L’ASSE DELLA RESISTENZA O L’ASSE DEI PEDOFILI? I RIPORTER GRIDANO ALLA “COALIZIONE EPSTEIN, TRUMP PEDOFILO”, MA TACCIONO SULLE SPOSE BAMBINE

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C’è un doppio standard che merita di essere messo sotto una luce impietosa.

Da una parte abbiamo commentatori, attivisti e una certa galassia della cosiddetta controinformazione che utilizza Jeffrey Epstein come una clava politica universale. Un nome compare in un archivio? Diventa automaticamente “complice”. Una fotografia documenta una frequentazione? Diventa una “prova”. Un personaggio pubblico ha conosciuto Epstein? Per alcuni è sufficiente per pronunciare immediatamente la parola più infamante: “pedofilo”.

Donald Trump è diventato uno dei bersagli principali di questa operazione retorica.

La questione Epstein deve essere investigata fino in fondo, senza proteggere nessuno. Se emergono prove di reati contro Trump, Clinton o qualsiasi altro personaggio potente, devono essere perseguite esattamente come quelle contro chiunque altro.

Ma c’è una differenza enorme tra essere nominati, avere frequentato qualcuno, essere accusati ed essere provati colpevoli di un reato.

È una distinzione elementare dello Stato di diritto.

E curiosamente una parte dei professionisti dell’indignazione sembra dimenticarla quando parla dei propri avversari, salvo poi riscoprire improvvisamente infinite sfumature culturali quando si arriva all’Iran e a quella galassia politica celebrata con il nome quasi romantico di “Asse della Resistenza”.

Ed è qui che la questione diventa molto più imbarazzante.

Perché non abbiamo bisogno di inventare complotti, liste segrete o fotografie interpretate arbitrariamente.

Abbiamo leggi, statistiche ufficiali, rapporti delle Nazioni Unite, UNICEF, UNFPA e Human Rights Watch.

E quello che raccontano meriterebbe almeno la stessa indignazione.

IRAN: RAGAZZE SPOSABILI A 13 ANNI. E ANCHE PRIMA CON L’AUTORIZZAZIONE DI UN GIUDICE

Partiamo dall’Iran, centro politico e ideologico dell’Asse della Resistenza.

Human Rights Watch è chiarissima: il Codice civile iraniano consente alle ragazze di sposarsi a 13 anni e ai ragazzi a 15.

Ma c’è un particolare ancora più importante:

un giudice può autorizzare il matrimonio anche sotto queste età.

Quindi bisogna essere precisi.

Non è corretto scrivere semplicemente che “in Iran l’età legale del matrimonio è sei anni”.

La situazione documentata è diversa e, per certi aspetti, istituzionalmente ancora più inquietante: esiste una soglia ordinaria di 13 anni per le ragazze, ma quella soglia non costituisce un limite assolutamente invalicabile perché il giudice può autorizzare matrimoni a età inferiori.

Non è propaganda occidentale.

Non è il Mossad.

Non è una dichiarazione di Trump.

È il quadro normativo denunciato da Human Rights Watch.

I NUMERI CHE FANNO CROLLARE LA RETORICA

E veniamo ai numeri.

Human Rights Watch, citando statistiche ufficiali iraniane, ha riportato che tra marzo 2017 e marzo 2018 furono registrati:

217 matrimoni di bambine sotto i 10 anni.

Non tredicenni.

Non sedicenni.

Sotto i dieci anni.

Nello stesso periodo furono registrati circa 35.000 matrimoni di ragazze tra 10 e 14 anni e 170.926 matrimoni di ragazze tra 15 e 19 anni.

Fermiamoci sui primi due numeri.

217 bambine sotto i dieci anni.

35.000 ragazze fra dieci e quattordici.

Questi dati non autorizzano a chiamare “pedofilo” un intero popolo, un’intera religione o chiunque sostenga politicamente l’Iran. Sarebbe una generalizzazione intellettualmente disonesta.

Ma autorizzano una domanda molto più seria:

dove sono i riporter occidentali che vedono una “coalizione Epstein” dietro ogni fotografia quando si trovano davanti a decine di migliaia di matrimoni precoci realmente registrati?

