Per anni Anthony Fauci è stato presentato come la voce indiscutibile della scienza americana. Chi sollevava dubbi sulla gestione della pandemia veniva spesso liquidato come irresponsabile, disinformato o pericoloso.
Adesso, però, a parlare non sono i suoi critici.
A parlare sono i messaggi privati dello stesso Anthony Fauci.
I senatori repubblicani Ron Johnson e Rand Paul hanno iniziato a pubblicare materiale recuperato dal telefono governativo dell’ex direttore del NIAID: oltre 34.000 messaggi di testo e 522 messaggi vocali che potrebbero offrire uno spaccato molto più dettagliato di ciò che veniva discusso dietro le quinte durante gli anni della pandemia.
E il primo materiale pubblicato è già politicamente esplosivo.
Nel gennaio 2021, mentre la vaccinazione contro il Covid stava entrando nella sua fase decisiva, Fauci discuteva privatamente con Rochelle Walensky e Vivek Murthy della vaccinazione delle donne incinte.
E scriveva qualcosa che merita di essere ricordato.
FAUCI: “TEORICAMENTE POTREBBE ESSERE ASSOCIATO A UN ABORTO SPONTANEO”
Fauci spiegava che, dopo essersi ulteriormente informato, era emersa un’altra questione della quale i colleghi dovevano essere consapevoli.
Il problema riguardava le reazioni successive alla seconda dose.
Secondo Fauci, febbre e una forte risposta immunitaria:
“theoretically could be associated with miscarriage in the 1st trimester.”
Traduzione:
“teoricamente potrebbero essere associate a un aborto spontaneo nel primo trimestre.”
Attenzione: questo messaggio non dimostra che Fauci sapesse che il vaccino causava aborti.
La parola utilizzata è “teoricamente”.
Ma proprio questo rende la vicenda politicamente devastante sul piano della comunicazione.
Perché dimostra che ai massimi livelli della sanità americana esistevano interrogativi e possibili rischi che venivano discussi privatamente.
Rochelle Walensky, allora direttrice del CDC, rispose:
“Definitely a good point, esp after dose two.”
In altre parole, riteneva quella considerazione degna di attenzione.
Non erano quindi “complottisti di Internet” a discutere possibili problemi.
Erano Fauci e i vertici sanitari americani.
E POI ARRIVAVANO LE RASSICURAZIONI PUBBLICHE
Qui comincia la parte politicamente più imbarazzante.
Poche settimane dopo, nel febbraio 2021, Fauci parlava pubblicamente della vaccinazione delle donne incinte affermando che fino a quel momento non erano emersi:
“no red flags”.
Nessun segnale d’allarme.
Scientificamente le due affermazioni possono convivere: un rischio teorico non equivale a un segnale epidemiologico dimostrato.
Politicamente, però, resta una domanda enorme:
perché il pubblico non riceveva con la stessa chiarezza anche il capitolo delle incertezze?
Perché non dire semplicemente:
“Non abbiamo ancora dati completi sulle donne incinte. Esistono possibili rischi teorici che stiamo valutando e i dati disponibili sono ancora limitati”?
Questa sarebbe stata trasparenza.
Invece oggi scopriamo che dietro le quinte il linguaggio poteva essere molto più prudente di quello utilizzato davanti alle telecamere.
LE DONNE INCINTE NON ERANO STATE ADEGUATAMENTE RAPPRESENTATE NEI TRIAL INIZIALI
Ed è questo il punto che rende ancora più grave il problema della comunicazione.
Le donne incinte non erano state incluse normalmente nei trial clinici iniziali che portarono all’autorizzazione dei vaccini mRNA.
Non esisteva quindi, all’inizio della campagna, la quantità di dati specifici sulla gravidanza che sarebbe stata raccolta successivamente.
Lo riconosceva lo stesso Fauci.
In un altro messaggio spiegava sostanzialmente che, quando mancano dati sulle donne incinte, occorre valutare attentamente rischi e benefici.
Perfettamente ragionevole.
Ma allora perché questa prudenza non diventò il cuore della comunicazione pubblica?
