L’“Asse della Resistenza” combatte sionismo e imperialismo americano. Intanto i suoi leader accumulano milioni e il popolo fa la fame

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I “duri e puri” della rivoluzione: sacrifici per gli altri, patrimoni e società offshore per le élite. Le nuove accuse americane contro i vertici iraniani mostrano ancora una volta il grande paradosso della cosiddetta Resistenza: retorica rivoluzionaria per le masse, denaro e privilegi per chi comanda.

Per anni ci hanno raccontato la stessa favola.

La Repubblica Islamica dell’Iran sarebbe il cuore dell’“Asse della Resistenza”, l’avanguardia della lotta contro il sionismo, l’imperialismo americano, il capitalismo occidentale e il dominio finanziario degli Stati Uniti.

Il popolo deve resistere.

Il popolo deve soffrire.

Il popolo deve accettare isolamento, inflazione, scarsità, repressione e sacrifici perché esisterebbe una missione superiore: combattere il Grande Satana americano e i suoi alleati.

Poi arriva Scott Bessent, Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, e mette sul tavolo un’accusa che, se confermata nei singoli casi, rende questa retorica quasi grottesca.

Washington sostiene di sapere dove si trovano conti offshore, società fiduciarie e proprietà immobiliari riconducibili agli uomini del sistema iraniano.

Il messaggio rivolto da Bessent ai vertici del regime è stato brutale: gli Stati Uniti affermano di conoscere l’ubicazione di conti nelle Isole Vergini britanniche e di proprietà immobiliari di enorme valore sparse nel mondo. Bessent ha annunciato l’intenzione di congelare questi patrimoni e di colpire quelli che Washington considera asset illegittimamente sottratti al popolo iraniano.

Non è soltanto retorica da conferenza stampa.

Il 1° settembre Reuters ha riferito che il Tesoro americano prepara nuove sanzioni contro istituzioni finanziarie iraniane e che Bessent intende proseguire la pressione contro gli asset internazionali collegati al regime e all’IRGC.

Ed è qui che la propaganda della “Resistenza” incontra una domanda molto semplice.

Compagni della Resistenza, perché i soldi sono nei paradisi finanziari occidentali?

Se l’Occidente è il male assoluto, perché una parte della ricchezza attribuita alle élite del sistema iraniano finisce proprio dentro gli strumenti finanziari e societari del mondo occidentale?

Perché le masse devono combattere il capitalismo globale mentre gli uomini vicini al potere vengono accusati di utilizzare società offshore, intermediari finanziari, immobili internazionali e circuiti bancari globali?

Il Tesoro americano aveva già formulato accuse molto precise.

Il 10 luglio 2026 OFAC ha sanzionato Ali Ansari, descritto dalle autorità statunitensi come il gestore di una rete internazionale di attività finanziarie e immobiliari a beneficio di Mojtaba Khamenei e di altre figure dell’élite iraniana.

Secondo il Tesoro, Ansari avrebbe contribuito a trasformare ricchezza finanziata con risorse pubbliche in un portafoglio internazionale di proprietà e attività commerciali destinato ad arricchire uomini vicini al vertice della Repubblica Islamica.

È un’accusa americana, naturalmente, e come tale deve essere presentata.

Ma non è uno slogan su X.

È contenuta in un provvedimento ufficiale dell’Office of Foreign Assets Control.

Il Tesoro afferma inoltre di aver individuato reti di “shadow banking”, società di facciata e circuiti internazionali utilizzati per spostare miliardi di dollari e aggirare le sanzioni.

E mentre questi capitali viaggerebbero attraverso il pianeta, agli iraniani viene spiegato che bisogna stringere la cintura per difendere la Rivoluzione.

Fame per il popolo, ricchezza per le élite

Questa è la parte che i cantori occidentali dell’“Asse della Resistenza” preferiscono ignorare.

Nel gennaio 2026 lo stesso Tesoro americano, annunciando nuove sanzioni, accusava esplicitamente le reti finanziarie vicine al regime di riciclare i proventi delle risorse naturali iraniane mentre la popolazione affrontava inflazione e gravissimi squilibri economici.

A maggio Washington accusava inoltre l’IRGC di utilizzare società di facciata per vendere petrolio e convogliare i ricavi verso apparati militari, programmi d’armamento e proxy regionali anziché verso una popolazione in difficoltà.

Si può contestare la politica americana.

Si possono criticare le sanzioni.

Si può sostenere che una parte delle sofferenze economiche iraniane sia aggravata proprio dalla pressione occidentale.

Tutto legittimo.

Ma resta una domanda che non scompare pronunciando cento volte le parole “imperialismo” e “sionismo”:

dove finiscono i soldi?

Perché questa è sempre stata la domanda che terrorizza le oligarchie rivoluzionarie.

La rivoluzione è sempre per gli altri

La storia è piena di sistemi politici che hanno chiesto sacrifici permanenti al popolo in nome di una battaglia definitiva.

Il nemico è sempre alle porte.

La patria è sempre sotto assedio.

Il momento è sempre troppo grave per chiedere conto a chi governa.

Chi domanda dove siano finiti i soldi diventa un traditore.

Chi denuncia i privilegi ai vertici lavora per il nemico.

Chi contesta il potere indebolisce la Resistenza.

È un meccanismo straordinariamente conveniente.

Perché permette di trasformare qualsiasi fallimento interno in conseguenza dell’aggressione esterna e qualsiasi richiesta di trasparenza in un atto di sabotaggio.

Il cittadino deve sacrificarsi.

