Da Petro alle FARC, dagli Houthi ad Hamas e Hezbollah: quando i bambini sono vittime del nemico diventano prime pagine, quando vengono reclutati, indottrinati o mandati in guerra dalla parte “giusta” diventano improvvisamente invisibili
C’è qualcosa di profondamente nauseante nel modo in cui una parte dell’informazione occidentale tratta le vittime delle guerre.
Non perché racconti i bambini palestinesi morti.
Deve raccontarli.
Ogni bambino ucciso in guerra è una tragedia e ogni morte civile documentata merita di essere raccontata, indipendentemente dalla bandiera, dalla religione e dall’esercito responsabile.
Lo scandalo comincia quando questo principio apparentemente universale viene applicato a corrente alternata.
Perché se il bambino morto può essere utilizzato contro Israele, contro gli Stati Uniti o contro l’Occidente, allora diventa immediatamente simbolo universale dell’innocenza massacrata.
Titoli.
Fotografie.
Editoriali.
Manifestazioni.
Appelli.
Hashtag.
Indignazione permanente.
Ma quando il bambino viene reclutato dalle FARC, addestrato militarmente da organizzazioni palestinesi, arruolato dagli Houthi, inserito nelle strutture di gruppi armati libanesi oppure sacrificato sull’altare di una rivoluzione ideologica, improvvisamente il vocabolario cambia.
Non abbiamo più carnefici.
Abbiamo il “contesto”.
Non abbiamo più organizzazioni responsabili.
Abbiamo la “resistenza”.
Non abbiamo più bambini trasformati in strumenti della guerra.
Abbiamo le “cause profonde del conflitto”.
E allora facciamola davvero, questa operazione che tanti reporter sembrano detestare:
mettiamo i bambini tutti sullo stesso piano.
Niente propaganda.
Niente cifre gonfiate.
Niente 18 milioni di bambini uccisi dalle FARC, perché quel numero sarebbe falso.
Partiamo invece dai numeri veri.
E sono già abbastanza terribili.
18.677 MINORI: IL NUMERO CHE DOVREBBE PERSEGUITARE LA STORIA DELLE FARC
La cifra corretta è 18.677.
Secondo la Jurisdicción Especial para la Paz, la giustizia transizionale colombiana nata dagli accordi di pace, sono 18.677 i bambini e adolescenti reclutati dalle FARC-EP nel periodo esaminato.
Diciottomilaseicentosettantasette.
Non stiamo parlando di propaganda della destra colombiana.
Non è una cifra inventata da Donald Trump.
Non arriva da un think tank conservatore americano.
Arriva dalla JEP colombiana.
E soprattutto non descrive semplicemente ragazzi che simpatizzavano per una causa politica.
Parliamo di reclutamento di minori all’interno di un conflitto armato.
La documentazione raccolta dalla giustizia colombiana descrive un universo fatto di perdita dell’infanzia, disciplina militare, esposizione alla morte, separazione dalle famiglie e, in alcuni casi, violenze sessuali e altre gravissime forme di abuso.
Questo è il punto da cui dovrebbe cominciare qualsiasi ricostruzione seria delle FARC.
E invece troppo spesso le FARC vengono raccontate quasi esclusivamente attraverso la lente romantica della guerriglia latinoamericana, della disuguaglianza sociale, del latifondo, dell’imperialismo americano e della repressione statale.
Tutti elementi che appartengono alla storia colombiana e che devono essere studiati.
Ma nessuna analisi delle “cause” cancella ciò che è stato fatto alle vittime.
I BAMBINI NON DIVENTANO MENO BAMBINI PERCHÉ IL CARNEFICE È RIVOLUZIONARIO
Qui sta l’enorme ipocrisia.
Quando un esercito regolare provoca vittime civili, viene giustamente chiesto:
chi ha dato l’ordine?
Chi sapeva?
Chi poteva impedirlo?
Quale dottrina militare lo ha consentito?
Perfetto.
Facciamo esattamente le stesse domande alle guerriglie.
Chi reclutava i minori?
