Il deputato repubblicano pronuncia alla Camera 14 nomi e accusa il Dipartimento di Giustizia di trattenere milioni di documenti. Ma c’è un dettaglio che nel racconto rischia di scomparire: Thomas Massie fu uno dei principali artefici dell’Epstein Files Transparency Act. E oggi presenta una seconda legge proprio per introdurre gli strumenti coercitivi che nella prima mancavano.
Thomas Massie ha deciso di alzare ulteriormente il livello dello scontro sugli Epstein Files.
Tra il 31 agosto e il 1° settembre 2026 il deputato repubblicano del Kentucky ha utilizzato l’aula della Camera dei Rappresentanti per pronunciare pubblicamente quattordici nomi che ha indicato come presunti “co-cospiratori” di Jeffrey Epstein e dei quali ha chiesto l’indagine e, se ne ricorressero i presupposti, il perseguimento.
Jes Staley, Leon Black, Les Wexner, David Copperfield, Lapo Elkann, Tom Pritzker, Glenn Dubin, Frédéric Fekkai, Edoardo Teodorani, Jean-Luc Brunel, Daniel Siad, Ramsey Elkholy, Andrew Mountbatten-Windsor — l’ex principe Andrea — e Lesley Groff.
L’iniziativa è reale e documentata.
Ma è necessario chiarire immediatamente un punto: essere nominati da un membro del Congresso non equivale a essere colpevoli di un reato. Le parole di Massie rappresentano accuse politiche e richieste d’indagine, non conclusioni giudiziarie. Diverse delle persone citate non sono state condannate, né necessariamente incriminate, per reati collegati a Epstein.
Massie ha poi scritto:
“I read the names of several Epstein coconspirators who should be investigated and prosecuted.”
Il messaggio politico è evidente: il Dipartimento di Giustizia, secondo il deputato, dovrebbe smettere di proteggere informazioni e cominciare a perseguire chi avrebbe collaborato con Epstein.
Ma proprio qui comincia il problema.
MASSIE NON È UNO SPETTATORE: LA PRIMA LEGGE PORTA IL SUO NOME
Ascoltando le dichiarazioni di queste ore si potrebbe avere l’impressione che Thomas Massie sia semplicemente il parlamentare che ha scoperto le insufficienze della legislazione e ora combatte contro un governo intenzionato a occultare la verità.
La storia è più complessa.
Massie fu infatti, insieme al democratico Ro Khanna, uno dei principali promotori dell’originale Epstein Files Transparency Act.
Il suo stesso ufficio parlamentare lo definiva apertamente il “Massie-Khanna Epstein Files Transparency Act”.
Massie non si limitò a votarlo.
Lo promosse politicamente, partecipò alla battaglia parlamentare per farlo arrivare in aula e raccolse le 218 firme necessarie alla discharge petition che costrinse la Camera a votare.
Il 18 novembre 2025 la legge passò alla Camera con uno schiacciante 427 voti contro 1.
Il giorno seguente, 19 novembre, il presidente Donald Trump la firmò.
Quindi quando oggi Massie denuncia l’insufficienza del sistema creato per rendere pubblici gli Epstein Files, non sta criticando una normativa costruita esclusivamente dai suoi avversari politici.
Sta denunciando anche i limiti di una legge di cui lui stesso fu uno dei principali artefici politici.
LA DOMANDA CHE MASSIE DOVREBBE SPIEGARE
Il punto non è sostenere che Massie abbia deliberatamente scritto una legge per nascondere gli Epstein Files.
Non esiste prova di questo.
Anzi, la sua attività parlamentare dimostra che Massie ha esercitato una pressione considerevole affinché i documenti venissero pubblicati.
La questione interessante è un’altra.
Se la prima legge era sufficiente a garantire la completa trasparenza, perché oggi serve un Epstein Files Transparency Act II?
E soprattutto:
perché gli strumenti che Massie considera oggi indispensabili non furono inseriti nella prima legge che lui stesso aveva promosso?
La risposta emerge direttamente dalla nuova proposta.
