Da Kennedy a Verwoerd: quando la storia chiude troppo in fretta i casi più scomodi
Il Novecento è stato il secolo delle grandi guerre ideologiche, delle operazioni clandestine e delle lotte tra superpotenze. In quel contesto, gli assassinii di capi di Stato hanno spesso assunto un significato che va ben oltre il gesto del singolo attentatore. La morte di un leader politico può modificare gli equilibri internazionali, cambiare la direzione strategica di un Paese e influenzare intere generazioni.
Tra gli episodi più noti figura naturalmente l’assassinio del presidente americano John Fitzgerald Kennedy, avvenuto il 22 novembre 1963 a Dallas. Molto meno conosciuto, almeno fuori dal Sudafrica, è invece l’omicidio del primo ministro Hendrik Verwoerd, accoltellato il 6 settembre 1966 all’interno del Parlamento di Città del Capo.
I due episodi appartengono a contesti politici profondamente differenti e non possono essere equiparati sul piano morale o storico. Kennedy guidava una democrazia occidentale nel pieno della Guerra Fredda; Verwoerd era invece il principale artefice del sistema dell’apartheid, una politica di segregazione razziale che avrebbe segnato per decenni la storia del Sudafrica.
Eppure, osservando esclusivamente il profilo investigativo dei due casi, emergono alcune analogie che meritano un’analisi critica.
L’obiettivo di questo approfondimento non è dimostrare l’esistenza di un complotto, bensì esaminare ciò che sappiamo, distinguendo accuratamente tra fatti documentati, elementi controversi e ipotesi formulate nel corso degli anni.
Due leader molto diversi
Sotto quasi ogni aspetto Kennedy e Verwoerd rappresentavano modelli politici opposti.
Kennedy era il simbolo della nuova America degli anni Sessanta, favorevole a una politica estera più flessibile dopo la crisi dei missili di Cuba e promotore di importanti riforme interne.
Verwoerd incarnava invece il nazionalismo afrikaner e la costruzione dello Stato sudafricano fondato sulla separazione razziale.
Le loro ideologie erano incompatibili.
Ciò che li accomuna non è quindi il pensiero politico, bensì il fatto che entrambi morirono nel pieno del loro mandato, mentre stavano conducendo importanti trasformazioni istituzionali dei rispettivi Paesi.
Il contesto della Guerra Fredda
Per comprendere entrambe le vicende bisogna ricordare il contesto internazionale.
Tra il 1947 e il 1991 il mondo fu attraversato da una competizione permanente tra Stati Uniti e Unione Sovietica.
La Guerra Fredda non fu soltanto una corsa agli armamenti.
Fu soprattutto una gigantesca guerra d’influenza combattuta attraverso:
- servizi segreti;
- propaganda;
- colpi di Stato;
- rivoluzioni;
- guerriglie;
- operazioni psicologiche;
- infiltrazioni politiche.
Oggi è storicamente accertato che sia la CIA sia il KGB sostennero, finanziarono o tentarono di influenzare numerosi movimenti politici in Africa, Asia, America Latina ed Europa.
Le declassificazioni degli ultimi decenni hanno confermato operazioni clandestine in Iran (1953), Guatemala (1954), Congo (1961), Cile (1973) e in numerosi altri Paesi.
Questo significa automaticamente che dietro ogni assassinio vi fosse un servizio segreto?
No.
Significa però che il contesto storico rende legittimo analizzare con attenzione tutte le anomalie investigative.
Kennedy: un caso ancora discusso
L’assassinio di John Kennedy è probabilmente il fatto storico più studiato del XX secolo.
La Commissione Warren concluse nel 1964 che Lee Harvey Oswald aveva agito da solo.
Successivamente numerose commissioni governative americane hanno però riconosciuto che permangono aspetti non completamente chiariti.
Nel 1979 la House Select Committee on Assassinations affermò che Kennedy fu probabilmente vittima di una cospirazione, pur non riuscendo a identificarne gli autori.
Negli ultimi sessant’anni sono stati desecretati milioni di pagine di documenti relativi alla CIA, all’FBI e ad altri organismi federali.
Questo enorme patrimonio documentale ha alimentato decine di interpretazioni differenti.
Verwoerd: il grande dimenticato
Se Kennedy ha prodotto migliaia di libri, film e documentari, l’assassinio di Hendrik Verwoerd rimane invece quasi sconosciuto al grande pubblico.
La narrazione ufficiale è estremamente semplice.
Il responsabile fu Dimitri Tsafendas, un dipendente parlamentare che accoltellò il primo ministro durante una seduta.
Dopo poche settimane venne dichiarato incapace di intendere e di volere.
Il processo penale non si svolse mai.
Tsafendas trascorse il resto della propria vita in ospedali psichiatrici e morì nel 1999.
Il caso, di fatto, venne archiviato.
Chi era Dimitri Tsafendas?
È qui che la vicenda diventa molto più interessante.
Tsafendas non era un cittadino qualunque.
Era nato nel Mozambico portoghese nel 1918.
Parlava numerose lingue.
Aveva vissuto o viaggiato in oltre una decina di Paesi.
Secondo la documentazione disponibile, aveva avuto contatti con il Partito Comunista Sudafricano già negli anni Quaranta.
Durante la propria vita risultò:
- marinaio;
- attivista politico;
- emigrante;
- detenuto;
- ricoverato in ospedali psichiatrici;
- viaggiatore internazionale.
Le autorità di diversi Stati possedevano fascicoli sul suo conto.
Questo non dimostra alcuna cospirazione.
Dimostra però che non si trattava di un soggetto sconosciuto.