MURTHY TEMEVA L’EFFETTO SULLA “FIDUCIA” DELLE DONNE INCINTE
Ancora più interessante è ciò che emerge dai messaggi di Vivek Murthy, destinato a diventare Surgeon General nell’amministrazione Biden.
Murthy discuteva la posizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul vaccino Moderna nelle donne incinte e manifestava preoccupazione perché una raccomandazione particolarmente prudente avrebbe potuto risultare:
“quite damaging to public confidence among pregnant women.”
Eccolo, il problema politico.
Non soltanto stabilire cosa si sapeva.
Ma preoccuparsi di come determinate informazioni avrebbero potuto influenzare la fiducia del pubblico.
È una differenza enorme.
Un’autorità sanitaria dovrebbe innanzitutto mettere il cittadino nelle condizioni di conoscere benefici, rischi e incertezze.
Non dovrebbe partire dalla domanda:
“Questa informazione aumenterà o diminuirà la fiducia nella vaccinazione?”
La fiducia non si costruisce selezionando le informazioni più convenienti.
Si costruisce dicendo la verità, compreso ciò che ancora non si conosce.
LA SCIENZA NON È PROPAGANDA
Questo è probabilmente uno degli insegnamenti più importanti dell’intera gestione Covid.
La scienza vera può dire:
“Non lo sappiamo ancora.”
Può dire:
“Esiste un rischio teorico, ma non sappiamo ancora se sia reale.”
Può cambiare posizione quando arrivano nuovi dati.
Può ammettere un’incertezza.
La propaganda istituzionale, invece, ha bisogno di certezze.
Ed è proprio quando la comunicazione scientifica viene subordinata alla necessità di convincere la popolazione che nasce il problema.
Se privatamente discuti rischi e dubbi mentre pubblicamente costruisci una comunicazione molto più rassicurante, non puoi sorprenderti se, quando emergono i documenti, la fiducia crolla.
I DATI SUCCESSIVI NON DIMOSTRANO UN AUMENTO DEGLI ABORTI
Bisogna però essere rigorosi proprio dove la comunicazione istituzionale rischiò di non esserlo abbastanza.
I messaggi non dimostrano che i vaccini Covid provocassero aborti spontanei.
Negli anni successivi sono stati pubblicati studi su numeri molto più grandi di donne incinte che non hanno evidenziato un aumento del rischio di aborto attribuibile alla vaccinazione.
Questo fatto deve essere scritto chiaramente.
Altrimenti si commetterebbe esattamente l’errore che contestiamo: selezionare soltanto le informazioni utili alla propria narrativa.
Ma questo non cancella il contenuto politico dei messaggi.
Anzi.
Lo rende ancora più evidente.
Nel gennaio 2021 non disponevano ancora di tutti quei dati successivi.
Ed è proprio quando i dati sono incompleti che la trasparenza sull’incertezza diventa fondamentale.
IL PROBLEMA NON È AVERE DUBBI. È COME LI COMUNICHI AL PUBBLICO
Fauci non dovrebbe essere criticato perché nel gennaio 2021 si poneva domande sulla sicurezza.
Era esattamente ciò che uno scienziato avrebbe dovuto fare.
Il problema è un altro.
Perché quelle sfumature, quelle cautele e quelle incertezze sembravano molto più evidenti nelle conversazioni interne rispetto alla comunicazione pubblica?
Perché per anni il dibattito sul Covid è stato spesso ridotto a una contrapposizione infantile:
“fidatevi della scienza” contro “disinformazione”.
Ma questi documenti ricordano una cosa fondamentale:
la scienza stessa stava discutendo.
E mentre discuteva, milioni di cittadini erano chiamati a prendere decisioni personali importantissime.
Tra loro c’erano anche donne incinte.
Avevano diritto a conoscere non soltanto ciò che le autorità ritenevano rassicurante, ma anche ciò che ancora non sapevano.
E L’AMMINISTRAZIONE BIDEN?
Questi messaggi risalgono ai primissimi giorni dell’amministrazione Biden e coinvolgono figure centrali della futura macchina sanitaria dell’amministrazione.
Per questo sarebbe sbagliato ridurre tutto alla sola figura di Fauci.
La questione più ampia riguarda il modello di comunicazione sanitaria costruito durante quegli anni.
