L’intero ragionamento ruota attorno ad alcuni assi tipici della tradizione marxista-leninista e neo-marxista:
- l’Occidente viene descritto come unico soggetto imperialista;
- Stati Uniti e Israele sono rappresentati come il centro assoluto del male geopolitico;
- Russia e Cina vengono invece presentate come potenze “contenitive” o addirittura stabilizzatrici;
- la NATO viene ridotta esclusivamente a strumento di aggressione.
Si tratta di una lettura politica legittima, ma non di una descrizione oggettiva della realtà.
«Trump voleva uscire dalla NATO»
Fatti
Donald Trump ha criticato la NATO fin dal 2016.
Ma le sue critiche non erano rivolte all’esistenza dell’Alleanza.
Erano rivolte soprattutto a:
- mancato rispetto del 2% del PIL per la difesa;
- squilibrio finanziario tra USA ed Europa;
- maggiore assunzione di responsabilità da parte degli alleati.
Durante il primo mandato:
- gli Stati Uniti non sono usciti dalla NATO;
- hanno aumentato il dispiegamento in Europa orientale;
- hanno rafforzato la deterrenza verso la Russia;
- hanno promosso un consistente aumento delle spese militari europee.
Trump ha più volte utilizzato la minaccia dell’uscita come leva negoziale.
È una differenza enorme.
«Trump ha cambiato idea»
Non esattamente.
La posizione di Trump è rimasta sorprendentemente coerente:
Gli USA resteranno nella NATO se gli europei pagheranno la loro parte.
Questa posizione è stata ribadita per anni.
Non rappresenta una retromarcia.
«La NATO nasce per dominare l’Europa»
Questa è una tipica lettura marxista della Guerra Fredda.
La documentazione storica racconta qualcosa di molto più complesso.
La NATO nasce nel 1949 dopo:
- il colpo di Praga;
- il blocco di Berlino;
- l’espansione sovietica nell’Europa orientale;
- l’annessione forzata dei Paesi baltici;
- la trasformazione di Polonia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Cecoslovacchia in Stati satelliti dell’URSS.
L’obiettivo ufficiale del Trattato di Washington è la difesa collettiva (articolo 5).
Che la NATO abbia poi assunto anche una funzione geopolitica americana è un fatto.
Ma sostenere che sia nata esclusivamente per “dominare l’Europa” significa ignorare completamente il contesto storico del 1948-49.
«La NATO è solo uno strumento di aggressione»
Questa è probabilmente l’affermazione più ideologica del testo.
La realtà è più articolata.
È vero che la NATO è intervenuta:
- Kosovo
- Afghanistan
- Libia
e questi interventi sono stati oggetto di fortissime critiche.
Ma è falso sostenere che l’Alleanza esista esclusivamente per aggredire altri Stati.
Dal 1949:
- nessun membro NATO è stato conquistato militarmente da un altro Stato;
- l’articolo 5 è stato invocato una sola volta, dopo gli attentati dell’11 settembre;
- la maggior parte delle attività NATO riguarda deterrenza, interoperabilità, intelligence e difesa collettiva.
Criticare specifiche operazioni è legittimo.
Trasformare l’intera Alleanza in una macchina esclusivamente offensiva è una semplificazione ideologica.
«Washington Consensus = imperialismo»
Il Washington Consensus è un insieme di politiche economiche formulate alla fine degli anni Ottanta:
- disciplina fiscale;
- liberalizzazioni;
- privatizzazioni;
- apertura commerciale.
Può essere criticato.
Molti economisti lo criticano.
Ma non coincide con la NATO.
Sono due strumenti completamente differenti.
Nel testo vengono volutamente fusi per creare un’unica narrazione.
«Russia e Cina svolgono una funzione catecontica»
Questa è un’opinione politica.
Non un fatto.
Se davvero fossero semplicemente potenze “contenitive”, come spiegare:
Russia
- Georgia 2008
- Crimea 2014
- Ucraina 2022
- Siria
- Wagner in Africa
Cina
- militarizzazione del Mar Cinese Meridionale;
- repressione nello Xinjiang;
- Hong Kong;
- pressione costante su Taiwan;
- dispute territoriali con India, Filippine, Vietnam e Giappone.
Anche Mosca e Pechino perseguono interessi geopolitici.
Come ogni grande potenza.
L’imperialismo esiste solo quando è americano?
Qui emerge il vero schema ideologico.
Nel testo:
- l’espansionismo russo sparisce;
- quello cinese sparisce;
- quello iraniano sparisce;
- quello turco sparisce.
Esiste solo quello americano.
Questa è precisamente la struttura narrativa della propaganda sovietica durante la Guerra Fredda.
La continuità con la propaganda sovietica
Già dagli anni Sessanta, il Dipartimento Internazionale del PCUS e il KGB promuovevano una narrativa fondata su alcuni punti ricorrenti:
- gli Stati Uniti come unico imperialismo;
- la NATO come strumento aggressivo;
- i movimenti antioccidentali come “lotte di liberazione”;
- l’URSS come forza di pace.
Questa impostazione è documentata anche dalle testimonianze dell’ex generale rumeno Ion Mihai Pacepa, che descrisse numerose campagne di disinformazione sovietica dirette contro gli Stati Uniti e la NATO.
Molti degli schemi retorici presenti nel testo ricalcano quella tradizione, pur adattata al contesto contemporaneo.
L’uso del linguaggio come strumento di propaganda
Il testo è ricco di espressioni emotive:
- “imperatore a stelle e strisce”;
- “civiltà del dollaro”;
- “codino biondo”;
- “miles gloriosus”;
- “Washington consensus”;
- “imperialismo americano”.
Questi termini non aggiungono elementi fattuali.
Servono a orientare emotivamente il lettore.
È una tecnica classica della propaganda politica: sostituire la dimostrazione con etichette e immagini evocative.
La falsa dicotomia morale
L’autore costruisce una contrapposizione netta:
- USA = aggressori;
- NATO = aggressione;
- Israele = imperialismo;
- Russia e Cina = difensori dell’equilibrio mondiale.
La geopolitica reale è molto più complessa. Tutte le grandi potenze perseguono interessi strategici, utilizzano strumenti di pressione economica, diplomatica e, in alcuni casi, militare. Ridurre il sistema internazionale a una lotta tra un unico “impero del male” e potenze esclusivamente “contenitive” non descrive la realtà: propone una lettura ideologica.
Conclusione
Il testo non dimostra con documenti che la NATO sia nata esclusivamente per il dominio statunitense, né che Trump abbia realmente cambiato posizione in modo incoerente. Mescola fatti verificabili con interpretazioni politiche, usa un linguaggio fortemente connotato e adotta uno schema interpretativo riconducibile alla tradizione anti-imperialista marxista, in cui gli Stati Uniti e i loro alleati sono rappresentati come l’unica fonte dell’instabilità mondiale, mentre le azioni di Russia, Cina e altri attori vengono sostanzialmente omesse o minimizzate.
Una critica alla NATO o alla politica estera degli Stati Uniti è pienamente legittima. Per essere un’analisi rigorosa, però, dovrebbe applicare gli stessi criteri a tutte le grandi potenze, riconoscendone sia le responsabilità sia gli interessi strategici, invece di utilizzare una chiave interpretativa unilaterale.

