I cani da riporto della controinformazione: gridano «BlackRock compra tutta l’Italia», ma ignorano le partecipazioni strategiche cinesi

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Un’indagine su proprietà, controllo, gestione del risparmio e infrastrutture nazionali

Le reti ideologiche che alimentano l’allarme selettivo

A rilanciare con maggiore insistenza la narrativa secondo cui BlackRock starebbe “comprando tutta l’Italia” sono spesso circuiti mediatici, pagine social e commentatori provenienti da ambienti marxisti, post-marxisti, antioccidentali o apertamente filocinesi.

Il loro schema propagandistico è quasi sempre riconoscibile: il capitale finanziario occidentale viene rappresentato come una forza onnipotente, coloniale e inevitabilmente criminale; quando invece gli investimenti, le acquisizioni o le partecipazioni strategiche provengono dalla Repubblica Popolare Cinese, il linguaggio cambia improvvisamente.

L’acquisizione occidentale diventa saccheggio.
L’acquisizione cinese diventa cooperazione.

Una quota detenuta da un fondo statunitense viene presentata come controllo totale, mentre la presenza di un’impresa di Stato cinese in una holding infrastrutturale viene minimizzata come normale investimento di mercato.

Queste reti continuano ad applicare una lettura marxista elementare: il nemico principale sarebbe sempre il capitalismo finanziario occidentale, mentre la Cina viene descritta come potenza alternativa, multipolare e persino emancipatrice. Ma la Cina contemporanea non è un soggetto estraneo alle logiche del capitale globale: utilizza imprese statali, fondi sovrani, partecipazioni industriali, credito, infrastrutture e tecnologia per estendere la propria influenza economica e politica.

Il problema non è l’origine ideologica di chi solleva un allarme. Il problema è la selezione preventiva del colpevole.

Quando BlackRock entra con il 5% in una società quotata, si grida alla perdita della sovranità. Quando State Grid possiede il 35% di CDP Reti, Sinochem resta il maggiore azionista di Pirelli o Haier acquisisce interamente Candy, gli stessi ambienti diventano improvvisamente prudenti, relativisti o silenziosi.

Non è controinformazione. È propaganda orientata.

Due pesi e due misure anche nell’anticapitalismo

L’anticapitalismo di questi circuiti appare quindi fortemente selettivo. Non contesta realmente la concentrazione del potere economico: contesta soltanto quella riconducibile all’Occidente, agli Stati Uniti o ai soggetti inseriti nel sistema finanziario euro-atlantico.

Il capitalismo di Stato cinese viene invece presentato come se fosse moralmente diverso per definizione. Eppure le imprese controllate da Pechino non investono all’estero per beneficenza internazionale. Acquisiscono aziende, marchi, tecnologie, reti commerciali, competenze industriali e posizioni strategiche esattamente perché queste operazioni servono gli interessi economici e geopolitici della Cina.

La differenza non è tra un capitale “malvagio” e uno “liberatore”. La differenza riguarda la struttura proprietaria, il rapporto con lo Stato, gli obiettivi industriali e il grado di controllo ottenuto.

Nascondere questi aspetti per preservare la narrazione della Cina come alternativa virtuosa al capitalismo occidentale significa subordinare i fatti all’ideologia.

Una parte della controinformazione italiana ripete da anni una formula tanto semplice quanto efficace: «BlackRock sta comprando tutto». Ogni partecipazione azionaria del colosso statunitense viene descritta come una conquista, ogni fondo indicizzato come uno strumento di dominio e ogni quota superiore al 3 o al 5 per cento come la prova di un controllo occulto sull’economia italiana.

La stessa attenzione, però, raramente viene dedicata alle acquisizioni realizzate da gruppi industriali cinesi, spesso riconducibili direttamente o indirettamente allo Stato della Repubblica Popolare. Eppure Pechino è entrata nel capitale di aziende italiane della manifattura, della nautica, degli elettrodomestici, degli pneumatici e persino nella holding che possiede partecipazioni nelle principali reti italiane del gas e dell’elettricità.

Il problema non è assolvere BlackRock né trasformare la Cina nel nuovo bersaglio assoluto. Il problema è applicare lo stesso metodo di verifica a tutti.

Questa indagine distingue quindi quattro concetti che nella propaganda vengono continuamente confusi:

  • patrimonio gestito;
  • proprietà economica;
  • partecipazione societaria;
  • controllo industriale o infrastrutturale.

