LA STRANA ALLEANZA

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FINANZA INTERNAZIONALE, RIVOLUZIONI E GLOBALISMO: IL PARADOSSO CHE ATTRAVERSA UN SECOLO DI STORIA

Dal sostegno industriale all’URSS fino al capitalismo degli stakeholder di Davos: esiste un filo conduttore?

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Per oltre un secolo il mondo è stato raccontato attraverso una contrapposizione apparentemente semplice.

Da una parte il capitalismo.

Dall’altra il comunismo.

Da una parte Wall Street.

Dall’altra il Cremlino.

Da una parte il libero mercato.

Dall’altra la pianificazione statale.

Eppure, osservando con attenzione alcuni dei grandi eventi del Novecento, emerge una realtà molto più complessa.

Una realtà nella quale interessi economici, strategie geopolitiche e rivoluzioni ideologiche si intrecciano spesso in modi sorprendenti.

La domanda che molti storici si sono posti è semplice:

come è stato possibile che alcune delle più importanti economie capitaliste abbiano contribuito, direttamente o indirettamente, alla crescita economica di regimi che dichiaravano apertamente di voler distruggere il capitalismo stesso?


LA RIVOLUZIONE RUSSA: TRA IDEOLOGIA E GEOPOLITICA

Il “treno piombato” di Lenin

Uno dei fatti storici più documentati riguarda il ritorno di Lenin dalla Svizzera alla Russia nel 1917.

Il governo imperiale tedesco facilitò il suo passaggio attraverso il territorio tedesco.

Perché?

La risposta non era ideologica.

La Germania era in guerra con la Russia e riteneva che una rivoluzione interna avrebbe destabilizzato il nemico orientale. Lo storico Richard Pipes e numerosi altri studiosi hanno documentato come Berlino vedesse Lenin come un’arma geopolitica contro lo zarismo.

Questo episodio dimostra un principio destinato a ripetersi più volte nel XX secolo:

gli Stati spesso sostengono movimenti ideologicamente ostili quando ciò serve a raggiungere obiettivi strategici.


IL GRANDE PARADOSSO DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE SOVIETICA

Quando il capitalismo costruì l’industria sovietica

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Negli anni Venti e Trenta l’Unione Sovietica avviò una delle più grandi trasformazioni industriali della storia.

Ma gran parte delle competenze necessarie provenivano dall’Occidente.

Tra i casi più documentati:

  • Ford Motor Company collaborò alla costruzione dello stabilimento automobilistico di Gorky.
  • General Electric fornì tecnologie energetiche.
  • International Harvester esportò macchinari agricoli.
  • L’ingegnere americano Albert Kahn progettò centinaia di strutture industriali sovietiche.

Storici come Antony Sutton hanno dedicato interi studi a questi rapporti economici.

La spiegazione più semplice non è necessariamente una cospirazione.

Molte aziende erano motivate principalmente dal profitto.

L’URSS rappresentava un mercato gigantesco.


IL DENARO SEGUE GLI INTERESSI, NON LE IDEOLOGIE

Una delle lezioni più importanti della storia economica è che gli operatori finanziari raramente agiscono secondo criteri ideologici assoluti.

Durante il XX secolo:

  • banche occidentali prestarono denaro a governi comunisti;
  • imprese occidentali investirono in Paesi socialisti;
  • aziende statunitensi commerciarono con Stati formalmente ostili.

Questo fenomeno non riguardò soltanto l’Unione Sovietica.

Accadde anche con:

  • People’s Republic of China
  • Vietnam
  • Cuba

La geopolitica e il commercio spesso seguono logiche diverse rispetto alle narrazioni ideologiche.


LA GUERRA FREDDA E LE RIVOLUZIONI GLOBALI

Durante la Guerra Fredda il mondo assistette alla nascita di decine di movimenti rivoluzionari.

America Latina.

Africa.

Asia.

Medio Oriente.

