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lunedì, Novembre 28, 2022

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LA RANA BOLLITA

LE NEUROSCIENZE DELLA MANIPOLAZIONE MENTALE

Immagina un pentolone pieno d’acqua fredda, nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, e l’acqua si riscalda pian piano. Presto l’acqua diventa tiepida. La rana trova l’acqua piuttosto gradevole e continua a sguazzare placida nella sua piccola piscina.

La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda, un po’ più di quanto la rana possa apprezzare. La rana si scalda un pochino, tuttavia non si spaventa. Ma dopo qualche minuto l’acqua è davvero troppo calda, e la rana la trova sgradevole.

L’animaletto si è però indebolito, e non ha più la forza di reagire. Si limita a sopportare il calore, ma questo suo comportamento lo induce a non far nulla per salvarsi. Così, la temperatura sale ancora, e la rana, semplicemente, finisce morta bollita.

Ma se l’acqua fosse stata già bollente, la rana non ci sarebbe mai entrata. Se fosse caduta accidentalmente nell’acqua, avrebbe dato un forte colpo di zampe per salvarsi.”

La morale di questa storia è la seguente: quando un cambiamento avviene in maniera sufficientemente lenta e graduale, sfugge alla coscienza e non suscita nessuna reazione, nessuna opposizione.

Vale per le rane come per le persone.


Non discuteremo la nascita e lo sviluppo di questa metafora che ognuno può facilmente ritrovare in rete qui, bensì cercheremo di analizzarne il significato.
Questa metafora è sicuramente nota a molti, è stata presentata in moltissime situazioni perché applicabile all’incapacità della maggior parte degli individui di riconoscere i cambiamenti che avvengono molto lentamente.


SINDROME DELLA RANA BOLLITA: PERICOLOSA RESISTENZA AL CAMBIAMENTO

Questa resistenza al cambiamento descritta dalla storia della Rana Bollita può essere trasferita a numerose aree della vita:

  • AL LAVORO
Per esempio, potremmo notare che le vendite del nostro datore di lavoro sono in continuo calo, mancano strategie di contrasto e le condizioni sono peggiorate da anni - e rimaniamo ancora passivi nella pigra speranza che "Ad un certo punto le cose riprenderanno!" Ma se non fosse così un ciclo economico, bensì un processo di trasformazione? E se l'azienda non fosse più competitiva e la tua posizione diventasse inutile?
  • SULLA COMPETENZA
Tutti hanno sentito parlare di apprendimento permanente . Eppure ci sono sempre fasi in cui crediamo che non sia così. Poco dopo l'università, ad esempio ("Ho appena finito gli studi, ora devo usarli.") o in vista della pensione ("Il mio know-how durerà per i prossimi dieci anni. Dopo di me, il diluvio!"). Letale se il calcolo non torna. Soprattutto nel settore dell'alta tecnologia, la media della vita della conoscenza è diminuita drasticamente da anni. Ma non solo lì!
  • SULLE RELAZIONI
In questo caso è piuttosto il contrario: sentiamo che l'amore diventa freddo e la passione per l'altro divampa sempre meno - eppure non facciamo nulla al riguardo. Fino a quando nulla è più coreggibile.

L’insidia sta nel fatto che la lentezza del cambiamento non si tramuta mai in rivoluzione. Fatto che di solito viene annunciato con grande clamore, con cambiamenti drammatici e nella storia a volte con molto spargimento di sangue. I dittatori vengono rovesciati, quelli nuovi rivendicano il potere, il denaro non ha valore, le libertà personali sono limitate.

Nei testi degli analisti, così come nelle dichiarazioni di politici e giornalisti, alcune volte ci imbattiamo nella locuzione “cucinare una rana” come un fenomeno psicologico, che enfatizza che un aumento graduale dell’intensità del cambiamento può portare atteggiamenti e comportamenti diversi e adattivi, anche nei popoli alfabetizzati.

Questi sono alcuni degli esempi ai quali solitamente si applica questa metafora, pochissimi, forse  nessuno però la utilizza per spiegarvi ciò che vi accade intorno e a livello globale. Il motivo è chiaro: è proprio voluto! Altrimenti potreste avere delle intuizioni tutto d’un tratto, che prima neanche avreste immaginato poter essere possibili.

