Tra intelligence, dossier desecretati e assassinii politici: cosa sappiamo davvero e dove iniziano le ipotesi
Nella prima parte abbiamo analizzato due eventi che continuano a suscitare interesse tra storici e ricercatori: l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy nel 1963 e quello del primo ministro sudafricano Hendrik Verwoerd nel 1966. Due vicende profondamente diverse sul piano politico, ma accomunate dal fatto che ancora oggi alimentano interrogativi sul funzionamento delle istituzioni, dei servizi d’intelligence e delle indagini ufficiali.
Questa seconda parte non cerca di dimostrare una teoria alternativa. L’obiettivo è piuttosto comprendere perché questi casi continuino a essere oggetto di studio e quali elementi siano realmente documentati.
Due biografie fuori dall’ordinario
Lee Harvey Oswald e Dimitri Tsafendas vengono spesso ricordati semplicemente come gli uomini che uccisero due capi di Stato.
Le loro biografie, tuttavia, mostrano percorsi molto più complessi.
Oswald fu marine statunitense, disertò nell’Unione Sovietica, visse per alcuni anni a Minsk, sposò una cittadina sovietica e rientrò successivamente negli Stati Uniti. Durante tutta la sua vita attirò l’attenzione di FBI, CIA e servizi sovietici.
Tsafendas trascorse invece gran parte della propria esistenza spostandosi tra Africa, Europa e Medio Oriente. Frequentò ambienti comunisti, fu arrestato dalle autorità portoghesi, ricoverato più volte in strutture psichiatriche e, nonostante numerosi precedenti amministrativi, riuscì a ottenere un impiego presso il Parlamento sudafricano.
Queste caratteristiche non costituiscono una prova di coinvolgimenti dei servizi segreti. Rappresentano però un elemento che spiega perché entrambe le figure continuino a essere studiate.
I servizi segreti durante la Guerra Fredda
Negli anni Sessanta la competizione tra Stati Uniti e Unione Sovietica si estendeva ben oltre il confronto militare.
Le agenzie d’intelligence operavano quotidianamente per:
- reclutare informatori;
- infiltrare movimenti politici;
- sostenere governi amici;
- destabilizzare governi ostili;
- raccogliere informazioni economiche e militari.
Le attività clandestine oggi documentate comprendono operazioni in Iran, Guatemala, Congo, Cuba, Vietnam, Laos, Cile e numerosi altri Paesi.
La presenza di attività d’intelligence era dunque la normalità, non l’eccezione.
Cosa dimostrano davvero i documenti desecretati?
Negli ultimi decenni milioni di pagine sono state rese pubbliche negli Stati Uniti.
I dossier confermano, ad esempio, che:
- la CIA monitorava attentamente molti leader stranieri;
- Lee Harvey Oswald era noto a diverse agenzie governative prima del 1963;
- esistevano programmi clandestini oggi ampiamente documentati;
- molte informazioni rimasero classificate per decenni.
Questi documenti dimostrano l’interesse delle agenzie di intelligence.
Non dimostrano automaticamente il loro coinvolgimento negli assassinii.
Questa distinzione è fondamentale.
Il caso MKUltra
Tra i programmi più discussi vi è MKUltra.
Nel 1977 le audizioni della Commissione Church e del Senato statunitense confermarono l’esistenza del progetto.
L’obiettivo era studiare gli effetti di:
- LSD;
- ipnosi;
- privazione sensoriale;
- droghe psicoattive;
- tecniche d’interrogatorio.
Molti esperimenti furono condotti senza consenso informato.
Questi fatti sono ormai storicamente accertati.
Molto diverso è invece sostenere che MKUltra sia direttamente collegato agli assassinii politici degli anni Sessanta.
Su questo non esistono prove documentali.
Il problema delle diagnosi psichiatriche
Sia Oswald sia Tsafendas vengono frequentemente associati al tema della salute mentale.
Nel caso di Tsafendas, la dichiarazione d’infermità mentale impedì un normale processo pubblico.
Questo ha inevitabilmente limitato la possibilità di approfondire diversi aspetti investigativi.
Nel caso Oswald, invece, il problema fu differente.
Morì due giorni dopo l’arresto, ucciso da Jack Ruby, senza poter affrontare un processo.
In entrambi i casi la ricostruzione storica si basa quindi su documenti indiretti piuttosto che su un dibattimento completo.
