Per giorni una parte della cosiddetta controinformazione italiana ha cercato di costruire una storia già scritta: dietro la crisi di Ceuta ci sarebbero stati gli Stati Uniti e, naturalmente, Israele.
Il metodo?
Prendere una formulazione contenuta in un rapporto parlamentare americano, attribuirle un significato enormemente superiore al suo valore giuridico e politico, collegarla temporalmente alla crisi di Ceuta e presentare il tutto come se fosse la prova di una regia geopolitica.
Il problema è che un indizio non è una prova, una correlazione temporale non dimostra una regia e un rapporto parlamentare non equivale alla politica ufficiale degli Stati Uniti.
Ed è proprio qui che la narrazione comincia a crollare.
IL DOCUMENTO AMERICANO ESISTE. MA NON DICE QUELLO CHE QUALCUNO HA VOLUTO FARGLI DIRE
Partiamo dai fatti, perché negare l’esistenza del documento sarebbe altrettanto scorretto.
Un rapporto collegato al National Security, Department of State and Related Programs Appropriations Act per l’anno fiscale 2027 contiene effettivamente una formulazione politicamente rilevante su Ceuta e Melilla.
Nel testo le due città vengono descritte come amministrate dalla Spagna ma situate in territorio marocchino, facendo inoltre riferimento alla storica rivendicazione di Rabat.
È una formulazione importante?
Certamente.
Merita attenzione?
Assolutamente sì.
Dimostra che l’amministrazione Trump aveva deciso di consegnare Ceuta e Melilla al Marocco?
No.
E soprattutto non dimostra minimamente che Washington abbia organizzato o favorito l’assalto migratorio a Ceuta.
Lo stesso Brussels Signal, che ha dato ampio risalto alla controversa formulazione del Congresso, precisa un particolare fondamentale: i rapporti delle commissioni non hanno forza di legge e non modificano automaticamente la politica ufficiale americana, che continuava a trattare entrambe le città come spagnole.
È esattamente la distinzione che troppe ricostruzioni hanno convenientemente dimenticato.
DA UNA NOTA PARLAMENTARE A UNA REGIA AMERICANA: IL SALTO LOGICO
Ed eccoci al trucco.
Si prende questo:
un rapporto parlamentare contiene una formulazione favorevole alla posizione marocchina.
E lo si trasforma in questo:
gli Stati Uniti hanno autorizzato il Marocco a prendersi Ceuta.
Poi basta aggiungere qualche altro ingrediente.
Trump.
Rubio.
I rapporti USA-Marocco.
Gli Accordi di Abramo.
Israele.
Ed ecco confezionata la grande trama.
Ma manca un particolare non proprio insignificante:
la prova.
Dov’è il documento nel quale l’amministrazione americana ordina, autorizza o incoraggia Rabat a utilizzare decine di migliaia di migranti contro Ceuta?
Dov’è la prova del coinvolgimento israeliano nell’operazione?
Dov’è una direttiva?
Dov’è una comunicazione diplomatica?
Dov’è un documento dell’intelligence?
Dov’è una dichiarazione ufficiale?
Dov’è la catena decisionale?
Se si vuole sostenere una tesi così grave, non basta mettere una serie di avvenimenti uno accanto all’altro.
Bisogna dimostrare il collegamento causale.
E POI ARRIVANO I DOCUMENTI UFFICIALI
Qui la questione diventa ancora più interessante.
Secondo quanto riportato il 7 agosto da The Objective, gli Stati Uniti hanno ribadito in maniera «inequivocabile» il riconoscimento della sovranità spagnola su Ceuta e Melilla.
Ma c’è qualcosa di ancora più importante.
La documentazione ufficiale del Dipartimento di Stato americano colloca Ceuta e Melilla sotto la Spagna.
Quindi esiste una differenza fondamentale tra una formulazione contenuta in un rapporto del Congresso — politicamente significativa e certamente discutibile — e la posizione istituzionale americana.
Questa distinzione avrebbe dovuto essere il punto di partenza di qualsiasi analisi seria.
Per alcuni, invece, è diventata un dettaglio da non raccontare.
IL DOCUMENTO DEL CONGRESSO NON PROVAVA NEMMENO LA REGIA DELLA CRISI
C’è poi un secondo problema, ancora più evidente.
Ammettiamo per un momento che una parte del Congresso americano volesse davvero spingere Madrid verso una trattativa con Rabat sul futuro di Ceuta e Melilla.
Anche in quel caso, come si arriva alla conclusione che Washington abbia organizzato la crisi migratoria?
Sono due affermazioni completamente differenti.
Un parlamentare può sostenere le rivendicazioni territoriali marocchine senza avere alcun coinvolgimento nell’apertura di una frontiera.
Il Congresso può destinare finanziamenti militari al Marocco senza ordinargli di esercitare pressione sulla Spagna.
Washington può considerare Rabat un alleato strategico senza controllare ogni decisione del governo marocchino.
Sono concetti elementari nelle relazioni internazionali.
Eppure sono stati messi nello stesso frullatore narrativo fino a ottenere la storia desiderata.
E ISRAELE? DOVE SONO LE PROVE?