Il rivoluzionario professionista, evidentemente, molto meno.

I “combattenti antimperialisti” con i patrimoni globalizzati

Ed eccoci al paradosso più spettacolare.

L’ideologia denuncia la finanza internazionale, ma per nascondere e trasferire denaro servono precisamente reti finanziarie internazionali.

Si condanna il capitalismo occidentale, ma gli immobili di prestigio si comprano nelle grandi piazze globali.

Si maledice il dollaro, ma essere esclusi dal sistema finanziario denominato in dollari diventa una minaccia esistenziale.

Si predica l’autarchia al popolo mentre le élite cercano accesso alla globalizzazione.

Anticapitalisti nei comizi, globalisti quando devono proteggere il patrimonio.

È la vecchia storia del potere travestito da rivoluzione.

Bessent: «Sappiamo dove sono»

L’offensiva americana ha ormai anche un nome: Operation Economic Outcast.

Il 24 agosto il Tesoro degli Stati Uniti ha annunciato una campagna destinata a colpire sistematicamente i collegamenti finanziari internazionali dell’Iran.

Bessent ha dichiarato che Washington avrebbe mappato nodi, facilitatori e reti utilizzati dall’Iran per vendere petrolio e aggirare le sanzioni.

Il 1° settembre ha alzato ulteriormente il tiro.

Il messaggio agli uomini del regime può essere riassunto così:

sappiamo dove sono i vostri soldi.

Bessent ha parlato pubblicamente di conti nelle Isole Vergini britanniche, trust e proprietà immobiliari del valore di cento milioni di dollari.

E ha annunciato:

«Li congeleremo».

Ha inoltre sostenuto che Washington intende perseguire gli asset considerati illegittimi e sottratti agli iraniani.

Quei beni, secondo Bessent, potrebbero eventualmente essere destinati al popolo iraniano o alle vittime del terrorismo.

Il Dipartimento di Giustizia americano dispone già di precedenti in materia: nel marzo 2026 ha annunciato un accordo da circa 318 milioni di dollari derivante da un lungo procedimento di confisca relativo a interessi iraniani in un immobile di Manhattan, con fondi destinati a vittime del terrorismo sponsorizzato dall’Iran.

E allora chi sta davvero facendo sacrifici?

La domanda dovrebbe essere posta soprattutto a chi, comodamente seduto in Europa, continua a dipingere l’“Asse della Resistenza” come una specie di romantica brigata internazionale antimperialista.

Resistenza di chi?

Sacrificio di chi?

Perché il giovane iraniano che vede evaporare il proprio salario deve sacrificarsi per la geopolitica regionale mentre uomini appartenenti o vicini all’apparato vengono accusati di possedere patrimoni internazionali?

Perché il cittadino deve sopportare l’inflazione mentre miliardi passano attraverso reti bancarie clandestine?

Perché l’operaio deve accettare la miseria per combattere il capitalismo mentre qualcuno, ai piani superiori della Rivoluzione, avrebbe imparato perfettamente a utilizzare trust, società offshore e proprietà internazionali?

La risposta è vecchia quanto il potere.

Perché la rivoluzione chiede quasi sempre agli altri di pagare il conto.

I duri e puri sono sempre uguali

Cambiano le bandiere.

Cambiano gli slogan.

Cambiano i nemici.

Una volta era la borghesia internazionale. Oggi sono il sionismo, l’imperialismo americano e l’Occidente decadente.

Ma alla fine il meccanismo rischia di essere sempre lo stesso:

fame e sacrifici per il popolo, privilegi per l’élite.

Ed è questo il punto che nessuna propaganda sulla “Resistenza” può cancellare.

Se le accuse americane sui singoli patrimoni saranno dimostrate fino in fondo, il problema non sarà soltanto finanziario. Sarà politico e morale.

Perché un sistema che costruisce la propria legittimità sul sacrificio collettivo non può pretendere che il popolo viva da rivoluzionario mentre chi governa vive da oligarca.

Non puoi chiedere a milioni di persone di combattere l’Occidente e contemporaneamente mettere al sicuro la ricchezza nei suoi circuiti finanziari.

Non puoi trasformare la povertà in una medaglia patriottica per chi sta sotto e il denaro internazionale in un diritto acquisito per chi sta sopra.

E soprattutto non puoi chiamare tutto questo “Resistenza” aspettandoti che nessuno, prima o poi, chieda di vedere i conti.

Fonti

U.S. Department of the Treasury — Operation Economic Outcast, 24 agosto 2026
https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0614

U.S. Department of the Treasury — Ali Ansari e reti finanziarie legate alle élite iraniane, 10 luglio 2026
https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0558

U.S. Department of the Treasury — Shadow banking e repressione, 15 gennaio 2026
https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0364

U.S. Department of the Treasury — Operazioni petrolifere dell’IRGC, 11 maggio 2026
https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0498

U.S. Department of the Treasury — Reti finanziarie clandestine iraniane, 7 agosto 2026
https://home.treasury.gov/news/press-releases/sb0596

U.S. Department of Justice — Recupero di circa 318 milioni di dollari per vittime del terrorismo sponsorizzato dall’Iran, 23 marzo 2026
https://www.justice.gov/usao-sdny/pr/sdny-announces-recovery-hundreds-millions-dollars-victims-iran-sponsored-terrorism-0

Reuters — Bessent annuncia nuove sanzioni bancarie e la caccia agli asset dell’IRGC, 1° settembre 2026
https://www.reuters.com/world/china/bessent-says-us-likely-announce-iran-bank-sanctions-this-week-2026-09-01/

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