Chi li teneva nelle strutture armate?
Chi impartiva gli ordini?
Chi organizzava l’addestramento?
Chi trasformava adolescenti in combattenti?
Chi tollerava gli abusi?
Perché la responsabilità individuale e politica dovrebbe improvvisamente dissolversi quando dall’altra parte della barricata compare una bandiera rivoluzionaria?
E NON C’ERANO SOLTANTO I 18.677 MINORI
La storia delle FARC non si esaurisce nel reclutamento infantile.
La JEP ha inoltre ricostruito una gigantesca macchina dei sequestri.
Sono stati documentati oltre 21.000 sequestri attribuiti alle FARC-EP nell’ambito del relativo macrocaso giudiziario.
Anche qui bisogna fermarsi un secondo.
Ventunmila.
Persone private della libertà.
Famiglie distrutte.
Ostaggi utilizzati come strumenti politici, economici o militari.
Eppure nell’immaginario di una certa controinformazione occidentale le FARC continuano talvolta a beneficiare dell’aura romantica del guerrigliero che combatte l’oligarchia.
La storia reale è molto più sporca.
PETRO NON È LE FARC. MA PETRO DEVE RISPONDERE DELLA SUA POLITICA
Occorre essere precisi anche su Gustavo Petro.
Petro non era un membro delle FARC.
Apparteneva all’M-19, altra organizzazione guerrigliera colombiana.
Attribuirgli personalmente i crimini delle FARC sarebbe storicamente falso e politicamente stupido.
Il problema Petro è un altro.
Ed è molto più interessante.
Petro è arrivato alla presidenza presentandosi come l’uomo capace di superare definitivamente la logica militare del conflitto colombiano.
La parola magica era:
PAZ TOTAL
La pace totale.
Dialogare con le organizzazioni armate.
Ridurre la violenza.
Negoziare.
Integrare.
Disarmare attraverso la politica.
Era una promessa gigantesca.
E alla fine del suo mandato quella promessa deve essere confrontata con i risultati.
MENTRE PETRO PARLAVA DI PACE, I BAMBINI CONTINUAVANO A FINIRE NELLA GUERRA
Questo è uno dei dati più devastanti.
UNICEF, citando dati verificati dalle Nazioni Unite, ha riferito che tra il 2019 e il 2024 oltre 1.200 bambini e adolescenti sono stati reclutati o utilizzati nella guerra in Colombia.
E attenzione:
sono soltanto i casi verificati.
UNICEF sottolinea esplicitamente che la dimensione reale del fenomeno è probabilmente superiore.
Ancora peggio:
tra 2023 e 2024 i casi verificati di reclutamento e utilizzo di minori sarebbero aumentati del 64%, arrivando a 453 casi nel solo 2024.
In media:
un bambino ogni venti ore.
Questa è la Colombia sulla quale dovrebbe essere valutata anche la strategia della Paz Total.
Non basta pronunciare la parola “pace”.
Bisogna produrla.
IL PROBLEMA NON È SOLO COLOMBIANO: GUARDIAMO L’“ASSE DELLA RESISTENZA”
Ed eccoci alla seconda enorme contraddizione.
Una parte della galassia mediatica che difende sistematicamente la cosiddetta “Asse della Resistenza” presenta queste organizzazioni quasi esclusivamente come vittime o movimenti di liberazione.
Ma cosa succede quando apriamo i rapporti delle Nazioni Unite sui bambini nei conflitti armati?
Il quadro diventa molto meno romantico.
HOUTHI: BAMBINI RECLUTATI E INDOTTRINATI
Lo Yemen rappresenta uno dei casi più impressionanti.
Un gruppo di esperti delle Nazioni Unite ha documentato il reclutamento e l’utilizzo da parte degli Houthi di 174 ragazzi tra i 7 e i 17 anni nel periodo esaminato tra il 2015 e il 2020.
Ma lo stesso rapporto cita dati molto più ampi provenienti dai rapporti del Segretario generale ONU:
1.924 ragazzi attribuiti agli Houthi tra aprile 2013 e dicembre 2018 e altri 439 nel 2019.
