più se esista una convergenza.

La convergenza è pubblica.

La vera domanda è un’altra: perché una parte della politica spagnola sembra così disponibile ad accogliere le priorità strategiche del Marocco proprio sulla questione più delicata dei rapporti tra Madrid e Rabat?

Perché qui non stiamo parlando di una disputa marginale.

Stiamo parlando del Sahara Occidentale.

E soprattutto stiamo parlando di un territorio che, contrariamente a quello che certe semplificazioni politiche vorrebbero far credere, le Nazioni Unite continuano a considerare un territorio non autonomo il cui status definitivo non è stato risolto.

ZAPATERO LO DICE APERTAMENTE: IO SOSTENEVO L’AUTONOMIA GIÀ NEL 2008

Partiamo dai fatti.

Nel marzo 2022 Zapatero ricordò pubblicamente di avere sostenuto già nel 2008 la soluzione dell’autonomia proposta dal Marocco.

Non si tratta quindi di un’interpretazione attribuitagli dai suoi avversari.

Lo ha rivendicato lui stesso.

Secondo Europa Press, l’ex presidente socialista definì quella posizione politicamente “intelligente”, sostenendo la necessità di esplorare la strada dell’autonomia per superare decenni di stallo.

E questo elemento è fondamentale.

Perché significa che la posizione assunta successivamente dal governo Sánchez non nasce nel vuoto.

Esiste una continuità politica evidente all’interno di una parte importante del socialismo spagnolo.

Zapatero sosteneva la soluzione autonomista.

Sánchez arriva al governo.

E nel 2022 Madrid comunica a Mohammed VI di considerare l’iniziativa marocchina di autonomia presentata nel 2007 come “la base più seria, credibile e realistica” per risolvere la controversia.

Altro che illazioni.

Altro che dietrologie.

Sono dichiarazioni politiche pubbliche.

POI ARRIVA SÁNCHEZ. E LA SPAGNA CAMBIA ROTTA

Il passaggio del 2022 rappresentò una svolta enorme.

Per decenni la Spagna aveva mantenuto sul Sahara una posizione molto più prudente, legata al processo delle Nazioni Unite e alla ricerca di una soluzione concordata.

Con Sánchez cambia qualcosa.

Il presidente del governo spagnolo scrive al re Mohammed VI e attribuisce al piano marocchino una centralità politica che Madrid non gli aveva precedentemente riconosciuto in questi termini.

La reazione di Rabat?

Entusiastica.

Non sorprende.

Era esattamente il tipo di riconoscimento diplomatico che il Marocco cercava.

E infatti pochi mesi dopo Mohammed VI elogiò pubblicamente la nuova posizione della Spagna.

Quando una capitale modifica la propria linea diplomatica e la controparte interessata alla disputa celebra pubblicamente quel cambiamento come un successo, forse qualche domanda è legittima.

MA IL SAHARA OCCIDENTALE NON È SEMPLICEMENTE “MAROCCO”

Ed è qui che tutta la narrazione politica costruita attorno al cosiddetto “realismo” comincia a mostrare le proprie crepe.

Il Sahara Occidentale non è internazionalmente una normale provincia marocchina sulla quale Rabat esercita una sovranità universalmente riconosciuta.

Le Nazioni Unite continuano a inserirlo nell’elenco dei Non-Self-Governing Territories, i territori non autonomi.

Esiste inoltre un principio che non può essere cancellato con una lettera diplomatica: l’autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale.

Lo ha ricordato con particolare forza anche la Corte di giustizia dell’Unione europea.

Nelle sentenze del 4 ottobre 2024 relative agli accordi UE-Marocco, la Corte ha ribadito che l’applicazione di un accordo internazionale UE-Marocco al territorio del Sahara Occidentale deve rispettare il principio di autodeterminazione e richiede il consenso del popolo del Sahara Occidentale.

Questa non è propaganda del Polisario.

È giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea.

Ed ecco l’enorme contraddizione politica.

Da una parte si parla continuamente di diritto internazionale, autodeterminazione, regole internazionali e ordine multilaterale.

Dall’altra, quando si arriva al Sahara Occidentale, improvvisamente la parola magica diventa:

“realismo”.

Realismo per chi?

IL PIANO MAROCCHINO HA UN DETTAGLIO CHE NON PUÒ ESSERE NASCOSTO

Bisogna inoltre spiegare cosa significa concretamente “autonomia”.

Il progetto marocchino non propone l’indipendenza del Sahara Occidentale.

Propone un’autonomia sotto sovranità marocchina.

È questa la questione politica centrale.

Accettare definitivamente quel modello significherebbe sostanzialmente risolvere la controversia territoriale all’interno della cornice della sovranità di Rabat.

È perfettamente legittimo sostenere politicamente che questa sia la soluzione più pragmatica.

Ma allora bisogna dirlo chiaramente.

Non si può contemporaneamente celebrare il principio dell’autodeterminazione come valore universale e poi considerarlo improvvisamente secondario quando entra in conflitto con gli interessi geopolitici di un partner strategico.

Le regole valgono sempre oppure diventano strumenti da utilizzare a seconda della convenienza?

Questa è la questione.

ZAPATERO, SÁNCHEZ, RABAT: TRE PUNTI CHE FORMANO UNA LINEA

Ed eccoci al cuore politico della vicenda.

Zapatero sostiene da anni il piano autonomista marocchino.

Sánchez compie nel 2022 la svolta diplomatica spagnola.

Mohammed VI accoglie favorevolmente la nuova posizione.