LA SECONDA LEGGE RIVELA LE DEBOLEZZE DELLA PRIMA
Il 15 luglio 2026 Massie ha presentato l’Epstein Files Transparency Act II, H.R. 9694.
Ed è sufficiente leggere ciò che prevede il nuovo disegno di legge per capire quali problemi Massie ritenga presenti nel sistema precedente.
La nuova legge vuole creare esplicitamente un private right of action.
In parole semplici, consentirebbe a procuratori statali, funzionari autorizzati degli Stati, membri del Congresso e vittime di Epstein di portare in tribunale l’Attorney General degli Stati Uniti quando ritengano che il Dipartimento di Giustizia stia illegittimamente trattenendo, oscurando, ritardando, nascondendo, rimuovendo o evitando di pubblicare documenti.
Ma non finisce qui.
L’EFTA II darebbe alle vittime il diritto di ottenere documentazione completa e non oscurata relativa alle proprie vicende, compresi determinati rapporti FBI.
Consentirebbe inoltre ai procuratori statali e locali di accedere ai documenti necessari per eventuali indagini e procedimenti.
E introduce un’altra disposizione estremamente significativa: impedirebbe esplicitamente al governo di invocare alcuni privilegi di common law, compreso il deliberative process privilege, per sottrarsi agli obblighi di disclosure stabiliti dalla prima legge.
La domanda politica diventa quindi inevitabile:
se tutto questo è necessario oggi, perché non era previsto ieri?
IL DOJ HA UTILIZZATO PROPRIO ALCUNI DI QUEI MARGINI
Il Dipartimento di Giustizia sostiene di aver rispettato la legge.
Il 30 gennaio 2026 il DOJ annunciò la pubblicazione di oltre 3 milioni di nuove pagine, portando il totale a quasi 3,5 milioni di pagine, oltre a più di 2.000 video e 180.000 immagini.
Il Dipartimento spiegò inoltre che il materiale non pubblicato rientrava principalmente in quattro categorie: documenti duplicati, documenti coperti da privilegi, materiale rientrante nelle eccezioni previste dalla legge e materiale completamente estraneo ai casi Epstein o Maxwell.
Ed ecco il particolare politicamente esplosivo.
Tra le ragioni esplicitamente indicate dal DOJ per trattenere documenti comparivano proprio il deliberative process privilege e l’attorney-client privilege.
Ora confrontiamo questo con la nuova legge di Massie.
L’EFTA II vuole esplicitamente impedire l’utilizzo dei privilegi di common law — incluso il deliberative process privilege — per eludere gli obblighi della prima legge.
In pratica, Massie sta cercando oggi di chiudere una porta che il DOJ sostiene di aver potuto utilizzare dopo l’approvazione della normativa originale.
Questo non dimostra un complotto di Massie.
Dimostra però qualcosa di politicamente rilevante:
la prima legge non aveva eliminato tutti i margini interpretativi che oggi lo stesso Massie considera responsabili dell’insufficiente disclosure.
E ORA MASSIE ATTACCA TRUMP
È a questo punto che la vicenda diventa anche politica.
Massie è da tempo uno dei repubblicani più conflittuali nei confronti di Donald Trump e sulla questione Epstein ha trasformato la trasparenza dei file in uno dei terreni principali dello scontro con l’amministrazione.
La critica può essere legittima.
Se il DOJ non sta rispettando la legge, il Congresso ha non soltanto il diritto ma il dovere di esercitare il proprio potere di controllo.
Ma Massie non può essere rappresentato come un osservatore completamente estraneo al problema legislativo.
La prima legge era anche la sua battaglia.
Fu lui a presentarla con Khanna.
Fu lui a raccogliere le firme.
Fu lui a rivendicarne l’approvazione come una vittoria.
Ed è sempre lui che oggi sostiene che occorre una seconda legge per ottenere gli strumenti necessari a far rispettare davvero la prima.
Questa circostanza rende perfettamente legittimo chiedersi quanto dell’offensiva attuale sia una battaglia istituzionale per la trasparenza e quanto sia diventato anche uno strumento dello scontro politico interno al Partito Repubblicano e contro Trump.
