C’è un enorme buco nero nella narrazione di una parte della cosiddetta controinformazione italiana.
Quelli che riescono a vedere il Mossad dietro una manifestazione, la CIA dietro una protesta, Washington dietro qualsiasi cambio di governo e l’“imperialismo americano” persino dietro fenomeni che hanno radici locali profondissime, diventano improvvisamente prudentissimi quando bisogna parlare delle operazioni d’influenza russe e cinesi.
A quel punto la fantasia investigativa scompare.
Niente servizi segreti.
Niente finanziamenti occulti.
Niente proxy.
Niente bot.
Niente influencer.
Niente operazioni psicologiche.
Niente guerra ibrida.
Curioso.
Soprattutto perché questa volta non servirebbe nemmeno inventare complotti: esistono operazioni documentate dalle autorità, procedimenti giudiziari, sequestri di infrastrutture digitali e documenti investigativi.
Eppure il cane da riporto che abbaiava furiosamente contro Washington diventa improvvisamente un barboncino quando il padrone della narrazione guarda verso Est.
NON È CONTROINFORMAZIONE SE CONTROLLATE SOLTANTO UNA METÀ DEL TABELLONE
Il problema non consiste nel criticare gli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti conducono operazioni d’intelligence, influenza e comunicazione strategica.
Israele possiede uno dei servizi d’intelligence più aggressivi ed efficienti del mondo.
CIA e Mossad devono essere investigati quando esistono elementi per farlo.
Il problema nasce quando lo stesso standard non viene applicato agli altri.
Perché se qualsiasi think tank americano diventa immediatamente “CIA”, qualsiasi organizzazione vicina a Israele diventa “Mossad” e qualsiasi finanziamento occidentale diventa “operazione di regime change”, allora spiegateci perché davanti alle strutture russe e cinesi improvvisamente servono prove firmate col sangue da Putin o Xi Jinping.
È questo doppio standard che puzza.
E puzza parecchio.
LA NUOVA GUERRA D’INFLUENZA NON HA BISOGNO DI UN GIORNALISTA CON IL TESSERINO DEL KGB
Molti immaginano ancora la propaganda straniera secondo il modello della Guerra Fredda.
L’agente recluta il giornalista.
Il giornalista riceve una busta.
La busta contiene denaro.
Il giornalista pubblica l’articolo ordinato dal servizio segreto.
Nel XXI secolo il sistema può essere infinitamente più sofisticato.
Tra lo Stato che vuole influenzare l’opinione pubblica e il cittadino europeo possono esserci numerosi livelli:
media statali;
società di pubbliche relazioni;
società apparentemente private;
associazioni;
centri culturali;
think tank;
siti di informazione;
agenzie;
creator;
influencer;
account anonimi;
reti automatizzate;
profili falsi;
gruppi Telegram;
canali video;
pubblicità social;
eventi e conferenze;
intermediari locali.
Il punto fondamentale è proprio questo:
la propaganda più efficace è quella sulla quale non compare scritto “PROPAGANDA”.
QUASI 10 MILIONI DI DOLLARI: ECCO COME PUÒ FUNZIONARE DAVVERO
Esiste un caso concreto che dovrebbe essere studiato in tutte le scuole di giornalismo.
Nel settembre 2024 il Dipartimento di Giustizia americano ha incriminato due dipendenti di RT nell’ambito di un presunto schema attraverso il quale quasi 10 milioni di dollari sarebbero stati utilizzati per finanziare clandestinamente una società americana di produzione di contenuti.
Quella società pubblicò quasi 2.000 video su TikTok, Instagram, X e YouTube.
Soltanto su YouTube quei contenuti avevano accumulato oltre 16 milioni di visualizzazioni.
Gli argomenti?
Immigrazione.
Inflazione.
Politica interna.
Politica internazionale.
Esattamente i temi capaci di incendiare una società polarizzata.
Ma il dettaglio più interessante era un altro.
