“USRAELE”, “UCCIDENTE”, “IMPERIALISMO”: IL VOCABOLARIO AUTOMATICO DELLA CONTROINFORMAZIONE CHE VEDE UN SOLO NEMICO E DIMENTICA TUTTI GLI ALTRI

Date:

C’è un modo estremamente semplice per riconoscere una certa controinformazione italiana: non serve nemmeno aspettare che finisca il ragionamento. Bastano le prime parole.

“Usraele”. “Imperialismo americano”. “Occidente collettivo”. “Sionismo”. “NATO”. “Colonialismo”. “Neoliberismo”. “Sud globale”. “Resistenza”.

Cambiano la guerra, il continente e i protagonisti, ma il vocabolario rimane sorprendentemente simile.

È una struttura interpretativa che affonda parte delle proprie radici nel tradizionale lessico marxista e anti-imperialista, ma che oggi viene applicata a scenari molto più complessi.

Il problema non è criticare gli Stati Uniti, Israele, la NATO o le politiche occidentali. Una stampa libera deve poterlo fare, anche duramente.

Il problema nasce quando quella critica diventa una lente unica attraverso la quale interpretare praticamente qualsiasi evento mondiale.

A quel punto non siamo più davanti a un metodo di analisi.

Siamo davanti a uno schema ideologico.

IL VOCABOLARIO È GIÀ LA SENTENZA

Il meccanismo è semplice.

Prima ancora di analizzare i fatti vengono assegnati i ruoli.

Da una parte troviamo quasi sempre:

USA, Israele, NATO, capitalismo, finanza occidentale, multinazionali, colonialismo, neoliberismo.

Dall’altra:

popoli oppressi, Sud globale, resistenza, liberazione, antimperialismo, multipolarismo.

Una volta costruita questa divisione morale, diventa estremamente difficile raccontare ciò che non entra nello schema.

Un regime ostile agli Stati Uniti può diventare automaticamente “antimperialista”.

Un movimento armato può essere presentato principalmente attraverso la parola “resistenza”.

Una potenza non occidentale viene analizzata soprattutto attraverso il suo conflitto con Washington.

E qualsiasi iniziativa americana o israeliana rischia invece di essere interpretata preventivamente attraverso concetti come egemonia, imperialismo o colonialismo.

È il vecchio schema oppressore contro oppresso, trasportato dalla lotta di classe alla geopolitica.

Ma il mondo reale è infinitamente più complicato.

“USRAELE”: QUANDO UNA PAROLA SOSTITUISCE L’ANALISI

Uno degli esempi più evidenti è il termine “Usraele”.

La fusione linguistica tra USA e Israele contiene già una conclusione politica: Washington e Gerusalemme vengono rappresentate come parti quasi indistinguibili di un unico sistema di potere.

Non occorre più dimostrare, caso per caso, quali interessi coincidano e quali divergano.

La parola ha già deciso tutto.

È precisamente questo il problema della propaganda politica: trasformare una tesi che dovrebbe essere dimostrata in una premessa che non deve più essere discussa.

Lo stesso accade quando “Occidente” viene utilizzato come se centinaia di milioni di persone, decine di governi e interessi economici spesso concorrenti costituissero un soggetto politico perfettamente unitario.

L’IMPERIALISMO ESISTE SOLTANTO QUANDO È AMERICANO?

Qui emerge una delle contraddizioni più interessanti.

Se davvero il principio fondamentale fosse l’opposizione all’imperialismo, allora bisognerebbe applicarlo a qualsiasi progetto di espansione politica, militare, religiosa o ideologica, indipendentemente da chi lo promuove.

E invece una parte della comunicazione cosiddetta alternativa sembra avere un radar estremamente sensibile quando il protagonista è Washington e molto meno sensibile quando gli attori sono altri.

L’Iran, per esempio, ha costruito per decenni una rete regionale di alleanze e organizzazioni armate.

La Russia possiede propri interessi strategici e proprie aree d’influenza.

La Cina esercita una crescente influenza economica e politica internazionale.

La Turchia persegue apertamente interessi regionali.

Arabia Saudita, Qatar ed Emirati utilizzano capitale, diplomazia, media e investimenti come strumenti di influenza.

Tutto questo può essere discusso senza trasformare automaticamente ciascun Paese in un “impero”.

