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PFIZERGATE: LA COMMISSIONE EUROPEA SOTTO ACCUSA. IL CASO CHE CONTINUA A INSEGUIRE URSULA VON DER LEYEN

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Trasparenza, potere e miliardi di euro: perché il caso Pfizergate non è affatto chiuso

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Negli anni della pandemia, i governi europei hanno giustificato misure eccezionali sostenendo che ci si trovava di fronte a una situazione senza precedenti.

In nome dell’emergenza sono stati sospesi processi ordinari, accelerate procedure di approvvigionamento e firmati contratti per decine di miliardi di euro.

A distanza di anni, tuttavia, una domanda continua a rimanere senza risposta:

chi ha deciso realmente l’acquisto dei vaccini Covid da parte dell’Unione Europea e con quali modalità?

È questa la questione al centro del cosiddetto Pfizergate, uno dei casi più controversi nella storia recente delle istituzioni europee.

E proprio in questi giorni il caso è tornato al centro dell’attenzione dopo che un importante consulente della Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha raccomandato di respingere il ricorso presentato dalla Commissione Europea contro una precedente sentenza sulla trasparenza dei contratti vaccinali.


Come nasce il Pfizergate

La vicenda affonda le sue radici nel 2021.

Durante la pandemia la Commissione Europea negoziò, a nome dei 27 Stati membri, enormi contratti di fornitura vaccinale con diverse aziende farmaceutiche.

Tra questi spiccava il colossale accordo con Pfizer-BioNTech per l’acquisto fino a 1,8 miliardi di dosi. Secondo varie ricostruzioni giornalistiche, il valore complessivo dell’operazione avrebbe superato i 35 miliardi di euro.

Il punto controverso non riguarda soltanto il valore economico.

A sollevare interrogativi fu la rivelazione che i negoziati sarebbero stati accompagnati da uno scambio diretto di messaggi tra la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il CEO di Pfizer, Albert Bourla.

Messaggi che successivamente sono diventati il centro di una lunga battaglia legale sulla trasparenza istituzionale.


La battaglia del New York Times

La svolta arrivò quando il quotidiano The New York Times presentò una richiesta formale per ottenere copia dei messaggi.

La Commissione Europea rispose sostenendo di non possedere quei documenti o di non essere in grado di reperirli.

Una spiegazione che non convinse il giornale americano, il quale decise di rivolgersi alla giustizia europea.

Il cuore della disputa era semplice:

un SMS o un messaggio istantaneo utilizzato per discutere decisioni pubbliche può essere considerato un documento ufficiale?

Se la risposta è sì, tali comunicazioni dovrebbero essere conservate e potenzialmente accessibili ai cittadini.

Se la risposta è no, qualsiasi funzionario potrebbe aggirare gli obblighi di trasparenza semplicemente utilizzando il telefono anziché e-mail o documenti formali.


La sentenza che ha scosso Bruxelles

Nel maggio 2025 il Tribunale dell’Unione Europea ha inflitto un duro colpo alla Commissione.

I giudici hanno stabilito che Bruxelles non aveva fornito spiegazioni credibili sul motivo per cui i messaggi non fossero disponibili e hanno annullato la decisione che ne negava l’accesso.

La sentenza non ha stabilito che vi fosse corruzione o illecito nella trattativa.

Ha però affermato qualcosa di politicamente molto pesante:

la Commissione non è stata in grado di dimostrare adeguatamente la propria gestione documentale e il rispetto degli obblighi di trasparenza.

Per molti osservatori si è trattato di una delle più importanti decisioni europee in materia di accesso agli atti e accountability istituzionale degli ultimi anni.


Il nuovo colpo alla Commissione Europea

La vicenda non si è fermata.

L’11 giugno 2026 l’Avvocato Generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Athanasios Rantos, ha raccomandato di respingere il ricorso della Commissione contro una precedente sentenza che imponeva maggiore trasparenza sui contratti vaccinali.

Secondo il parere del magistrato:

  • la trasparenza nelle negoziazioni sui vaccini costituisce un interesse pubblico rilevante;
  • la Commissione non ha garantito un adeguato livello di responsabilità verso i cittadini;
  • le giustificazioni addotte per le parti oscurate dei contratti non risultano sufficientemente convincenti.

Il parere non è formalmente vincolante.

Tuttavia, nella maggioranza dei casi la Corte segue l’orientamento espresso dall’Avvocato Generale.

Per questo motivo molti analisti interpretano il pronunciamento come un nuovo significativo rovescio per la leadership di Ursula von der Leyen.


Una questione che va oltre i vaccini

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Il punto fondamentale è che il Pfizergate non riguarda più soltanto i vaccini.

La questione centrale è diventata il funzionamento stesso delle istituzioni europee.

Molti giuristi sottolineano che il precedente potrebbe ridefinire il concetto di documento pubblico nell’era digitale.

Se i messaggi istantanei utilizzati da presidenti, commissari e ministri non vengono archiviati, una parte significativa dei processi decisionali potrebbe sfuggire completamente al controllo democratico.

In altre parole:

non si discute soltanto di cosa contenessero quei messaggi, ma del diritto dei cittadini a sapere come vengono prese decisioni che coinvolgono decine di miliardi di euro di denaro pubblico.


Il problema della fiducia

La pandemia ha rappresentato uno spartiacque nella relazione tra cittadini e istituzioni.

Molte decisioni furono accettate sulla base della fiducia nelle autorità pubbliche.

Proprio per questo i temi della trasparenza assumono oggi un’importanza ancora maggiore.

Quando una istituzione sostiene di non poter recuperare comunicazioni che hanno accompagnato trattative miliardarie, inevitabilmente si alimentano dubbi e sospetti.

Anche laddove non emergano prove di comportamenti illeciti, la percezione di opacità può produrre un danno politico enorme.

Ed è proprio questo il terreno sul quale il Pfizergate continua a rappresentare una ferita aperta per la Commissione Europea.


Conclusione

A prescindere dalle opinioni politiche e dalle posizioni assunte durante la pandemia, il caso Pfizergate pone una domanda che riguarda il futuro della democrazia europea:

può esistere una vera accountability pubblica se decisioni strategiche da decine di miliardi vengono discusse attraverso comunicazioni che successivamente scompaiono?

Le recenti decisioni giudiziarie suggeriscono che la risposta della magistratura europea sia sempre più orientata verso un principio semplice:

la trasparenza non è un favore concesso ai cittadini, ma un obbligo delle istituzioni.


Fonti e approfondimenti

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