IRAN, IL REGIME CHE GRIDA AL “COMPLOTTO AMERICANO” PER NASCONDERE IL PROPRIO FALLIMENTO: BESSENT SPIEGA LA PRESSIONE USA, MA TEHERAN HA COSTRUITO DA SOLA LA SUA PRIGIONE ECONOMICA

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Per il regime iraniano esiste una spiegazione universale.

L’economia crolla? Colpa degli Stati Uniti.

La moneta precipita? Colpa delle sanzioni.

La popolazione protesta? Complotto straniero.

Le piazze si riempiono? CIA, Mossad, infiltrati, sabotatori.

È una narrativa comodissima perché permette alla Repubblica Islamica di evitare la domanda realmente pericolosa: come ha fatto uno dei Paesi potenzialmente più ricchi del Medio Oriente, con immense risorse energetiche e una popolazione istruita, a trasformarsi in un sistema costretto a costruire reti finanziarie clandestine per muovere i propri soldi?

Le dichiarazioni del segretario al Tesoro americano Scott Bessent sono importanti proprio perché mostrano l’altra metà della storia.

BESSENT: “ECONOMIC STATECRAFT”

All’inizio del 2026 Bessent aveva descritto pubblicamente la strategia americana contro Teheran come “economic statecraft”.

Secondo il segretario al Tesoro, la pressione finanziaria statunitense aveva contribuito alla carenza di dollari, alle difficoltà del sistema bancario iraniano, alla caduta della valuta e alla crisi economica che aveva alimentato le proteste.

Bessent arrivò a sintetizzare la strategia con una frase brutale:

“No shots fired.”

Nessun colpo sparato: utilizzare la potenza finanziaria americana per restringere progressivamente lo spazio economico del regime.

Questa parte non va nascosta.

Le sanzioni americane hanno avuto un ruolo importante nell’aggravamento delle difficoltà iraniane e Washington non ne fa mistero.

Ma da questo fatto una parte della propaganda compie un salto logico enorme: trasformare automaticamente il regime iraniano nella vittima innocente della situazione.

Ed è qui che la narrazione comincia a crollare.

IL PROBLEMA NON È SOLTANTO QUANTO DENARO ENTRA IN IRAN. È DOVE FINISCE

Il Tesoro americano sostiene infatti di avere ricostruito reti finanziarie parallele utilizzate dall’Iran per aggirare le sanzioni e trasferire all’estero i proventi delle esportazioni.

Nel gennaio 2026 OFAC ha colpito 18 persone ed entità coinvolte, secondo Washington, nel riciclaggio dei proventi derivanti dalla vendita di petrolio e prodotti petrolchimici iraniani.

Il documento del Tesoro descrive un sistema composto da società di copertura, intermediari finanziari e aziende distribuite in diverse giurisdizioni.

Non stiamo parlando di qualche bonifico clandestino.

Secondo il Tesoro americano, la rete collegata a Bank Melli avrebbe processato transazioni per miliardi di dollari per soggetti tra cui National Iranian Oil Company, Banca Centrale iraniana e IRGC.

E qui nasce la domanda che dovrebbe interessare chiunque voglia davvero difendere il popolo iraniano:

se miliardi continuavano a circolare attraverso queste reti, perché la popolazione iraniana continuava a impoverirsi?

UN’ECONOMIA PARALLELA PER SALVARE IL SISTEMA

Il problema strutturale della Repubblica Islamica è precisamente questo.

Per decenni Teheran ha sviluppato un’economia nella quale apparato politico, militare, energetico e finanziario sono profondamente intrecciati.

Quando l’accesso ai normali circuiti internazionali viene chiuso, il regime non rinuncia alla propria strategia.

Costruisce circuiti alternativi.

Petrolio.

Società di copertura.

Intermediari.

Navi.

Cambisti.

Banche parallele.

Criptovalute.

Il risultato è una gigantesca infrastruttura economica costruita non per normalizzare l’Iran, ma per consentire al sistema di sopravvivere all’isolamento.

Il Tesoro americano sostiene che il cosiddetto shadow banking iraniano permetta di gestire ogni anno decine di miliardi di dollari di commercio attraverso il sistema finanziario internazionale.

È questo uno degli aspetti che la narrativa antiamericana tende sistematicamente a dimenticare.

NEL 2026 WASHINGTON HA SEGUITO I SOLDI

La campagna americana si è progressivamente spostata proprio su queste infrastrutture.

Nel maggio 2026 Bessent dichiarava che Washington aveva interrotto decine di miliardi di dollari di ricavi petroliferi previsti, congelato quasi mezzo miliardo di dollari in criptovalute collegate al regime e colpito enormi flussi finanziari illeciti attribuiti alle reti iraniane.

Nell’aprile 2026 il Tesoro aveva inoltre colpito reti internazionali coinvolte nell’approvvigionamento dei programmi iraniani di missili e droni.

A maggio è arrivato un nuovo attacco alle reti petrolifere e alla cosiddetta shadow fleet, comprendente decine di società di navigazione e imbarcazioni.

E ancora il Tesoro ha colpito operazioni petrolifere riconducibili all’IRGC.

Il quadro che emerge è quindi molto diverso dal semplicistico:

“gli americani affamano gli iraniani”.

La strategia americana mira certamente a comprimere economicamente Teheran.

Ma il bersaglio dichiarato è soprattutto la capacità del regime di trasformare petrolio, società offshore, banche parallele e intermediari internazionali in denaro utilizzabile dal proprio apparato.

INTANTO GLI IRANIANI PAGANO IL CONTO

Qui emerge la contraddizione fondamentale della Repubblica Islamica.