Secondo l’accusa americana, la vera provenienza del finanziamento non veniva comunicata al pubblico.
E gli influencer coinvolti?
Secondo il Dipartimento di Giustizia, la società stipulava contratti con influencer americani mentre i collegamenti con RT e con il governo russo rimanevano nascosti.
Questo è il punto.
Il pubblico vede l’influencer.
Non vede necessariamente chi finanzia l’infrastruttura dietro di lui.
Vede una persona apparentemente indipendente parlare davanti a una telecamera.
Non vede necessariamente la catena economica e organizzativa che permette a quel contenuto di esistere.
Ed è precisamente per questo che la trasparenza finanziaria dovrebbe essere uno dei primi criteri con cui valutiamo l’informazione politica online.
L’INFLUENCER È L’ARMA PERFETTA
Pensateci.
Un’emittente dichiaratamente statale parte già con un problema.
Il pubblico sa chi la finanzia.
Se guardate un media ufficiale russo sapete che state ascoltando la prospettiva russa.
Se guardate un’emittente statale cinese sapete che state ascoltando una prospettiva vicina a Pechino.
Ma cosa succede quando la stessa narrativa arriva da un ragazzo davanti a una webcam?
Da un professore?
Da un analista geopolitico?
Da un giornalista apparentemente indipendente?
Da un canale Telegram?
Da un influencer con centinaia di migliaia di follower?
La percezione cambia completamente.
Non sembra più propaganda.
Sembra opinione spontanea.
Ed è questa la vera rivoluzione della guerra informativa contemporanea.
Non bisogna necessariamente convincervi ad ascoltare la propaganda dello Stato X.
Bisogna fare in modo che qualcuno di cui già vi fidate vi racconti una narrativa compatibile con gli interessi dello Stato X.
E NON È NEMMENO NECESSARIO CHE L’INFLUENCER SAPPIA TUTTO
Questo rende il sistema ancora più interessante.
Un influencer può essere consapevolmente pagato da un’organizzazione straniera.
Ma può anche essere inconsapevole dell’origine finale del denaro.
Può ricevere un contratto da una società apparentemente privata.
Può essere invitato a una conferenza.
Può ricevere materiale editoriale.
Può trovare contenuti già tradotti.
Può semplicemente prendere una narrativa diventata virale e rilanciarla perché produce visualizzazioni.
Ed esiste persino un ulteriore livello:
l’utile idiota non deve essere pagato.
Se una persona è ideologicamente predisposta a credere che qualsiasi male del pianeta provenga dagli Stati Uniti, non serve comprarla.
Basta darle continuamente materiale che confermi ciò che vuole già credere.
Sarà lei stessa a distribuirlo gratuitamente.
DOPPELGANGER: LA FABBRICA DELLA REALTÀ PARALLELA
Un’altra operazione attribuita dalle autorità americane alla Russia mostra quanto sofisticato possa diventare il meccanismo.
Il Dipartimento di Giustizia americano ha sequestrato 32 domini internet collegati alla campagna conosciuta come Doppelganger.
Secondo i documenti giudiziari, venivano utilizzati domini progettati per imitare autentiche testate occidentali.
Il lettore poteva credere di trovarsi davanti a un sito giornalistico conosciuto.
In realtà stava leggendo contenuti appartenenti all’operazione.
Ma costruire il sito falso non basta.
Bisogna portarci persone vere.
Come?
Influencer.
Pubblicità social pagata.
Profili falsi.
Account che fingono di essere cittadini occidentali.
Contenuti generati anche attraverso strumenti di intelligenza artificiale.
Commenti sui social.
Link.
Condivisioni.
È un ecosistema.
Non un semplice articolo di propaganda.
LA BOT FARM COLLEGATA A RT E FSB
Sempre nel 2024 le autorità americane hanno annunciato un’operazione contro una bot farm potenziata attraverso strumenti di intelligenza artificiale.
I documenti giudiziari descrivevano centinaia di account social falsi.
Le identità digitali potevano sembrare cittadini occidentali reali.