IL PARLAMENTO PROVÒ AD ALZARE L’ETÀ. LA PROPOSTA FU RESPINTA

C’è un dettaglio ancora più significativo.

Nel settembre 2018 alcuni parlamentari iraniani presentarono una proposta per innalzare l’età minima del matrimonio a 16 anni e sottoporre a ulteriori condizioni giudiziarie i matrimoni tra 13 e 16 anni.

La commissione giudiziaria del Parlamento respinse la proposta.

Quindi non stiamo discutendo soltanto di qualche villaggio remoto o di una pratica clandestina combattuta unanimemente dallo Stato.

Stiamo parlando di un problema che investe direttamente l’ordinamento giuridico.

Ed è precisamente questa distinzione che rende il caso iraniano politicamente importante.

UNA BAMBINA NON DIVENTA ADULTA PERCHÉ QUALCUNO FIRMA UN CONTRATTO

Qui bisogna eliminare uno degli equivoci più comodi.

La parola “matrimonio” non può trasformarsi in un dispositivo linguistico capace di cancellare l’età della persona coinvolta.

Se un adulto occidentale avesse un rapporto sessuale con una bambina di nove anni, nessuno considererebbe una difesa credibile la frase:

“Ma era mia moglie”.

E giustamente.

Perché allora dovremmo abbassare lo standard morale quando cambiano religione, Paese o alleanza geopolitica?

Una bambina di nove anni rimane una bambina.

Una tredicenne rimane una minorenne.

Una firma non modifica la maturità psicologica.

Una cerimonia non produce magicamente capacità adulta di consenso.

Ed è precisamente per questo che il matrimonio infantile viene considerato dalle organizzazioni internazionali un grave problema di diritti umani.

IL PROBLEMA DELLO STUPRO CONIUGALE

La questione diventa ancora più grave quando il matrimonio infantile viene sovrapposto alla legislazione sulla violenza sessuale.

Human Rights Watch ha denunciato che la definizione iraniana di stupro è limitata e problematica perché inquadra il reato attraverso il rapporto sessuale forzato fuori dal matrimonio e esclude esplicitamente lo stupro coniugale.

E adesso uniamo i due elementi.

Da una parte una ragazza può sposarsi a tredici anni, e persino prima con autorizzazione giudiziaria.

Dall’altra lo stupro coniugale non riceve la protezione penale che dovrebbe.

Il risultato è un cortocircuito gigantesco:

una minorenne può diventare legalmente moglie mentre proprio il matrimonio può ridurre le protezioni disponibili contro una relazione sessuale imposta dal marito.

Questa dovrebbe essere una battaglia centrale per chiunque sostenga realmente i diritti delle donne.

Invece troppo spesso diventa una nota a piè di pagina.

QUANDO IL “MATRIMONIO” RISCHIA DI DIVENTARE LO SCUDO DELLA VIOLENZA

È questo il punto che la propaganda evita.

Non basta chiedersi se formalmente esista un contratto matrimoniale.

Bisogna chiedersi quanti anni abbia la persona che lo sottoscrive, quanto sia libera di rifiutarlo e quali protezioni possieda dopo il matrimonio.

Una bambina economicamente dipendente dalla famiglia, sottoposta all’autorità degli adulti e data in moglie a un uomo più grande non acquisisce improvvisamente la stessa libertà contrattuale di una trentenne indipendente.

Chiamarla “moglie” non risolve il problema.

Può invece servire a nasconderlo.

IL MATRIMONIO TEMPORANEO E IL SIGHEH

A questo quadro si aggiunge l’istituto iraniano del matrimonio temporaneo, generalmente conosciuto come sigheh o mut’a.

Qui bisogna evitare un’altra semplificazione.

Il matrimonio temporaneo non equivale automaticamente alla prostituzione, né ogni matrimonio temporaneo costituisce necessariamente sfruttamento sessuale.

Ma il problema cambia completamente quando questa istituzione viene collocata dentro un sistema nel quale sono possibili anche matrimoni di minorenni.