Attribuire a Massie una precisa intenzione opportunistica richiederebbe prove.
Constatare che sta utilizzando politicamente il caso, invece, è difficilmente contestabile: lo sta portando pubblicamente contro l’amministrazione, utilizzando discorsi alla Camera, accuse al DOJ, conferenze stampa e una nuova discharge petition.
IL PARADOSSO DELLE 218 FIRME
La storia sembra quasi ripetersi.
Nel 2025 Massie raccolse le 218 firme necessarie a forzare il voto sulla prima legge.
Ora sta nuovamente cercando 218 firme per una discharge petition destinata a portare in aula l’Epstein Files Transparency Act II.
La prima volta il messaggio era:
approvate la legge e costringiamo il governo a pubblicare i file.
La seconda volta diventa:
la prima legge non basta, dobbiamo approvarne un’altra per costringere il governo a rispettarla.
Ed è proprio questa sequenza che dovrebbe essere al centro del dibattito.
Non perché dimostri che Massie abbia voluto proteggere qualcuno.
Ma perché solleva una questione di responsabilità legislativa.
Un parlamentare che rivendica la paternità politica di una legge deve rivendicarne i successi, ma dovrebbe anche rispondere delle sue insufficienze.
TRE MILIONI DI FILE NASCOSTI? ATTENZIONE AI NUMERI
Massie sostiene che il governo continui a trattenere oltre tre milioni di documenti o pagine legati al caso.
Anche qui bisogna distinguere l’accusa dalla posizione ufficiale del governo.
Il DOJ afferma di aver inizialmente raccolto circa sei milioni di pagine potenzialmente responsive e di averne pubblicate quasi 3,5 milioni.
Secondo il Dipartimento, la differenza non equivale automaticamente a “tre milioni di documenti segreti”: comprende duplicati, documentazione coperta da privilegi, materiale escluso dalla legge e materiale estraneo ai procedimenti Epstein-Maxwell.
Massie e altri membri del Congresso contestano questa interpretazione.
La controversia è quindi reale.
Ma non è ancora corretto trasformare automaticamente i circa tre milioni di pagine non pubblicate in tre milioni di prove occultate contro potenti amici del governo.
È precisamente ciò che deve essere verificato.
Tanto che l’Office of Inspector General del Dipartimento di Giustizia ha aperto un audit sulla conformità del DOJ all’Epstein Files Transparency Act, concentrandosi proprio sull’identificazione, raccolta, oscuramento e pubblicazione dei documenti.
I 14 NOMI NON SONO 14 CONDANNE
Lo stesso principio deve essere applicato ai nomi pronunciati da Massie.
Quando un membro del Congresso utilizza la parola “coconspirators”, l’impatto mediatico è enorme.
Ma un’affermazione pronunciata nell’aula della Camera non sostituisce un processo.
Jean-Luc Brunel, per esempio, affrontò procedimenti giudiziari in Francia prima di morire in carcere nel 2022.
Andrew Mountbatten-Windsor fu accusato da Virginia Giuffre e raggiunse nel 2022 un accordo nella causa civile senza ammissione di responsabilità.
Per gli altri casi occorre analizzare individualmente documenti, testimonianze, rapporti finanziari e procedimenti.
Mettere tutti nello stesso elenco non significa che esista per tutti lo stesso livello di evidenza.
E proprio perché Massie chiede al DOJ di “indagare e perseguire” queste persone, implicitamente riconosce che l’accertamento penale deve ancora essere effettuato.
MASSIE PUÒ ACCUSARE IL DOJ. MA NON PUÒ CANCELLARE LA PROPRIA PARTE NELLA STORIA
Il punto politico della vicenda Epstein non dovrebbe diventare una gara tra tifoserie.
Se esistono documenti che possono essere legalmente pubblicati, devono essere pubblicati.
Se qualcuno ha partecipato ai crimini di Epstein, deve essere indagato indipendentemente dal patrimonio, dal cognome o dalle amicizie politiche.
Se il Dipartimento di Giustizia ha utilizzato illegittimamente privilegi o redazioni per aggirare una legge del Congresso, dovrà risponderne.