Poi naturalmente compare Israele.
Perché in una certa narrazione geopolitica contemporanea sembra impossibile che accada qualcosa nel Mediterraneo o in Medio Oriente senza trovare, prima o poi, una freccia che porta a Gerusalemme.
Marocco e Israele hanno rapporti diplomatici, economici e militari.
Vero.
Gli Stati Uniti hanno favorito la normalizzazione delle relazioni tra i due Paesi.
Vero.
Da questo deriva automaticamente che Israele abbia organizzato la crisi di Ceuta?
Assolutamente no.
Per sostenere un’accusa del genere servono prove specifiche.
Non associazioni.
Non diagrammi.
Non coincidenze.
Non “questo conosce quello”.
Non “questo Paese è alleato di quell’altro”.
Altrimenti non siamo più davanti a un’indagine geopolitica.
Siamo davanti alla costruzione di una narrativa.
IL PARADOSSO DELLA “CONTROINFORMAZIONE”
La parte più ironica è che questo metodo assomiglia terribilmente a quello che la controinformazione denuncia da anni nei media tradizionali.
Prima viene stabilita la conclusione.
Poi vengono selezionate le informazioni compatibili.
Quelle che contraddicono la tesi vengono minimizzate.
Una nota diventa una prova.
Una coincidenza diventa una correlazione.
Una correlazione diventa causalità.
E infine una supposizione diventa una certezza.
Esattamente ciò che un’informazione alternativa dovrebbe evitare.
CRITICARE WASHINGTON È LEGITTIMO. INVENTARE LE PROVE NO.
Nessuno sostiene che Washington non persegua interessi strategici in Nord Africa.
Nessuno sostiene che il Marocco non sia un alleato importante degli Stati Uniti.
Nessuno nega che il documento del Congresso rappresenti un segnale politico interessante e persino preoccupante per Madrid.
E nessuno dovrebbe ignorare che all’interno dell’apparato politico americano possano esistere posizioni differenti sulla questione.
Ma proprio per questo bisogna distinguere.
Una posizione parlamentare non equivale automaticamente alla posizione dell’esecutivo.
Una frase in un rapporto non trasferisce la sovranità di due città.
E soprattutto non dimostra che gli Stati Uniti abbiano organizzato una crisi migratoria.
LA CRISI DI CEUTA È ABBASTANZA GRAVE SENZA INVENTARSI IL GRANDE BURATTINAIO
La vera domanda dovrebbe essere molto più semplice:
che cosa è successo al confine marocchino?
Perché una massa enorme di persone è riuscita a dirigersi verso Ceuta?
Quali informazioni possedevano preventivamente le autorità spagnole?
Quale responsabilità hanno avuto le autorità marocchine?
Quanto era preparato il governo Sánchez?
Quali reti sociali hanno contribuito alla mobilitazione?
Quali organizzazioni o trafficanti hanno favorito gli spostamenti?
Sono domande concrete.
Sono verificabili.
E soprattutto riguardano direttamente ciò che è accaduto.
Trasformare invece ogni crisi internazionale nella solita storia dove dietro il sipario compaiono inevitabilmente Washington e Israele rischia soltanto di impedire di individuare le responsabilità realmente documentabili.
LA DIFFERENZA TRA UN’INCHIESTA E UNA NARRATIVA È TUTTA QUI
Un’inchiesta parte dalle prove e arriva alla conclusione.
La propaganda parte dalla conclusione e cerca le prove che le servono.
Nel caso di Ceuta è stata utilizzata una formulazione realmente esistente in un documento del Congresso.
Ma invece di spiegare al pubblico che tipo di documento fosse, quale valore avesse e come si rapportasse alla posizione ufficiale americana, qualcuno ha preferito utilizzarlo come tassello di una storia molto più grande.
Poi sono arrivati altri documenti.
Ed è emerso che Washington continuava ufficialmente a considerare Ceuta e Melilla territorio spagnolo.
A quel punto sarebbe stato necessario aggiornare la ricostruzione.
Perché questa dovrebbe essere la differenza fondamentale tra informazione e propaganda:
quando emergono nuovi fatti, l’informazione corregge la propria tesi. La propaganda cerca il modo di salvare comunque la narrativa.
Ed è proprio qui che si misura la credibilità di chi pretende ogni giorno di spiegare agli altri come funziona il mondo.
FONTI E LINK
The Objective – 7 agosto 2026
“Estados Unidos defiende «inequívocamente» la españolidad de Ceuta y Melilla”
https://theobjective.com/internacional/2026-08-07/estados-unidos-inequivocamente-espanolidad-ceuta-melilla/
Brussels Signal – rapporto del Congresso su Ceuta e Melilla
https://brusselssignal.eu/2026/08/us-house-report-describes-ceuta-and-melilla-as-moroccan-territory/
U.S. Department of State – Foreign Affairs Manual
https://fam.state.gov/
U.S. Department of State – Spain
https://www.state.gov/countries-areas/spain/
U.S. Department of State – informazioni di viaggio sulla Spagna
https://travel.state.gov/en/international-travel/travel-advisories/spain.html