La domanda diventa allora inevitabile:

quali garanzie concrete impediscono che uno strumento matrimoniale temporaneo venga utilizzato in situazioni di vulnerabilità economica o familiare?

È questo il terreno sul quale dovrebbe concentrarsi un giornalismo realmente interessato alla tutela delle donne.

Non basta cambiare il nome di una relazione per eliminare la possibilità dello sfruttamento.

GAZA: 400 RAGAZZE DI 14-16 ANNI AUTORIZZATE A SPOSARSI IN SOLI QUATTRO MESI

Passiamo a Gaza.

E anche qui lasciamo perdere fotografie controverse, meme, social network e materiale facilmente manipolabile.

Utilizziamo direttamente UNFPA.

Nell’aprile 2026 il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione ha pubblicato dati estremamente preoccupanti sulla crescita dei matrimoni infantili nella Striscia.

Prima della guerra il fenomeno in Palestina stava diminuendo: secondo UNFPA, la percentuale era passata dal 26% nel 2009 all’11% nel 2022.

Poi la situazione è precipitata.

UNFPA riferisce che, sulla base dei registri cartacei d’emergenza esaminati dalle organizzazioni partner, almeno 400 ragazze tra i 14 e i 16 anni hanno ricevuto il permesso di sposarsi in appena quattro mesi del 2025.

Quattrocento ragazze.

Quattro mesi.

E parliamo soltanto dei casi intercettati attraverso registri d’emergenza disponibili in un territorio nel quale gran parte delle strutture amministrative è stata devastata.

LA GUERRA HA AGGRAVATO IL PROBLEMA: NEGARLO SAREBBE PROPAGANDA

Qui però bisogna avere l’onestà intellettuale che chiediamo agli altri.

La crescita dei matrimoni infantili a Gaza non può essere spiegata semplicemente con Hamas o con l’Islam.

UNFPA collega l’aumento recente a oltre due anni di guerra, sfollamento e privazioni e ricorda che prima del conflitto il matrimonio infantile era diminuito sensibilmente.

Fame, distruzione delle abitazioni, perdita del reddito, sfollamento, insicurezza e disgregazione familiare possono spingere famiglie disperate verso decisioni che in condizioni normali non prenderebbero.

Questo va detto.

Ma spiegare non significa giustificare.

Una guerra può spiegare perché aumentino i matrimoni precoci. Non rende accettabile il matrimonio di una bambina.

Esattamente come la povertà può spiegare la prostituzione minorile senza renderla moralmente accettabile.

IL VERO DOPPIO STANDARD

Ed eccoci alla questione politica.

Immaginiamo che domani emergesse un registro americano contenente 217 matrimoni di bambine sotto i dieci anni.

Quanto tempo passerebbe prima delle aperture dei giornali?

Immaginiamo che negli Stati Uniti la legge permettesse ordinariamente alle ragazze di sposarsi a tredici anni e consentisse deroghe giudiziarie sotto quella soglia.

Quanti editoriali leggeremmo?

Immaginiamo che una legge americana escludesse esplicitamente lo stupro coniugale dalla definizione applicabile di stupro.

Quanto durerebbe l’indignazione?

Settimane?

Mesi?

Anni?

E invece quando queste questioni riguardano l’Iran, improvvisamente una parte della cosiddetta controinformazione occidentale sembra perdere la voce.

TRUMP, EPSTEIN E LA DIFFERENZA TRA SOSPETTO E PROVA

Questo non significa concedere alcuna immunità politica a Donald Trump.

Il caso Epstein deve essere investigato senza guardare tessere di partito.

I documenti devono essere esaminati.

Le vittime devono essere ascoltate.

Le accuse credibili devono essere investigate.

Chiunque abbia commesso reati deve risponderne.

Ma un collegamento con Epstein non costituisce automaticamente la prova di partecipazione ai crimini di Epstein.

Questo principio vale persino per persone molto più strettamente collegate al finanziere.

Un esempio recente è quello di Daniel Siad: Reuters ha riferito nel luglio 2026 che il suo nome compariva quasi 2.000 volte nei documenti relativi a Epstein; gli investigatori francesi lo avevano sorvegliato nell’ambito di un’indagine, ma non avevano trovato elementi sufficienti per arrestarlo.

