La Grande Muraglia di Sabbia

Date:

Come la Cina ha ignorato il diritto internazionale, trasformato scogli in basi militari e modificato gli equilibri strategici del Mar Cinese Meridionale

Il Mar Cinese Meridionale rappresenta oggi uno dei principali punti di tensione geopolitica mondiale. Ogni anno attraverso queste acque transitano merci per un valore stimato di migliaia di miliardi di dollari, comprese gran parte delle importazioni energetiche di Giappone, Corea del Sud e numerose economie asiatiche.

Ma ciò che rende quest’area così delicata non è soltanto il commercio.

Il Mar Cinese Meridionale costituisce uno dei più importanti nodi strategici del pianeta, dove si intrecciano interessi militari, economici, energetici e politici.

Negli ultimi quindici anni la Repubblica Popolare Cinese ha modificato radicalmente la geografia della regione attraverso un gigantesco programma di bonifica marina, costruzione di isole artificiali e militarizzazione di scogli e barriere coralline.

Secondo numerosi analisti militari questa operazione rappresenta uno dei più grandi cambiamenti territoriali artificiali mai realizzati in tempo di pace.


Il progetto della “Great Wall of Sand”

Nel 2015 l’ammiraglio statunitense Harry Harris coniò l’espressione:

Great Wall of Sand

per descrivere il gigantesco sistema di isole artificiali costruito da Pechino nelle Isole Spratly.

L’espressione non era soltanto giornalistica.

Descriveva un preciso progetto strategico.

Tra il 2013 e il 2016 la Cina ha dragato milioni di tonnellate di sabbia dal fondale marino trasformando piccoli reef quasi sommersi in vere basi militari.

Le principali installazioni comprendono:

  • Fiery Cross Reef
  • Mischief Reef
  • Subi Reef
  • Cuarteron Reef
  • Hughes Reef
  • Johnson South Reef
  • Gaven Reef

Su queste nuove superfici sono stati costruiti:

  • piste di decollo lunghe oltre 3.000 metri;
  • hangar;
  • bunker sotterranei;
  • radar;
  • batterie missilistiche;
  • porti militari;
  • depositi di carburante;
  • sistemi di comunicazione satellitare.

Secondo immagini satellitari analizzate dal Center for Strategic and International Studies (CSIS), tali infrastrutture consentono alla Cina di mantenere una presenza militare permanente molto lontano dalle proprie coste.


La sentenza storica del Tribunale Arbitrale

Nel 2013 le Filippine avviarono un arbitrato internazionale ai sensi dell’UNCLOS.

Il procedimento non riguardava la sovranità territoriale sulle isole, materia esclusa dalla competenza del tribunale, bensì la conformità delle rivendicazioni marittime della Cina alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare.

Dopo tre anni di istruttoria il Tribunale Arbitrale composto da cinque giudici internazionali emise un lodo di oltre 500 pagine.

Le conclusioni furono estremamente nette.

1. La “Nine-Dash Line” non ha alcun fondamento giuridico

Il Tribunale stabilì che la cosiddetta “linea dei nove tratti”, con cui Pechino rivendica circa il 90% del Mar Cinese Meridionale, non è compatibile con l’UNCLOS e non attribuisce diritti storici opponibili agli altri Stati.


2. Le isole artificiali non generano Zone Economiche Esclusive

La Convenzione distingue chiaramente tra:

  • isole naturali;
  • scogli;
  • bassifondi emergenti con la bassa marea;
  • isole artificiali.

Le isole costruite dall’uomo:

  • non producono una Zona Economica Esclusiva (EEZ);
  • non estendono il mare territoriale;
  • non modificano i confini marittimi.

Il tribunale ha ricordato che nessuno Stato può creare nuovi diritti marittimi semplicemente depositando sabbia sopra un reef.


Mischief Reef: costruzione dichiarata illegale

Uno dei casi più significativi riguarda Mischief Reef.

Il tribunale ha stabilito che:

  • si tratta di un bassofondo emergente;
  • ricade nella piattaforma continentale e nella Zona Economica Esclusiva delle Filippine;
  • la Cina ha costruito infrastrutture senza autorizzazione di Manila.

Di conseguenza Pechino ha violato gli articoli 60 e 80 dell’UNCLOS relativi ai diritti sovrani dello Stato costiero.


