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EOLO 2022: CHE PAL(L)E!

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I “Parchi Eolici”: mostri della più popolare energia rinnovabile. 
Cosa nasconde il Business legato all’Energia Eolica? Quanto costa una PALA EOLICA e quanto produce?
Sogno ecologico e incubo paesaggistico: ma ne vale davvero la pena? 

Sono appena arrivato in Salento, in viaggio in macchina e, come ogni volta, mi sono soffermato, inevitabilmente, a commentare lo scempio paesaggistico causato dalle famose “PALE EOLICHE” e mi sono trovato a farlo – imprecando come sempre – cercando di capirne il funzionamento e soprattutto il loro rendimento, vista l’abominevole diffusissima installazione operata da anni, anche sul suolo italiano.

Lo spunto per approfondire questo argomento, mi è giunto all’improvviso, nell’incrociare, proprio in quegli attimi di abituale imprecazione, nella corsia opposta dell’autostrada, il TRASPORTO ECCEZIONALE proprio di una PALA, rimossa e sdraiata su un camion che sarà stato lungo almeno una quarantina di metri… UNA COSA IMPRESSIONANTE!

Trasporto di una imponente PALA EOLICA

Sembrava un enorme NAVE spiaggiata e trainata tristemente verso il bacino di carenaggio.

Non ne avevo mai vista una, così da vicino. 

Mi sono subito chiesto: “Ma… quanto può costare una pala eolica, o meglio, una turbina eolica completa, o un WINDMILL come si dice in inglese?”

Giunto a destinazione mi sono subito documentato.

Intanto ho scoperto che il gruppo di una “Pala EOLICA” è composto da diversi elementi:

  • la base o navicella, che varia dai 4 ai 14 metri (secondo l’altezza),
  • la torre, alta anche fino circa 130 metri, 
  • la turbina, che ha all’interno la dinamo e l’albero di trasmissione, 
  • le pale: ognuna lunga fino a 56 metri e del peso di 7 tonnellate. La General Electric, ha costruito la LM 107.0 P, una pala eolica lunga ben 107 metri

Costo totale?

Da un sito USA ho trovato che una pala eolica costa da 2,6  a  4  milioni di $, per una turbina eolica commerciale di medie dimensioni.
Con un costo di mantenimento di almeno 48.000 $ all’anno.

Con questi costi così importanti, queste benedette PALE, FUNZIONANO SUL SERIO?

Se venissi a conoscenza di questo importante fattore, confermato dai dati, forse la finirei almeno, di continuare ad imprecare costantemente, nel vedermele davanti agli occhi dappertutto.

Andiamo con ordine: dalle mie ricerche, sono venuto a sapere che il ministro francese Barbara Pompili ha recentemente affermato quanto segue:

Le turbine eoliche funzionano solo il 25% del tempo, non sono riciclabili e ci sono giganteschi cimiteri di pale in Francia”.

Lo ha scritto lo scorso settembre 2021, per la lobby France Energie Eolienne (FEE), che rappresenta gli sviluppatori e i produttori di parchi eolici tra i più importanti nel mondo…ne riparleremo dopo.

Cercando testimonianze, mi sono imbattuto in Donald Trump, che in molte interviste ha chiamato le turbine: “mostriche uccidono tutti gli uccelli” e “deturpano il panorama in modo devastante”.

Recentemente, in Italia si sono accese molte polemiche sulle nuove installazioni, dopo la selvaggia deturpazione delle regioni del Sud Italia, soprattutto la Puglia, la Campania e la Sicilia.

Perché sulle “Dolomiti” trivenete non ci sono pale eoliche e sulle “Piccole Dolomiti” lucane, invece sì? 

Non per il vento, che in Basilicata è molto più debole e in alcune aeree addirittura insufficiente a far ruotare eliche, il cui diametro può arrivare a 60 metri.

Non per la minore bellezza del paesaggio.

Non per la morfologia delle montagne, che risalgono a 15 milioni di anni fa e le fanno molto assomigliare a quelle più famose del Nord, tanto da averne preso il nome.

 E allora perché lì non ci sono torri eoliche e nessuno si azzarderebbe a piantarne mentre in Basilicata (e in Puglia, Sicilia, Calabria, Sardegna, Molise, Campania – qui però fino alla legge regionale del 2016, che ha fermato lo scempio), l’eolico selvaggio si sta mangiando la terra e le montagne, riducendole a una terra sperduta di spettrali foreste di acciaio? 
La Basilicata è diventata irriconoscibile: torri eoliche ovunque, alte anche cento metri, come palazzi di venti piani. Oppure, fungaie di pali di 20-30 metri (il cosiddetto «mini» eolico, turbine al di sotto di 1 megawatt), addossati l’uno all’altro, senza regole né legge.

 Le torri, poco più di 500 fino all’anno scorso, adesso sono circa 700 e per un altro centinaio sarebbero già pronte le autorizzazioni. 
La Puglia è la regione italiana più devastata dalle pale eoliche, ma la Basilicata, con appena 10 mila chilometri quadrati di superficie e 560 mila abitanti, sparpagliati in 131 Comuni, ha il primato dell’incremento più veloce di impianti in tutto il Sud.
Una corsa all’edificazione di parchi eolici che ha portato, in pochi anni, ad istallare 5.000 pale per seimila megawatt di capacità e ha quindi generato profitti immensi anche a “pale ferme”, grazie agli incentivi più generosi del mondo. Di conseguenza ne hanno approfittato anche moltissimi Comuni, che hanno visto, nelle nuove fonti energetiche pulite, una delle poche entrate per sistemare le loro scuole e i loro marciapiedi. 
Un sogno ecologico quindi finito male, spesso con l’ombra della mafia, perché, come ha detto, non senza ragione, quando era ministro del tesoro, Giulio Tremonti: “Il business dell’eolico è uno degli affari di corruzione più grandi”

Che “Cosa Nostra” investa “dove tira il vento” non è, purtroppo, una novità, quello che sorprende è che l’allarme arrivi dal quotidiano inglese Telegraph.
Le “eco-mafie”, attratte dalla prospettiva di generose sovvenzioni destinate a promuovere l’utilizzo dell’energia alternativa, hanno iniziato a infiltrarsi nel business verde, per accaparrarsi i milioni di euro provenienti sia dal Governo italiano, sia dall’Unione europea. 
«Niente fa guadagnare più di un parco eolico», dichiara Edoardo Zanchini, un attivista ambientale che ha indagato sulle infiltrazioni mafiose nel settore. 

E allora: Via col Vento! – L’energia rinnovabile è il business del momento.

L’Unione Europea ha imposto a tutti i 27 Paesi membri che, entro il 2020, 1/5 dell’energia impiegata sia rinnovabile e ha stanziato una media di 5 miliardi di euro, su base annua, sotto forma di prestiti e sovvenzioni.
Molti dei parchi eolici in Sicilia sono assolutamente legali, mentre altri hanno già attirato l’attenzione della Polizia. Indagini recenti hanno portato allo scoperto presunte collusioni tra clan mafiosi, uomini d’affari e politici, per assicurarsi il controllo di un progetto per la costruzione di impianti eolici nel Trapanese. 
Otto persone, invece, sono finite in carcere nell’ambito dell’operazione di Polizia “Eolo”, con l’accusa di aver corrotto funzionari di Mazara del Vallo, regalando auto di lusso e tangenti di 30.000 e 70.000 euro. 
Se ci può consolare, scandali simili sono stati scoperti anche in Spagna, Romania, Bulgaria e Corsica.

Detto questo, entriamo velocemente nel dettaglio meccanico.

È facile trovare la spiegazione di come funziona una pala eolica (o “Eolic WindMill”), in qualsiasi sito internet, che offre anche molte proposte di impianti anche proprio chiavi in mano, con mostri di diverse dimensioni: dal lillipuziano al gigantesco, con prezzi che variano a seconda dell’agenzia che si prenderà carico di tutto quello che riguarda permessi e installazione, sponsor della EU e tutte le polizze assicurative con finanziamenti bancari e quant’altro,
Si va, quindi, dal MICRO-Eolico al MEGA-eolico e non c’è nemmeno problema se non c’è vento… funziona SEMPRE! 
Come abbiamo già avuto modo di constatare molte volte.

L’ho notato anche io l’altro giorno, passando tra i campi della Puglia e della Campania, dove sterminate moltitudini di pale sono state erette come immensi GOLGOTA: enormi cimiteri di croci mobili, che si muovono però con una regolarità imbarazzante. Io, ricordo le girandole colorate di plastica leggera turbinare al vento, facendo vibrare la mia mano di bambino, o i mulini olandesi, che variavano la loro velocità proprio in funzione del VENTO.
Ma questo appartiene al passato! 

Ai mostri giganteschi di oggi, sembra non servire neppure il vento: ESSI “governano il vento”, lo gestiscono (almeno così dicono gli esperti…) e non obbediscono più alle regole naturali, ma sicuramente obbediscono alle regole del BUSINESS, perché sono stati definiti “GREEN”, sono “eco-sostenibili” e non producono CO2. 

Abbiamo già visto quanto costano questi impianti. La domanda ora è: quanto producono
Cioè: quanto tempo ci vuole affinché la produzione inizi a superare i costi e che, quindi, l’investimento diventi proficuo e vantaggioso.
Ma se te lo regala l’Europa…di cosa ti preoccupi”? (Suggerisce una voce fuori campo…)
Una cosa è certa ed è sacrosanta: le enormi pale eoliche sono uno scempio per il paesaggio e per la bellezza del territorio.

Per parlare della loro funzionalità e di quanto producano, anche da FERME (perché sono spesso ferme e realmente immobili) e soprattutto quanto costi la loro manutenzione…BEH: anche per questo basta fare due ricerche su Internet e si capisce che non è un argomento semplice. Anzi: appena lo affronti, ti arrivano puntuali le smentite da BUTAC, BUFALEFACT Checkers di tutti i tipi, tutti all’erta e tutti a salvaguardia delle regole imposte dallo STATO e dall’EU.

In realtà, a parte le considerazioni fatte con una vena di umorismo e di sano divertimento, diventate anche popolarissime per alcune affermazioni in merito, assai colorite, fatte da Vittorio Sgarbi, al quale sicuramente si può imputare tutto, fuorché il fatto di essere un esteta e di avere il “bello”, come elemento di riferimento, passiamo a guardare altri aspetti meno frequentati sull’argomento: le vere analisi di impatto – le cui ripercussioni non sono soltanto visive, ma generano e hanno generato un irreversibile inquinamento del suolo nei siti industriali (e che quegli stessi abili politici con tendenze giornalistiche, alla “Striscia la Notizia”, si sono sempre guardati bene dal farle notare) – che sono davvero innumerevoli.