Molti ricevevano sostegno da Mosca o dall’Avana.

Ma il sistema economico mondiale all’interno del quale operavano rimaneva profondamente interconnesso.

Anche i Paesi comunisti dipendevano da:

  • tecnologia occidentale;
  • commercio internazionale;
  • mercati energetici;
  • finanziamenti esteri.

Questa apparente contraddizione ha portato alcuni studiosi a parlare di una distinzione fondamentale:

conflitto politico e cooperazione economica possono coesistere.


DALLA CADUTA DEL MURO A DAVOS

Il comunismo è davvero scomparso?

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Dopo il 1989 molti pensavano che il dibattito fosse chiuso.

Il comunismo sovietico era crollato.

Il mercato aveva vinto.

Tuttavia negli anni successivi emersero nuove idee.

Globalizzazione.

Governance globale.

Sostenibilità.

ESG.

Stakeholder capitalism.

Il World Economic Forum guidato da Klaus Schwab divenne uno dei principali promotori di queste tematiche.


IL WEF PROMUOVE DAVVERO IL MARXISMO?

Qui è necessario distinguere tra fatti e interpretazioni.

Nei documenti ufficiali del WEF non esiste alcuna proposta riguardante:

  • abolizione della proprietà privata;
  • collettivizzazione dei mezzi di produzione;
  • dittatura del proletariato;
  • pianificazione economica sovietica.

Elementi centrali del marxismo classico.

Al contrario, il WEF sostiene apertamente:

  • economia di mercato;
  • imprese private;
  • commercio globale;
  • investimenti internazionali.

Per questo motivo la maggior parte degli storici e degli economisti non considera il WEF un’organizzazione marxista.


PERCHÉ ALLORA NASCE L’ACCUSA DI “NEO-MARXISMO”?

La critica avanzata da molti osservatori riguarda soprattutto la sfera culturale.

Secondo alcuni autori, il WEF promuoverebbe una visione della società fortemente orientata verso:

  • uguaglianza sociale;
  • inclusione;
  • redistribuzione delle opportunità;
  • sostenibilità;
  • intervento coordinato delle istituzioni.

Per i sostenitori si tratta di una modernizzazione del capitalismo.

Per i critici rappresenta una forma di tecnocrazia globale che supera le tradizionali divisioni tra destra e sinistra.


IL VERO NODO: POTERE ECONOMICO E POTERE POLITICO

La domanda più interessante potrebbe non essere se il WEF sia marxista.

La domanda potrebbe essere un’altra.

Perché molte delle più grandi multinazionali del pianeta sostengono oggi politiche che un tempo sarebbero state considerate socialdemocratiche o progressiste?

Una possibile risposta è che le grandi imprese contemporanee operano in un contesto globale diverso rispetto al passato.

Per esse:

  • stabilità politica;
  • prevedibilità normativa;
  • governance internazionale;

sono spesso più importanti delle vecchie contrapposizioni ideologiche.


CONCLUSIONI

La storia del Novecento mostra che il rapporto tra finanza, ideologia e geopolitica è molto più complesso di quanto suggeriscano le narrazioni semplificate.

È documentato che imprese occidentali contribuirono allo sviluppo industriale dell’Unione Sovietica.

È documentato che interessi economici e geopolitici spesso prevalsero sulle divisioni ideologiche.

È documentato che il World Economic Forum promuove oggi una forma di capitalismo degli stakeholder che attribuisce un ruolo crescente alle istituzioni globali.

Ciò che non è documentato è l’esistenza di prove storiche definitive che dimostrino una regia unitaria della finanza internazionale dietro tutte le rivoluzioni comuniste del XX secolo.

La vera lezione della storia è forse un’altra:

le ideologie mobilitano le masse, ma gli interessi economici e geopolitici tendono spesso a seguire logiche proprie, indipendenti dagli slogan e dalle bandiere.


Fonti e riferimenti storici

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