Ma anche chi scrive le leggi deve rispondere delle leggi che scrive.
Ed è qui che Thomas Massie si trova davanti alla contraddizione più difficile.
Nel 2025 Massie presentò la sua legge come lo strumento che avrebbe aperto gli Epstein Files.
Nel 2026 Massie sostiene che serve una seconda legge per costringere il DOJ a fare ciò che la prima avrebbe dovuto ottenere.
La nuova proposta introduce il diritto di fare causa, amplia l’accesso ai documenti e chiude esplicitamente alcune vie legali utilizzabili per giustificare il mancato rilascio.
Sono miglioramenti che Massie considera oggi indispensabili.
E allora la domanda non dovrebbe essere rivolta soltanto a Trump, al procuratore generale o al Dipartimento di Giustizia.
Dovrebbe essere rivolta anche a Thomas Massie:
se questi strumenti erano indispensabili per impedire al governo di trattenere i file, perché non li avete inseriti nella legge originale?
Massie ha tutto il diritto di chiedere trasparenza.
Ha tutto il diritto di denunciare eventuali violazioni.
Ha persino il diritto di correggere una legge che si sia dimostrata insufficiente.
Ma se oggi utilizza quelle insufficienze come arma politica contro l’amministrazione, la sua responsabilità nella costruzione del primo meccanismo legislativo non può semplicemente scomparire dal racconto.
È forse questo il vero paradosso degli Epstein Files.
Massie oggi si presenta come uno dei principali accusatori del sistema.
Ma una parte del sistema legislativo che considera insufficiente porta anche il suo nome.
FONTI E DOCUMENTI
Ufficio del deputato Thomas Massie — Epstein Files Transparency Act II, 15 luglio 2026
Comunicato ufficiale che descrive H.R. 9694 e le nuove possibilità di azione giudiziaria contro il DOJ:
https://massie.house.gov/news/documentsingle.aspx?DocumentID=395849
GovInfo — H.R. 9694, Epstein Files Transparency Act II
Testo e iter ufficiale del nuovo disegno di legge:
https://www.govinfo.gov/app/details/BILLS-119hr9694ih
Ufficio del deputato Thomas Massie — approvazione del Massie-Khanna Epstein Files Transparency Act
Comunicato del 18 novembre 2025 sull’approvazione per 427-1 e sulla discharge petition promossa da Massie:
https://massie.house.gov/news/documentsingle.aspx?DocumentID=395780
Ufficio del deputato Thomas Massie — presentazione dell’Epstein Files Transparency Act
Documentazione ufficiale della campagna Massie-Khanna iniziata nel luglio 2025:
https://massie.house.gov/news/documentsingle.aspx?DocumentID=395739
U.S. Department of Justice — 3,5 milioni di pagine pubblicate
Comunicato ufficiale del 30 gennaio 2026 con le categorie di documenti non prodotti e i privilegi invocati:
https://www.justice.gov/opa/pr/department-justice-publishes-35-million-responsive-pages-compliance-epstein-files
U.S. Department of Justice — Epstein Library / DOJ Disclosures
Archivio ufficiale dei documenti pubblicati:
https://www.justice.gov/epstein/doj-disclosures
DOJ Office of Inspector General — Audit sulla conformità all’Epstein Files Transparency Act
Audit aperto il 23 aprile 2026 sulle procedure di raccolta, redazione e pubblicazione del DOJ:
https://oig.justice.gov/ongoing-work/audit-department-justices-compliance-epstein-files-transparency-act
Lettera Massie-Khanna al DOJ, 30 gennaio 2026
Richiesta di accesso ai documenti non oscurati e contestazione delle redazioni:
https://massie.house.gov/UploadedFiles/Reps._Khanna_and_Massie_Letter_to_DAG_Blanche_1.30.26_final.pdf
Agenzia Nova, 1 settembre 2026
Resoconto dell’intervento di Massie, dei nomi pronunciati e della nuova discharge petition.
The Guardian, 1 settembre 2026
Resoconto internazionale dell’intervento alla Camera e delle accuse rivolte alle persone nominate.