Il GREEN TIRA!!!” e molti opinionisti si guardano bene dal criticare ogni cosa approvata per questa campagna, “politicamente corretta” e “progressista”.
Per esempio: sul Corriere della Sera, un articolo di Antonio Polito, dall’ironico titolo, recitava: “Abbattere 250 faggi per mettere pale eoliche non è sempre innovazione“.
E l’autore dell’articolo conclude che il fine ultimo di questo governo, appare ogni giorno di più lo sfruttamento insensato e predatorio del Recovery Fund, per attuare il quale sono stati emanati numerosi decreti, chiamati ipocritamente “Semplificazioni“, che rendono possibili azioni contro il territorio che prima sarebbero state assolutamente impossibili, anche a costo di sacrificare il millenario paesaggio italiano che tutto il mondo ci invidia.

Ormai, la nostra unica speranza di fermare in tempo questi scalmanati, risiede nell’aumentata consapevolezza che la proliferazione delle pale eoliche, oltre a non essere la soluzione della crisi climatica, è la causa scatenante della crisi energetica che in questi mesi sta trascinando a fondo l’Italia.

Quella del vento, è la prima fonte di energia che viene in mente quando si parla di rinnovabili, sia per la sua diffusione a livello globale, sia perché tutti abbiamo ben chiara la fisionomia dei parchi eolici. Esistono, però, alcuni pregiudizi legati all’energia eolica, sui quali vale la pena fare chiarezza.

Eccone tre:

  1. l’eolico non crea posti di lavoro.
  2. l’eolico ha un impatto significativo sull’ambiente.
  3. l’eolico è una fonte “discontinua”.

 Dal momento che il vento appare come un fenomeno inafferrabile e per certi versi imprevedibile, viene da chiedersi quanto sia certo, che soffierà nel luogo dove si è deciso di costruire una centrale.

Manutenzione di una PALA EOLICA

Per concludere questa disquisizione: vorrebbero arrivare, nel 2050, a portare l’attuale miserrimo 5% dell’attuale fabbisogno elettrico prodotto dai MOSTRI EOLICI, addirittura a un ipotetico 26%.

Questo vorrebbe dire che, per riuscirci, dovremmo riempire di questi abominevoli oggetti, ben 5700 km quadrati del nostro paese: il che equivarrebbe ad invadere la maggior parte dei profili collinari italiani, così ricchi di echi e di storia, con decine di migliaia di “manufatti rotanti”, più alti della Mole Antonelliana di Torino.

 Equivale anche ad una radicale e brutale omogeneizzazione dei paesaggi, senza apprezzabili contropartite a livello del problema planetario.

 Le selve delle torri eoliche, a causa del loro numero e delle loro spropositate dimensioni, diventerebbero quindi l’elemento dominante – schiacciante – dei paesaggi in cui verranno innalzate. La loro presenza cannibalizzerà, sottometterà e umilierà tutte le altre forme, spesso sottili e delicate, dei tessuti territoriali locali, danneggiandone l’armonica percezione.

Ripeto: Basta fare un viaggio nel Molise, in Basilicata, o in alcune parti della Sicilia per convincersene. 
Stiamo per essere imprigionati in una mostruosa gabbia di aerogeneratori che producono qualche briciolo di energia,solo quando soffia il vento adatto. 

Un’ultima osservazione “geopolitica”: ho avuto, da una persona, l’indicazione che la Polonia, che non ha alcun PARCO EOLICO ancora installato, sta trattando l’installazione di queste Pale Eoliche con una ditta francese che ha già GARANTITO l’energia elettrica sufficiente a compensare lo sforzo economico.
Loro impiantano le pale e la Francia con FEE (France Energie Eolienne), garantisce la corrente elettrica.

Non ci sarà, per caso, anche questo aspetto, dietro la selvaggia EOLIZZAZIONE compiuta nel nostro mezzogiorno e nel Sud Italia???
La risposta ci arriva puntuale proprio dalla Francia:

Michel Gioria, delegato generale della France Energie Eolienne (FEE), a News Tank, il 14/06/2022 ha dichiarato quanto segue:

Lo sviluppo dell’energia eolica, in Francia, è quasi fermo. Da gennaio 2022 siamo a 200 MW installati, l’equivalente di quello che stavamo facendo nel 2004-2005, ben prima del New Green Deal. Se non rettifichiamo la situazione, il settore verrà chiuso nel 2023, con gravi conseguenze per la nostra sicurezza degli approvvigionamenti”.

Cosa vuol dire? 

Che stanno cercando disperatamente altri territori e altre zone di investimento e di espansione: La colonizzazione continua!


FONTI:

LE PALE EOLICHE – LA NAZIONE
La Mafia investe nell’Energia Eolica
Le PALE EOLICO non sono la salvezza del Pianeta
Impianto Eolico: Funzionamento
COSTI IMPIANTO EOLICO
Antonio Polito – CORRIERE DELLA SERA: Impianti Eolici

Tensioni in Medioriente

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West Bank, la riva ovest del fiume Giordano

Confronto Israele Iran

Israele sta per affrontare la sua quinta elezione in pochi mesi, dopo l’approvazione del provvedimento che scioglie le camere, in seguito al governo Bennet che ha interrotto il lungo periodo di Governo Nethanyahu. Questo non ha annullato la visita di Biden, programmata per il 14 di luglio.

I membri della Knesset hanno votato all’unanimità martedì, a favore dell’atto, con l’impegno a tradurlo in legge entro le 24 di mercoledì sera.

Il ministro degli Esteri del partito Lapid prenderà il posto del premier Bennet ad interim.

Lo stesso premier uscente ha dichiarato che lo sforzo per tenere insieme il suo governo (una coalizione di partiti di destra, sinistra e filo-islamisti), si è esaurito, a causa della forte opposizione di Nethanyahu.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stata la votazione su un atto che doveva garantire protezione legale ai coloni israeliani della “west bank”, la riva ovest del fiume Giordano.

Il portavoce di Bennet ha dichiarato che l’ex premier non guiderà il partito Yamina (formazione religioso-nazionalista di centro-destra), alla tornata elettorale di ottobre.


Il tentativo di sciogliere le camere, fa intuire che il tentativo di attuare un rimpasto, da parte del capo dell’opposizione, si è arenato.

È difficile che, sia la destra più religiosa, sia la sinistra di Lapid, possano vincere in solitaria.

Il Likud è favorito, tuttavia il governo sarà di coalizione.


I principali problemi che fronteggia Israele sono l’inflazione ed i rapporti con i vicini, primo fra tutti l’Iran.


Nel Paese arabo si sono susseguite varie azioni militari, che hanno avuto come obiettivo, sia persone, sia siti. Israele è stato accusato da Teheran di avere attaccato, fuori dai suoi territori, l’aeroporto di Damasco ed il porto di Latakia e di avere condotto, nei confini iraniani, un’operazione contro una sua base, nell’ovest del Paese.

Il Porto di Latakia



La mancanza di reazione da parte di Teheran, è un segnale che il paese sciita si sta concentrando sul programma nucleare, evitando conflitti convenzionali. L’obiettivo non è una vittoria nei negoziati, per avere il nullaosta al programma, bensì arrivare comunque a possedere le armi nucleari, per usarle in modo strategico, come accadeva tra i due blocchi, durante la guerra fredda.


In più, Teheran prosegue nel logoramento di Tel Aviv, sia finanziando operatori come Hamas, Al Jihad, Hezbollah, sia aiutando direttamente la Palestina a reclutare uomini che possono tornare utili alla sua causa.

Teheran

Di recente, il ministro della difesa Israeliano Gantz, ha riconosciuto, in un comizio pubblico, che Israele deve tenere in seria considerazione il pericolo del Libano e che, in caso di attacco, la reazione non deve risparmiare nessuna delle strutture che hanno recato danno ad Israele.

Inoltre, ultimamente Israele si è avvicinato alla Turchia, che è uno stato sunnita molto importante e che può contrastare l’Iran.

La Turchia ha mostrato il suo approccio ambivalente verso la Nato ed a seconda delle necessità avrà interesse a partecipare ai negoziati.

Si configura un’alleanza sunnita anche con l’Arabia Saudita, la Giordania e l’Egitto. E’ chiaro che questa zona sarà l’ultima a passare alla nuova logica multipolare, per i contrasti regionali mai sopiti. E’ interessante seguirne l’evoluzione perchè anche l’Italia, per motivi diversi, abbandonerà le impostazioni precedenti quasi alla fine del processo di cambiamento, pertanto stiamo viaggiando quasi in parallelo ad Israele verso i nuovi equilibri.

Il drop #916, che spiega che Israele sarà l’ultimo Paese che cambierà i suoi equilibri



Fonti:

https://www.theguardian.com/world/2022/jun/29/israel-braces-for-fifth-election-in-less-than-four-years

https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/israele-bennett-lapid-primo-ministro-interim-nuove-elezioni-knesset-mlnshm8e

https://m.jpost.com/middle-east/iran-news/article-709189

https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/06/27/medioriente-il-confronto-aperto-e-indiretto-tra-iran-e-israele-si-espande/6641385/

https://cutt.ly/jKLRaBE

ICGEB di Trieste: Licenza di Manipolazione Genetica

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Il Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie ICGEB è un’organizzazione di ricerca intergovernativa che opera all’interno del sistema comune delle Nazioni Unite. Scorrendo i vari articoli dell’accordo appena rinnovatoemerge come l’Italia abbia concesso “immunità di giurisdizione” ai beni del Centro, “inviolabile nei beni e nelle sue proprietà” e una lunghissima serie di privilegi per i suoi funzionari.  

LA STORIA DEL CENTRO ICGEB DI TRIESTE

Il presidente Mattarella ha ratificato l’accordo tra l’Italia e il Centro Internazionale per l’Ingegneria Genetica e la Biotecnologia (ICGEB) relativo alle attività del Centro e alla sua sede situata a Trieste.

Questo atto fa seguito alle varie tappe di istituzione dell’istituto, menzionate nell’atto:

  • l’Incontro di Alto Livello tenutosi a Belgrado il 13 – 17 dicembre 1982; 
  • lo Statuto dell’ICGEB deliberato a Madrid il 13 maggio 1983,  che ne fornisce uno status sovranazionale, comprendendo un centro ed una rete di centri affiliati nazionali, subnazionali e regionali; 
  • i Protocolli sull’ICGEB, definiti a Vienna il 4 aprile 1984 e a Trieste il 24 ottobre 2007, che istituiscono le sedi del Centro a Trieste, Nuova Delhi e Città del Capo; 
  • la promulgazione della Legge Italiana n. 103 del 15 marzo 1986, che autorizza la ratifica dello Statuto dell’ICGEB del 1983 ed il Protocollo del 1984;    

L’area designata è quella dello “Science Park” a Trieste, in locali governativi messi a disposizione, a titolo gratuito, e con lo stanziamento dei fondi necessari a stipulare delle polizze assicurative pre- responsabilità verso i terzi. I primi fondi stanziati dal governo sono quantificati in 10 milioni di €.