Non solo.
Gli esperti descrivono campagne di reclutamento organizzate attraverso:
- scuole;
- campi estivi;
- centri di detenzione;
- quartieri poveri;
- reti di reclutatori;
- propaganda ideologica.
In alcuni casi i ragazzi sarebbero stati giovanissimi.
Il rapporto parla persino di accuse riguardanti bambini di sette anni, pur distinguendo correttamente tra casi verificati individualmente e altre segnalazioni.
Questa distinzione è importante.
Perché non abbiamo bisogno di gonfiare i numeri.
Quelli verificati bastano.
LE SCUOLE COME TERRENO DI MOBILITAZIONE
Il rapporto degli esperti ONU sullo Yemen descrive inoltre attività ideologiche nelle scuole e pressioni sugli insegnanti.
Un testimone raccontò che ai bambini venivano mostrate immagini di cadaveri e corpi mutilati per incoraggiarli a combattere.
Un insegnante sarebbe stato arrestato dopo essersi rifiutato di collaborare alla mobilitazione dei giovani.
Questa non è una favola inventata dalla propaganda occidentale.
È contenuta nella documentazione delle Nazioni Unite.
E allora la domanda è inevitabile:
dove sono gli editoriali quotidiani sull’infanzia rubata dagli Houthi?
3.500 MINORI RECLUTATI NELLA GUERRA DELLO YEMEN
Nel 2022 l’Ufficio ONU per i bambini e i conflitti armati riferiva che dall’inizio del conflitto nello Yemen erano stati verificati quasi 3.500 bambini reclutati e utilizzati.
Nello stesso periodo oltre 10.200 bambini erano stati uccisi o mutilati nel conflitto.
Attenzione però alla distinzione fondamentale:
questi numeri riguardano il conflitto yemenita e le diverse parti coinvolte, non possono essere attribuiti integralmente agli Houthi.
Anche le forze governative e gruppi sostenuti da altri Paesi sono stati accusati di reclutamento di minori.
Questo è esattamente il metodo che dovrebbe adottare il giornalismo:
attribuire ogni crimine a chi è documentato come responsabile, senza trasformare le vittime in munizioni propagandistiche.
HAMAS E JIHAD ISLAMICA: I CAMPI ESTIVI CON CONTENUTI MILITARI
Passiamo alla Palestina.
Qui bisogna essere particolarmente rigorosi perché la propaganda circola in entrambe le direzioni.
Un rapporto ONU relativo al periodo esaminato riferì che non erano stati verificati episodi di reclutamento e utilizzo di bambini in quell’anno.
Ma immediatamente dopo aggiungeva un elemento estremamente significativo.
A Gaza, le Brigate al-Quds della Jihad Islamica Palestinese e le Brigate al-Qassam di Hamas avevano organizzato campi estivi della durata di una settimana destinati anche a bambini di appena 14 anni, esponendoli a contenuti e attività militari.
Questa distinzione è fondamentale.
Non possiamo trasformare automaticamente un quattordicenne presente in un campo con attività militari in un “bambino soldato” se l’ONU non lo ha verificato come tale.
Ma possiamo e dobbiamo domandarci:
perché un’organizzazione armata espone ragazzi di quattordici anni ad attività militari?
Dovrebbe essere una domanda universale.
LIBANO: NEL 2025 L’ONU HA VERIFICATO 132 RAGAZZI RECLUTATI O UTILIZZATI
Ed eccoci al Libano.
Il rapporto ONU pubblicato nel giugno 2026 sui bambini nei conflitti armati contiene un dato estremamente importante.
Nel 2025 sono stati verificati 132 ragazzi reclutati o utilizzati da gruppi armati in Libano.
L’attribuzione indicata dall’ONU comprende:
- Fatah: 26;
- Jund Ansar Allah: 21;
- Hamas: 19;
- gruppi non identificati: 14;
- Hezbollah: 13;
- Asbat al-Ansar: 12;
- Mujahideen Islamic Movement: 11;
- Islamic Jihad: 7;
- altri gruppi per i casi rimanenti.
