ARMENIA AL BIVIO: PASHINYAN, IL CAUCASO E LA PARTITA GLOBALE CHE POTREBBE CAMBIARE GLI EQUILIBRI DELL’EURASIA

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Una vittoria elettorale che va oltre l’Armenia

La riconferma di Nikol Pashinyan alla guida dell’Armenia non rappresenta soltanto l’ennesimo capitolo della politica interna armena.

Secondo l’analisi proposta da Lorenzo Maria Pacini durante un approfondimento dedicato agli sviluppi geopolitici del Caucaso, ciò che sta avvenendo in Armenia potrebbe essere uno degli eventi più importanti degli ultimi anni per comprendere la trasformazione degli equilibri eurasiatici.

Per molti osservatori europei la vittoria di Pashinyan appare quasi incomprensibile.

Sotto il suo mandato l’Armenia ha perso il Nagorno-Karabakh, ha visto centinaia di migliaia di armeni abbandonare le proprie case, ha attraversato conflitti con l’Azerbaigian e ha progressivamente allentato i propri rapporti storici con Mosca.

Eppure, nonostante tutto questo, Pashinyan è riuscito a mantenere il potere.

La domanda è semplice:

Perché?

La risposta, secondo Pacini, non va cercata nella politica interna armena ma nella nuova grande partita geopolitica che si sta giocando nel Caucaso.


Il Caucaso: il crocevia dimenticato del mondo

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Per decenni il Caucaso è stato considerato una periferia geopolitica.

Oggi non lo è più.

Chi controlla il Caucaso controlla infatti il collegamento tra:

  • Europa
  • Russia
  • Asia Centrale
  • Medio Oriente
  • Mar Caspio
  • Mar Nero

Si tratta di uno dei pochi punti del pianeta dove convergono contemporaneamente:

  • interessi energetici;
  • interessi commerciali;
  • interessi militari;
  • interessi religiosi;
  • interessi infrastrutturali.

Negli ultimi anni l’intera regione è diventata essenziale per la ridefinizione delle rotte commerciali eurasiatiche.

La guerra in Ucraina, le sanzioni contro Mosca e la crisi energetica europea hanno accelerato questo processo.

Le vecchie infrastrutture non bastano più.

Servono nuovi corridoi.

Ed è qui che entra in gioco il progetto che Pacini definisce uno degli elementi più importanti della nuova strategia americana.


Il corridoio TRIPP: il progetto che cambia tutto

Secondo quanto illustrato nell’intervista, il progetto denominato TRIPP (Trump Route for International Peace and Prosperity) rappresenterebbe il nuovo asse infrastrutturale destinato a collegare il Mar Caspio al Mar Nero attraverso il Caucaso.

Parliamo di:

  • fibra ottica;
  • energia;
  • trasporto ferroviario;
  • logistica;
  • minerali strategici;
  • terre rare.

Non si tratta semplicemente di una strada.

Si tratta di una piattaforma geopolitica.

Secondo Pacini, questo corridoio permetterebbe agli Stati Uniti di consolidare una presenza strategica nell’area attraverso accordi di lungo periodo e investimenti infrastrutturali senza precedenti.

Ma il dato più interessante è un altro.

Per la prima volta dopo oltre trent’anni di tensioni, Armenia e Azerbaigian hanno firmato accordi di pace e cooperazione che potrebbero rendere possibile lo sviluppo stabile dell’intera regione.


Perché Pashinyan piace all’Europa

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Pacini descrive Pashinyan come il candidato ideale per le istituzioni europee.

Negli ultimi anni il premier armeno ha ricevuto sostegno politico e diplomatico da numerosi leader europei.

L’Armenia è stata progressivamente presentata come un partner privilegiato dell’Occidente e come un paese da accompagnare verso una maggiore integrazione con le strutture euro-atlantiche.

Secondo questa interpretazione, Pashinyan rappresenterebbe il punto d’incontro tra:

  • interessi europei;
  • interessi statunitensi;
  • nuova architettura economica del Caucaso.

Una figura che può garantire stabilità politica mentre vengono realizzati progetti infrastrutturali di portata continentale.


La grande domanda: la Russia sta davvero perdendo il Caucaso?

Questa è probabilmente la parte più controversa dell’analisi.

In Europa prevale la narrativa secondo cui Mosca starebbe perdendo progressivamente la propria influenza nello spazio post-sovietico.

Pacini propone invece una lettura diversa.

