Per mesi il Medio Oriente è sembrato a un passo da un conflitto regionale su larga scala. Lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota rilevante del petrolio mondiale, è diventato il simbolo della crisi tra Stati Uniti e Iran. Ora, però, qualcosa sembra cambiare.
Secondo quanto riportato dall’agenzia russa TASS, che cita Axios e fonti dell’amministrazione americana, Washington sarebbe pronta ad annunciare un accordo provvisorio con Iran e Oman destinato a garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz e il ritorno della libertà di navigazione.
Il cuore dell’intesa
L’accordo, secondo le indiscrezioni, avrebbe inizialmente una durata di 60 giorni, con la possibilità di essere successivamente prorogato.
Lo schema operativo sarebbe estremamente preciso:
- le navi dirette verso il Golfo Persico transiterebbero nelle acque territoriali iraniane;
- quelle in uscita utilizzerebbero le acque territoriali dell’Oman;
- il traffico sarebbe coordinato con Teheran;
- non verrebbero applicati pedaggi o diritti di passaggio.
L’obiettivo è ridurre immediatamente il rischio di incidenti militari e ripristinare uno dei corridoi energetici più importanti del pianeta.
La minaccia militare resta sul tavolo
Parallelamente emerge un elemento che dimostra come la diplomazia sia accompagnata da una forte pressione militare.
Secondo Axios, citato da TASS, gli Stati Uniti avrebbero già predisposto piani per attacchi su larga scala contro obiettivi iraniani nel caso in cui i negoziati dovessero fallire.
Si tratterebbe quindi della classica strategia del “bastone e della carota”: da un lato l’apertura diplomatica, dall’altro la credibilità della minaccia militare.
Il ruolo dell’Oman e del Qatar
Non è la prima volta che Oman e Qatar svolgono il ruolo di mediatori.
Muscat mantiene da decenni rapporti privilegiati sia con Washington sia con Teheran, mentre Doha continua a rappresentare uno dei principali canali di comunicazione tra le due capitali.
Nelle stesse ore, il presidente Donald Trump e l’emiro del Qatar hanno avuto un colloquio telefonico dedicato proprio alla riduzione delle tensioni e al proseguimento del dialogo. Secondo il comunicato qatariota, entrambe le parti hanno ribadito l’importanza di proseguire gli sforzi diplomatici e di attuare il memorandum d’intesa in discussione.
Le dichiarazioni di Scott Bessent
A rafforzare l’ipotesi dell’accordo sono arrivate anche le dichiarazioni del Segretario al Tesoro Scott Bessent.
Intervistato da CNBC, Bessent ha affermato che gli Stati Uniti erano impegnati in trattative con l’Iran e che un’intesa avrebbe potuto essere raggiunta “oggi o domani”, con l’obiettivo di riaprire lo Stretto di Hormuz e normalizzare progressivamente la situazione regionale.
Perché Hormuz è decisivo
Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei punti strategici più importanti dell’economia mondiale.
Attraverso questo passaggio transitano enormi volumi di petrolio e gas naturale liquefatto provenienti dai Paesi del Golfo.
Una sua eventuale chiusura provocherebbe:
- aumento immediato del prezzo del petrolio;
- incremento dei costi energetici globali;
- nuove pressioni inflazionistiche;
- problemi per il commercio internazionale;
- maggiore instabilità nei mercati finanziari.
Non sorprende quindi che la libertà di navigazione rappresenti uno degli obiettivi prioritari dei negoziati.
Un cambio di strategia?
Se l’accordo dovesse essere confermato, rappresenterebbe un importante segnale di de-escalation dopo settimane caratterizzate da forti tensioni militari.
L’eventuale riapertura stabile dello Stretto potrebbe favorire:
- una riduzione del rischio di scontro diretto;
- il rilancio del commercio energetico;
- nuovi negoziati sul dossier nucleare;
- una fase di maggiore stabilità regionale.
Resta però da verificare se l’intesa provvisoria riuscirà a trasformarsi in un accordo più duraturo.
Conclusioni
Per il momento si tratta ancora di informazioni basate su fonti giornalistiche e dichiarazioni di esponenti governativi, in attesa di un eventuale annuncio ufficiale.
Se confermato, l’accordo rappresenterebbe uno degli sviluppi diplomatici più rilevanti degli ultimi mesi nel confronto tra Stati Uniti e Iran, con potenziali effetti ben oltre il Medio Oriente, incidendo sui mercati energetici e sugli equilibri geopolitici globali.