Secondo il Dipartimento di Giustizia, lo sviluppo della struttura era stato organizzato attraverso personale collegato a RT e successivamente utilizzato nell’ambito di un’organizzazione guidata da un ufficiale dell’FSB.
Pensate alla potenza del sistema.
Una persona apre X.
Legge cinquanta commenti apparentemente scritti da cinquanta persone differenti.
In realtà potrebbe trovarsi davanti a identità artificiali gestite dalla stessa infrastruttura.
Quella persona non sta semplicemente ricevendo un messaggio.
Sta ricevendo l’illusione del consenso sociale.
Ed è infinitamente più potente.
LA PROPAGANDA NON VUOLE SOLTANTO CONVINCERVI: VUOLE FARVI CREDERE CHE TUTTI LA PENSINO COME VOI
Questo è uno dei segreti dei social.
Gli esseri umani osservano gli altri.
Se vediamo una posizione ripetuta migliaia di volte iniziamo a considerarla socialmente rilevante.
Ecco perché bot, troll farm e reti coordinate sono così importanti.
Non devono necessariamente convertire un liberale in comunista o un conservatore in putiniano.
Devono modificare la percezione del dibattito.
Devono far sembrare gigantesca una posizione minoritaria.
Devono creare trending topic.
Devono invadere i commenti.
Devono premiare alcuni influencer.
Devono attaccarne altri.
Devono creare l’impressione che una determinata interpretazione degli eventi sia ormai “quello che tutti hanno capito”.
Poi entrano in gioco gli utenti veri.
E la macchina diventa autosufficiente.
LA CINA HA IMPARATO PERFETTAMENTE IL GIOCO
Anche sul versante cinese esistono operazioni d’influenza documentate.
Entità mediatiche ufficiali cinesi e organizzazioni collegate al sistema dello United Front sono state oggetto di particolare attenzione da parte delle autorità occidentali.
Google ha inoltre documentato per anni DRAGONBRIDGE, conosciuta anche come Spamouflage Dragon, una rete collegata alla Repubblica Popolare Cinese.
Il meccanismo comprende una quantità enorme di account e contenuti.
Video.
Post.
Commenti.
Profili.
Narrative politiche.
E ancora una volta il punto non è semplicemente convincere qualcuno che “la Cina è fantastica”.
Le operazioni informative moderne possono avere obiettivi molto più sottili.
Amplificare divisioni.
Delegittimare un avversario.
Indebolire la fiducia nelle istituzioni.
Promuovere una determinata lettura degli equilibri mondiali.
Normalizzare alcune posizioni geopolitiche.
E IN ITALIA?
Ed eccoci alla domanda che dovrebbe far saltare qualcuno sulla sedia.
Chi finanzia realmente l’ecosistema dell’informazione alternativa italiana?
Non sto dicendo che i canali italiani siano finanziati dalla Russia.
Non sto dicendo che gli influencer italiani siano pagati dalla Cina.
Non abbiamo prove per generalizzare un’accusa del genere.
Sto dicendo qualcosa di molto più semplice:
PERCHÉ NON LO INDAGHIAMO?
Perché quando arriva un finanziamento americano si cercano immediatamente fondazioni, ONG, think tank, NED, USAID, Atlantic Council e qualsiasi collegamento possibile?
Benissimo.
Fatelo.
Ma poi fate esattamente la stessa cosa dall’altra parte.
Chi paga conferenze?
Chi finanzia associazioni?
Chi sostiene siti?
Chi paga traduzioni?
Chi compra pubblicità?
Chi sponsorizza eventi?
Chi offre viaggi?
Chi remunera consulenze?
Chi paga collaborazioni?
Chi finanzia società editoriali?
Quali rapporti esistono con media statali stranieri?
Quali organizzazioni fanno da intermediari?
Questo si chiama giornalismo investigativo.
“MULTIPOLARISMO”: LA PAROLA MAGICA CHE RISOLVE TUTTO
Poi arriviamo al capolavoro linguistico.