BlackRock gestisce denaro altrui: non possiede automaticamente tutto ciò che compare nei suoi portafogli

Alla fine del 2025 BlackRock amministrava circa 14.000 miliardi di dollari di asset, dopo aver raccolto 698 miliardi nel corso dell’anno. La cifra è enorme e conferisce alla società un’influenza finanziaria indiscutibile. Ma «asset under management» non significa patrimonio appartenente a BlackRock: si tratta prevalentemente di denaro affidato alla società da fondi pensione, risparmiatori, assicurazioni, istituzioni, ETF e altri clienti.

BlackRock dichiarava inoltre che circa il 90% dei 7.700 miliardi di dollari gestiti in azioni quotate era investito attraverso strategie indicizzate. Ciò significa che moltissime partecipazioni derivano dalla necessità di replicare indici di mercato: quando una società italiana entra in un indice, i fondi che lo seguono devono acquistarne le azioni nella proporzione prevista.

Questo non elimina il problema dell’influenza. Il gestore può esercitare diritti di voto su una parte delle azioni amministrate, dialogare con i vertici aziendali e intervenire nelle assemblee. Ma è scorretto equiparare automaticamente una quota detenuta per conto dei clienti al controllo proprietario esercitato da una holding industriale o da un’impresa statale.

Le principali partecipazioni BlackRock documentate in Italia

Società italianaSettoreQuota BlackRock rilevataNatura della posizioneControllo societario?
EnelEnergia elettricacirca 5,02%Partecipazione detenuta tramite società di gestione e fondiNo
EniEnergiacirca 5,02% nella comunicazione di marzo 2026Gestione non discrezionale del risparmioNo
TIMTelecomunicazionicirca 4,96% al 31 marzo 2026Investimento finanziario nel capitale quotatoNo
SnamRete gascirca 4,93%Partecipazione finanziaria indirettaNo
GeneraliAssicurazioniintorno al 5% nelle comunicazioni del 2026Fondi e gestione del risparmioNo
MonclerModacirca 5,09% nel maggio 2026Gestione non discrezionale del risparmioNo
SaipemIngegneria energeticacirca 2,77%Investimento finanziarioNo

I dati Consob mostrano, per esempio, una partecipazione BlackRock del 5,02% in Enel e una posizione attorno al 5% in Eni; TIM indicava BlackRock al 4,96% al 31 marzo 2026, dietro Poste Italiane e Morgan Stanley.

Consob ha inoltre comunicato una quota BlackRock del 4,928% in Snam, mentre per Moncler la partecipazione risultava pari al 5,087% nel maggio 2026. Le percentuali possono cambiare frequentemente perché i fondi acquistano e vendono titoli in funzione dei flussi dei clienti, degli indici replicati e dell’andamento dei mercati.

Il punto decisivo

BlackRock è certamente un centro di potere finanziario globale. La concentrazione del risparmio in pochi grandi gestori pone questioni reali riguardanti:

  • diritto di voto;
  • influenza sulla governance;
  • omogeneizzazione delle strategie aziendali;
  • rapporti con governi e banche centrali;
  • accesso privilegiato alle informazioni e ai decisori.

Ma queste questioni devono essere analizzate per quello che sono. Possedere il 5% per conto di migliaia di fondi e clienti non equivale a controllare una società, nominare autonomamente il consiglio di amministrazione o deciderne direttamente la politica industriale.

La propaganda elimina queste distinzioni perché «BlackRock gestisce una quota di minoranza per conto degli investitori» produce meno indignazione di «BlackRock ha comprato l’Italia».


La presenza cinese: meno onnipotente di quanto si potrebbe pensare, ma più industriale e strategica

Anche la tesi opposta, secondo cui la Cina avrebbe ormai acquistato l’intera industria italiana, sarebbe falsa.

Secondo una nota dell’Agenzia ICE basata sui dati della Banca d’Italia, alla fine del 2022 lo stock degli investimenti diretti cinesi in Italia ammontava a circa 2,29 miliardi di euro, mentre quello degli investimenti italiani in Cina era pari a circa 15,55 miliardi. Le statistiche ufficiali possono differire dalle stime private perché dipendono dal criterio utilizzato e dal Paese attraverso il quale transitano gli investimenti.