Quindi possiamo dirlo senza slogan:
nel rapporto ONU 2026 Hezbollah compare tra i gruppi ai quali è stato attribuito il reclutamento o utilizzo di minori nel 2025.
Tredici casi.
Non tredicimila.
Non centotrentamila.
Tredici verificati.
E tredici bastano per chiedere conto.
ECCO IL PUNTO: NON ESISTONO BAMBINI “DELLA PARTE GIUSTA”
È questa la domanda che dovrebbe mettere in difficoltà l’intero sistema della solidarietà selettiva.
Se l’utilizzo militare di un bambino è moralmente ripugnante quando lo compie il tuo nemico, perché dovrebbe diventare meno grave quando lo compie il tuo alleato?
Un quattordicenne palestinese rimane un quattordicenne.
Un tredicenne yemenita rimane un tredicenne.
Un adolescente colombiano rimane un adolescente.
Un ragazzo libanese rimane un ragazzo.
La bandiera non cambia l’età.
IRAN: L’ALTRO VOLTO DELLA “RESISTENZA”
E arriviamo al centro politico e ideologico dell’Asse della Resistenza:
LA REPUBBLICA ISLAMICA DELL’IRAN.
Anche qui una parte dell’informazione alternativa occidentale sembra aver costruito un’immagine quasi mitologica.
Iran uguale anti-imperialismo.
Iran uguale opposizione agli Stati Uniti.
Iran uguale opposizione a Israele.
E quindi, secondo questo schema infantile, Iran uguale “parte giusta”.
Peccato che la storia della Repubblica Islamica sia piena di repressione politica, esecuzioni e violazioni dei diritti umani.
1988: MIGLIAIA DI PRIGIONIERI POLITICI ELIMINATI
Amnesty International ha ricostruito per decenni il massacro delle carceri iraniane del 1988.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno stimato che tra 4.500 e 5.000 uomini, donne e anche minori furono uccisi nelle prigioni iraniane durante quella gigantesca operazione repressiva.
Il numero esatto rimane sconosciuto.
Le esecuzioni furono condotte in segreto.
Molte famiglie non furono informate.
In diversi casi non venne comunicato nemmeno dove fossero stati sepolti i loro parenti.
Questo è uno dei capitoli più oscuri della storia della Repubblica Islamica.
E LA REPRESSIONE NON È RIMASTA NEGLI ANNI OTTANTA
Nel novembre 2019 le forze di sicurezza iraniane repressero violentemente le proteste.
Amnesty International ha documentato almeno 23 bambini uccisi.
Ventidue erano ragazzi tra i 12 e i 17 anni.
Una vittima era una bambina indicata tra gli 8 e i 12 anni.
Ancora una volta:
dove sono i professionisti dell’indignazione permanente?
Se ventitré bambini vengono uccisi dalle forze di sicurezza di un Paese alleato dell’Occidente, sappiamo perfettamente quale sarebbe la copertura.
Quando il responsabile è Teheran, per una parte della controinformazione comincia invece il balletto del “sì, però”.
Sì, però le sanzioni.
Sì, però Israele.
Sì, però gli Stati Uniti.
Sì, però il Mossad.
Sì, però l’imperialismo.
Sempre un “però”.
IL “PERÒ” CHE ASSOLVE SEMPRE GLI STESSI
Ed è precisamente questo il meccanismo che deve essere smontato.
Non si tratta di negare i crimini commessi dall’Occidente.
Non si tratta di negare le vittime palestinesi.
Non si tratta di assolvere Israele.
Si tratta di rifiutare una morale nella quale esistono vittime di serie A e vittime di serie B.
Se un bambino palestinese viene ucciso:
indignazione.
Giustamente.
Se un bambino iraniano viene ucciso durante una protesta:
indignazione.
Se un bambino colombiano viene reclutato da una guerriglia:
indignazione.
Se un adolescente yemenita viene portato al fronte:
indignazione.