Un Paese che possiede alcune delle maggiori riserve energetiche del pianeta dovrebbe essere enormemente avvantaggiato.

Invece una parte consistente delle energie dello Stato viene impiegata per aggirare sanzioni generate anche dalle scelte geopolitiche dello stesso regime.

Il cittadino iraniano paga così due volte.

Paga gli effetti delle sanzioni occidentali.

E paga le conseguenze delle politiche della propria classe dirigente.

Ridurre tutto alla prima componente significa assolvere completamente Teheran dalle proprie responsabilità.

Ed è precisamente ciò che fa una parte della propaganda occidentale filo-iraniana.

LE PROTESTE NON POSSONO ESSERE CANCELLATE GRIDANDO “CIA”

Quando gli iraniani protestano, il regime ricorre allo stesso copione.

Non esistono cittadini esasperati.

Esistono agenti stranieri.

Non esiste dissenso.

Esiste destabilizzazione.

Non esiste rabbia sociale.

Esiste il Mossad.

Ma nel gennaio 2026 lo stesso Dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato funzionari iraniani accusandoli di responsabilità nella repressione delle manifestazioni iniziate nel dicembre precedente.

Washington sostiene che le forze di sicurezza abbiano utilizzato munizioni vere contro manifestanti e attribuisce a elementi dell’IRGC e delle forze dell’ordine gravi violenze contro civili.

Si può discutere della strategia americana.

Si possono criticare le sanzioni.

Si può persino sostenere che abbiano aggravato le condizioni della popolazione.

Ma nulla di tutto questo cancella la responsabilità di chi decide di reprimere chi protesta.

IL PARADOSSO DELLA PROPAGANDA FILO-TEHERAN

Ed eccoci al paradosso.

Una certa “controinformazione” occidentale pretende continuamente di stare dalla parte dei popoli contro le élite finanziarie.

Poi, quando si parla dell’Iran, improvvisamente diventa l’avvocato difensore di un sistema politico-militare che Washington accusa di utilizzare società di copertura, reti bancarie clandestine e circuiti petroliferi internazionali per muovere miliardi di dollari.

Se una struttura simile fosse attribuita a Washington, Wall Street o Israele, probabilmente verrebbero prodotti documentari di quattro ore sulle “oligarchie finanziarie”.

Quando riguarda Teheran diventa invece “resistenza all’imperialismo”.

Curioso.

NON È “L’IRAN” CONTRO L’AMERICA: È UN REGIME CHE LOTTA PER SOPRAVVIVERE

Bisogna soprattutto smettere di confondere tre cose completamente diverse:

Iran, popolo iraniano e Repubblica Islamica.

Non sono sinonimi.

Criticare il regime non significa essere contro l’Iran.

Al contrario, significa riconoscere che milioni di iraniani non possono essere automaticamente identificati con le decisioni dell’apparato politico e militare che governa il Paese.

Il regime può accusare Washington quanto vuole.

Può denunciare le sanzioni.

Può parlare di guerra economica.

E in parte avrebbe persino argomenti validi: la pressione americana è reale, deliberata e dichiarata apertamente.

Ma rimane una domanda alla quale la propaganda non può rispondere con la parola “imperialismo”:

perché l’Iran si è trovato nella necessità di costruire un gigantesco sistema finanziario clandestino per sopravvivere?

Perché decenni di politica estera aggressiva, programmi militari contestati, sostegno a organizzazioni armate regionali, repressione interna e isolamento internazionale hanno avuto un prezzo.

E quel prezzo non viene pagato principalmente dai vertici.

Viene pagato dagli iraniani.

BESSENT HA CAPITO DOVE COLPIRE: NON LE PAROLE, MA IL DENARO

La vera novità della strategia americana è questa.

Washington sembra avere compreso che la vulnerabilità della Repubblica Islamica non si trova soltanto nei missili o nelle installazioni militari.

Si trova nei flussi finanziari.

Nel petrolio.

Nelle compagnie di copertura.

Nella shadow fleet.

Nelle banche parallele.

Nelle criptovalute.

Negli intermediari internazionali.

Seguire il denaro significa cercare di ricostruire l’architettura economica che consente al sistema di continuare a funzionare nonostante l’isolamento.

Ed è probabilmente per questo che Teheran teme la pressione finanziaria almeno quanto quella militare.

Perché un missile può distruggere un’installazione.

Seguire il denaro può mostrare come funziona un intero sistema.

E soprattutto può porre una domanda devastante:

se per anni sono circolati miliardi, mentre gli iraniani diventavano sempre più poveri, chi ha realmente beneficiato di quei soldi?

È questa la domanda che la propaganda dovrebbe rivolgere a Teheran.

Ma è molto più semplice continuare a gridare:

“America”.


FONTI E DOCUMENTI

Post di Scott Bessent indicato:
Post del segretario al Tesoro Scott Bessent su X

U.S. Treasury – sanzioni contro funzionari iraniani e reti di shadow banking:
Secretary Bessent Announces Sanctions Against Architects of Iran’s Brutal Crackdown

U.S. Treasury – dichiarazioni di Bessent sulla campagna finanziaria contro l’Iran:
Remarks by Secretary Scott Bessent – maggio 2026

U.S. Treasury – reti iraniane per missili e UAV:
Economic Fury Targets Iranian Missile and UAV Procurement Networks

U.S. Treasury – commercio petrolifero iraniano e shadow fleet:
Economic Fury Targets Global Network Fueling Iran’s Oil Trade and Shadow Fleet

U.S. Treasury – operazioni petrolifere dell’IRGC:
Economic Fury Ramps Up Pressure on Iran’s IRGC Oil Operations

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