Con oltre 60 Stati membri e 40 Centri Affiliati in tutto il mondo, gestisce 46 programmi di ricerca nei propri laboratori di Trieste, Italia, Nuova Delhi, India e Città del Capo, Sud Africa. 

Riunione dell’International Board a Trieste

I rappresentanti degli stati membri godono, tra gli altri, dei seguenti privilegi:

  • immunità da arresto e detenzione, per atti e per parole dette e scritte,
  • diritto di utilizzare codici internazionali ed inviolabilità delle carte.

L’accordo si considera in vigore dalla data della conferma di ricezione della seconda delle due notifiche, una per ogni parte e si può risolvere con una comunicazione tra le parti, da notificare sei mesi prima dell’annullamento.

Il centro italiano ICGEB di Trieste, negli scorsi anni non è stato esente da critiche e polemiche, per il suo sviluppo e per aver programmato lo spostamento dell’area di ricerca nel porto di Trieste, tanto da portare il sindaco della città a riprendere il presidente dell’ICGEB, il dr. Mauro Giacca in diverse occasioni, soprattutto per le sue uscite sull’ “INESITENZA DEI RAPPORTI TRA POLITICA E SCIENZA a Trieste”… sortita che fece allora scalpore, ma che, dopo le recenti ingerenze della SCIENZA sulla vita politica degli Stati, assumono, oggi, tutt’altro aspetto e valenza.

La Scienza si voleva, da tempo, appropriare della politica e ha iniziato a farlo in modo sempre più sfacciato, con le iniziative dell’OMS che recentemente, sono state ridimensionate sull’applicazione del TRATTATO PANDEMICO, a cui abbiamo riservato molto spazio nei nostri precedenti articoli e LIVE radiofoniche.

Cosa ha fatto tornare oggi l’ICGEB alle luci della ribalta? 

Intanto le dimissioni proprio dello stesso dr. Mauro Giacca, che lascerà la guida del gruppo per, quoto: “dedicarsi completamente agli studi e alla ricerca”.

Il fattore principale, però, riguarda il rinnovo dell’accordo, avvenuto nel silenzio e nella segretezza, tra il Governo e il gruppo ICGE.

La sede italiana dell’azienda si trova, come detto, a Trieste e il documento di ratifica dell’accordo del giugno 2021, recentemente rinnovato: “l’Italia contribuisce all’organizzazione con un finanziamento annuale, a carico del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, di 10.169.961 € e il nostro Paese “mette gratuitamente a disposizione del Centro la sede di Trieste”, oltre a regolamentare le spese di manutenzione, sulla base di una convenzione più volte rinnovata e particolarmente favorevole per l’ente. 

In pratica: gli oneri dell’accordo con ICGEB sono tutti a nostro carico: stipendi, assicurazioni, varie ed eventuali, la sede… la sua manutenzione (tranne quella ordinaria) e ciò comporterà nuovi oneri per lo Stato per 2.620 MLN all’anno.

Scorrendo i vari articoli dell’accordo, che potete consultare integralmente qui, emerge anche come l’Italia abbia concesso “immunità di giurisdizione” ai beni del Centro, “inviolabile nei beni e nelle sue proprietà” e una lunghissima serie di privilegi per i suoi funzionari. 

Privilegi che spaziano dalla stessa immunità di giurisdizione, all’esenzione di imposta sugli stipendi, oltre che all’esenzione da qualsiasi limitazione delle libertà di circolazione e all’immunità nello svolgimento di eventuali missioni.

Un centro di ingegneria genetica, insomma, al quale il nostro governo ha riconosciuto ogni beneficio possibile, compresa l’immunità diplomatica e il divieto di arresto e fermo.

I funzionari potranno operare in piena libertà nel nostro Paese, godendo, tra l’altro, di privilegi fiscali invidiabili. 
La conferma di come il nostro governo abbia molto più a cuore le sorti dei colossi di Big Pharma, rispetto a quelle dei propri cittadini. 

Una sorta di GAVI FOUNDATION sul nostro territorio e una sorta di BIO-LAB, di cui non possiamo sapere nulla, legato alle multinazionali della ricerca e della produzione di prodotti Bio, legati alla genetica, come i tanti laboratori esistenti in tutto il mondo, che fanno quasi impallidire persino il confronto con la pericolosità delle armi nucleari.

AREA SCIENZA PARK di TRIESTE

IL RECENTE RINNOVO GOVERNATIVO DEL CONTRATTO

Chi ha portato avanti il rinnovo di questo accordo in seno al nostro parlamento, in tutta segretezza e in grande velocità?

Ancora una volta LUI: LUIGI DI MAIO: il Giggino Nazionale…l’uomo dal congiuntivo latitante… dal trascorso di bibitaro allo Stadio San Paolo di Napoli (oggi Stadio Maradona), per il quale, evidentemente, la VENDITA dei prodotti e soprattutto di SÈ STESSO, viene effettuata con una facilità tale e quale al mettersi sulle spalle il classico vassoio, per salire su e giù per gli spalti del Nuovo Ordine Globalista Mondiale, del quale, una volta, era un così tenace persecutore.

Il ministro DI MAIO, come si legge nelle prime righe del documento approvato, ha presentato il progetto il 30 luglio 2021 e ne ha seguito tutto l’iter burocratico fino al 2 maggio di quest’anno, quando è stato presentato in aula e approvato definitivamente il 5 maggio.
Tutti d’accordo in parlamento!

QUESTO È L’ATTO PIÙ INCOSTITUZIONALE COMPIUTO DAL NOSTRO SISTEMA DI POTERE (NON SI PARLA PIÙ, ORMAI, DI APPARATO GOVERNATIVO DOTATO DI 3 FUNZIONI DISTINTE)

Concedere l’immunità diplomatica ad un’azienda privata, significa aprire la strada alla liberalità più completa da parte del nostro sistema di potere politico, in spregio alla Costituzione e allo spirito della Norma di Diritto Internazionale.
Si costituisce, inoltre, un precedente che introduce la libertà di discriminare tra azienda ed azienda, tra individuo e individuo, senza dichiarare i criteri di selezione. Cioè un atto dittatoriale. Nulla di più lontano dalla democrazia in cui la maggior parte del popolo italiano, purtroppo, si riconosce.
Stiamo assistendo ormai da tempo, e questo atto ne è un’ulteriore conferma, ad una nuova forma di dittatura, gestita da privati e messa in atto da politici esecutori
“.

Queste sono le parole di Mauro Rango di IPPOCRATE.ORG

In un articolo pubblicato dal Giudice presso il tribunale dei Minori di BolognaAlessandra Chiavegatti, intitolato: SALVIAMO L’ITALIA E LA NOSTRA UMANITÀ”, parlando dell’attuale situazione in Italia, pone l’accento anche sul Bio-Lab Italiano di Trieste con queste parole

Ma quale modello di democrazia vuole esportare la Nato che, sottobanco, finanzia gli esperimenti sul guadagno di funzione (Gain of Function) in Cina e nei paesi dell’ex Unione Sovietica, perché negli Usa sono vietati?
Per inciso: il 16 giugno è stata pubblicata una legge in base alla quale lo Stato italiano ha offerto gratuitamente, a Trieste, una sede di 8000 mq per la nascita del “Centro Internazionale per l’ingegneria genetica e la biotecnologia” (ICGEB) – il quale ha avuto un ruolo importante durante la pandemia da SARS-COV-2 e risulta essere un attore strategico per l’Agenda 2030 – sostenendolo con 10.000.000 di euro l’anno e facendosi carico di tutte le spese, garantendo altresì l’immunità a tutto il suo personale. Formalmente, lo stesso è un progetto speciale dell’«Agenzia specializzata delle Nazioni Unite che promuove lo sviluppo industriale per la riduzione della povertà, la globalizzazione inclusiva e la sostenibilità ambientale», ma stiamo vedendo come, quanto attuato da questi organismi – di cui fanno parte anche gruppi privati, banche e Lobbies di vario genere – non realizzi affatto gli ideali proclamati.

La circostanza stessa dell’immunità generale offerta a tutti i partecipanti del progetto ICGEB appare sintomatica di scarsa trasparenza.

Stiamo parlando di una chiara denuncia per una situazione ormai al limite del tollerabile e in cui i cittadini non contano più nulla, imbavagliati e annichiliti da un sistema istituzionale e mediatico, da mera propaganda in stile TERZO REICH.


FONTI:

Articolo elaborato da FabioArmy e KMiles#40

Sito Ufficiale IGGEB
LA GAZZETTA UFFICIALE
IL PARAGONE
LA PEKORA NERA
Alessandra Chiavegatti . “SALVIAMO L’ITALIA E LA NOSTRA UMANITÀ”

Ecco perché Junetheen è celebrata come Festa Nazionale

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Quando la guerra civile finì e dopo che il presidente repubblicano Abraham Lincoln liberò gli schiavi, i democratici emanarono le leggi Jim Crow, per punire i neri.

I democratici hanno continuato, per decenni, a discriminare i neri.

Il Ku Klux Klan assassinò centinaia di repubblicani e i loro sostenitori, tra cui il rappresentante repubblicano James M. Hinds (5 dicembre 1833 -22 ottobre 1868), di Little Rock.

Hinds rappresentò l’Arkansas al Congresso degli Stati Uniti, dal 24 giugno 1868 al 22 ottobre 1868, prima della sua morte.

I democratici lo hanno assassinato.

Il Ku Klux Klan è stato fondato come ala attivista del Partito Democratico.

Il 28 settembre 1868, una folla di democratici massacrò quasi 300 repubblicani afro-americani a Opelousas, in Louisiana.

La ferocia iniziò quando i democratici razzisti attaccarono un direttore di giornale, un repubblicano bianco e un insegnante di scuola per ex schiavi. Diversi afro-americani si precipitarono in aiuto del loro amico e, in risposta, i democratici andarono a caccia di tutti gli afro-americani (tutti repubblicani) dell’area che riuscirono a trovare, uccidendoli. (Via Grand Old Partisan)

I democratici in cappa hanno massacrato centinaia di repubblicani e neri in tutto il paese. Hanno picchiato, minacciato e ucciso i repubblicani per aver difeso l’uomo nero.

Il 20 aprile 1871 i repubblicani approvarono l’anti-Ku Klux Klan Act, che mette fuori legge i gruppi terroristici democratici.

L’ultimo funzionario del KKK presente a Washington DC, è stato l’ex senatore Robert Byrd, un kleagle (ufficiale reclutatore) del KKK.

Byrd era un importante democratico e amico di Joe Biden.