La distruzione ambientale documentata dagli esperti

Uno degli aspetti meno conosciuti dell’arbitrato riguarda il vastissimo materiale scientifico raccolto.

Il Tribunale commissionò relazioni indipendenti a esperti internazionali di ecologia marina.

Tra gli autori figurano:

  • Professor Peter Mumby
  • Dr. Sebastian Ferse
  • Dr. Selina Ward

Il loro rapporto conclude che:

  • i lavori cinesi hanno provocato danni ambientali permanenti;
  • fino al 60% delle superfici coralline poco profonde in alcune aree è stato distrutto;
  • il recupero naturale richiederà decenni o addirittura secoli;
  • molte aree non torneranno mai allo stato originario.

Migliaia di ettari di barriera corallina cancellati

Le immagini satellitari analizzate negli anni successivi confermano la portata del fenomeno.

Uno studio pubblicato su Scientific Reports (gruppo Nature) ha misurato le alterazioni ambientali provocate dalle operazioni di dragaggio e riempimento, documentando un impatto significativo sugli ecosistemi marini.

Nel 2023 il progetto Deep Blue Scars dell’Asia Maritime Transparency Initiative ha stimato che:

  • oltre 6.200 acri di barriera corallina sono stati distrutti dalla costruzione di isole;
  • circa il 75% di tali danni è attribuito alle attività della Cina;
  • la raccolta intensiva di tridacne giganti (giant clams) ha compromesso ulteriori 16.353 acri di reef;
  • gli stock ittici del Mar Cinese Meridionale risultano gravemente sovrasfruttati.

La militarizzazione delle isole

Le nuove installazioni non hanno soltanto una funzione logistica.

Le immagini satellitari mostrano la presenza di:

  • missili antinave;
  • sistemi missilistici terra-aria;
  • piste per bombardieri;
  • radar ad alta potenza;
  • sistemi di guerra elettronica;
  • hangar per caccia.

Numerosi osservatori ritengono che tali infrastrutture permettano a Pechino di estendere la propria capacità di controllo su vaste porzioni del Mar Cinese Meridionale e di sostenere operazioni di sorveglianza e difesa aerea.


La strategia della “Gray Zone”

La Cina evita generalmente il conflitto armato diretto.

Preferisce utilizzare strumenti definiti dagli analisti come Gray Zone Operations.

Tra questi:

  • Guardia Costiera cinese;
  • milizia marittima composta da pescherecci;
  • blocchi navali temporanei;
  • manovre intimidatorie;
  • collisioni controllate;
  • cannoni ad acqua;
  • interdizione della pesca.

Queste azioni consentono di esercitare pressione continua senza superare formalmente la soglia della guerra.


La risposta di Pechino

Il governo cinese ha sempre sostenuto che il Tribunale Arbitrale fosse privo di giurisdizione e ha definito il lodo del 12 luglio 2016 “nullo e privo di effetti”, rifiutandone l’applicazione. Da allora ha continuato a rafforzare le infrastrutture e la presenza nelle aree contese, mentre numerosi altri Stati continuano a richiamare il valore giuridico della decisione arbitrale.

Conclusioni

La vicenda del Mar Cinese Meridionale evidenzia il difficile rapporto tra diritto internazionale e rapporti di forza. Il lodo arbitrale del 2016 costituisce un importante riferimento giuridico: ha escluso la validità della “linea dei nove tratti”, chiarito che le isole artificiali non generano nuovi diritti marittimi e accertato violazioni dell’UNCLOS, comprese quelle relative alla tutela dell’ambiente marino. Tuttavia, l’efficacia pratica delle decisioni internazionali dipende anche dalla volontà degli Stati di conformarsi e dalla capacità della comunità internazionale di sostenerne il rispetto.

Documenti ufficiali consultati

  • Permanent Court of Arbitration – Award del 12 luglio 2016.
  • Rapporto degli esperti indipendenti sul danno alle barriere coralline presentato al Tribunale Arbitrale.
  • Asia Maritime Transparency Initiative – Deep Blue Scars (2023).
  • U.S.-China Economic and Security Review Commission – China’s Island Building in the South China Sea.
  • Scientific Reports (Nature) – Evidence of Environmental Changes Caused by Chinese Island-Building.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Condividi il post:

Iscriviti

spot_img

Popolari

Altri contenuti simili
Related