Una parte dell’ambiente che per decenni avrebbe utilizzato categorie tipiche dell’anti-imperialismo di matrice marxista oggi sostiene di avere superato destra e sinistra.
Non è più marxismo.
Adesso è:
multipolarismo.
Una parola straordinariamente comoda.
Perché consente di mantenere buona parte della vecchia struttura interpretativa cambiando semplicemente l’etichetta.
L’Occidente rimane imperialista.
Gli Stati Uniti rimangono il centro del male geopolitico.
Israele rimane l’avamposto dell’imperialismo.
I movimenti antioccidentali diventano “resistenza”.
Le potenze antagoniste diventano espressione del “mondo multipolare”.
Ed ecco il miracolo.
La vecchia grammatica ideologica può continuare a vivere presentandosi come qualcosa di completamente nuovo.
MA MULTIPOLARE NON SIGNIFICA LIBERO
Un mondo multipolare non è automaticamente migliore.
Significa semplicemente un sistema nel quale esistono più centri di potenza.
Washington persegue i propri interessi.
Mosca persegue i propri interessi.
Pechino persegue i propri interessi.
Teheran persegue i propri interessi.
Ankara persegue i propri interessi.
Riyadh persegue i propri interessi.
Gerusalemme persegue i propri interessi.
Pensare che soltanto l’Occidente faccia propaganda mentre i suoi avversari diffondono spontaneamente “la verità” è una delle idee più infantili che possano essere spacciate per geopolitica.
QUANDO L’IDEOLOGIA CAMBIA NOME MA NON CAMBIA IL COPIONE
Guardate il lessico.
“Imperialismo americano”.
“Egemonia occidentale”.
“Resistenza”.
“Popoli oppressi”.
“Colonialismo”.
“Liberazione”.
“Sistema imperialista”.
“Decadenza occidentale”.
Poi aggiungete:
“multipolarismo”.
“Eurasia”.
“BRICS”.
“Sud globale”.
La confezione è stata aggiornata.
Ma in alcuni ambienti il vecchio schema binario continua a emergere:
Occidente = oppressore.
Chi combatte l’Occidente = resistente.
Ed è proprio questo automatismo che rende certe comunità perfette per essere sfruttate da operazioni d’influenza straniere.
Perché non bisogna convincerle.
Bisogna semplicemente alimentarle.
IL MIGLIOR AGENTE D’INFLUENZA È QUELLO CHE PENSA DI ESSERE LIBERO
Questa è forse la parte più importante.
La propaganda moderna non necessita di trasformare migliaia di persone in agenti stipendiati.
Sarebbe costosissimo e inutile.
È sufficiente creare un ecosistema nel quale determinate narrative vengono continuamente prodotte, amplificate e premiate.
Poi gli utenti fanno il resto.
Il giornalista vede che quell’argomento genera traffico.
Lo riprende.
L’influencer vede che produce engagement.
Fa il video.
Il canale Telegram vede che scatena rabbia.
Lo rilancia.
L’algoritmo osserva l’interazione.
Lo premia.
Altri creator vedono il trend.
Lo copiano.
A quel punto la propaganda originaria è scomparsa.
Rimane soltanto una narrazione che sembra nata spontaneamente dal basso.
ED ECCO PERCHÉ IL MOSSAD TORNA SEMPRE
In questo ecosistema il Mossad è perfetto.
È segreto.
È potente.
Ha realmente condotto operazioni clandestine.
È quindi estremamente semplice attribuirgli praticamente qualsiasi evento.
Se chiedete prove, arriva la risposta perfetta:
“È un servizio segreto, pensi davvero che lascerebbe le prove?”
Una teoria infalsificabile.
Se ci sono prove, confermano la teoria.
Se non ci sono, dimostrano quanto siano bravi a nasconderle.
Meraviglioso.
Con questo metodo possiamo dimostrare qualsiasi cosa.