Ma allora deve valere la stessa cautela anche quando si parla degli Stati Uniti.

O esiste un criterio universale oppure esiste soltanto propaganda selettiva.

E L’ISLAMISMO POLITICO?

Qui arriviamo probabilmente al punto più delicato.

Criticare l’islamismo politico non significa attaccare i musulmani.

Le due cose devono essere tenute rigorosamente separate.

L’islamismo è un fenomeno politico e ideologico e, come qualsiasi ideologia, può e deve essere analizzato criticamente.

Esistono movimenti che perseguono una maggiore islamizzazione dello Stato e della società. Esistono organizzazioni transnazionali. Esistono finanziamenti internazionali destinati a moschee, associazioni, istituzioni religiose e attività culturali. Esistono governi che utilizzano religione, soft power e finanziamenti come strumenti geopolitici.

Perché tutto questo dovrebbe essere meno degno d’indagine dell’influenza americana?

Perché investigare una lobby occidentale sarebbe giornalismo mentre investigare reti di influenza provenienti dal Medio Oriente dovrebbe diventare automaticamente “islamofobia”?

Questa doppia misura sarebbe precisamente il contrario del giornalismo.

LA PAROLA MAGICA: “RESISTENZA”

Anche “resistenza” meriterebbe un’analisi linguistica molto più seria.

È una parola potentissima perché contiene immediatamente un giudizio morale.

Chi resiste sembra necessariamente trovarsi dalla parte giusta.

Ma un’organizzazione non diventa democratica, liberale o rispettosa dei diritti umani semplicemente perché combatte un avversario considerato imperialista.

Bisogna analizzare ciò che quell’organizzazione sostiene, come agisce e quale società vorrebbe costruire.

Essere contro Washington non significa automaticamente essere dalla parte della libertà.

Essere contro Israele non significa automaticamente essere progressisti.

Essere contro la NATO non rende automaticamente democratici.

E definirsi antimperialisti non concede alcuna immunità morale.

IL PARADOSSO DELLA SINISTRA OCCIDENTALE

Esiste poi una contraddizione culturale che merita di essere discussa.

Una parte della sinistra occidentale ha combattuto per decenni battaglie riguardanti la libertà individuale, l’emancipazione femminile, i diritti LGBT, la separazione tra religione e Stato e la libertà di espressione.

Eppure alcuni settori della stessa area politica mostrano una sorprendente indulgenza verso movimenti radicalmente conservatori quando questi vengono collocati nel campo degli “oppressi” o dell’“antimperialismo”.

La contraddizione è evidente.

Un’ideologia non diventa progressista semplicemente perché combatte l’Occidente.

Questo dovrebbe essere un principio elementare.

IL “SUD GLOBALE” COME NUOVO PROLETARIATO GEOPOLITICO

Un’altra espressione diventata onnipresente è “Sud globale”.

È una categoria che può essere utile in determinati studi economici e geopolitici.

Ma quando viene trasformata in categoria morale diventa qualcosa di completamente diverso.

Il vecchio proletariato internazionale viene quasi sostituito da un nuovo soggetto collettivo: i popoli del Sud globale contrapposti all’Occidente capitalista.

Ma dentro il cosiddetto Sud globale troviamo democrazie e dittature, potenze emergenti e Stati poverissimi, governi laici e teocrazie, Paesi alleati degli Stati Uniti e loro avversari.

Trattarli come un blocco omogeneo significa sacrificare la realtà alla teoria.

LE PAROLE CHIAVE DEL COPIONE

Il vocabolario ricorrente è ormai riconoscibile:

Imperialismo americano. Imperialismo occidentale. Egemonia americana. Occidente collettivo. Capitalismo globale. Capitalismo finanziario. Neoliberismo. Oligarchie finanziarie. Complesso militare-industriale. Colonialismo. Neocolonialismo. Sud globale. Popoli oppressi. Resistenza. Asse della Resistenza. Antimperialismo. Anticolonialismo. Multipolarismo. NATO imperialista. Guerre americane. Guerre per procura. Regime change. Rivoluzioni colorate. Stati vassalli. Governi fantoccio. Propaganda occidentale. Media di regime. Sionismo. Lobby sionista. Entità sionista. “Usraele”. Asse USA-Israele. Colonialismo israeliano. Oppressore e oppresso.