Il dato aggregato, tuttavia, non racconta tutto. Un investimento relativamente limitato può avere un’importanza strategica molto superiore al suo valore monetario quando riguarda:

  • reti energetiche;
  • tecnologie industriali;
  • marchi storici;
  • brevetti;
  • dati;
  • capacità produttiva;
  • accesso a infrastrutture essenziali.

È qui che la differenza rispetto alle partecipazioni passive di BlackRock diventa rilevante.


State Grid dentro CDP Reti: la partecipazione cinese nelle reti energetiche italiane

Il caso più importante riguarda State Grid Europe Limited, società appartenente a State Grid Corporation of China.

State Grid possiede il 35% di CDP Reti, mentre Cassa Depositi e Prestiti ne detiene il 59,1% e investitori istituzionali italiani il restante 5,9%. CDP Reti gestisce partecipazioni del 31,35% in Snam, del 29,85% in Terna e del 25,94% in Italgas.

Struttura della partecipazione

LivelloSocietàQuota
Azionista di CDP RetiCassa Depositi e Prestiti59,10%
Azionista di CDP RetiState Grid Europe Limited35,00%
Azionisti di CDP RetiInvestitori istituzionali italiani5,90%
Partecipazione detenuta da CDP RetiSnam31,35%
Partecipazione detenuta da CDP RetiTerna29,85%
Partecipazione detenuta da CDP RetiItalgas25,94%

Applicando una semplice proporzione economica, il 35% cinese di CDP Reti corrisponde indirettamente a un’esposizione teorica di circa:

InfrastrutturaQuota CDP RetiEsposizione economica indiretta riconducibile al 35% di State Grid
Snam31,35%circa 10,97%
Terna29,85%circa 10,45%
Italgas25,94%circa 9,08%

Questi valori rappresentano una stima economica indiretta, non una partecipazione diretta di State Grid nelle tre società.

Dire che «la Cina controlla Terna, Snam e Italgas» sarebbe quindi inesatto. Il controllo di CDP Reti rimane italiano grazie al 59,1% posseduto da CDP. Tuttavia, è altrettanto inesatto fingere che il 35% detenuto da una società del gruppo statale cinese in una holding delle reti energetiche sia un investimento irrilevante.

State Grid non è un ETF che replica passivamente un indice: è uno dei principali operatori elettrici mondiali ed è riconducibile allo Stato cinese. La sua partecipazione è industriale, stabile e inserita nella governance della holding.


Pirelli: dal controllo dichiarato alla limitazione del potere cinese

Nel 2015 ChemChina promosse l’operazione che portò Pirelli sotto il controllo della holding Marco Polo International Italy, successivamente riconducibile a Sinochem Holdings, impresa statale controllata dalla SASAC cinese.

Per anni la società cinese ha detenuto circa il 37% di Pirelli ed è stata indicata nei documenti societari come soggetto di controllo ai sensi della normativa finanziaria italiana, pur senza esercitare attività di direzione e coordinamento.

Alla fine del 2025, in seguito alla conversione di obbligazioni Pirelli, la quota del gruppo Sinochem è stata diluita a circa il 34,1%, mentre quella riconducibile a Marco Tronchetti Provera è salita a circa il 25,3% e il flottante al 40,6%.

Il Governo italiano è intervenuto attraverso il Golden Power, imponendo misure a tutela dell’autonomia di Pirelli e limitando l’accesso del socio cinese ad alcune informazioni e tecnologie sensibili. I documenti più recenti segnalano inoltre che Sinochem non esercita più il controllo precedentemente dichiarato.

Valutazione corretta

  • Falso: «La Cina controlla senza limiti Pirelli».
  • Vero: un’impresa statale cinese rimane il maggiore azionista individuale con circa il 34%.
  • Vero: l’Italia ha ritenuto necessario intervenire con poteri speciali.
  • Vero: la governance attuale è più limitata e complessa rispetto al periodo successivo all’acquisizione.

Questo è esattamente il tipo di caso che dovrebbe essere studiato da chi sostiene di occuparsi di sovranità industriale.


Candy: un’acquisizione industriale completa, non una quota finanziaria del 5%

Nel 2019 il gruppo cinese Haier ha completato l’acquisizione di Candy-Hoover. I documenti del gruppo confermano che Candy è stata acquisita da Haier Europe Appliance Solutions e successivamente integrata nella struttura europea del colosso cinese degli elettrodomestici.

L’operazione ha significato il passaggio di un marchio storico italiano, della sua rete commerciale, delle competenze industriali e delle attività europee all’interno di un gruppo cinese.