L’importanza dei processi pubblici
Un processo rappresenta spesso il momento nel quale emergono testimonianze, interrogatori, documenti e contraddizioni.
Quando il procedimento non si svolge oppure viene interrotto, molte domande rimangono inevitabilmente aperte.
Questo non implica necessariamente un insabbiamento.
Significa però che gli storici dispongono di meno elementi rispetto ad altri casi giudiziari.
L’Africa come teatro della Guerra Fredda
Negli anni Sessanta il continente africano assunse un’importanza strategica enorme.
Le nuove indipendenze modificarono gli equilibri internazionali.
Le grandi potenze cercavano di orientare i nuovi governi.
Il Sudafrica occupava una posizione particolarmente delicata grazie alle sue risorse minerarie, alla capacità industriale e alla posizione strategica lungo le rotte marittime.
Era quindi inevitabile che attirasse l’attenzione delle principali agenzie d’intelligence.
Perché alcune domande rimangono aperte?
Esistono ancora interrogativi che gli studiosi continuano a discutere.
Tra questi:
- perché Tsafendas riuscì a superare i controlli di sicurezza?
- quali informazioni possedevano realmente le autorità?
- quanto erano efficaci i sistemi di coordinamento tra i diversi uffici?
- quali documenti rimangono ancora classificati?
Porsi queste domande non significa sostenere una teoria del complotto.
Significa fare ricerca storica.
Quando nasce una teoria del complotto?
Una teoria del complotto nasce quando si colmano le lacune documentali con certezze prive di prove.
La ricerca storica procede invece in senso opposto.
Parte dai documenti.
Valuta le fonti.
Confronta le testimonianze.
Accetta anche la possibilità che alcune domande rimangano senza risposta.
Il peso delle narrazioni
Ogni grande evento storico genera una narrazione.
Talvolta questa narrazione semplifica vicende molto più articolate.
Nel caso Kennedy, decenni di pubblicazioni hanno prodotto centinaia di interpretazioni differenti.
Nel caso Verwoerd, al contrario, l’attenzione internazionale si è concentrata prevalentemente sulla figura politica del primo ministro e molto meno sull’analisi dell’indagine.
Entrambi gli episodi mostrano come la memoria collettiva possa essere influenzata tanto dalla disponibilità delle fonti quanto dal contesto politico.
Lezioni per lo storico
Le vicende di Kennedy e Verwoerd insegnano soprattutto un metodo.
Lo storico deve distinguere:
Fatti documentati
- documenti ufficiali;
- archivi desecretati;
- dati economici;
- testimonianze verificabili.
Elementi plausibili ma non dimostrati
- ipotesi investigative;
- ricostruzioni incomplete;
- collegamenti indiretti.
Speculazioni
- affermazioni prive di fonti;
- attribuzioni non documentate;
- conclusioni che vanno oltre le prove disponibili.
Questa distinzione è essenziale per evitare che l’analisi storica venga sostituita da narrazioni prive di fondamento.
Conclusioni
A oltre sessant’anni di distanza, gli assassinii di John F. Kennedy e Hendrik Verwoerd continuano a rappresentare due casi emblematici della Guerra Fredda.
Molti aspetti sono ormai ben documentati: il contesto geopolitico, il ruolo delle agenzie d’intelligence, l’esistenza di programmi clandestini come MKUltra e l’intensa attività di raccolta informazioni svolta dalle superpotenze.
Altri interrogativi, invece, restano aperti. Non perché costituiscano automaticamente la prova di un complotto, ma perché la documentazione disponibile non consente ancora di ricostruire ogni dettaglio.
La ricerca storica più rigorosa non consiste nel sostituire una versione ufficiale con una alternativa altrettanto dogmatica. Consiste nel continuare a confrontare fonti, documenti e testimonianze, distinguendo sempre tra ciò che è dimostrato, ciò che è plausibile e ciò che, allo stato attuale delle conoscenze, rimane soltanto un’ipotesi.
Fonti essenziali
- National Security Archive (George Washington University)
- John F. Kennedy Presidential Library
- CIA Electronic Reading Room (CREST)
- U.S. Senate Select Committee (Church Committee)
- South African History Online
- World Nuclear Association
- Nuclear Threat Initiative (NTI)
- World Bank Historical Data
- Harris Dousemetzis, The Man Who Killed Apartheid
- Henk van Woerden, The Assassin

