Negli ultimi mesi sono tornate a circolare sui social e in numerosi ambienti della controinformazione statunitense accuse secondo cui l’amministrazione di Barack Obama avrebbe utilizzato l’USAID come copertura per operazioni di riciclaggio di denaro, programmi di cambio di regime e campagne di propaganda digitale finanziate con i soldi dei contribuenti americani.
Alcune delle affermazioni che circolano online si basano su fatti realmente documentati, mentre altre rappresentano interpretazioni o accuse che, allo stato attuale, non risultano supportate da prove pubbliche definitive.
Il caso ZunZuneo: il “Twitter cubano” finanziato dagli Stati Uniti
Uno degli elementi meno controversi riguarda il progetto ZunZuneo.
Nel 2014 un’inchiesta di Associated Press rivelò l’esistenza di una piattaforma simile a Twitter sviluppata segretamente con fondi USAID per Cuba.
Il nome “ZunZuneo”, che in gergo cubano richiama il canto del colibrì, era stato concepito per apparire come una normale applicazione indipendente creata da cittadini cubani.
Secondo la ricostruzione di AP, la piattaforma inizialmente diffondeva contenuti innocui:
sport;
musica;
meteo;
notizie leggere.
Successivamente il progetto prevedeva di introdurre contenuti più politici e favorire la nascita di reti sociali capaci di mobilitare il dissenso verso il governo cubano.
L’obiettivo dichiarato internamente sarebbe stato quello di creare una massa critica di utenti che potesse favorire dinamiche di protesta e cambiamenti politici.
L’esistenza del programma venne confermata dagli stessi funzionari americani, che tuttavia sostennero la legittimità dell’operazione.
L’USAID e i programmi per la società civile cubana
Per decenni Washington ha finanziato programmi destinati a:
promuovere internet libero;
sostenere gruppi dissidenti;
formare attivisti;
fornire strumenti di comunicazione;
incentivare organizzazioni indipendenti.
Questi programmi sono stati pubblicamente approvati dal Congresso americano e rientrano nella strategia di promozione della democrazia perseguita dagli Stati Uniti nei confronti di Cuba.
I critici sostengono invece che tali iniziative abbiano costituito una forma di interferenza negli affari interni dell’isola e un tentativo di favorire un cambiamento di regime.
Le accuse di riciclaggio attraverso le Isole Cayman
Tra le affermazioni più forti diffuse online compare quella secondo cui miliardi di dollari sarebbero transitati attraverso società offshore nelle Isole Cayman per finanziare operazioni clandestine e arricchire funzionari e intermediari.
Ad oggi, tuttavia, non risultano prove pubbliche che dimostrino:
l’esistenza di un sistema di riciclaggio riconducibile direttamente a Barack Obama;
l’appropriazione personale di fondi da parte dell’ex presidente o dei suoi collaboratori;
un trasferimento sistematico di miliardi di dollari attraverso conti offshore finalizzato ad arricchimenti privati.
Le inchieste giornalistiche e i documenti finora disponibili hanno evidenziato l’utilizzo di società schermo e strutture finanziarie complesse per mantenere la segretezza di alcune operazioni, ma questo non equivale automaticamente a dimostrare un’attività di riciclaggio di denaro in senso giuridico.
Il dibattito sulle “rivoluzioni colorate”
Le accuse rivolte all’USAID si inseriscono in una controversia più ampia che da anni coinvolge:
USAID;
National Endowment for Democracy;
Open Society Foundations;
altre ONG e fondazioni occidentali.
Secondo numerosi studiosi e osservatori geopolitici, queste organizzazioni avrebbero svolto un ruolo significativo nel sostenere movimenti democratici in vari Paesi.
Altri analisti, invece, ritengono che tali attività abbiano rappresentato strumenti di soft power utilizzati da Washington per influenzare processi politici interni e favorire governi più vicini agli interessi americani.
Operazioni di influenza digitale
L’utilizzo dei social media come strumento geopolitico è ormai ampiamente documentato.
Negli ultimi vent’anni diverse potenze hanno investito in:
campagne online;
guerra informativa;
operazioni psicologiche;
manipolazione delle narrative;
utilizzo di influencer e reti sociali.
Non si tratta di una pratica esclusiva degli Stati Uniti.
Anche Russia, Cina, Iran e numerosi altri Paesi sono stati accusati di utilizzare tecniche analoghe.
Un paragone con Gladio?
Alcuni commentatori hanno paragonato queste operazioni alle strutture clandestine della Operation Gladio.
Il confronto rimane però principalmente una valutazione politica e storica.
Le operazioni digitali contemporanee differiscono infatti profondamente dalle strutture paramilitari create durante la Guerra Fredda e non esistono prove che dimostrino una continuità diretta tra i due fenomeni.
La domanda che rimane aperta
L’aspetto probabilmente più interessante non riguarda tanto le accuse più sensazionalistiche, quanto una questione più generale.
Fino a che punto gli Stati moderni utilizzano:
ONG;
fondazioni;
piattaforme digitali;
programmi di cooperazione internazionale;
campagne mediatiche;
come strumenti di influenza geopolitica?
Il caso ZunZuneo dimostra che programmi di questo tipo sono realmente esistiti e che l’uso delle reti sociali per finalità politiche non è una teoria astratta.
Tuttavia, trasformare fatti documentati in accuse di giganteschi sistemi di riciclaggio o di arricchimento personale richiede prove molto più solide di quelle finora emerse.
La questione più importante, quindi, non è se le grandi potenze utilizzino strumenti di influenza e di guerra informativa — cosa ormai largamente riconosciuta — ma quanto siano trasparenti tali programmi, quale sia il loro controllo democratico e se pratiche simili continuino ancora oggi, non soltanto all’estero, ma anche all’interno delle stesse società occidentali.
Fonti
Associated Press – Inchiesta sul progetto ZunZuneo (2014)
USAID
Government Accountability Office
Audizioni del Congresso degli Stati Uniti sui programmi per Cuba
Documentazione relativa ai programmi di promozione della democrazia a Cuba
Studi sulle operazioni di influenza e sul soft power statunitense.