La Casa Bianca Biden fece della vaccinazione uno dei pilastri della propria politica pandemica.
Proprio per questo aveva una responsabilità enorme: separare la comunicazione scientifica dalla comunicazione politica.
Quando invece il successo della campagna vaccinale diventa anche un obiettivo politico, nasce inevitabilmente il rischio che qualsiasi dubbio venga percepito come un ostacolo da neutralizzare anziché come una domanda alla quale rispondere.
Ed è precisamente per questo che i documenti interni sono così importanti.
Consentono finalmente di confrontare:
ciò che si dicevano tra loro e ciò che veniva raccontato ai cittadini.
34.000 MESSAGGI: QUESTA È SOLTANTO LA PRIMA PORTA CHE SI APRE
E siamo soltanto all’inizio.
Johnson e Paul affermano di avere ricevuto più di 34.000 messaggi e 522 voicemail provenienti dal telefono governativo di Fauci.
La quantità di materiale è enorme.
I senatori hanno annunciato che continueranno a esaminarlo e a pubblicare ciò che riterranno rilevante per l’indagine.
Significa che non bisogna correre a conclusioni prima di vedere il resto.
Ma significa anche che il racconto pubblico degli anni Covid potrebbe essere confrontato, messaggio dopo messaggio, con quello che i protagonisti si dicevano privatamente.
Ed è esattamente ciò che dovrebbe accadere.
ADESSO PUBBLICATE TUTTO
Dopo anni di polemiche, censure, accuse di disinformazione, pressioni politiche e comunicazione emergenziale, non servono altre versioni ufficiali.
Servono i documenti.
Tutti quelli legalmente pubblicabili.
Messaggi.
Email.
Verbali.
Dati.
Comunicazioni tra CDC, NIH, NIAID, FDA e Casa Bianca.
E poi saranno i cittadini a giudicare.
Perché il problema sollevato da questi messaggi non è soltanto il vaccino.
È qualcosa di molto più grande:
il diritto dei cittadini a sapere cosa conosceva davvero il governo mentre chiedeva loro di fidarsi.
Fauci poteva avere dubbi.
Walensky poteva avere dubbi.
Murthy poteva avere dubbi.
La scienza poteva avere dubbi.
Ma allora anche il pubblico aveva il diritto di conoscerli.
La fiducia nelle istituzioni non si pretende.
Non si impone.
E soprattutto non si protegge filtrando ciò che potrebbe risultare “dannoso per la fiducia”.
La fiducia si merita con la trasparenza.
E oggi sono proprio i messaggi privati di Fauci a rendere necessario chiedersi quanta trasparenza ci sia stata davvero durante gli anni dell’amministrazione Biden.
FONTI E LINK
Senato USA – Ron Johnson, pubblicazione ufficiale dei primi messaggi recuperati dal telefono governativo di Fauci:
https://www.ronjohnson.senate.gov/2026/08/10/senators-johnson-paul-release-initial-texts-from-dr-faucis-government-iphone-2/
CBS News – Fauci discussed potential risks and benefits of Covid vaccine for pregnant women:
https://www.cbsnews.com/news/fauci-texts-covid-vaccine-pregnant-women-gop-rand-paul-ron-johnson/
Washington Post – GOP lawmakers release Fauci texts discussing Covid vaccine and pregnancy:
https://www.washingtonpost.com/politics/2026/08/10/gop-lawmakers-release-fauci-texts-discussing-covid-vaccine-pregnancy/
Wall Street Journal – GOP Senators Release Fauci Texts Discussing Covid Vaccine Risk to Pregnant Women:
https://www.wsj.com/politics/policy/gop-senators-release-fauci-texts-discussing-covid-vaccine-risk-to-pregnant-women-ec4eaa12
Forbes – Republican Senators Release Fauci Texts On Safety Of COVID-19 Vaccine For Pregnant Women:
https://www.forbes.com/sites/conormurray/2026/08/11/republican-senators-release-fauci-texts-on-safety-of-covid-19-vaccine-for-pregnant-women/
La Derecha Diario – articolo originale:
https://derechadiario.com.ar/estados-unidos/politica/revelaron-mensajes-texto-secretos-fauci-reconoce-vacuna-covid-es-peligrosa-embarazadas