MA QUANDO LE PROVE RIGUARDANO MOSCA O PECHINO, IMPROVVISAMENTE NON BASTANO PIÙ
Ed ecco il paradosso.
Per accusare Israele basta spesso una concatenazione di supposizioni.
Quando un’indagine giudiziaria occidentale documenta invece società, infrastrutture, domini, trasferimenti finanziari o reti attribuite alla Russia, immediatamente arriva:
“Propaganda NATO.”
Quando Google documenta reti collegate alla Cina:
“Big Tech americana.”
Quando intervengono istituzioni europee:
“Propaganda di Bruxelles.”
In questo modo il sistema diventa impermeabile alla realtà.
Qualsiasi prova contraria alla propria ideologia viene automaticamente attribuita al nemico.
È comodissimo.
Ed è intellettualmente disastroso.
NON ACCUSIAMO SENZA PROVE: APRIAMO I LIBRI CONTABILI
Proprio per non diventare come quelli che critichiamo, bisogna fissare una regola.
Nessun giornalista italiano deve essere accusato di essere pagato da Russia, Cina o qualsiasi altro Stato senza prove specifiche.
Nessun influencer.
Nessun analista.
Nessun sito.
Ma possiamo pretendere trasparenza.
Possiamo chiedere:
chi finanzia il progetto?
chi paga le produzioni?
chi sponsorizza gli eventi?
quali partnership esistono?
quali viaggi sono stati pagati?
quali rapporti economici esistono con organizzazioni straniere?
quali collaborazioni editoriali?
quali società fanno da intermediario?
quali contenuti sponsorizzati?
Questa non è persecuzione.
È trasparenza.
E dovrebbe valere per tutti.
SE SIETE DAVVERO CONTROINFORMAZIONE, DIMOSTRATELO
Quindi ai grandi investigatori del Mossad sotto ogni tappeto proponiamo un esperimento semplicissimo.
Per sei mesi dedicate alle reti d’influenza russe e cinesi la stessa energia che dedicate a CIA e Israele.
Seguite i soldi.
Studiate Doppelganger.
Studiate DRAGONBRIDGE.
Studiate le bot farm.
Studiate i media statali.
Studiate gli intermediari.
Studiate gli influencer.
Studiate i meccanismi di amplificazione.
Studiate le società di comunicazione.
Studiate le operazioni documentate.
E poi applicate lo stesso standard all’Occidente.
Se alla fine emerge che Washington conduce dieci volte più operazioni, scrivetelo.
Se emerge il contrario, scrivete quello.
Questo significa essere indipendenti.
IL PROBLEMA NON È ESSERE MULTIPOLARISTI. È TRASFORMARE IL MULTIPOLARISMO IN UNA RELIGIONE
Si può legittimamente sostenere che un sistema internazionale con più centri di potere sia preferibile all’egemonia americana.
È una posizione politica.
Il problema nasce quando il multipolarismo smette di essere una teoria delle relazioni internazionali e diventa una lente morale:
America cattiva.
Russia vittima.
Israele cattivo.
Iran resistente.
Cina alternativa.
Occidente decadente.
A quel punto non state più analizzando un sistema multipolare.
State semplicemente costruendo un’altra ortodossia.
I CANI DA RIPORTO NON HANNO SMESSO DI RIPORTARE. HANNO SOLTANTO CAMBIATO DIREZIONE
Ed eccoci alla conclusione più scomoda.
Forse una parte della cosiddetta controinformazione non ha davvero sconfitto il meccanismo propagandistico che dice di combattere.
Ha soltanto cambiato fonti.
Ha cambiato riferimenti.
Ha cambiato potenze di riferimento.
Ha sostituito “ordine liberale” con “mondo multipolare”.
Ha sostituito alcuni think tank con altri.
Ha sostituito alcune televisioni con Telegram.
Ha sostituito alcuni editorialisti con influencer.
Ma il comportamento rimane identico:
scegliere prima la conclusione e poi selezionare soltanto le informazioni che la confermano.