Naturalmente utilizzare una di queste espressioni non rende qualcuno marxista e molte descrivono fenomeni realmente studiati dalla geopolitica.

Il problema è l’utilizzo sistematico, selettivo e ideologico del vocabolario.

Se ogni crisi internazionale viene raccontata utilizzando sempre gli stessi colpevoli e sempre gli stessi innocenti, bisogna domandarsi se stiamo ancora osservando i fatti oppure stiamo semplicemente adattando i fatti a una teoria precedente.

ATTENZIONE, PERÒ, ALLA TEORIA OPPOSTA

C’è infine una trappola nella quale non bisogna cadere.

Sarebbe facile rispondere a questa lettura ideologica sostenendo l’esistenza di un’unica regia composta da marxisti, islamisti, sionisti e lobby finanziarie che lavorerebbero insieme per islamizzare l’Occidente e costruire un governo globale.

Ma senza documentazione concreta sarebbe semplicemente la costruzione di un’altra teoria totalizzante.

E commetteremmo esattamente l’errore che stiamo contestando.

Marxismo, islamismo, globalismo, capitalismo finanziario e sionismo non sono sinonimi. Hanno origini differenti, interessi differenti e in numerosi momenti storici sono entrati direttamente in conflitto.

Se esistono convergenze politiche, finanziamenti, organizzazioni comuni o alleanze tattiche, queste devono essere documentate caso per caso.

Nomi.

Documenti.

Finanziamenti.

Organizzazioni.

Date.

Decisioni politiche.

Questo distingue un’inchiesta da una teoria.

LA VERA CONTROINFORMAZIONE NON DOVREBBE AVERE PADRONI

La questione fondamentale è proprio questa.

La controinformazione dovrebbe esistere per mettere in discussione tutti i poteri, non soltanto quelli compatibili con il proprio schema ideologico.

Indagare Washington? Certamente.

Indagare Israele? Certamente.

Indagare NATO, multinazionali e grandi fondi finanziari? Assolutamente.

Ma allora bisogna essere disposti a utilizzare lo stesso metro per Teheran, Mosca, Pechino, Ankara, Doha, Riyadh e qualsiasi rete politica o religiosa transnazionale.

Bisogna poter parlare dell’imperialismo quando non è americano.

Dell’autoritarismo quando è antiamericano.

Dell’espansionismo quando viene giustificato come “resistenza”.

Dell’estremismo religioso quando non proviene dall’Occidente.

E dell’islamismo politico senza trasformare una critica a un’ideologia in un attacco indiscriminato ai musulmani.

Altrimenti la parola “controinformazione” perde progressivamente significato.

Rimane soltanto informazione schierata dall’altra parte.

Link da inserire

  • Marx ed Engels – Manifesto del Partito Comunista, capitolo I (italiano)
    È particolarmente utile perché contiene direttamente la costruzione oppressori/oppressi e la centralità della lotta di classe.
    Manifesto del Partito Comunista – Borghesi e proletari
  • Marx ed Engels – Manifesto del Partito Comunista, capitolo II (italiano)
    Utile per documentare la concezione internazionalista del movimento comunista e il rapporto tra comunisti e proletariato.
    Manifesto – Proletari e comunisti
  • Manifesto del Partito Comunista – testo completo
    Fonte primaria fondamentale per evitare di attribuire genericamente al marxismo concetti che Marx ed Engels non sostenevano.
    Manifesto completo Marx-Engels
  • Lenin – Imperialism, the Highest Stage of Capitalism
    Questa è probabilmente la fonte primaria più importante per il tuo articolo. Lenin collega esplicitamente imperialismo, monopolio, capitale finanziario, oligarchia finanziaria, esportazione dei capitali e spartizione del mondo tra grandi potenze.
    Lenin – Imperialism, the Highest Stage of Capitalism
  • Lenin – “Imperialism as a Special Stage of Capitalism”
    È ancora più mirato se nell’articolo vuoi mettere in evidenza l’origine leninista del collegamento fra imperialismo, monopolio e “finance capital”.
    Lenin – Capitolo VII sull’imperialismo

E sostituire una propaganda con la propaganda opposta non significa essere liberi.

Significa soltanto aver cambiato padrone del racconto.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Condividi il post:

Iscriviti

spot_img

Popolari

Altri contenuti simili
Related