In effetti, durante l’era dei diritti civili del 19° e 20° secolo, i democratici hanno combattuto contro la libertà e i diritti per l’uomo nero.

L’unico blip di notizie positive per i democratici, durante il 19° secolo, è stata la celebrazione di Juneteenth a lungo dimenticata. Dopo che il Grande Emancipatore Abraham Lincoln fu assassinato da un democratico, il suo successore, Andrew Johnson, inviò delle truppe statunitensi a Galveston, in Texas, per liberare gli schiavi che non erano ancora stati rilasciati.

Ad oggi, questo è l’unico “punto luminoso” per i democratici, nell’intera storia dei diritti civili nel 19° e nella maggior parte del 20° secolo.

Ecco perché i democratici ne hanno fatto una festa nazionale.

Dovevano.

Tutto il resto della loro storia è interamente incentrata sul razzismo, l’omicidio, i linciaggi e le leggi Jim Crow.

Ecco una breve storia della fine della schiavitù e dell’emancipazione negli Stati Uniti di Michael Zak, un “Grand Old Partisan” e successivamente ripubblicato a Free Republic:

22 settembre 1862: Il presidente repubblicano Abraham Lincoln emette un proclama preliminare di emancipazione

1º gennaio 1863: Il Proclama di emancipazione, che attua il Republicans’ Confiscation Act del 1862, entra in vigore

Il Partito Democratico continua a sostenere la schiavitù.

9 febbraio 1864: Susan B. Anthony ed Elizabeth Cady Stanton consegnano oltre 100.000 firme al Senato degli Stati Uniti, a sostegno dei piani dei repubblicani, per un emendamento costituzionale per vietare la schiavitù

15 giugno 1864: Il Congresso repubblicano vota la parità di retribuzione per le truppe afro-americane in servizio nell’esercito degli Stati Uniti, durante la guerra civile

28 giugno 1864: La maggioranza repubblicana al Congresso abroga i Fugitive Slave Acts

29 ottobre 1864: L’abolizionista afro-americano Sojourner Truth dice del presidente Lincoln: “Non sono mai stato trattato da nessuno con più gentilezza e cordialità di quanto mi sia stato mostrato da quell’uomo grande e buono”

31 gennaio 1865: il 13° emendamento, che vieta la schiavitù, passa dalla Camera degli Stati Uniti con il sostegno repubblicano unanime, un’intensa opposizione democratica

Sostegno Partito Repubblicano: 100%

Sostegno Partito Democratico: 23%

3 marzo 1865: Il Congresso repubblicano istituisce il Freedmen’s Bureau, per fornire assistenza sanitaria, istruzione e assistenza tecnica agli schiavi emancipati

8 aprile 1865: il 13° emendamento che vieta la schiavitù, viene approvato dal Senato degli Stati Uniti

Sostegno Partito repubblicano 100%

Sostegno Partito democratico 37%

19 giugno 1865: Su “Juneteenth”, le truppe statunitensi sbarcano a Galveston (TX), per far rispettare il divieto di schiavitù che era stato dichiarato più di due anni prima, dal Proclama di Emancipazione

22 novembre 1865: I repubblicani denunciano la legislatura democratica del Mississippi, per aver promulgato “codici neri”, che istituzionalizzavano la discriminazione razziale

1866: Il Partito Repubblicano approva il Civil Rights Act del 1866, per proteggere i diritti degli schiavi appena liberati

6 dicembre 1865: Il 13° emendamento del Partito Repubblicano, che vieta la schiavitù, viene ratificato

* 1865: Il KKK si lancia come “Braccio Terrorista” del Partito Democratico

5 febbraio 1866: il rappresentante degli Stati Uniti Thaddeus Stevens (R-PA) introduce una legislazione, contrastata con successo dal presidente democratico Andrew Johnson, per implementare il sollievo “40 acri e un mulo”, distribuendo terra agli ex schiavi

9 aprile 1866: Il Congresso repubblicano annulla il veto del presidente democratico Johnson; il Civil Rights Act del 1866, che conferisce diritti di cittadinanza agli afro-americani, diventa legge

19 aprile 1866: Migliaia di persone si riuniscono a Washington DC, per celebrare l’abolizione della schiavitù da parte del Partito Repubblicano

10 maggio 1866: la Camera degli Stati Uniti approva il 14° emendamento dei repubblicani che garantisce un giusto processo e un’uguale protezione delle leggi a tutti i cittadini; il 100% dei democratici vota no

8 giugno 1866: il Senato degli Stati Uniti approva il 14° emendamento dei repubblicani che garantisce un giusto processo e un’uguale protezione della legge a tutti i cittadini; Il 94% dei repubblicani vota sì e il 100% dei democratici vota no

16 luglio 1866: Il Congresso repubblicano annulla il veto del presidente democratico Andrew Johnson al Freedman’s Bureau Act, che proteggeva gli ex schiavi dai “codici neri” negando i loro diritti

28 luglio 1866: Il Congresso repubblicano autorizza la formazione dei Buffalo Soldiers, due reggimenti di cavalieri afro-americani

30 luglio 1866: La città di New Orleans, controllata dai democratici, ordina alla polizia di assaltare la riunione repubblicana razzialmente integrata; il raid uccide 40 persone e ne ferisce più di 150

8 gennaio 1867: I repubblicani annullano il veto del presidente democratico Andrew Johnson alla legge che concede il diritto di voto agli afro-americani in D.C.

19 luglio 1867: Il Congresso repubblicano annulla il veto del presidente democratico Andrew Johnson alla legislazione che protegge il diritto di voto degli afro-americani

30 marzo 1868: I repubblicani iniziano il processo di impeachment del presidente democratico Andrew Johnson, che ha dichiarato: “Questo è un paese per uomini bianchi e da Dio, finché sarò presidente, sarà un governo di uomini bianchi”

20 maggio 1868: La Convention nazionale repubblicana segna il debutto dei politici afro-americani sulla scena nazionale; due – Pinckney Pinchback e James Harris – partecipano come delegati e molti servono come elettori presidenziali

9 luglio 1868: il 14° emendamento passa e riconosce gli schiavi appena liberati come cittadini statunitensi

Sostegno Partito Repubblicano: 94%

Sostegno Partito Democratico: 0%

3 settembre 1868: 25 afro-americani nella legislatura della Georgia, tutti repubblicani, sono espulsi dalla maggioranza democratica; successivamente saranno reintegrati dal Congresso Repubblicano

12 settembre 1868: L’attivista per i diritti civili, Tunis Campbell e tutti gli altri afro-americani del Senato della Georgia, ognuno repubblicano, espulsi a maggioranza democratica; sarebbe stato successivamente reintegrato dal Congresso repubblicano

28 settembre 1868: I democratici a Opelousas, in Louisiana, uccidono quasi 300 afroamericani che cercavano di prevenire un assalto contro un direttore di giornale repubblicano

7 ottobre 1868: I repubblicani denunciano il tema della campagna nazionale del Partito Democratico: “Questo è il paese di un uomo bianco: lascia che governino gli uomini bianchi”

22 ottobre 1868: Durante la campagna per la rielezione, il repubblicano James Hinds (R-AR) viene assassinato da terroristi democratici che si sono organizzati come Ku Klux Klan

3 novembre 1868: Il repubblicano Ulysses Grant sconfigge il democratico Horatio Seymour alle elezioni presidenziali; Seymour aveva denunciato il Proclama di Emancipazione

10 dicembre 1869: Il governatore repubblicano John Campbell, del Territorio del Wyoming, firma la legge “FIRST-in-nation”, che garantisce alle donne il diritto di voto e di ricoprire cariche pubbliche

3 febbraio 1870: La Camera degli Stati Uniti ratifica il 15° emendamento che concede il diritto di voto a tutti gli americani, indipendentemente dalla razza

Sostegno Partito Repubblicano: 97%

Sostegno Partito Democratico: 3%

25 febbraio 1870: Hiram Rhodes Revels diventa il primo nero seduto al Senato degli Stati Uniti, diventando il primo nero al Congresso e il primo senatore nero.

19 maggio 1870: L’afro-americano John Langston, professore di legge e futuro deputato repubblicano della Virginia, tiene un discorso influente a sostegno delle politiche sui diritti civili del presidente Ulysses Grant

31 maggio 1870: Il presidente degli Stati Uniti Grant, firma l’Enforcement Act dei repubblicani, che prevede pene severe per aver privato i diritti civili di qualsiasi americano

22 giugno 1870: Il Congresso repubblicano crea il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, per salvaguardare i diritti civili degli afro-americani contro i democratici del sud

6 settembre 1870: Le donne votano in Wyoming, nella PRIMA elezione dopo il suffragio femminile convertito in legge, dal governatore repubblicano John Campbell

12 dicembre 1870: Il repubblicano Joseph Hayne Rainey diventa il primo nero debitamente eletto dal popolo e il primo nero nella Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti

Nel 1870 e nel 1871, insieme a Revels (R-Miss) e Rainey (R-SC), altri neri furono eletti al Congresso in: Alabama, Florida, Georgia, Louisiana, Mississippi, North Carolina e Virginia – tutti repubblicani.

Un senatore democratico nero non si presentò a Capitol Hill, fino al 1993.

Il primo membro del Congresso nero non fu eletto fino al 1935.

28 febbraio 1871: Il Congresso repubblicano approva l’Enforcement Act che fornisce protezione federale agli elettori afro-americani

22 marzo 1871: Il giornale repubblicano di Spartansburg, denuncia la campagna del Ku Klux Klan per sradicare il Partito Repubblicano nella Carolina del Sud

20 aprile 1871: Il Congresso Repubblicano promulga il (anti) Ku Klux Klan Act, mettendo fuori legge i gruppi terroristici affiliati al Partito Democratico, che opprimevano gli afro-americani

Riportato e tradotto da QUI

Per sapere altro dall’america lo puoi trovare sempre su questo sito qui, QUI, QUI

L’EREDITÀ NAZISTA DI KLAUS SCHWAB (2a parte)

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L’ascesa del rampante Klus Schwab e la sua formazione a Harvard con Henry Kissinger. La sua posizione all’Escher-Wyss e il coinvolgimento nell’illegale sviluppo nucleare del Sud Africa dell’Apartheid.
La creazione del WEF di Davos e la sua ascesa verso il “Potere Globale”.

La famiglia Schwab e ESCHER-WYSS nell’ascesa del rampante KLAUS

Abbiamo visto come, in sostanza, l’azienda di famiglia di SchwabEscher Wyss, sfruttò il lavoro degli schiavi e i prigionieri di guerra alleati, produsse tecnologie chiave per la fabbricazione di bombe nucleari per Adolf Hitler, vendette lanciafiamme svizzeri ai nazisti e fu nominata da Adolf Hitler stesso una società modello nazionalsocialista.

