Negli ultimi anni una parte consistente della cosiddetta controinformazione italiana ha finito per sviluppare gli stessi meccanismi propagandistici che per decenni ha denunciato nei media mainstream. Con una differenza fondamentale: mentre i grandi mezzi di comunicazione vengono accusati di manipolare la realtà per difendere il potere costituito, una certa controinformazione ha iniziato a deformare sistematicamente i fatti per sostenere le proprie convinzioni ideologiche.
La ricerca della verità è stata progressivamente sostituita dalla ricerca della conferma.
Non importa più cosa sia realmente accaduto.
Importa soltanto se un determinato evento può essere piegato per rafforzare la narrazione già prestabilita.
Le ipotesi diventano fatti
Uno degli aspetti più preoccupanti consiste nella continua trasformazione di ipotesi, impressioni o interpretazioni personali in verità assolute.
Un’indiscrezione diventa una prova.
Un sospetto si trasforma in una certezza.
Una divergenza diplomatica viene descritta come una rottura irreparabile.
Una dichiarazione non verificata viene trattata come un fatto storico.
Il problema non è proporre interpretazioni alternative. Il pluralismo delle idee è essenziale.
Il problema nasce quando le opinioni vengono presentate come fatti dimostrati senza alcuna documentazione verificabile.
La realtà viene adattata alla narrativa
Quando i fatti non confermano la visione ideologica, vengono semplicemente reinterpretati.
Se un evento favorisce la propria narrativa, esso viene amplificato.
Se la contraddice, viene minimizzato, ignorato o completamente capovolto.
Così una trattativa diplomatica diventa automaticamente una “sconfitta”.
Un compromesso viene presentato come una “resa”.
Una divergenza tattica viene trasformata in una “guerra tra alleati”.
Le sfumature spariscono.
Rimane soltanto la propaganda.
Lo stesso schema che si attribuisce ai media mainstream
Per anni questa parte della controinformazione ha accusato giornali e televisioni di:
- selezionare le informazioni;
- manipolare i contesti;
- omettere elementi scomodi;
- costruire narrazioni ideologiche;
- confondere opinioni e fatti.
Eppure, sempre più spesso, utilizza esattamente gli stessi strumenti.
Cambia solamente il colore della propaganda.
Ma la propaganda resta propaganda.
La costruzione dei nemici assoluti
Un altro meccanismo tipico consiste nel dividere il mondo in maniera manichea.
Da una parte i “buoni”.
Dall’altra i “cattivi”.
Non esistono più complessità.
Non esistono interessi multipli.
Non esistono divergenze interne.
Ogni evento internazionale viene letto attraverso schemi rigidissimi:
- tutto è controllato da qualcuno;
- ogni crisi è pianificata;
- ogni conflitto ha un unico responsabile;
- ogni fenomeno sociale è una costruzione artificiale.
La realtà, però, è infinitamente più complessa delle categorie ideologiche.
La sostituzione dell’analisi con la fede
Il vero problema nasce quando la controinformazione smette di fare controinformazione e comincia a comportarsi come una religione.
Chi appartiene alla propria fazione ha sempre ragione.
Chi pone dubbi viene immediatamente etichettato come:
- servo del sistema;
- infiltrato;
- globalista;
- agente;
- traditore.
L’analisi lascia spazio al tifo.
Il pensiero critico viene sostituito dalla fede.
E la fede, per definizione, non necessita di prove.
L’uso selettivo delle fonti
Le fonti vengono utilizzate in maniera strumentale.
Quando una fonte conferma la narrativa desiderata, viene considerata affidabile.
Quando la stessa fonte produce dati contrari, improvvisamente diventa parte del sistema.
Si verifica così una curiosa schizofrenia informativa:
si crede ciecamente a ciò che conferma le proprie convinzioni e si rifiuta tutto ciò che le mette in discussione.
Non è ricerca della verità.
È conferma dei propri pregiudizi.
Il paradosso della controinformazione
La grande ironia è che molti di coloro che si definiscono combattenti contro la propaganda finiscono per diventare essi stessi produttori di propaganda.
Denunciano la manipolazione ma manipolano.
Accusano gli altri di selezionare le notizie ma selezionano le notizie.
Parlano di pensiero critico ma pretendono adesione totale alle loro tesi.
Condannano il tifo ideologico ma vivono di tifoserie.
Combattono il conformismo producendo un nuovo conformismo.
La verità non appartiene a nessuno
La verità non è né di destra né di sinistra.
Non è atlantista né multipolare.
Non è sovranista né globalista.
Non è mainstream né alternativa.
La verità richiede qualcosa di molto più difficile:
la disponibilità a mettere continuamente in discussione le proprie convinzioni.
Perché il vero giornalismo non consiste nel trovare argomenti a sostegno delle proprie idee.
Consiste nel seguire i fatti, anche quando questi smentiscono ciò che vorremmo fosse vero.
Ed è proprio qui che una parte della controinformazione italiana sembra essersi smarrita.
Nel momento in cui l’ideologia prende il posto della realtà, la controinformazione cessa di essere uno strumento di libertà e si trasforma semplicemente in un’altra forma di propaganda.
Più arrabbiata.
Più settaria.
Ma non meno manipolatoria di quella che pretende di combattere.
Link e fonti consigliate da inserire alla fine dell’articolo
Sul concetto di propaganda e manipolazione delle masse
- Edward Bernays, Propaganda. Come manipolare l’opinione pubblica:
https://www.lafeltrinelli.it/propaganda-come-manipolare-opinione-pubblica-libro-edward-l-bernays/e/9791256170326 - Edward Bernays e l’ingegneria del consenso:
https://www.psicolinea.it/lingegneria-del-consenso-edward-bernays-e-linvenzione-della-propaganda/ - Edward Bernays e la nascita delle moderne tecniche di propaganda:
https://it.insideover.com/schede/storia/edward-bernays-una-vita-dedicata-a-manipolare-le-masse.html - Analisi del libro Propaganda di Edward Bernays:
https://www.ibexedizioni.com/propaganda-di-edward-bernays/
Studi e ricerche sulla propaganda e la disinformazione
- Proppy: sistema di rilevazione della propaganda nelle notizie online:
https://arxiv.org/abs/1912.06810 - Studio sulla propaganda e la disinformazione nei social media:
https://arxiv.org/abs/2212.00419 - Studio sulle tecniche retoriche della propaganda:
https://arxiv.org/abs/2109.08013 - Effetti della propaganda sulla formazione delle opinioni:
https://arxiv.org/abs/1703.10138
Approfondimenti storici
- Edward Bernays e il libro Propaganda:
https://it.wikipedia.org/wiki/Propaganda_%28libro%29 - Biografia di Edward Bernays:
https://en.wikipedia.org/wiki/Edward_Bernays
Bibliografia essenziale
- Edward L. Bernays, Propaganda. Come manipolare l’opinione pubblica.
- Walter Lippmann, L’opinione pubblica.
- Gustave Le Bon, Psicologia delle folle.
- Jacques Ellul, Propaganda.
- Noam Chomsky e Edward Herman, La fabbrica del consenso.
Questi riferimenti permettono di mostrare come la manipolazione dell’informazione, la costruzione delle narrative e la selezione dei fatti siano fenomeni studiati da oltre un secolo e non appartengano esclusivamente ai media mainstream, ma possano manifestarsi anche all’interno della cosiddetta controinformazione.