Una biografia fuori dal comune
Nel corso della sua vita Tsafendas attraversò:
- Grecia;
- Portogallo;
- Mozambico;
- Sudafrica;
- Regno Unito;
- Stati Uniti;
- Medio Oriente.
In Grecia frequentò ambienti comunisti durante la guerra civile.
In Portogallo fu incarcerato dalla PIDE, la polizia politica del regime di Salazar.
Negli Stati Uniti trascorse periodi in strutture psichiatriche.
Questa traiettoria biografica è insolita per qualunque individuo.
Lo diventa ancora di più considerando che, nonostante numerosi precedenti amministrativi, riuscì successivamente a entrare in Sudafrica e ad ottenere un impiego direttamente nel Parlamento.
L’elemento della malattia mentale
La diagnosi psichiatrica costituisce uno dei punti più controversi dell’intera vicenda.
Dopo l’omicidio, Tsafendas venne descritto come schizofrenico.
Le autorità sostennero che fosse convinto di avere un gigantesco verme solitario nello stomaco che gli impartiva ordini.
Questa storia divenne rapidamente il fulcro della narrazione ufficiale.
Esistono effettivamente cartelle cliniche che documentano ricoveri psichiatrici.
Esistono anche testimonianze secondo cui Tsafendas alternava periodi di apparente normalità a episodi deliranti.
Tuttavia alcuni studiosi hanno sostenuto che l’assassino fosse perfettamente lucido sul piano politico e che la componente ideologica fosse stata sottovalutata.
Non esiste consenso definitivo su questo punto.
La questione politica
Secondo diversi documenti storici, durante gli interrogatori Tsafendas avrebbe dichiarato di aver ucciso Verwoerd per motivazioni politiche.
Successivamente questa versione venne sostanzialmente oscurata dalla dichiarazione d’infermità mentale.
Molti storici ritengono oggi che entrambe le dimensioni possano aver convissuto:
- fragilità psichiatrica;
- convinzioni politiche radicali.
Non si tratta necessariamente di elementi incompatibili.
I servizi segreti seguivano il Sudafrica?
Questa domanda ha una risposta semplice.
Sì.
La documentazione desecretata della CIA dimostra che Washington seguiva con estrema attenzione gli sviluppi politici sudafricani durante gli anni Sessanta.
Anche l’Unione Sovietica mostrava grande interesse per l’Africa australe.
Ciò era perfettamente coerente con la competizione globale della Guerra Fredda.
Da questo fatto non discende automaticamente un coinvolgimento operativo nell’assassinio.
È però corretto affermare che il Sudafrica rappresentasse un teatro strategico osservato da numerosi servizi d’intelligence.
Il ruolo economico del Sudafrica
Per comprendere il peso geopolitico del Paese bisogna ricordare che negli anni Sessanta il Sudafrica possedeva:
- enormi riserve minerarie;
- produzione di oro;
- uranio;
- diamanti;
- carbone;
- una delle economie industriali più sviluppate del continente.
Secondo i dati della Banca Mondiale e delle statistiche economiche dell’epoca, il Paese registrava tassi di crescita molto elevati.
Questi numeri sono un fatto storico.
Non costituiscono ovviamente un giudizio politico sull’apartheid.
Le due questioni devono rimanere rigorosamente separate.
Il programma nucleare
Un altro elemento interessante riguarda il nucleare.
Durante il governo Verwoerd prese forma il centro di ricerca di Pelindaba.
Negli anni successivi il Sudafrica sviluppò un proprio programma nucleare che, molti anni dopo, avrebbe portato alla costruzione di ordigni atomici.
Nel 1990 il governo di Frederik de Klerk decise volontariamente di smantellare tutto l’arsenale.
Il Sudafrica rimane ancora oggi l’unico Stato ad aver sviluppato autonomamente armi nucleari e ad averle poi eliminate volontariamente.
Perché il caso continua a interessare gli storici?
La risposta è semplice.
Non perché esistano prove definitive di una cospirazione.
Ma perché rimangono numerosi interrogativi documentali.
Ad esempio:
- come riuscì Tsafendas a superare i controlli di sicurezza?
- perché ottenne un incarico parlamentare?
- quanto erano complete le verifiche effettuate?
- quale peso ebbero realmente le sue convinzioni politiche?
- la dichiarazione d’infermità mentale chiuse troppo rapidamente ogni approfondimento?
Sono domande legittime.
E rappresentano il punto di partenza di qualsiasi ricerca storica seria.
Una differenza fondamentale
Esiste però una differenza sostanziale tra ricerca storica e teoria del complotto.
La ricerca storica formula domande.
La teoria del complotto pretende già di conoscere le risposte.
Nel caso Verwoerd, così come nel caso Kennedy, molti documenti sono stati desecretati nel corso degli anni, mentre altri rimangono incompleti o classificati.
Questo alimenta inevitabilmente il dibattito.
Ma ogni conclusione deve essere sostenuta da prove verificabili.
Continua nella Parte II
Nella seconda parte analizzeremo:
- il confronto tra Dimitri Tsafendas e Lee Harvey Oswald;
- il ruolo delle diagnosi psichiatriche nei grandi casi politici della Guerra Fredda;
- i programmi di controllo comportamentale come MKUltra e ciò che è storicamente documentato;
- cosa sappiamo davvero dei dossier desecretati;
- quali ipotesi trovano riscontro documentale e quali rimangono semplici speculazioni.
Fonti principali (Parte I):
- Archivi desecretati della CIA (CREST/FOIA)
- John F. Kennedy Presidential Library
- National Security Archive (George Washington University)
- World Bank Historical Data
- Nuclear Threat Initiative (NTI)
- World Nuclear Association
- South African History Online
- Harris Dousemetzis, The Man Who Killed Apartheid
- Henk van Woerden, The Assassin