Se un quattordicenne viene esposto ad addestramento militare da un’organizzazione palestinese:
indignazione.
Non è difficile.
Si chiama coerenza.
E IN AMERICA LATINA? IL MITO DELLA GUERRIGLIA “ROMANTICA”
La stessa rimozione riguarda una parte della storia rivoluzionaria latinoamericana.
Prendiamo il Sendero Luminoso peruviano.
Organizzazione maoista.
Rivoluzione proletaria.
Guerra contro lo Stato “borghese”.
Retorica della liberazione.
E dietro la retorica?
Terrore.
Esecuzioni.
Massacri.
Reclutamento.
Human Rights Watch documentò che Sendero Luminoso arrivò persino a utilizzare bambini nelle esecuzioni di persone dichiarate colpevoli nei cosiddetti “processi popolari”.
Pensiamoci.
Bambini utilizzati per uccidere.
Non semplicemente spettatori.
Non semplicemente vittime collaterali.
Strumenti della violenza rivoluzionaria.
SENDERO LUMINOSO: QUANDO LA RIVOLUZIONE DIVORA I PIÙ DEBOLI
Human Rights Watch descrisse inoltre aree utilizzate per l’addestramento dei giovani e segnalazioni di reclutamento forzato delle popolazioni indigene Asháninka.
Le esecuzioni di civili erano spesso precedute da farseschi “processi popolari”.
Le vittime potevano essere torturate.
In alcuni casi gli omicidi venivano commessi davanti ai familiari e agli abitanti dei villaggi.
Questo era il volto concreto di una parte del maoismo armato latinoamericano.
Non il poster del Che Guevara.
Non la maglietta universitaria.
Non il romanticismo del rivoluzionario.
Cadaveri veri.
NEL 2021 UN’EMANAZIONE DI SENDERO LUMINOSO MASSACRÒ 16 CIVILI, TRA CUI QUATTRO BAMBINI
E non parliamo soltanto degli anni Ottanta.
Human Rights Watch ricorda che il 23 maggio 2021 un gruppo derivato da Sendero Luminoso, il cosiddetto Militarized Communist Party of Peru, fu indicato dalle autorità peruviane come responsabile del massacro di 16 civili a San Miguel del Ene.
Tra le vittime:
quattro bambini.
Quattro.
Provate a immaginare quei quattro bambini con la stessa intensità con cui vengono mostrate le fotografie dei bambini palestinesi.
È così difficile?
NON CONFONDIAMO PERÒ TUTTE LE MORTI DELLE GUERRE CIVILI CON I CRIMINI COMUNISTI
Qui bisogna evitare un’altra manipolazione.
Le guerre civili latinoamericane produssero atrocità enormi anche da parte degli Stati, degli eserciti, degli squadroni della morte e delle forze paramilitari anticomuniste.
In El Salvador, Guatemala, Colombia e Perù non è storicamente serio attribuire automaticamente tutte le vittime alle guerriglie marxiste.
Sarebbe propaganda speculare.
Le commissioni della verità hanno documentato atrocità da più parti e, in diversi conflitti, responsabilità enormi delle forze statali.
Ma proprio per questo la domanda rimane:
perché riconoscere i crimini dello Stato dovrebbe impedirci di riconoscere quelli delle guerriglie?
Non li cancella.
Non li assolve.
Non restituisce l’infanzia a un bambino reclutato.
IL GRANDE INGANNO DELLA MORALITÀ IDEOLOGICA
Il problema di fondo è che una parte del giornalismo militante non giudica più un atto.
Giudica chi lo commette.
Bombardamento del nemico?
Crimine.
Bombardamento dell’alleato?
Contesto.
Repressione del nemico?
Dittatura.
Repressione dell’alleato?
Reazione alle destabilizzazioni straniere.
Propaganda militare del nemico?
Indottrinamento.
Propaganda militare dell’alleato?
Resistenza.
Bambini militarizzati dal nemico?
Bambini soldato.
Bambini esposti alla militarizzazione dall’alleato?
Giovani della resistenza.