La compagnia Escher Wyss della famiglia Schwab era, quindi, protetta non solo da Hitler, ma anche da Svizzera, Gran Bretagna e America, rendendo Schwab un immigratore straniero criminale in tutti i sensi.

Nel 1966, poco prima dell’arrivo di Klaus Schwab alla Escher-Wyss, i produttori svizzeri di turbine, firmarono un accordo di cooperazione con i fratelli Sulzer, a Winterthur.

Nel 1967, Klaus Schwab irrompe ufficialmente sulla scena della comunità economica svizzera e prende la guida nella fusione tra Sulzer Escher-Wyss, oltre a formare alleanze proficue con Brown Boveri e altri. Nel dicembre 1967, Klaus parlò ad un evento a Zurigo alle principali organizzazioni svizzere di ingegneria meccanica: l’Associazione dei datori di lavoro dei costruttori svizzeri di macchine e metalli e l’Associazione dei costruttori svizzeri di macchine.
Nel suo discorso, avrebbe correttamente previsto l’importanza di incorporare i computer nella moderna ingegneria meccanica svizzera.

Quindi, all’arrivo di Klaus Schwab, alla fine degli anni 60, nella ditta di famiglia c’era ancora un coinvolgimento molto forte nella produzione di acqua pesante e, praticamente, ci fu un aiuto dato proprio dallo stesso Schwab, per fare in modo che la tecnologia atomica arrivasse in Sudafrica e che venisse sviluppato ulteriormente anche In Israele: cioè i nazisti allora vennero sabotati, ma la produzione dell’acqua pesante continuò e i norvegesi (che tuttora danno il loro ipocrita “Nobel per la Pace“), praticamente sono stati quelli che vendettero il loro prodotto a destra e a manca e che hanno, quindi, dato a tanti paesi la possibilità di sviluppare armi nucleari.

HENRY KISSINGER e KLAUS SCHWAB nel 1980 (sinistra) e nel 2019 (destra)

Le informazioni recentemente scoperte per questo programma top secret, rivelano che Sulzer-Escher-Wyss ha fornito componenti critici per l’arricchimento dell’attivazione di una bomba nucleare, apparentemente per i sudafricani e, apparentemente, solo perché i loro preziosi branchi di elefanti avevano bisogno di protezione.

 
Ciò si verificò proprio mentre Sulzer spediva compressori e tenute per turbine specializzate in Sud Africa. Più tardi, il fuggitivo svizzero Marc Rich, ha lanciato sanzioni contro il Sud Africa per questa cabala nucleare segreta della Pilgrims Society.


Le prove di questi fatti sono che il Sudafrica stava eludendo le sanzioni statunitensi sugli armamenti nucleari (chiaramente uno stratagemma per ingannare l’opinione pubblica mondiale), per Sulzer-Escher-Wyss, usando Marc Rich, il famigerato fuggitivo svizzero che è stato notoriamente graziato da Bill Clinton, il 20 gennaio 2001, giorno in cui ha lasciato l’incarico.

 
In particolare, allo stesso tempo, Bill Clinton ha graziato anche la sua ex CIA, il direttore John M. Deutch (1995-96) e ha nominato il professor James P. Chandler, avvocato specializzato in brevetti di Leader Technologies, e Bill Gates di Microsoft, in un’organizzazione chiamata eufemisticamente  “National Infrastructure Assurance Council (NIAC)“, che esiste ancora oggi e sta supervisionando l’armamento dei brevetti per il DoD Office of Net Assessment.

Questo fatto, da solo, visti i legami e l’appartenenza con l‘azienda Sulzer Escher-Wyss, pone Klaus Schwab, nell’elenco dei criminali condannati per favoreggiamento, proprio come Marc Rich.

Escher-Wyss oggi opera con numerosi nomi ribattezzati, tra cui Andritz AG e Sulzer AG . Queste aziende sono pronte a trarre enormi vantaggi dalle priorità riflesse nel cosiddetto “Great Reset” di Klaus Schwab, tra cui energia idroelettrica, turbine al plasma, energia nucleare, scienza dei materiali, armi nucleari, petrolio e gas, carbone, biocarburanti, carta, cibo, robotica, intelligenza artificiale, finanziamenti, brevetti, prodotti farmaceutici e altro ancora.

Il WEF di Davos.

Nel 1970 Schwab lascia la Escher Wyss e, un anno dopo, organizza la prima riunione del World Economic Forum che si tiene in Svizzera, nella città di Davos. Un progetto che inizialmente mise in piedi soltanto con l’aiuto della sua segretaria, Hilde Stoll, che qualche mese dopo sarebbe diventata sua moglie. Il fondatore del WFE ci mette poco a far salire queste riunione alla ribalta internazionale, e il primo manifesto ideologico dello spirito del WEF, viene ereditato dal Club di Roma, che partecipa alla riunione subito dopo la sua pubblicazione, presentato dal Presidente del Club, Aurelio Peccei: il libro si intitola The Limits to Growth, e si tratta di un documento che avverte l’intero Occidente del pericolo della sovrappopolazione sulla terra: “Se i modelli di consumo e la crescita della popolazione mondiale continuassero agli stessi alti tassi nel tempo, la terra raggiungerebbe il limite entro un secolo”.

Abbiamo già trattato questo argomento nell’articolo sulla Depopolazione del Mondo, parlando proprio del Club di Roma e del WEF: tuttavia, nel libro pubblicato nel 1991, dal titolo: La Prima Rivoluzione Globale, col Club di Roma incalza ancora con queste teorie, affermando  quanto segue in un passaggio intitolato “Il nemico comune dell’umanità è l’uomo“:

Nella ricerca di un nemico comune contro il quale unirci, ci è venuta l’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, la scarsità d’acqua, la carestia e simili, sarebbero stati adatti. Nella loro totalità e nelle loro interazioni questi fenomeni costituiscono effettivamente una minaccia comune, che deve essere affrontata da tutti insieme. Ma nel designare questi pericoli come il nemico, cadiamo nella trappola di cui abbiamo già avvertito i lettori, cioè scambiare i sintomi per le cause. Tutti questi pericoli sono causati dall’intervento umano nei processi naturali, ed è solo attraverso un cambiamento di atteggiamento e di comportamento che possono essere superati. Il vero nemico allora è l’umanità stessa”.

Poniamoci a questo punto seriamente un paio di domande:

  • Klaus Schwab è una figura di “vecchio zio” gentile, o di “vecchio zio sfigato“, perché non sorride quasi mai, ma che desidera fare del bene all’umanità, o è, come abbiamo descritto, il figlio di un collaboratore nazista che ha usato manodopera schiavizzata e ha aiutato gli sforzi nazisti per ottenere la prima bomba atomica? 
  • Klaus Schwab è l’onesto manager, che ha a cuore il destino del pianeta e di cui dovremmo fidarci per creare una società più giusta per l’uomo comune, oppure è la persona che ha aiutato a spingere la sua azienda Sulzer Escher-Wyss, in una rivoluzione tecnologica che l’ha portata alla creazione illegale di armi nucleari per il regime razzista di apartheid del Sud Africa?

Lo abbiamo visto e esistono prove inconfutabili: la storia della famiglia Schwab rivela un’abitudine a lavorare con dittatori genocidi, per i motivi di base del profitto e del potere. I nazisti e il regime sudafricano dell’apartheid sono due dei peggiori esempi di leadership nella politica moderna, ma gli Schwab ovviamente non potevano, o non volevano vederlo all’epoca… o semplicemente, vedevano gli affari e condividevano sicuramente le politiche che loro stessi aiutavano a rendere più forti e invincibili.
Nel caso di Klaus Schwab stesso, sembra che trovi gusto a riciclare le reliquie dell’era nazista, cioè le sue ambizioni nucleari e soprattutto le sue ambizioni di controllo della popolazione, in modo da assicurare la continuità di un’agenda più profonda. La tecnologia è sempre al suo servizio e se ne serve con continuità, facendone un caposaldo del suo potere: la digitalizzazione e il controllo dell’essere umano, anche attraverso l’introduzione nel corpo di microchips, o di altre diavolerie inventate dal team dei suoi collaboratori, teorici e pratici del Transumanesimo.

KLAUS SCHWAB: Perché è l’Uomo più pericoloso del Mondo? – VIDEO Sottotitolato IT

La cessata insistenza sul Great Reset e il triste palcoscenico di Davos, sempre più simile ad un avanspettacolo che a un vero centro di pensatori coscienti e motivati da spirito di vera crescita umana e sociale, ci sta portando verso il numero QUATTRO, come piace affermare sempre proprio lo stesso Schwab, con quel suo inascoltabile accento anglo-tedesco.

Ma col numero QUATTRO, intende forse la QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE, oppure vuole nascondere il disegno spietato e criminale mai abbandonato del QUARTO REICH?

Il Mondo si sta svegliando e non gli consentirà di portare a compimento l’ennesimo crimine SOCIAL-COMUNAZISTA, contro l’umanità.


L’ONU E LE SUE AGENDE (1a parte)

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UNA DELLE PIATTAFORME DI CONTROLLO DEL POTERE

L’ONU, CHI SONO E COSA FANNO

L’ONU è un’organizzazione intergovernativa volta a mantenere la pace e la sicurezza internazionali. Lavora per l’armonizzazione delle azioni delle nazioni e cerca di garantire gli aiuti umanitari, i diritti umani e lo sviluppo sostenibile.

In una pagina dedicata alla migrazione viene riportato uno studio che ha analizzato otto paesi (Italia, Russia, Giappone, Gran Bretagna, Repubblica di Corea,Francia, Germania e USA) rilevando le due tendenze demografiche che li accomuna: il declino e l’invecchiamento della popolazione. I due paesi che invecchiano più rapidamente sono il Giappone e l’Europa.

Lo studio affronta la questione della migrazione per la conservazione della popolazione e ne presenta ben 5 scenari possibili, ma il concetto è che la migrazione straniera è accettata e favorita per compensare il declino della popolazione in quei paesi con basso tasso di fertilità e mortalità.

L’ONU non opera da sola, e non è concentrata esclusivamente su questi principi. Ci sono moltissime organizzazioni internazionali che la sostengono occupandosi dei più disparati aspetti.

Solo alcune delle organizzazioni dell’ONU

Esiste un progetto ben definito nei dettagli, e ogni associazione/organizzazione ha il suo ruolo.

*IPPF: International Planned Parenthood Federation – Federazione Internazionale genitorialità pianificata

È un’organizzazione del Planned Parenthood Federation (Federazione Internazionale Genitorialità pianificata), che si batte negli USA per favorire la legislazione abortista, l’educazione sessuale e l’accesso a servizi medici anche contrastando l’obiezione di coscienza. In Italia le organizzazioni equivalenti sono l’Associazione Luca Coscioni – Pro-choice. Rete italiana contraccezione aborto – Obiezione Respinta.