Qui non si parla di un fondo che possiede il 4 o il 5% attraverso un ETF. Si parla di un’acquisizione industriale, con integrazione societaria e direzione strategica.

Haier afferma che, dopo l’acquisizione di Candy-Hoover, i ricavi europei sono raddoppiati e il gruppo ha raggiunto la quarta posizione nel mercato europeo del settore.

Il risultato può essere valutato positivamente o negativamente sotto il profilo occupazionale e industriale, ma la natura dell’operazione è chiara: controllo aziendale, non semplice investimento finanziario.


Ferretti: uno storico gruppo italiano della nautica sotto un azionista cinese di riferimento

Nel 2012 il gruppo cinese Weichai acquisì inizialmente il 75% di Ferretti, salvando l’azienda durante una grave crisi finanziaria. Successivamente Ferretti è stata quotata a Hong Kong e a Milano, riducendo la quota cinese e ampliando il flottante.

Nel 2025 Ferretti International Holding, riconducibile a Weichai, deteneva il 37,541% del capitale. I documenti societari precisavano che Ferretti non era sottoposta ad attività di direzione e coordinamento della holding, ma quest’ultima rimaneva il maggiore azionista e conservava un peso rilevante nella governance.

ElementoSituazione
Acquisizione iniziale Weichai75% nel 2012
Quota documentata nel 202537,541%
Natura dell’investimentoIndustriale e di lungo periodo
Direzione e coordinamento formalmente dichiaratiNo
Influenza sulla governanceRilevante come maggiore azionista

Anche in questo caso, «la Cina possiede completamente Ferretti» non sarebbe corretto. Ma sostenere che si tratti di un investimento paragonabile a una quota passiva del 5% detenuta da un fondo significa ignorare le differenze fondamentali tra finanza indicizzata e azionariato industriale.


Ansaldo Energia: un caso da aggiornare, non da usare con dati vecchi

Ansaldo Energia viene spesso citata come azienda controllata per il 40% da Shanghai Electric. Questo era vero nel 2014 e risultava ancora indicato nei documenti del 2020.

Ma utilizzare oggi quel dato sarebbe scorretto.

Dopo diversi aumenti di capitale sottoscritti prevalentemente da CDP Equity, la partecipazione cinese è stata progressivamente diluita. Il bilancio consolidato 2024 di Ansaldo Energia indica:

  • oltre il 99% a CDP Equity;
  • circa lo 0,40% a Shanghai Electric.
AnnoCDP EquityShanghai Electric
2020, prima della successiva ricapitalizzazione59,9%40%
Dopo l’aumento di capitale del 2020circa 88%circa 12%
2024oltre 99%circa 0,40%

Questo caso dimostra perché un’indagine seria debba aggiornare continuamente i dati. La presenza cinese in Ansaldo Energia è oggi marginale. Continuare a parlare del 40% significherebbe commettere lo stesso errore attribuito alla propaganda contro BlackRock.


Tabella di confronto: BlackRock e gruppi cinesi non sono la stessa cosa

CaratteristicaBlackRockGruppi industriali/statali cinesi
Modello prevalenteGestione del risparmio e fondiAcquisizioni industriali e partecipazioni strategiche
Provenienza del capitaleClienti, fondi pensione, ETF, assicurazioni e investitoriGruppi industriali, spesso statali o collegati ad autorità pubbliche cinesi
Quote tipiche nelle grandi quotate italianeCirca 3–5%Dal 35% a quote di controllo, secondo il caso
Obiettivo prevalenteReplica di indici, rendimento finanziario, gestione patrimonialeIntegrazione industriale, mercato, tecnologia e posizionamento strategico
Presenza nella governanceDiritto di voto e attività di stewardshipConsiglieri, patti societari, azionista di riferimento o controllo
Esempio nelle infrastruttureCirca 4,93% di Snam attraverso fondi35% di CDP Reti, che detiene quote in Snam, Terna e Italgas
Esempio industrialeQuote di minoranza in società quotateCandy acquisita da Haier; 34,1% di Pirelli a Sinochem; 37,541% di Ferretti alla holding Weichai
Controllo diretto dell’aziendaGeneralmente noIn alcuni casi sì; in altri influenza rilevante ma non controllo
Variabilità della partecipazioneElevata: dipende da fondi, indici e flussi dei clientiGeneralmente più stabile e di lungo periodo

Chi ha una presenza maggiore in termini economici?