È questo vocabolario truccato che deve essere distrutto.
E PETRO DOVE SI COLLOCA IN TUTTO QUESTO?
Gustavo Petro rappresenta perfettamente una certa contraddizione della sinistra latinoamericana contemporanea.
Un uomo proveniente dalla guerriglia dell’M-19 che è riuscito democraticamente a diventare presidente.
Questa trasformazione dovrebbe dimostrare una cosa importante:
la politica può sostituire le armi.
Proprio per questo Petro avrebbe dovuto essere ancora più inflessibile sul reclutamento dei minori.
Ancora più duro con qualsiasi organizzazione armata.
Ancora più ossessionato dal monopolio democratico della forza.
E invece la sua grande strategia della Paz Total non è riuscita a cancellare il fenomeno.
Mentre il governo negoziava, bambini colombiani continuavano a essere reclutati.
UNICEF ha parlato di un incremento del 64% dei casi verificati tra 2023 e 2024.
Questo dato non può essere cancellato da nessun discorso presidenziale.
LA PACE NON SI MISURA DAL NUMERO DEI TAVOLI
La pace non è una conferenza stampa.
Non è un comunicato.
Non è un tavolo negoziale.
Non è una stretta di mano.
La pace si misura guardando se:
i bambini tornano a scuola;
i guerriglieri consegnano le armi;
i sequestri diminuiscono;
le estorsioni finiscono;
i villaggi smettono di essere controllati dagli uomini armati;
le famiglie possono vivere senza paura;
gli adolescenti non vengono più reclutati.
Se questo non accade, puoi chiamarla “Paz Total” quanto vuoi.
La realtà rimane più forte dello slogan.
IL NUMERO CHE SMONTA LA RETORICA
Torniamo allora da dove siamo partiti.
18.677 minori reclutati dalle FARC.
Non 18 milioni.
Non abbiamo bisogno di inventare nulla.
Aggiungiamo:
oltre 1.200 minori verificati come reclutati o utilizzati in Colombia tra 2019 e 2024;
453 casi verificati nel solo 2024;
+64% tra 2023 e 2024;
migliaia di minori verificati come reclutati nel conflitto yemenita;
documentazione ONU sul reclutamento Houthi;
campi di Hamas e Jihad Islamica con ragazzi di 14 anni esposti ad attività militari;
132 ragazzi reclutati o utilizzati da gruppi armati in Libano nel 2025, tra cui casi attribuiti a Hamas, Hezbollah e Jihad Islamica;
almeno 23 minori uccisi nella repressione iraniana del novembre 2019;
migliaia di prigionieri politici eliminati nel massacro iraniano del 1988, comprendente anche minori secondo Amnesty;
bambini utilizzati da Sendero Luminoso persino nelle esecuzioni;
quattro bambini tra i sedici civili massacrati a San Miguel del Ene nel 2021.
Questi non sono slogan.
Sono pezzi di una storia che troppo spesso viene raccontata soltanto quando conviene.
NON CHIAMATELA SOLIDARIETÀ SE FUNZIONA SOLO PER UNA BANDIERA
Il bambino palestinese non deve essere dimenticato.
Ma nemmeno quello colombiano.
Nemmeno quello iraniano.
Nemmeno quello yemenita.
Nemmeno quello libanese.
Nemmeno quello peruviano.
E soprattutto nessuno dovrebbe essere trasformato in una figurina ideologica.
Perché la vera linea di demarcazione non dovrebbe essere:
Israele contro Palestina.
Destra contro sinistra.
Occidente contro BRICS.
Capitalismo contro comunismo.
America contro Iran.
La linea dovrebbe essere molto più semplice:
CHI UTILIZZA I BAMBINI NELLA GUERRA È DALLA PARTE SBAGLIATA.
Punto.
AI REPORTER DELL’INDIGNAZIONE SELETTIVA RESTA UNA DOMANDA
La prossima volta che pubblicherete la fotografia di un bambino palestinese morto — e fate bene a raccontarne la storia quando è verificata — ricordatevi anche degli altri.