È un esempio perfetto del principio.

Comparire nei file non equivale automaticamente a essere colpevoli.

Duemila citazioni non sostituiscono una prova penale.

E dovrebbe essere esattamente questo lo standard applicato a Trump come a chiunque altro.

“COALIZIONE EPSTEIN”: QUANDO LA PEDOFILIA DIVENTA UNO SLOGAN POLITICO

La formula “coalizione Epstein” rivela quindi un problema ancora più profondo.

Se Epstein diventa semplicemente un’etichetta con cui marchiare gli avversari politici, le vittime reali finiscono paradossalmente in secondo piano.

La pedofilia diventa un meme.

L’abuso diventa un hashtag.

La vittima diventa uno strumento per vincere una discussione geopolitica.

E questo è particolarmente grottesco quando chi utilizza continuamente quell’accusa dedica pochissimo spazio alle bambine realmente coinvolte in matrimoni precoci documentati.

In Iran non stiamo parlando di supposizioni.

Stiamo parlando di una legislazione che consente il matrimonio a tredici anni e sotto quella soglia con autorizzazione giudiziaria.

Stiamo parlando di 217 matrimoni registrati di bambine sotto i dieci anni in un solo periodo annuale, oltre a 35.000 matrimoni nella fascia 10-14 anni.

Stiamo parlando di una legislazione penale che Human Rights Watch ha criticato perché esclude lo stupro coniugale.

A Gaza abbiamo UNFPA che documenta almeno 400 autorizzazioni matrimoniali per ragazze di 14-16 anni in appena quattro mesi del 2025.

Questi sono numeri.

Non slogan.

L’“ASSE DEI PEDOFILI”? IL TITOLO È UNA PROVOCAZIONE. I DATI, PURTROPPO, NO

Naturalmente il titolo di questo articolo è provocatorio.

Non esiste un “asse dei pedofili” nel senso letterale del termine e sarebbe assurdo attribuire collettivamente la pedofilia a iraniani, palestinesi, musulmani, sciiti o sostenitori dell’Asse della Resistenza.

Ma proprio qui sta la provocazione.

Se è intellettualmente scorretto trasformare un’associazione con Epstein in una condanna automatica per pedofilia, perché gli stessi commentatori che usano questo metodo contro Trump diventano improvvisamente garantisti davanti a sistemi nei quali il matrimonio infantile è documentato dalla legge e dalle statistiche?

Non chiediamo di sostituire una propaganda con un’altra.

Chiediamo lo stesso metro di giudizio.

217 BAMBINE SOTTO I DIECI ANNI DOVREBBERO VALERE PIÙ DI MILLE SLOGAN

Questa cifra merita di essere ripetuta:

217 matrimoni di bambine sotto i dieci anni registrati ufficialmente in Iran tra marzo 2017 e marzo 2018.

Non significa 217 casi di pedofilia giudiziariamente accertati, perché matrimonio infantile e diagnosi o fattispecie penale di pedofilia non sono sinonimi.

Ma significa 217 bambine sotto i dieci anni registrate come sposate.

Ed è già abbastanza terribile senza inventare nulla.

Perché la domanda dovrebbe essere:

come può una bambina di quell’età comprendere pienamente un matrimonio?

Come può esercitare una scelta realmente autonoma?

Come può opporsi alla propria famiglia?

Quale rapporto di potere esiste con un eventuale marito adulto?

E quali strumenti possiede per sottrarsi a una relazione abusiva?

Sono domande di diritti umani.

Non di destra o di sinistra.

LA DIFESA DEI BAMBINI NON PUÒ AVERE UNA GEOPOLITICA

Questo dovrebbe essere il punto sul quale non esistono fazioni.

Una bambina americana abusata da un miliardario merita giustizia.

Una bambina iraniana data in matrimonio merita protezione.

Una ragazzina palestinese costretta dalle circostanze familiari a sposarsi merita protezione.

Una bambina israeliana vittima di violenza merita protezione.