Qui la propaganda incontra un dato scomodo.

Gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, la Germania, i Paesi Bassi e il Lussemburgo hanno complessivamente posizioni finanziarie in Italia ben superiori a quelle direttamente attribuite alla Cina. Inoltre, molte operazioni formalmente registrate attraverso Paesi europei possono avere beneficiari finali situati altrove.

Secondo la Banca d’Italia, nel 2024 gli investimenti diretti esteri complessivi entrati in Italia sono stati pari a circa 20 miliardi di euro. Il dato riguarda tutti i Paesi e non va confuso con lo stock complessivo accumulato negli anni.

Pertanto:

  • non è dimostrato che la Cina abbia economicamente “comprato l’Italia”;
  • non è dimostrato che BlackRock controlli l’intera economia italiana;
  • è però documentato che la Cina abbia acquisito asset industriali e partecipazioni strategiche;
  • è documentato che BlackRock eserciti una vasta influenza finanziaria attraverso il risparmio gestito;
  • i due fenomeni sono differenti e richiedono strumenti di analisi differenti.

Controllare non significa sempre possedere la maggioranza

Uno degli errori più frequenti consiste nel guardare soltanto alla percentuale azionaria.

Un soggetto può influenzare una società anche senza superare il 50%, attraverso:

  • accordi parasociali;
  • nomina degli amministratori;
  • diritto di veto;
  • dipendenza finanziaria;
  • accesso a tecnologie e dati;
  • contratti commerciali;
  • presenza nella catena di approvvigionamento;
  • frammentazione degli altri azionisti.

Allo stesso tempo, una quota del 35% non comporta necessariamente il controllo se esiste un socio al 59,1%, come nel caso di CDP Reti.

Bisogna quindi distinguere tra:

Tipo di potereSignificato
Proprietà finanziariaPossesso economico di azioni
Controllo legaleCapacità di determinare le decisioni societarie
Controllo di fattoInfluenza dominante anche senza maggioranza assoluta
Gestione per conto terziAzioni amministrate nell’interesse dei clienti
Influenza industrialeAccesso a tecnologia, mercati, produzione e governance
Influenza sistemicaPeso complessivo derivante dalla presenza in molte società

BlackRock esercita soprattutto un’influenza finanziaria e sistemica. I gruppi cinesi analizzati esercitano prevalentemente un’influenza industriale, tecnologica e strategica.


Il Golden Power dimostra che il problema è reale, ma non riguarda soltanto la Cina

L’Italia ha rafforzato negli anni la disciplina del Golden Power per proteggere società e beni strategici nei settori della difesa, dell’energia, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della finanza, della tecnologia e dei dati.

Il ricorso a questi poteri nel caso Pirelli dimostra che il governo italiano ha ritenuto necessario limitare alcuni diritti del socio cinese per tutelare tecnologie considerate sensibili.

Tuttavia, il Golden Power non è uno strumento anticinese. Può essere applicato a investitori di qualsiasi nazionalità quando un’operazione minaccia interessi essenziali dello Stato.

Una critica coerente dovrebbe quindi chiedere:

  1. Chi è il beneficiario effettivo dell’investimento?
  2. Si tratta di denaro privato o di un’impresa statale?
  3. La quota attribuisce consiglieri, veti o accesso alle informazioni?
  4. L’azienda gestisce infrastrutture essenziali?
  5. Sono coinvolti dati, brevetti o tecnologie a duplice uso?
  6. Esiste reciprocità nel Paese dell’investitore?
  7. Lo Stato italiano conserva strumenti effettivi di controllo?

Questi interrogativi dovrebbero valere per BlackRock, State Grid, Sinochem, fondi arabi, società francesi, gruppi tedeschi e qualunque altro investitore.


La selezione ideologica dei bersagli

Il limite di una parte della controinformazione non consiste nell’occuparsi di BlackRock. BlackRock merita certamente attenzione per la sua dimensione, per la concentrazione del voto azionario e per i rapporti con le istituzioni.

Il limite consiste nel trasformare ogni sua partecipazione in una prova di controllo totale e, contemporaneamente, ignorare o minimizzare operazioni cinesi molto più chiaramente industriali.

La dinamica è sempre la stessa:

  • una quota BlackRock del 5% diventa «conquista dell’Italia»;
  • il 35% di State Grid in CDP Reti diventa «normale cooperazione»;
  • un ETF viene descritto come un governo occulto;
  • un’impresa statale cinese viene presentata come un investitore privato qualsiasi;
  • si denuncia il capitalismo finanziario occidentale;
  • si tace sulla struttura politico-industriale del Partito comunista cinese.