*SECUS: Sexuality Information and Education Council of the United States ha come scopo l’affermazione che la sessualità è parte naturale della vita. Finanzia e gestisce il progetto Future of Sex Education.

*UNESCO: si occupa di diritti umani e libertà promuovendo istruzione, scienza, cultura ed educazione.

L’educazione sessuale per questa organizzazione è fondamentale per la realizzazione di un pieno rispetto dei diritti umani ha realizzato la International Techinical Guidance on Sexuality Education per spronare i paesi membri affiché forniscano a bambini e ragazzi le conoscenze necessarie a sviluppare relazioni umane positive.

*UNAIDS: Joint United Nations Programme on HIV and AIDS,  è un programma delle Nazioni Unite per accelerare, intensificare e coordinare l’azione globale contro l’AIDS

*UNFPA: fondo per le popolazioni in crisi è ora orientato a creare mondo dove ogni gravidanza è desiderata, ogni nascita protetta e che ogni giovane possa sviluppare il suo potenziale.

*OMS: punta al più alto livello di salute per tutti i popoli.

Tutti insieme questi organi supportano l’agenda dell’Educazione Sessuale Completa chiamata CSE, presentata come soluzione all’ipotetico problema delle diversità, volta a proteggere dalle diverse forme di violenza e per gli aborti indesiderati.

*UNOPS: Il compito è di fornire appoggio logistico alle agenzie ONU in operazioni delicate come lo sminamento, l’organizzazione di elezioni e la creazione di infrastrutture.



CHI SONO DAVVERO E QUAL E’ L’OBIETTIVO

Gli scopi così onorevoli indicati in ogni statuto di queste organizzazioni sono davvero così etici e morali?

E’ filantropia o si tratta di interessi personali a discapito dei più deboli, e quindi dei bambini? Molte delle azioni intraprese da questi organi sono volte alla manipolazione mentale dei minori, con la complicità di genitori ignari.

Ci sono esempi eclatanti di come agiscano per spingere tali manipolazioni.

UNICEF: LA PORNOGRAFIA NON È DANNOSA PER I BAMBINI

L’UNICEF afferma che la limitazione di età per l’accesso a determinati siti internet non impedisce del tutto che ciò accada, e che tale clausola preclude ai minori di accedere ciò che definisce “educazione sessuale vitale” nonostante gli esperti dichiarino con forza che un’educazione sessuale completa per i più piccoli è dannosa. Questa affermazione trova origine da uno studio condotto su 19 paesi europei secondo cui i bambini sottoposti alla visione di immagini pornografiche non erano né turbati né felici. Ma questo rapporto non tiene conto della infinita letteratura che dimostra che la pornografia, contenente razzismo, stupri, incesti e abusi, è dannosa per i più piccoli.

Per questa organizzazione anche porre l’età dell’utente come condizione per l’accesso a certi siti internet non è corretto. Sostiene, infatti, che i bambini non dovrebbero essere esclusi da nessuna area di internet per non precluderne l’educazione “sessuale vitale”, poiché il termine “pornografia” ha diverse accezioni nel mondo, non è univocamente definito, essendo i siti in inglese e con diversi contesti.

Sempre secondo il comunicato ufficiale UNICEF non c’è una narrativa unica circa gli effetti dannosi che il materiale in argomento può causare nella mente di un minore, nonostante sia comprovato che l’esposizione a tale materiale produca cattiva salute mentale, aggressività, sessismo.

“l’UNICEF sta giocando alla roulette con la salute e la sicurezza dei bambini”, ha affermato Lisa Thompson, vicepresidente e direttrice dell’Istituto di ricerca presso il National Center on Sexual Exploitation.

C’è un “dettaglio” che però serve sottolineare: il rapporto in oggetto è arrivato pochi giorni dopo il rinnovo dell’Agenzia Statunitense nella partnership con UNICEF investendo 300 milioni di dollari per finanziare il programma.

Gli USA hanno investito nell’UNICEF, solo nel 2020, 994 milioni di dollari. Denaro per sostenere programmi a spinta femminista o pro abortista, e ora a favore dell’accesso alla pornografia. E’ chiaro che si è persa la missione per cui Unicef è nata.

L’ONU – LE MISSIONI “UMANITARIE” CHE NESSUNO RACCONTA

Nel febbraio del 2018 i due quotidiani internazionali TheSun e TheTime battono la notizia del dossier bomba che l’ex alto funzionario A. Macleod consegnò al segretario P. Patel l’anno precedente.

Nel dossier si afferma la presenza di circa 3.300 pedofili alle dipendenze delle varie agenzie governative, sottolinea che sempre più predatori sessuali stiano puntando a entrare attivamente nel mondo della beneficenza in modo da avvicinare i bambini, e soprattutto denuncia l’insabbiamento dei crimini perpetrati per due decenni e l’allontanamento di chi denuncia.

Macleod afferma che ci sono decine di migliaia di operatori con tendenze pedofile ma che con la maglietta UNICEF a scudo possono agire indisturbati.

Sui numeri riportati dal dossier bisogna fare delle precisazioni: si riferiscono solo al 2016, sono da raddoppiare poiché non sono state conteggiate le zone di guerra e quindi sono sottostimati, infatti solo un caso su dieci viene denunciato.

Già nel 2015 in un articolo dell’Express.uk si denunciava degli abusi commessi su nove bambini affamati nelle zone di guerra della Repubblica Centrafricana, per ottenere in cambio cibo. Le forze di pace francesi dell’Unicef non hanno dato seguito alle segnalazioni in merito, nessuno è stato arrestato è le autorità delle Nazioni unite non hanno ricevuto alcuna denuncia, la risposta alle accuse è arrivata dopo più di un anno.

Stiamo guardando solo la punta dell’iceberg.


E’ SEMPRE UNA QUESTIONE DI SOLDI

Il 17 dicembre 2009 nel rapporto del GAO (Government Accountability Office, sezione investigativa del Congresso degli USA) da noi riportato, si legge che i funzionari dell’UNOPS hanno usato in modo improprio circa 400 milioni di dollari destinati allo sviluppo internazionale.

È solo uno dei numerosi casi, ecco perché nel 2017 le Nazioni Unite lanciano la Blockchain che lavora per combattere la tratta di bambini realizzata dai mercati finanza virtuale.

Le statistiche statunitensi rilevano che la metà dei bambini sotto i 5 anni nel mondo non hanno un certificato di nascita, sono quindi fantasmi. Se si considera la fascia sotto i 14 il numero si aggira intorno ai 600 milioni, la stragrande maggioranza vive nei paesi più poveri del mondo. Questi piccoli invisibili sono prede ideali per i trafficanti di esseri umani che li destinano a bordelli sessuali, schiavitù e commercio di organi umani. Ci sono voluti 9 anni affinché il progetto trovasse un vincitore per utilizzare la tecnologia Blockchain per contrastare il traffico di bambini in Moldavia, il ConsenSys.

Spesso si rimane confusi perché tra Criptovalute, Bitcoin, ecc. l’universo delle transazioni finanziarie diventa nebbioso. Il dato di fatto è che questo tipo di moneta ha rappresentato il 28% delle transazioni tra il 2012 e il 2020.

Il mercato si presta per ovvie ragioni di anonimato e difficoltà nella tracciabilità dei movimenti, al traffico di minori. Ecco perché C. Trace, leader nella sicurezza su Blockchain e P. Clegg, direttore di vigilanza finanziaria, collaborano per tenere traccia delle transazioni in modo da individuare e indagare i casi di traffico di esseri umani, che sia volto all’abuso sessuale o che sia implementato per schiavitù. Il traffico di persone genera miliardi di dollari ma non ha norme che lo definiscano e lo condannino.

Il risultato di questo mondo virtuale è una società agile, con più attori (banche, professionisti, ecc.) che grazie alla loro posizione e formazione difendono tutte le forme di crimine finanziario. Così il numero di casi cresce perché i trafficanti possono restare nascosti nelle pieghe del regno virtuale.

Il problema è anche italiano. Nel 2020 a Firenze, indagini accurate hanno rivelato abusi e torture su minori, portati alla morte in seguito alle sevizie pagate con cripto valute. L’operazione, “Delirio”, ha indagato 19 minorenni e 6 maggiorenni di 13 province italiane, accusati di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico e di istigazione a delinquere. I prezzi variano in base alla scelta, più bassi per video preregistrati, più alti se si vuole la diretta.

Ma la piaga è mondiale e molti potenti non sono a favore dell’estirpazione del problema. Basti pensare al progetto UNOPS che ha preoccupato la Signora Clinton come si evince dalle sue mail pubblicate in https://www.wikileaks.org/clinton-emails/ ai tempi del disastro di Haiti.

Crisi di governo a Israele

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Israele e il Medio Oriente. Destinazioni del viaggio di Biden

Notizie dal MedioOriente

A Gerusalemme a metà aprile si sono registrate tensioni sulla spianata delle Moschee. Un mese dopo circa, la Reporter di Al Jazeera Shereen Abu Aldekh è stata uccisa, ferito un suo collaboratore. Il 13 di maggio, in occasione del funerale la polizia israeliana ha contenuto il corteo del funerale.

Gerusalemme

Dopo la Grande guerra e la dissoluzione dell’impero Ottomano le terre diventarono protettorato Britannico. In questo periodo il desiderio di uno stato ebraico ebbe via via più successo e si fece largo l’idea di uno Stato di Israele. Il secondo conflitto mondiale, con le persecuzioni naziste, accelerò il processo e nel 1947 la risoluzione 181 gettò le basi per Israele. Ci furono attriti con i fedeli Islamici presenti ed essi con l’obiettivo di ottenere l’indipendenza aprirono una guerra con Israele, che rispose con la guerra dei sei giorno del 1967: vennero occupate le alture del Golan e alcuni territori in Gerusalemme. Queste ultime annessioni erano fuori il perimetro della risoluzione 181. Le alternative su cui si dibatte da allora sono una soluzione con uno stato oppure con due stati.

Il resto è storia recente con gli accordi di Abramo conclusi dall’amministrazione (USA ndr.) precedente. Nel prossimo mese Biden si recherà in visita ad Israele, passando da li’, prima di andare in Arabia Saudita. Le precedenti visite dimostrano un solido rapporto tra Washington e Tel Aviv. Al suo arrivo il Presidente potrebbe non trovare un governo in carica, visto che negli ultimi due mesi più volte la coalizione di Bennet è andato sotto e che lunedi 27 giugno si voterà per sciogliere le camere. Nir Orbach, un parlamentare del partito Yamina, che sta spaccando il fronte della maggioranza sta portando allo scioglimento delle camere. La data iniziale prevista per il viaggio di Biden era il 26 giugno, tuttavia potrebbe posticipare di qualche giorno. Biden non può evitare Israele e andare direttamente a Jeddah, questa circostanza si è già verificata con l’amministrazione Obama, con l’attuale presidente in qualita’ di vice, ed Israele in quella occasione non la prese molto bene.