Una bambina cristiana, musulmana, ebrea, atea, occidentale o mediorientale possiede esattamente gli stessi diritti.

Nel momento in cui iniziamo a scegliere quali vittime meritano indignazione sulla base dell’ideologia dell’aggressore, abbiamo smesso di difendere i bambini.

Stiamo difendendo una fazione.

AI RIPORTER DELLA PROPAGANDA: AVETE IL CORAGGIO DI APPLICARE LO STESSO METRO?

Ed eccoci allora alla domanda conclusiva per i professionisti della “coalizione Epstein”.

Volete indagare Trump?

Indagatelo.

Volete pubblicare i file Epstein?

Pubblicate tutto ciò che può essere legalmente pubblicato tutelando le vittime.

Volete perseguire chiunque abbia abusato di minorenni?

Fatelo senza guardare il nome, il partito, il conto corrente o la bandiera.

Ma poi abbiate almeno la coerenza di guardare anche dall’altra parte.

Parlate delle ragazze iraniane sposabili a tredici anni.

Parlate delle deroghe che permettono matrimoni ancora più precoci.

Parlate delle 217 bambine sotto i dieci anni registrate come sposate.

Parlate delle 35.000 ragazze fra dieci e quattordici anni registrate nello stesso periodo.

Parlate dell’esclusione dello stupro coniugale denunciata da Human Rights Watch.

Parlate delle 400 ragazze di Gaza tra 14 e 16 anni autorizzate a sposarsi in appena quattro mesi del 2025.

Poi possiamo discutere di imperialismo, sionismo, capitalismo, marxismo, BRICS, Washington, Teheran e “resistenza”.

Ma prima rispondete a una domanda semplicissima:

una bambina è una bambina soltanto quando il presunto colpevole appartiene alla fazione politica che odiate?

Perché se la risposta è sì, non state combattendo la pedofilia.

Non state difendendo le donne.

Non state difendendo i bambini.

State usando il loro dolore come propaganda.

E forse è proprio questo il volto più disgustoso dell’indignazione selettiva: trasformare Epstein in una clava quando serve contro Trump e contemporaneamente abbassare gli occhi davanti a matrimoni infantili che non hanno bisogno di complotti, fotografie o interpretazioni.

Sono scritti nei rapporti.

Sono scritti nelle statistiche.

Sono scritti nelle leggi.

Le bambine non hanno bisogno della vostra ideologia. Hanno bisogno che qualcuno abbia il coraggio di applicare gli stessi diritti a tutte.


FONTI E APPROFONDIMENTI

Human Rights Watch – World Report: Iran
https://www.hrw.org/world-report/2025/country-chapters/iran

Human Rights Watch – Iran: Child Protection Law Positive, but Insufficient
Contiene i dati ufficiali sui 217 matrimoni sotto i 10 anni, circa 35.000 tra 10 e 14 anni e 170.926 tra 15 e 19 anni.
https://www.hrw.org/news/2020/06/23/iran-child-protection-law-positive-insufficient

Human Rights Watch – Iran: Adopt Draft Law to Protect Women
Approfondimento su matrimonio infantile, matrimonio forzato e stupro coniugale.
https://www.hrw.org/news/2020/12/04/iran-adopt-draft-law-protect-women

Human Rights Watch – World Report 2021: Iran
Approfondimento sulla definizione iraniana di stupro e sull’esclusione dello stupro coniugale.
https://www.hrw.org/world-report/2021/country-chapters/iran

UNFPA Palestine – Surge in Child Marriage and Adolescent Pregnancy Threatens a Generation of Girls in Gaza
Dati 2026: almeno 400 ragazze di 14-16 anni autorizzate al matrimonio in quattro mesi del 2025.
https://palestine.unfpa.org/en/news/surge-child-marriage-and-adolescent-pregnancy-threatens-generation-girls-gaza

UNICEF – Child Marriage
https://data.unicef.org/topic/child-protection/child-marriage/

Reuters – documenti Epstein e distinzione tra presenza nei file e prova di reato
https://www.reuters.com/world/no-sign-violence-death-epstein-linked-french-modelling-scout-prosecutors-day-2026-07-24/

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