Madrid e Rabat ricostruiscono progressivamente i propri rapporti.

Non occorre inventare complotti.

I fatti pubblici sono già sufficientemente interessanti.

Ed è proprio questo che rende la vicenda politicamente esplosiva.

Perché la questione non dovrebbe essere trasformata nell’ennesima caccia alla teoria segreta.

La questione è molto più semplice:

perché la politica estera spagnola sul Sahara Occidentale si è progressivamente avvicinata alla posizione strategica del Marocco?

E soprattutto:

quale prezzo politico, diplomatico e strategico ha pagato o ottenuto Madrid attraverso questa svolta?

Sono domande perfettamente legittime.

Anzi, dovrebbero essere domande obbligatorie.

E POI C’È CEUTA

Il quadro diventa ancora più delicato quando si considera l’importanza che il Marocco riveste per la Spagna nella gestione dei flussi migratori e dei confini di Ceuta e Melilla.

La crisi di Ceuta del 2021 aveva già mostrato quanto il dossier migratorio potesse trasformarsi in uno strumento di pressione nei rapporti bilaterali.

La crisi diplomatica era esplosa dopo che la Spagna aveva accolto per cure mediche Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario.

Poco dopo migliaia di persone attraversarono il confine verso Ceuta mentre i controlli marocchini venivano drasticamente allentati.

Poi arriva il riavvicinamento.

Poi arriva la svolta sul Sahara.

Poi torna la cooperazione con Rabat.

È legittimo sostenere che la normalizzazione dei rapporti con il Marocco fosse necessaria.

Ma è altrettanto legittimo chiedere:

fino a dove è disposta ad arrivare Madrid per assicurarsi la collaborazione marocchina?

Perché questa è una questione di interesse nazionale spagnolo.

IL PARADOSSO DI UNA SINISTRA CHE PARLA DI “COLONIALISMO”

Ed ecco la parte politicamente più imbarazzante.

Per anni una certa sinistra europea ha trasformato parole come colonialismo, autodeterminazione e diritto dei popoli in categorie morali assolute.

Poi arriva il Sahara Occidentale.

Un’ex colonia spagnola.

Un territorio ancora classificato dall’ONU come non autonomo.

Un popolo il cui diritto all’autodeterminazione continua ad avere riconoscimento internazionale.

E improvvisamente una parte importante del socialismo spagnolo scopre il fascino del pragmatismo geopolitico.

Quando conviene, autodeterminazione.

Quando conviene, realpolitik.

Quando conviene, diritto internazionale.

Quando conviene, piano di autonomia marocchino.

Questa non è coerenza istituzionale.

È precisamente la contraddizione che dovrebbe essere discussa.

ATTENZIONE: IL CONSIGLIO DI SICUREZZA HA RAFFORZATO IL PESO DEL PIANO MAROCCHINO

C’è però un fatto recente che un’analisi seria non può nascondere.

Nel 2025 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dato un peso politico molto maggiore alla proposta autonomista marocchina nel processo negoziale.

Questo rafforza certamente la posizione diplomatica di Rabat e rende scorretto raccontare la situazione come se nulla fosse cambiato negli ultimi anni.

Ma non equivale automaticamente a cancellare il diritto all’autodeterminazione del popolo saharaui né trasforma retroattivamente l’intero Sahara Occidentale in territorio marocchino universalmente riconosciuto.

La disputa internazionale continua.

Ed è precisamente questa distinzione che deve essere mantenuta.

NON SERVONO COMPLOTTI. BASTA LEGGERE LE DICHIARAZIONI

Il punto più interessante dell’intera vicenda è proprio questo.

Non servono documenti misteriosi.

Non servono indiscrezioni anonime.

Non servono ricostruzioni fantasiose.

Zapatero ha dichiarato pubblicamente di sostenere da anni la strada dell’autonomia.

Sánchez ha ufficialmente elevato il piano marocchino a base privilegiata per una soluzione.

Mohammed VI ha pubblicamente apprezzato la posizione spagnola.

La cooperazione Madrid-Rabat è diventata nuovamente centrale.

I fatti sono davanti agli occhi di tutti.

E allora possiamo concludere con una formula semplicissima:

NON CI SONO ALTRE DOMANDE, VOSTRO ONORE.

O, meglio:

ce ne sarebbero moltissime.

Ma sono domande che una parte della politica e dell’informazione spagnola dovrebbe finalmente avere il coraggio di porre.


FONTI E DOCUMENTI

Europa Press – Zapatero ricorda di avere sostenuto la via dell’autonomia del Sahara e la definisce politicamente “intelligente”
https://www.europapress.es/nacional/noticia-zapatero-recuerda-apoyo-via-autonomia-sahara-dice-politicamente-postura-inteligente-20220318233450.html

RTVE – La Spagna appoggia il piano marocchino di autonomia del Sahara Occidentale
https://www.youtube.com/watch?v=ktvrc3ZbqbA

Corte di giustizia dell’Unione europea – Sentenze del 4 ottobre 2024 sugli accordi UE-Marocco e Sahara Occidentale
https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2024-10/cp240170en.pdf

El País – Mohammed VI elogia la nuova posizione spagnola sul Sahara Occidentale
https://elpais.com/espana/2022-08-20/mohamed-vi-califica-de-responsable-la-posicion-espanola-en-el-sahara.html

Financial Times – Rapporti tra Mohammed VI, Sánchez, Sahara Occidentale e pressione migratoria
https://www.ft.com/content/b2440aa5-be3e-40ae-ad2d-ad5893de79d3

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