Jeddah

I pensieri di Biden saranno rivolti a Riyadh, dove dovrà discutere sia dell’uccisione dell’oppositore al governo saudita Jamal Kashoggi direttamente con Bin Salman, sia dell’offerta di petrolio per calmierare la crescita del suo valore già sopra i 7$ a gallone. Israele non lo ammette apertamente, tuttavia è alleato dell’Arabia Saudita. I già citati accordi di Abramo, tra Tel Aviv, Emirati Arabi e Bahrein sono stati siglati solo perché Riyadh ha concesso il suo assenso. I rapporti degli USA con la Palestina sono in secondo piano, rispetto ad Israele ad Arabia Saudita. Israele ha sempre rigettato la possibilità di intavolare un vertice con USA e Palestina e questo è d’ostacolo alla pace nell’area. La Palestina è interessata a:

  • togliere l’OLP dalla black list delle organizzazioni terroristiche,
  • ripristinare il libero scambio con gli USA, interrotto con l’amministrazione Trump;
  • riaprire il consolato USA a Gerusalemme Est.

Israele è una nazione ad alto tasso di vaccinazione ed e’ qui che il governo, di coalizione, ora risulta in bilico. Sono due punti in comune con l’Italia, e ce n’è un terzo. Gli equilibri, in entrambi i Paesi sono destinati a cambiare solo verso la fine del processo di passaggio al mondo multipolare. Qui, infatti, più che in ciascun altro luogo al mondo si sono mantenute le impostazioni tipiche del mondo unipolare come lo conosciamo dal 1989. Il primo tassello verso il cambiamento è la dichiarazione del premier Bennet sulla caduta del governo imminente, già nella seduta di Lunedì 27 giugno, in un discorso insieme al Lapid. Nella nuova tornata elettorale il favorito dai sondaggi è Benjamin Netanyahu anche se non è certo che egli possa formare un governo senza allearsi con altri partiti. Negli ultimi due mesi più volte il governo è andato sotto. Negli ultimi tre anni si sono ripetute quattro elezioni, di fatto referendum contro Netanyahu.

Fonti:

https://www.haaretz.com/israel-news/2022-06-15/ty-article/.premium/palestinians-say-u-s-rejecting-calls-for-talks-due-to-israels-political-crisis/00000181-6634-d36b-a5d5-6ffc51de0000

https://www.thejc.com/lets-talk/all/biden’s-visit-to-israel-is-really-about-making-nice-with-the-saudis-4sW7FH0x1VEnLH5WgZ10fd

https://theowp.org/reports/u-s-should-reshape-commitment-to-israel-amid-apartheid-against-palestinians/

https://www.jewishexponent.com/2022/06/15/israel-and-the-us-danger-just-around-the-corner/

https://www.thegatewaypundit.com/2022/06/breaking-israeli-prime-minister-bennetts-office-says-government-disbanded-nation-go-new-elections/

BIOLABORATORI, UN PERICOLO PER IL MONDO Proseguono le indagini sui laboratori finanziati dal Pentagono

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Le parole di Anna Popova, responsabile del Rospotrebnadzor (Servizio federale di sorveglianza sulla protezione dei diritti dei consumatori e il benessere umano), confermano quanto già illustravamo venerdì riguardo il rischio cui siamo esposti per la presenza al confine europeo di laboratori biologici militari finanziati dal Pentagono, che dispone di più di 300 laboratori in giro per il mondo e ben 46 sul solo territorio ucraino, come ammesso proprio dal Pentagono in una nota ufficiale, alcuni giorni fa.

Credo che la conclusione sommaria che l’insidia non ci riguardi, perché l’Ucraina non è poi così vicina, sia decisamente velleitaria, anche perché di ucraini adesso è piena l’Europa. Ma non è neanche questo il punto, poiché ci sarebbe anche qualcosa di più sinistro su cui discutere, ad esempio a proposito zanzare e dell’epidemia di dengue a Cuba, diffusa con un sierotipo nel 1981, attraverso zanzare “aedes”. Questo rimanda anche all’esperimento, dichiarato poi fallito nel 2019 – si dice per una “rivolta” delle zanzare mutanti -, svolto dalla britannica Genewatch nella città brasiliana di Jacobina, dove furono immessi enormi quantità di insetti modificati per ridurre la popolazione di zanzare portatrici di zika, febbre gialla e dengue, che, al contrario, causarono una ulteriore aumento della popolazione di zanzare infette, esperimento il cui fine era probabilmente il fallimento.

Ma torniamo alle parole di Anna Popov, intervistata da Ria Novosti, la quale puntualizza come “Quello che è stato rivelato a seguito della presenza degli specialisti – i nostri militari – su questo territorio è un rischio per la sicurezza biologica per il mondo intero. Questo è assolutamente ovvio. Recenti affermazioni secondo cui tutto ciò è stato fatto presumibilmente a beneficio del popolo ucraino è completamente falso”.

Il certificato di presunta “pacificità” delle ricerche, come evidenziato dal capo delle Forze di protezione dalle radiazioni chimiche e biologiche delle Forze armate russe, il tenente generale Igor Kirillov, non risponde affatto alle domande, né al requisito secondo cui sarebbe stato per la sicurezza del popolo ucraino, dal momento che i documenti esposti rivelano piuttosto il contrario, che il popolo ucraino è stato usato inconsapevolmente per testare l’efficacia mortale di quei patogeni.

L’urgenza con cui i militari ucraini hanno distrutto i documenti e i campioni contenenti i patogeni, è la riprova, come pure il decreto di Zelensky, che disponeva la loro distruzione il 24 febbraio, giorno in cui è scattata l’operazione speciale, a ulteriore conferma del fatto che Zelensky fosse a conoscenza e d’accordo sui piani perpetrati dalle varie fondazioni in questione (Rockfeller, Biden, Clinton, Soros…), che insieme alle varie farmaceutiche (Pfizer, Moderna, Merck, Gilead, Battelle, Eli Lilly Dynport, Parexel, etc.) In Ucraina – terra franca – potevano agire indisturbati in violazione dei protocolli standard di sicurezza internazionale.

I laboratori, coperti da rigoroso segreto militare, seguivano il programma DRTA del Pentagono, col fine appurato di produrre agenti patogeni utili alla guerra biologica, secondo quanto disposto nel programma Predict, dove spicca il nome di Metabiota, società finanziata da Hunter Biden attraverso il suo fondo (RSTP), che collaborava per questo con EcoHealth Alliance e con il Wuhan Institute of Virology.

Il Daily Mail pubblicò le conversazioni tra Hunter Biden e la società Metabiota (dalle quali si evinceva il ruolo di appaltatore del Pentagono), specializzata in “ricerche su malattie che causano pandemie che potrebbero essere usate come armi biologiche”. Metabiota collaborava anche con la Black & Veatch, che ha realizzato diversi laboratori in Ucraina per studiare “agenti infettivi o tossine che possono essere disperse nell’aria”.

Nel 2014 Metabiota, Wuhan Institute ed EcoHealth Alliance hanno pubblicato uno studio sulle malattie infettive dei pipistrelli in Cina. Serve solo il coraggio per dirlo, mentre tutti si affannano a deviare il discorso e l’attenzione: quelli citati sono gli esecutori di un piano il cui primo obiettivo riguardava una pandemia mondiale di coronavirus, gentilmente confezionato dalla famiglia Biden.

Penso non occorra molto altro per comprendere che da quei biolaboratori otterremo tutte le risposte che cerchiamo, oltre gli autori materiali, e dunque i mandanti di questo vile attacco all’Umanità.

In qualche modo Joe Biden sta cercando di comunicarci che la sua caduta è ormai prossima.

Non sarà però da una scaletta, o da una bicicletta.

IN CERCA DI SALVEZZA A BENEFICIO DEL TRAFFICO DI ESSERI UMANI

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Tratta di esseri umani
© UNODC Due giovani vittime della tratta di esseri umani, soccorse dal campo profughi di Dzaleka, ricevono sostegno in un centro di accoglienza in Malawi

MIGRANTI, PROFUGHI, RIFUGIATI, RICHIEDENTI ASILO,
SCIAMI UMANI IN CERCA DI SALVEZZA A BENEFICIO DEL TRAFFICO DI ESSERI UMANI.

Abbiamo spesso citato nei nostri articoli quali e quante forme preveda la Schiavitù Moderna e quanto, ad essa, sia strettamente connessa la vasta ed orribile realtà del traffico di esseri umani.
Un mercato particolarmente prolifero, in tale contesto, è il campo profughi di Malawi, come attestato anche dall’UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine), oltre che dalle autorità locali.

Campo profughi di DZALEKA


Il campo di Dzaleka, ospita più di 50.000 rifugiati e richiedenti asilo, provenienti da almeno 5 paesi, tra i quali, Etiopia, Burundi, Repubblica democratica del Congo e funge da punto di riferimento per il traffico sessuale ed il lavoro forzato nonché da “centro di accoglienza” per le vittime di tratta di esseri umani.

Un vero e proprio hub per lo “smistamento” e lo “smercio” di vite umane.
I trafficanti che riescono ad ingannare e a conquistare potenziali prede, promettono loro che gli verrà assicurato un futuro migliore, un lavoro sicuro ed una vita più dignitosa.
Si tratta esclusivamente di uno specchietto per le allodole: l’obiettivo è quello di far varcare loro il confine, per poterli trasferire presso l’hub e destinarli, successivamente, a ben altre attività.

Numerose le giovani donne, le bambine e le adolescenti presenti in questa struttura, in cui avviene un assiduo “scambio di merce”.
Dapprima, abusate sessualmente all’interno del campo stesso, vengono poi, condotte in altri paesi dell’Africa meridionale ed avviate alla prostituzione. Gli uomini (e dunque anche i minori), indirizzati ai lavori forzati, all’interno dell’hub oppure in aziende agricole e in fattorie locali o di altri paesi.
Malawi non è l’unico centro da cui sono emerse tali sconvolgenti situazioni , numerosi altri sono state attenzionate e trattasi di strutture che possono giungere ad ospitare fino ad un milione di persone.

I devastanti scenari di guerra in numerosi paesi rende le rotte migratorie sempre più affollate ed i trafficanti non attendono altro che poter approfittare della disperazione, della fame e dell’angoscia di esseri umani in fuga, per trarne vantaggio.
Un intero continente si sta spostando. Si parla ormai di flussi emisferici ed interi fiumi umani costituiti da persone vulnerabili e fragili, facilmente aggredibili, soggiogabili ed adescabili, mettono a repentaglio la propria incolumità e la propria vita per sottrarsi a scenari di crisi alimentare, di indigenza e di devastazione.
Persone che hanno perso tutto, che riescono a sopravvivere e sfamare le proprie famiglie, persone che hanno vissuto o stanno affrontando rovinosi shock alimentari, energetici e finanziari.