Secondo quanto emerso nei dibattiti a cui ha partecipato tra forum economici, conferenze eurasiatiche e incontri internazionali, la leadership russa non considererebbe necessariamente la situazione armena come una sconfitta strategica.

La ragione sarebbe semplice.

La Russia continua a mantenere:

  • il controllo energetico;
  • il controllo delle infrastrutture del gas;
  • gran parte delle forniture agricole;
  • una forte presenza economica indiretta.

Lo stesso Pacini ricorda che gran parte dell’energia armena continua a dipendere da Gazprom e che la struttura energetica del paese rimane fortemente collegata a Mosca.

In altre parole:

la bandiera può cambiare.

Gli interessi economici potrebbero rimanere.


Il sacrificio del pedone?

Una delle riflessioni più interessanti emerse nell’intervista riguarda il possibile approccio strategico russo.

Pacini riporta il ragionamento di numerosi accademici ed economisti russi secondo cui, nella logica degli scacchi geopolitici, potrebbe essere conveniente accettare la presenza di un leader filoeuropeo purché questo garantisca:

  • stabilità regionale;
  • continuità degli investimenti;
  • accesso ai mercati;
  • mantenimento degli interessi economici russi.

In questa prospettiva Pashinyan non sarebbe un problema.

Sarebbe semplicemente uno strumento temporaneo di una fase di transizione.


L’Europa vista da San Pietroburgo

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L’altra parte dell’intervista riguarda la partecipazione di Pacini allo SPIEF 2026, il Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo.

La descrizione che emerge è molto diversa da quella generalmente proposta dai media occidentali.

Secondo Pacini:

  • la presenza americana sarebbe stata molto significativa;
  • l’India avrebbe avuto un ruolo centrale;
  • la Cina avrebbe consolidato ulteriormente la propria leadership economica;
  • l’Europa sarebbe stata la grande assente.

Particolarmente rilevante sarebbe stata la discussione sul superamento del monopolio finanziario occidentale attraverso:

  • valute nazionali;
  • sistemi di pagamento alternativi;
  • nuove reti commerciali;
  • cooperazione Sud-Sud.

Il multipolarismo sta accelerando

Per Pacini il dato fondamentale emerso a San Pietroburgo è uno.

I paesi che partecipano ai nuovi partenariati eurasiatici non stanno ragionando in termini di guerra permanente.

Stanno ragionando in termini di:

  • infrastrutture;
  • commercio;
  • investimenti;
  • sviluppo regionale;
  • prosperità condivisa.

Questa sarebbe la vera differenza tra il modello emergente eurasiatico e il modello euro-atlantico tradizionale.


Armenia: laboratorio del nuovo ordine mondiale?

L’Armenia potrebbe quindi trasformarsi in qualcosa di molto diverso da ciò che appare oggi.

Non soltanto una piccola repubblica caucasica.

Ma un laboratorio geopolitico dove si incontrano:

  • interessi americani;
  • interessi europei;
  • interessi russi;
  • interessi turchi;
  • interessi iraniani;
  • interessi dell’Asia Centrale.

La riconferma di Pashinyan potrebbe rappresentare il tassello necessario per permettere la realizzazione di una nuova rete commerciale continentale.

Oppure potrebbe essere l’inizio di una nuova fase di competizione strategica tra grandi potenze.

Molto dipenderà da ciò che accadrà nei prossimi anni.


Conclusioni

L’analisi proposta da Lorenzo Maria Pacini offre una chiave di lettura che si discosta profondamente dalle interpretazioni più diffuse in Europa.

Secondo questa prospettiva, la vittoria di Pashinyan non sarebbe soltanto una questione elettorale.

Sarebbe l’espressione di una trasformazione molto più profonda.

Il Caucaso non è più una periferia geopolitica.

È diventato uno dei punti centrali della competizione globale per il controllo delle infrastrutture, dell’energia e delle future rotte commerciali eurasiatiche.

E mentre l’attenzione dell’opinione pubblica continua a concentrarsi su Ucraina e Medio Oriente, una delle partite più importanti del XXI secolo potrebbe essere già iniziata tra le montagne dell’Armenia.


Fonti e approfondimenti

  • Casa del Sole TV – Intervista a Lorenzo Maria Pacini sulla situazione armena e sul Caucaso.
  • Lorenzo Maria Pacini
  • Nikol Pashinyan
  • Vladimir Putin
  • Marco Rubio
  • Armenia
  • Azerbaigian
  • Nagorno-Karabakh
  • Saint Petersburg International Economic Forum
  • BRICS
  • Unione Economica Eurasiatica
  • Valdai Club

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