Questa non è analisi. È selezione ideologica dei fatti.


Verdetto dell’indagine

Affermazione: «BlackRock sta comprando tutta l’Italia»

Fuorviante.

BlackRock detiene partecipazioni importanti in molte società italiane, ma generalmente comprese tra il 3 e il 5% e prevalentemente amministrate per conto dei clienti. Ciò determina un’influenza finanziaria reale, non un controllo proprietario generalizzato.

Affermazione: «La Cina controlla tutte le infrastrutture italiane»

Falsa.

State Grid possiede il 35% di CDP Reti, ma CDP conserva il controllo con il 59,1%. La partecipazione cinese è strategicamente rilevante, ma non equivale al controllo delle reti nazionali.

Affermazione: «La Cina ha acquisito importanti comparti e aziende italiane»

Sostanzialmente vera, se formulata con precisione.

Gruppi cinesi hanno acquisito Candy-Hoover, una quota rilevante di Pirelli, una partecipazione di riferimento in Ferretti e il 35% di CDP Reti. Non hanno però acquistato interamente ogni comparto interessato.

Affermazione: «Shanghai Electric possiede ancora il 40% di Ansaldo Energia»

Falsa e non aggiornata.

La quota cinese è stata diluita fino a circa lo 0,40%, mentre CDP Equity possiede oltre il 99%.


Conclusioni: la sovranità non può avere un nemico scelto in anticipo

La difesa degli interessi nazionali perde credibilità quando viene utilizzata soltanto contro il bersaglio ideologicamente conveniente.

BlackRock va analizzata senza ingenuità: 14.000 miliardi di dollari in gestione e migliaia di partecipazioni societarie producono un potere enorme. Ma quel potere non può essere descritto falsificando la natura degli asset gestiti.

La Cina va analizzata con lo stesso rigore: il suo stock complessivo di investimenti diretti in Italia non è dominante, ma alcune acquisizioni hanno coinvolto aziende, tecnologie e infrastrutture di grande valore strategico. Ignorarlo soltanto perché Pechino viene presentata come l’alternativa all’Occidente significa sostituire la propaganda atlantista con quella filocinese.

La sovranità non consiste nello scegliere quale potenza straniera assolvere.

Consiste nel proteggere infrastrutture, imprese, tecnologia, dati e capacità produttiva applicando le stesse regole a tutti.

E soprattutto consiste nel distinguere i fatti dagli slogan.

Una parte rilevante degli allarmi contro BlackRock viene alimentata da reti di propaganda marxista e antioccidentale che continuano a interpretare ogni fenomeno economico attraverso uno schema precostituito: il capitale occidentale è sempre imperialismo, mentre l’espansione cinese sarebbe automaticamente multipolarismo.

Ma cambiare la bandiera dell’investitore non rende meno importante la tutela della sovranità nazionale. Un’impresa statale cinese non diventa innocua soltanto perché proviene da un Paese governato da un partito comunista. E una partecipazione finanziaria occidentale non equivale automaticamente al controllo politico di un’intera nazione.

La vera analisi non assolve Pechino per colpire Washington, né assolve Washington per colpire Pechino. Misura quote, diritti di voto, governance, accesso alle tecnologie, controllo delle infrastrutture e conseguenze industriali.

Tutto il resto è propaganda travestita da controinformazione.


Fonti e documenti consultati

  • Consob – Partecipazioni rilevanti nelle società quotate, con dati su BlackRock in Enel, Eni, Snam, TIM, Generali, Moncler e altre società.
  • BlackRock – Risultati finanziari 2025 e rapporti sulla stewardship, per patrimonio gestito, strategie indicizzate e modalità di voto.
  • CDP e CDP Reti – Struttura azionaria e partecipazioni in Snam, Terna e Italgas.
  • Pirelli – Bilanci, governance e aggiornamento sulla quota Sinochem.
  • Ferretti Group – Storia e struttura azionaria.
  • Haier Europe – Acquisizione e integrazione di Candy-Hoover.
  • Ansaldo Energia – Bilanci consolidati 2020 e 2024, per l’evoluzione della partecipazione di Shanghai Electric.
  • Banca d’Italia e Agenzia ICE – Investimenti diretti esteri e stock Cina-Italia.

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