E allora il problema non è più stabilire se siete di destra, di sinistra, marxisti, eurasiatisti o multipolaristi.
Il problema è molto più semplice.
Se vedete il Mossad sotto ogni tappeto ma non avete mai dedicato un’inchiesta seria alle reti russe e cinesi documentate;
se chiedete trasparenza sui finanziamenti occidentali ma non vi interessa sapere chi finanzia gli ecosistemi informativi filorussi o filocinesi;
se considerate qualsiasi analista filoamericano un propagandista ma qualsiasi narratore antioccidentale un pensatore indipendente;
allora forse non siete usciti dalla propaganda.
Avete soltanto cambiato propaganda.
E il cane da riporto rimane un cane da riporto.
Può chiamarsi controinformazione.
Può definirsi multipolarista.
Può proclamarsi oltre la destra e la sinistra.
Può ripetere ogni giorno di essere immune alla manipolazione.
Ma finché riporta sempre la palla nella stessa direzione e non guarda mai chi gliel’ha lanciata, il problema rimane identico:
non conta quanto forte abbaia contro il vecchio padrone.
Bisogna capire chi gli sta lanciando la palla adesso.
Russia: finanziamento occulto di media e influencer
- U.S. Department of Justice – quasi 10 milioni di dollari da RT a una società americana di contenuti
Il DOJ sostiene che due dipendenti di RT abbiano impiegato circa 9,7 milioni di dollari per finanziare clandestinamente una società statunitense che pubblicò quasi 2.000 video su TikTok, Instagram, X e YouTube.
DOJ – Two RT Employees Indicted for Covertly Funding U.S. Company - DOJ – influencer e rapporti con RT nascosti
Il Dipartimento di Giustizia afferma che la società americana stipulò contratti con influencer social e che i legami con RT e con il governo russo non furono comunicati né agli influencer né ai loro follower.
DOJ – Remarks on Russian Influence Operations
Doppelganger: influencer, profili falsi e pubblicità social
- DOJ – operazione Doppelganger
Le autorità americane hanno sequestrato 32 domini attribuiti a un’operazione russa che, secondo gli atti giudiziari, utilizzava influencer, pubblicità social a pagamento, profili falsi che si presentavano come cittadini occidentali, siti che imitavano testate giornalistiche e contenuti generati con AI.
DOJ – Russian Government-Sponsored Foreign Influence Operation
Cina: DRAGONBRIDGE / Spamouflage
- Google Threat Analysis Group – DRAGONBRIDGE
Google identifica DRAGONBRIDGE come una rete d’influenza collegata alla Repubblica Popolare Cinese. Al primo trimestre 2024 dichiarava di aver interrotto oltre 175.000 istanze di attività della rete. Google rilevava inoltre che, quando compariva engagement, questo proveniva in larga misura da altri account della stessa infrastruttura, creando artificialmente attività attorno ai contenuti.
Google TAG – DRAGONBRIDGE influence network
Unione Europea: Russia e Cina nelle operazioni d’influenza
- EEAS – infrastrutture FIMI
Il Servizio europeo per l’azione esterna documenta oltre 500 incidenti FIMI nel 2024, almeno 25 piattaforme, circa 38.000 account, 322 organizzazioni prese di mira e attività distribuite in 90 Paesi.
EEAS – Inside the Infrastructure of FIMI Operations - EEAS – Russia e Cina esplicitamente indicate
Il rapporto europeo mappa le infrastrutture utilizzate da attori stranieri principalmente russi, ma anche cinesi, per manipolare lo spazio informativo europeo e dei Paesi partner.
EEAS – Countering Foreign Information Manipulation and Interference - EEAS – rapporto sulle attività europee contro le FIMI
EEAS – 2024 Report on Countering FIMI
La precisazione importante per l’articolo
Queste fonti consentono di scrivere con basi documentali che Russia e Cina utilizzano o sono accusate da autorità e piattaforme di utilizzare reti digitali, account falsi, media, influencer, proxy e infrastrutture di amplificazione.

