La controinformazione che assomiglia sempre di più al mainstream che dice di combattere
Per anni ci è stato detto che il problema dell’informazione occidentale fosse la propaganda.
Ci è stato spiegato che i grandi media manipolano i fatti, selezionano le notizie, costruiscono narrazioni e spingono il pubblico verso conclusioni preconfezionate.
Tutto vero.
Il problema è che una parte della cosiddetta controinformazione ha finito per replicare esattamente gli stessi meccanismi.
L’unica differenza è che cambia il segno politico.
Se il mainstream vede la mano di Putin ovunque, questi personaggi vedono la mano dei sionisti ovunque.
Se il mainstream attribuisce ogni problema alla Russia, questi propagandisti attribuiscono ogni fenomeno geopolitico agli americani, alla CIA, al Mossad o a fantomatiche cabale internazionali.
La metodologia è identica.
Cambia soltanto il bersaglio.
Il caso dell’Iniziativa dei Tre Mari
Negli ultimi mesi l’Iniziativa dei Tre Mari è diventata uno degli argomenti preferiti di questa nuova industria della disinformazione.
Secondo numerosi influencer, youtuber, blogger e “analisti indipendenti”, il progetto sarebbe:
- uno strumento dell’imperialismo americano;
- un piano sionista;
- una nuova struttura di controllo globale;
- un meccanismo per dominare l’Europa;
- un tassello del Nuovo Ordine Mondiale.
Accuse gravissime.
Peccato che nessuno riesca mai a presentare una prova concreta.
Dov’è la documentazione?
Una domanda semplice dovrebbe bastare a chiudere la questione.
Dove sono i documenti?
Dove sono:
- gli atti fondativi che dimostrano il controllo americano?
- i documenti che dimostrano il controllo sionista?
- le catene di comando?
- i contratti?
- i finanziamenti?
- le strutture decisionali?
Dopo anni di video, articoli e post virali, non esiste uno straccio di documento che dimostri quanto viene affermato.
Non uno.
Esistono invece dichiarazioni ufficiali, documenti pubblici, comunicati governativi e fonti accademiche che descrivono l’iniziativa come una piattaforma di cooperazione infrastrutturale tra paesi dell’Europa centrale.
Ma questi documenti vengono sistematicamente ignorati.
Perché la realtà è meno redditizia della paura.
L’arte di costruire fantasmi
Il metodo utilizzato è sempre lo stesso.
Si prende un fatto reale.
Ad esempio:
“Gli Stati Uniti sostengono l’Iniziativa dei Tre Mari.”
Vero.
Poi si aggiunge un’interpretazione.
“Gli Stati Uniti ritengono il progetto utile ai propri interessi.”
Possibile.
Poi si compie il salto logico.
“Gli Stati Uniti hanno creato il progetto.”
Nessuna prova.
Infine arriva la conclusione propagandistica.
“È un piano sionista-americano per conquistare il mondo.”
Completamente inventato.
Questa non è analisi geopolitica.
È narrativa ideologica.
I professionisti della paura
Esiste oggi un vero e proprio mercato dell’allarmismo.
Molti personaggi hanno costruito la propria notorietà attraverso una formula molto semplice:
- individuare un nemico;
- amplificarne il potere;
- attribuirgli qualunque evento;
- creare indignazione;
- monetizzare attenzione e traffico.
Più la teoria è estrema, più genera visualizzazioni.
Più è scandalosa, più viene condivisa.
Più è apocalittica, più produce coinvolgimento emotivo.
In questo meccanismo, la verità diventa irrilevante.
Conta soltanto l’impatto emotivo.
Quando la geopolitica diventa una religione
Uno degli aspetti più preoccupanti è la trasformazione della geopolitica in una forma di fede.
Per questi propagandisti ogni evento deve confermare la teoria preesistente.
Se i fatti la contraddicono, vengono ignorati.
Se mancano prove, vengono inventate.
Se la documentazione ufficiale racconta altro, viene automaticamente definita propaganda.
In questo modo la teoria diventa impossibile da falsificare.
Ed è proprio questa una delle caratteristiche tipiche delle narrazioni propagandistiche.
Il vero problema: la distruzione del pensiero critico
Il danno più grande non è nemmeno la singola teoria.
Il danno è l’abitudine mentale che produce.
Una volta che si accetta l’idea che qualsiasi affermazione possa essere considerata vera senza documenti, senza verifiche e senza prove, il dibattito pubblico diventa impossibile.
La ricerca viene sostituita dalla fede.
L’analisi viene sostituita dalla tifoseria.
La verifica viene sostituita dall’emotività.
E chiunque osi chiedere prove viene accusato di essere parte del sistema.
Una domanda che nessuno vuole affrontare
Se davvero l’Iniziativa dei Tre Mari fosse il grande piano dell’imperialismo sionista-americano per conquistare il mondo, perché nessuno riesce a presentare documentazione che lo dimostri?
Perché dopo anni di accuse esistono soltanto:
- deduzioni;
- associazioni;
- sospetti;
- interpretazioni;
- congetture.
Ma non esistono prove.
La risposta è probabilmente molto semplice.
Perché la narrativa è stata costruita partendo dalla conclusione e non dai fatti.
Conclusione
L’Iniziativa dei Tre Mari può essere criticata.
Si possono discutere i suoi obiettivi.
Si possono analizzare gli interessi strategici degli Stati Uniti.
Si può valutare il ruolo della NATO e delle grandi potenze.
Questo è il normale lavoro della geopolitica.
Quello che non è accettabile è trasformare opinioni e sospetti in verità assolute senza produrre alcuna evidenza.
Quando qualcuno accusa un’organizzazione internazionale di essere uno strumento di conquista globale dovrebbe essere in grado di dimostrarlo.
Se non può farlo, non sta facendo informazione.
Non sta facendo ricerca.
Sta facendo propaganda.
E la propaganda non diventa vera semplicemente perché viene ripetuta mille volte sui social.
Fonti
- https://three-seas.eu/about/
- https://www.sabor.hr/en/three-seas-initiative
- https://vm.ee/en/international-relations/regional-cooperation/three-seas-initiative-3si
- https://3si.politic.edu.pl/
- https://3siif.eu/
- https://www.atlanticcouncil.org/programs/europe-center/the-three-seas-initiative/
Le fonti ufficiali e accademiche disponibili descrivono l’Iniziativa dei Tre Mari come una piattaforma di cooperazione tra Stati dell’Europa centrale focalizzata su infrastrutture, energia e connettività regionale. Non emergono documenti pubblici che dimostrino una regia “sionista” o un controllo diretto statunitense dell’organizzazione.