Venti (20) persone in fuga, ogni minuto.

Secondo l’UNHCR, ogni minuto, 20 persone abbandonano tutto alle proprie spalle, per evadere da guerre, persecuzioni e terrore.

Conflitti, violenze ed altre crisi hanno determinato qualcosa come 36,5 milioni di bambini sfollati dalle loro case, alla fine del 2021, il numero più alto registrato dalla seconda guerra mondiale.
Questa cifra, riportata dall’UNICEF il 16 giugno, include 13,7 milioni di bambini rifugiati e richiedenti asilo e quasi 22,8 milioni di bambini sfollati a causa di conflitti e violenze.
Non include, però, i bambini sfollati a causa di disastri climatici e ambientali né quelli sfollati di recente, nel 2022, anche a seguito della guerra in Ucraina.

Gli organismi specializzati nel mondo hanno operato distinzioni legali tra migranti, rifugiati, richiedenti asilo, sfollati interni, apolidi, retruerness, e via discorrendo, tutti loro, però, malgrado il distinguo, hanno un comune denominatore: atroci sofferenze e patimenti che li renderanno, nella maggior parte dei casi, vittime di spietati criminali.

Alla fine del 2021, il numero totale di persone, in tutto il mondo, che sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa di conflitti, violenze, torture, paura di persecuzioni e violazioni dei diritti umani era di 89,3 milioni, stante quanto riportato dall’UNHCR (Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati).



I conflitti armati, allo stato attuale, riguardano 23 paesi.
Se a tali conflitti non si ponesse rimedio e se ne emergessero di ulteriori, le carovane di
migranti sarebbero destinate ad aumentare inesorabilmente.
Quanto appena evidenziato, non tiene conto di eventuali, possibili “rifugiati climatici”.
L’Europa e gli Stati Uniti potrebbero davvero raggiungere un punto di non ritorno nell’affrontare un problema dalle dimensioni imponenti, considerato, peraltro, che sono, prevalentemente, i paesi in via di sviluppo del pianeta a dare accoglienza agli sfollati, con le nazioni a basso e medio reddito che ospitano più di quattro rifugiati su cinque nel mondo.

File di strutture temporanee fiancheggiano un campo profughi siriano a Kilis, Turchia, 29 maggio 2018. (Shutterstock File Photo)


Con 3,8 milioni di rifugiati all’interno dei suoi confini, la Turchia ospita il maggior numero di rifugiati, seguita dalla Colombia, con 1,8 milioni (compresi i cittadini venezuelani), Uganda e Pakistan (1,5 milioni ciascuno) e Germania (1,3 milioni).
Numeri davvero preoccupanti, atteso ciò che rappresentano tali cifre, alla luce di quanto abbiamo appena esposto ovvero quanto possano trarne profitto le organizzazioni criminali ed i trafficanti di esseri umani.

“Il brutale sistema della schiavitù e la tratta transatlantica degli schiavi ha dato vita e sostenuto un sistema globale di sfruttamento che esiste da più di 400 anni, distruggendo famiglie, comunità ed economie”, ha affermato il capo delle Nazioni Unite.
“La tratta transatlantica degli schiavi è finita più di due secoli fa, ma le idee di supremazia bianca che la sostenevano rimangono vive”.



Continua la lettura con:
LA CRUDA REALTÀ DEL TRAFFICO DI BAMBINI

LA NUOVA SCHIAVITÙ, LA SCHIAVITÙ MODERNA

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FOX NEWS: “BIDEN SI DEVE DIMETTERE!”

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Dal diario pubblicato sul DAILY MAIL della figlia Ashley escono particolari inquietanti sul Presidente USA: “Facevamo la doccia insieme in modo inappropriato”. Uso personale dell’FBI trasformata in “TUTORE” dei politici e delle loro famiglie. Dopo la conferma dei contenuti del Laptop dell’altro figlio Hunter Biden e questa nuova vicenda esposta, il Presidente Joe Biden si deve dimettere!

Tucker Carlson parte all’attacco su Fox News del Presidente Joe Biden ! La pedofilia di Joe Biden raggiunge il mainstream.
La pubblicazione del diario di Ashley Biden sul quotidiano THE DAILY MAIL fa emergere particolari estremamente gravi sul comportamento sessuale dell’attuale Presidente JOE BIDEN, già più volte accusato da diverse persone di molestie e violenza sessuale ed espone la sua tendenza verso la pedofilia, molte volte sottolineata da video e immagini sul mainstream e sulla rete, che sono sempre state prese con ilarità e leggerezza da politici e media.

L’FBI stava indagando, su ordine del Presidente Biden, per rientrare in possesso del diario della figlia Ashley, credendo che fosse stato rubato: il diario in realtà fu abbandonata da Ashley Biden sotto il letto della casa che occupava durante un periodo di riabilitazione per uso compulsivo di droghe e sesso, causate, a sua detta, dalle esperienze avute in giovane età col padre che l’hanno portata ad una iper-sessualizzazione e ad affrontare di conseguenza una vita distrutta dall’uso di sostanze e da comportamenti sfrenati. A ritrovare il diario è stata una donna che aveva preso in affitto la casa di Ashley: la donna non è indagata dall’FBI per aver rubato il diario, ma per averlo VENDUTO.
Il diario in seguito è entrato in possesso di Project Veritas che, la notte del 4 novembre, subisce un’irruzione nei propri uffici da parte dell’FBI, il cui scopo era di recuperare il diario.

L’FBI che fa irruzione di notte, in assetto di guerra, per recuperare un diario, fa davvero pensare a qualcosa di GRANDE…di ENORME e quindi fonte di estrema preoccupazione per il Presidente Biden e la sua amministrazione.

GUARDA IL VIDEO COMPLETO SOTTOTITOLATO 👇

TUCKER CARLSON su FOX NEWS: “BIDEN SI DEVE DIMETTERE! Non può assumersi la responsabilità di altri, come Presidente degli USA, avendo fallito completamente come padre di famiglia“.

Questa enorme tegola cade in testa al Presidente Biden proprio a pochi giorni dalle conferme sui contenuti del Laptop ritrovato dell’altro figlio, Hunter, dove, oltre a contenuti sulla vita dissoluta di Hunter (che abbiamo visto pubblicati in una serie di 4 puntate “WHO IS HUNTER BIDEN?” ), vengono messi in risalto molti dettagli delle operazioni compiute sotto la supervisione dello stesso Biden e del governo USA in Ucraina, vanificando l’operazione di distruzione operata con un decreto legge da Zelensky di ogni documento riguardante i Bio-Labs in Ucraina (leggi l’articolo) e le società BURISMA e METABIOTA, gestite proprio da Hunter Biden e legata a molte altre aziende, quali la Eco Health Alliance di Peter Daszak, la Bill e Melinda Gates Foundation e appunto la METABIOTA di Nathan Wolfe, legato anche al WEF di Davos.

Tutto è contenuto nel Laptop (o nei Laptops) di Hunter Biden con dovizia di dettagli e, come dice Tucker Carlson “Basta poterli visionare anche per soli 15 minuti, per capire che è tutto vero e REALE e che non ci sono dubbi sull’autenticità delle notizie ritrovate all’interno del PC.

Tucker Carlson è quanto mai perentorio nel concludere che ci sono 2 punti fondamentali che devono essere considerati in questa storia:

  1. Che Joe Biden non può assumersi la responsabilità di altri come Presidente degli USA, avendo fallito completamente come padre di famiglia. Deve quindi DIMETTERSI e prendersi cura dei propri figli devastati a causa del suo comportamento.
  2. Non si può consentire un uso personale dell’FBI a tutela di politici e delle loro famiglie, altrimenti sarà la fine di tutto.

Mi permetto di fare solo alcune considerazioni:

Vista la condotta di Joe Biden e la sua reiterata incontrollabile attività sessuale dissoluta e tendente alla pedofilia: non vi suona molto strano che tutta la politica DEM in questo momento stia spingendo in modo così assillante e a livello planetario sul voler “normalizzare” proprio la PEDOFILIA, considerandola alla stregua di un semplice orientamento sessuale?

E la stessa cosa sull’iper-sessualizzazione dei bambini, entrata a gamba tesa in tutti i sistemi educativi e scolastici del mondo?

Sembra davvero che un piano occulto e molto ben articolato che tende a voler depenalizzare o a mitigare le conseguenze legali e pubbliche di scandali che stanno uscendo sempre più alla luce del sole, dopo la vicenda Epstein e il coinvolgimento di personalità di spicco del mondo DEM (ancora tutte da scoprire perché contenuti in un altro “diario” ancora segretato), il processo di Ghislaine Maxwell e l’enorme traffico di pedofilia e di esseri umani che sappiamo attivissimo in tutto il mondo.

Tutto questo suona assai strano, soprattutto quando il massimo rappresentante del paese più “democratico” del mondo tenti di insabbiare anche attraverso l’uso dei Servizi Segreti e del Dipartimento di Giustizia, vicende legate a pedofilia, droghe, sesso e corruzione in modo così evidente e pacchiano. Senza contare il traffico illecito di VOTI ELETTORALI che sta uscendo sempre più evidente davanti agli occhi di tutti: anche di quelli che non vogliono proprio vedere!!!

Senza contare, non ultimo, la distrazione della guerra in Ucraina e della presunta “Invasione Russa” che nasconde e copre, tentando di far sparire tutto al più presto, tutte le nefandezze compiute su quel territorio e in quel Paese proprio dagli USA dal 2014, anno del colpo di Stato durante la presidenza Obama e con l’installazione e il potenziamento dei Bio-Lab di cui parla in modo chiaro e lampante il Laptop del figlio di Joe Biden, Hunter.

Ci aspetteremmo tutti ora di vedere, in una scala di valori ormai consolidata nei nostri tempi sempre più oscuri, un immediato intervento prima dei MEDIA, anche di quelli  più accreditati al regime, che prendono le distanze e denunciano senza mezzi termini questa orribile vicenda umana e politica e poi le più alte istituzioni americane dovrebbero intervenire tempestivamente e con estrema decisione per chiarire e far completamente pulizia di questa palude di orribili comportamenti criminali e di pessimo esempio per i cittadini di tutto il mondo e soprattutto per le giovani generazioni.

Vediamo se, in seguito a questa vicenda, le più alte cariche del governo USA risponderanno come il suo Presidente: 

Sono le solite disinformazioni di matrice russa! È un’altra campagna diffamatoria che fa proprio al caso vostro per vendere le notizie!”

Ci vuole del gran coraggio per parlare in questo modo… “LET’S GO BRANDON”.