Questa allegoria fu un successo nell’era di Milosevic. Fu allora che fu spiegato per la prima volta che tutti possiamo essere considerati una rana senza principi, che viene gradualmente preparata, e che solo saltando fuori dal calderone ci risveglieremo in una realtà completamente diversa.

Il meccanismo psicologico comunemente noto in psicologia come “cottura delle rane” è chiamato processo di assuefazione. Quindi esplica la dipendenza. Ci abituiamo a ciò che ci circonda. Oggi un criminale ha cacciato una donna, domani una madre single: un evento del genere diventa sempre meno notizia e sempre di più “la nuova normalità“.

Nessuno scoop se si afferma che siamo tutti, indistintamente, sottoposti ad un costante bombardamento di messaggi volti a plasmare il pensiero “politicamente corretto”.

Le  informazioni sono manipolate intenzionalmente e non hanno solo un intento divulgativo o commerciale, ma hanno come scopo ultimo quello di un’ampia riprogrammazione sociale. La televisione, i media, i social network e l’educazione sono i mezzi più adatti a questo scopo.

I telegiornali che mettono in risalto alcune notizie e ne tacciono altre, i film e le serie tv con  messaggi subliminali volti a creare un’opinione ed un’educazione “orientata ai valori”, tra i tanti, sono gli strumenti che questo grande progetto di “resettaggio sociale” sta utilizzando per raggiungere questo obiettivo.

Messaggi continui, costanti e in piccole dosi, come una pioggia sottile che senza essere fastidiosa o dirompente entra ovunque. Ecco la “rana bollita”.


UN PO DI FISIOLOGIA:

Senza approfondire le strutture istologico-anatomiche del cervello, andremo a dividerlo in base alla sua funzione: il cervello rettiliano, il sistema limbico e la neocorteccia.

IL CERVELLO RETTILIANO:

Il cervello rettiliano comprende il tronco cerebrale e il cervelletto. A livello comportamentale si occupa di svolgere le funzioni vitali più elementari, le più primitive, quelle che ci permettono di sopravvivere grazie a comportamenti puramente impulsivi e che potremmo considerare legate agli istinti atavici: rabbia, fame, piacere, ecc. , A causa di questa semplicità, dell’immediatezza del rapporto necessità/risposta, esso risponde agli stimoli rifiutando la complessità.

Se si vuole manipolare con successo una popolazione attraverso questo “cervello”, il messaggio da trasmettere deve essere breve, conciso, diretto e fare appello direttamente alle emozioni di base che implicano una reazione agli istinti. “Mantienilo breve e semplice” è la premessa principale di giornalisti e comunicatori.

IL SISTEMA LIMBICO:

Il sistema limbico del cervello è costituito da un gruppo di strutture di confine diffusamente distribuite nel cervello come l’ipotalamo, l’ippocampo, l’amigdala e la corteccia orbitofrontale che dirigono le emozioni e il comportamento.

Alcuni autori lo chiamano il ” cervello emotivo “. A differenza del già citato “cervello rettiliano”, che rispondeva a stimoli primari, il sistema limbico risponde a stimoli legati all’apprendimento.

Se c’è qualcosa che hai vissuto come piacevole, sicuramente vorrai ripeterlo e il cervello limbico si attiverà senza notare le conseguenze dell’azione che ha causato lo stimolo.

LA NEOCORTECCIA:

La neocorteccia è la struttura che nell’uomo costituisce la maggior parte ( il 90%) della corteccia cerebrale. È la parte del cervello con l’aspetto più recente a livello filogenetico. È costituito principalmente da materia grigia, cioè dai somi (i “corpi” dei neuroni, dove si trova il nucleo cellulare) e dai dendriti dei neuroni che fanno parte del cervello.

La neocorteccia è considerata l’area cerebrale responsabile della nostra capacità di ragionamento, consentendo il pensiero logico e la coscienza. È l’area del cervello che consente tutte le funzioni mentali superiori e le funzioni esecutive (situate soprattutto nel lobo frontale). L’”io” e l’autocoscienza sono considerati dovuti al funzionamento di questa struttura. si trovano in questa struttura linguaggio e della memoria.