Ricordatevi dei 18.677 minori reclutati dalle FARC.
Ricordatevi dei bambini dello Yemen.
Ricordatevi dei ragazzi finiti nelle strutture armate libanesi.
Ricordatevi dei bambini iraniani colpiti durante le proteste.
Ricordatevi dei minori trascinati dentro la macchina ideologica di Sendero Luminoso.
E soprattutto ricordatevi che una vittima non perde il diritto alla vostra indignazione perché il suo carnefice è antiamericano, anti-israeliano, marxista, rivoluzionario o membro della cosiddetta “resistenza”.
Altrimenti smettetela di presentarvi come difensori universali dei bambini.
State facendo qualcosa di completamente diverso.
State scegliendo quali bambini meritano di diventare simboli e quali possono essere dimenticati.
E questa non è solidarietà.
È PROPAGANDA.
FONTI E LINK
UNICEF Colombia – FARC-EP pongono fine al reclutamento infantile
https://www.unicef.org/colombia/comunicados-prensa/farc-ep-ponen-fin-reclutamiento-infantil
UNICEF Colombia – Informe sul reclutamento e utilizzo dei bambini nel conflitto colombiano
https://www.unicef.org/colombia/comunicados-prensa/informe-de-reclutamiento-y-utilizacion-de-ninos-en-conflicto
UNICEF Colombia – Urgenza di porre fine al reclutamento dei minori; dati 2019-2024
https://www.unicef.org/colombia/comunicados-prensa/ponerle-fin-al-reclutamiento-y-utilizacion-de-ninas-ninos-y-adolescentes
UNICEF Colombia – Aumento delle gravi violazioni contro i bambini
https://www.unicef.org/colombia/comunicados-prensa/aumentan-las-graves-violaciones-contra-ni%C3%B1os-y-ni%C3%B1as
ONU – Children and Armed Conflict, documentazione su Gaza e campi militari di Hamas/Jihad Islamica
https://digitallibrary.un.org/record/3865514/files/A_74_845–S_2020_525-EN.pdf
ONU/OHCHR – Yemen: reclutamento e utilizzo di bambini da parte degli Houthi e altre forze
https://www.ohchr.org/sites/default/files/Documents/HRBodies/HRCouncil/GEE-Yemen/A-HRC-45-CRP.7-en.pdf
ONU – Children and Armed Conflict: Yemen
https://childrenandarmedconflict.un.org/en/briefing-to-the-un-security-council-on-yemen
ONU – Piano d’azione sullo Yemen e dati sui bambini reclutati, uccisi o mutilati
https://childrenandarmedconflict.un.org/en/new-action-plan-to-strengthen-the-protection-of-children-affected-by-armed-conflict-in-yemen-signed-with-the-houthis
ONU – Children and Armed Conflict: Libano
https://childrenandarmedconflict.un.org/en/lebanon
ONU – Rapporto 2026 Children and Armed Conflict
https://childrenandarmedconflict.un.org/sites/default/files/2026-06/S_2026_357_UNEDITED.pdf
Amnesty International – Bambini uccisi durante le proteste iraniane del novembre 2019
https://www.amnesty.org/en/documents/mde13/1894/2020/en/
Amnesty International – Massacro delle carceri iraniane del 1988
https://www.amnesty.org/en/latest/news/2013/08/iran-still-seeks-erase-prison-massacre-memories-years/
Amnesty International – Esecuzioni politiche in Iran nel 1988
https://www.amnesty.org/es/documents/MDE13/029/1988/en/
Human Rights Watch – Documentazione sull’utilizzo di bambini da parte di Sendero Luminoso
https://www.hrw.org/reports/1996/General1.htm
Human Rights Watch – Perù, abusi di Sendero Luminoso
https://www.hrw.org/reports/1997/peru/
Human Rights Watch – Perù 2022, massacro di San Miguel del Ene
https://www.hrw.org/world-report/2022/country-chapters/peru
ONU – Commissione della Verità per El Salvador, From Madness to Hope
https://digitallibrary.un.org/record/168913