Senza dubbio, questa è la parte che meno interessa a stimolare i progettisti di campagne di controllo, manipolazione e propaganda. Se un messaggio riesce ad attivare questa parte del nostro cervello, invece del sistema rettiliano o limbico, la campagna fallirà.


COME INFLUISCE SUL CERVELLO LA MANIPOLAZIONE MENTALE

1. Gioca con i sentimenti e le emozioni.

Il controllo della dimensione affettiva è uno degli strumenti più potenti perché fa sì che i destinatari riaffermino le proprie opinioni e posizioni senza necessariamente essere passati attraverso ragionamenti logici, riflessivi o critici.

Un esempio potrebbe essere l’attività della stampa gialla, che è quella che esagera le notizie dando all’informazione un tocco di sensazionalismo piuttosto che di rigore, perché l’obiettivo è proprio quello di fare appello alla dimensione emotiva dei lettori e alle loro precedenti esperienze, con lo scopo di aumentare le visite o le vendite.

2. Semplifica il messaggio e includi affermazioni forti.
Consiste nel controllare gli elementi cognitivi che ci consentono di elaborare e comprendere un messaggio. È quando ipotesi rapide e clamorose non consentono la possibilità di un’analisi approfondita, la natura rapida e sensazionale in sostanza ostacola intenzionalmente la comprensione dell’argomento.

Ad esempio, quando una piccola parte di un testo viene stampata a grandi lettere, sottolineata oltre che attirare immediatamente la nostra attenzione attiva la memoria a breve termine, causando una comprensione parziale o limitata delle informazioni.

3. Ricorrere a ciò che un’autorità dice o pensa.
Si verifica quando una condizione è giustificata dalla presentazione di una persona o di una figura socialmente riconosciuta come autorità competente. Questo perché spesso si tende a considerare maggiormente le opinioni, le indicazioni o le attività di qualcuno che ammiriamo o di qualcuno che ricopre una posizione di potere, o di notorietà.

Questo vale che sia il parere di un sacerdote, di un presidente, di un artista o di un familiare.  L’efficacia dipende dal contesto in cui opera il gruppo o la persona a cui la personalità si rivolge.

4. Individuare i conflitti e dare loro il peso della normalità.
Quando una situazione, specie se conflittuale, si riduce a ciò che una singola persona o un singolo gruppo di persone fa, dice o pensa, nascondendo tutte le altre variabili; non considerando gli agenti o i gruppi che influenzano lo scontro o ne subiscono le conseguenze. Si generalizza così la conoscenza, l’effetto, l’atteggiamento e l’ideologia.

Un esempio palese lo abbiamo quando i mass media riportano di un attacco come une evento isolato, o come l’atto di un “pazzo” (invitando i destinatari dell messagio a temere tutti quelli che lo possono sembrare), invece rappresentarlo come il risultato di complessi conflitti politici e sociali.

5. Usa e rafforza gli stereotipi.
Generalmente gli stereotipi sono le qualità comportamentali che vengono attribuite in modo semplificato e quasi automatico a una persona o a un gruppo di persone.
Sono utili come tecnica di persuasione perché consentono di controllare valori e giudizi senza dover giustificare in profondità le argomentazioni che dovrebbero giustificarne l’esistenza e non permettono al ricevente di interrogarsi ampiamente, evitano l’approfondimento e la ricerca di informazioni profonde e riflessive.

L’assuefazione è oggi la leva principale dell’ingegneria sociale, sia nel mondo che nel nostro Paese.

Ecco perchè se non si vuol essere manipolati inconsciamente, occorre fare lo sforzo di pensare , che significa tenere sempre il filtro neocorteccia attivato per tutti i messaggi che si ricevono.

TERMINA QUI LA STORIELLA DELLA “RANA BOLLITA”, CON LA SPERANZA CHE SEMPRE PIÙ PERSONE INIZINO AD OSSERVARE TUTTO, TUTTO CIÒ CHE È AL DI FUORI DELLA PENTOLA, È POSSIBILE VEDERE CHE CI SONO POPOLAZIONI O GRUPPI ETNICI O SCHIERAMENTI CHE SONO SOTTO QUESTO EFFETTO ANESTETIZZANTE DELLA “RANA BOLLITA” SENZA CHE SE NE RENDANO CONTO.

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