La fine di un’epoca ideologica?
Per oltre settant’anni la Repubblica Popolare Cinese si è presentata al mondo come uno Stato fondato sul marxismo-leninismo e sul pensiero di Mao Zedong. Dalle scuole ai documenti ufficiali, dalla propaganda ai testi costituzionali, il riferimento al comunismo è stato il pilastro identitario del sistema politico cinese.
Tuttavia, negli ultimi anni qualcosa è cambiato.
Nel 2023 diversi osservatori internazionali hanno evidenziato una modifica significativa nei documenti amministrativi e nei regolamenti governativi cinesi: numerosi riferimenti espliciti a marxismo, leninismo, maoismo e ad altre definizioni ideologiche tradizionali sono stati eliminati o fortemente ridimensionati.
Una trasformazione che ha riacceso un dibattito fondamentale:
La Cina è ancora uno Stato comunista oppure è diventata qualcosa di completamente diverso?
Il caso che ha acceso il dibattito
Secondo quanto riportato da Firstpost, alcune revisioni del regolamento interno del Consiglio di Stato cinese hanno eliminato richiami tradizionali a marxismo-leninismo, pensiero di Mao Zedong, teoria di Deng Xiaoping e ad altre formulazioni ideologiche storiche.
Al loro posto emerge sempre più chiaramente un riferimento centrale:
Il Pensiero di Xi Jinping
Oggi il concetto dominante nella narrativa ufficiale cinese non è più il marxismo classico, bensì il cosiddetto:
“Pensiero di Xi Jinping sul Socialismo con Caratteristiche Cinesi per una Nuova Era”
Una formula che pone l’accento su:
- sovranità nazionale;
- stabilità sociale;
- sviluppo economico;
- modernizzazione tecnologica;
- sicurezza nazionale;
- rinascita della civiltà cinese.
Elementi che appaiono molto più vicini a una visione nazional-statale che non alle classiche categorie del marxismo internazionale.
Il marxismo classico e la Cina moderna
Per comprendere la portata della trasformazione bisogna ricordare cosa sia il marxismo nella sua formulazione originaria.
Secondo Karl Marx:
- la lotta di classe è il motore della storia;
- le nazioni sono destinate a perdere importanza;
- il proletariato internazionale deve unirsi oltre i confini nazionali;
- lo Stato è destinato a scomparire.
La Cina contemporanea appare invece orientata in direzione quasi opposta.
Oggi Pechino enfatizza:
- il nazionalismo cinese;
- il ruolo centrale dello Stato;
- la continuità storica della civiltà cinese;
- il recupero delle tradizioni confuciane;
- la potenza economica nazionale;
- il rafforzamento militare.
In altre parole, concetti che difficilmente possono essere definiti marxisti in senso ortodosso.
Il ritorno della civiltà cinese
Uno degli aspetti più interessanti del cambiamento cinese è il recupero della propria identità storica.
Durante la Rivoluzione Culturale di Mao Zedong, gran parte dell’eredità tradizionale cinese fu attaccata come residuo feudale.
Oggi avviene l’esatto contrario.
La leadership di Xi Jinping promuove:
- il confucianesimo;
- il patriottismo storico;
- la continuità imperiale;
- il concetto di “grande rinascita della nazione cinese”.
Il Partito Comunista si presenta sempre meno come avanguardia rivoluzionaria mondiale e sempre più come custode della civiltà cinese.
La Corea del Nord aveva già seguito questa strada
La Cina non rappresenta un caso isolato.
Nel 2009 la Corea del Nord modificò la propria costituzione eliminando gran parte dei riferimenti diretti al marxismo-leninismo.
Al centro del sistema venne posto il concetto di:
Juche
L’ideologia sviluppata da Kim Il-sung, basata su:
- autosufficienza;
- indipendenza nazionale;
- centralità dello Stato;
- leadership rivoluzionaria.
Anche in quel caso il comunismo internazionale lasciò progressivamente spazio a una dottrina nazionale autonoma.
La Cina è una “terza via”?
Molti analisti utilizzano l’espressione “terza via” per descrivere sistemi che non rientrano completamente né nel capitalismo liberale né nel socialismo marxista tradizionale.
Tuttavia occorre prudenza.
Paragonare automaticamente la Cina contemporanea al fascismo italiano o al nazionalsocialismo tedesco rischia di essere una semplificazione eccessiva.
Le differenze storiche, culturali e istituzionali sono enormi.
Ciò che può essere osservato con maggiore certezza è che la Cina ha costruito un modello peculiare che combina:
- economia di mercato;
- controllo strategico dello Stato;
- pianificazione industriale;
- nazionalismo culturale;
- partito unico.
Un sistema difficilmente classificabile con le categorie politiche del XX secolo.
Il paradosso del “comunismo capitalista”
Uno degli aspetti più sorprendenti della Cina moderna è la convivenza tra:
- un Partito Comunista al potere;
- alcune delle più grandi multinazionali del mondo;
- miliardari privati;
- mercati finanziari avanzati;
- concorrenza industriale globale.
Città come:
- Shanghai
- Shenzhen
- Guangzhou
sono diventate simboli di un capitalismo tecnologico che avrebbe lasciato perplessi molti teorici marxisti del Novecento.
Questo ha portato alcuni studiosi a definire la Cina:
- capitalismo di Stato;
- socialismo di mercato;
- tecnonazionalismo;
- economia mista autoritaria.
Nessuna definizione riesce però a descrivere completamente il fenomeno.
La vera domanda: il comunismo è diventato solo una legittimazione storica?
Molti osservatori ritengono che il marxismo in Cina svolga ormai soprattutto una funzione simbolica.
Il Partito Comunista continua a richiamarsi formalmente alle proprie origini rivoluzionarie, ma la pratica quotidiana del governo appare sempre più orientata verso:
- interesse nazionale;
- crescita economica;
- competizione geopolitica;
- autonomia tecnologica;
- stabilità interna.
In questo senso il comunismo potrebbe essere diventato una sorta di mito fondativo, mentre la struttura reale del sistema segue logiche differenti.
Conclusioni
La questione non è se la Cina abbia improvvisamente rinnegato il proprio passato comunista.
La vera questione è comprendere come il Partito Comunista Cinese abbia progressivamente trasformato il marxismo in qualcosa di profondamente diverso.
Oggi la Cina sembra presentarsi sempre meno come guida di una rivoluzione proletaria globale e sempre più come il centro di un progetto nazionale, civile e geopolitico fondato sulla continuità storica della civiltà cinese.
Che lo si definisca “socialismo con caratteristiche cinesi”, “capitalismo di Stato”, “nazionalismo tecnologico” o “terza via”, una cosa appare evidente:
la Cina del XXI secolo non può più essere interpretata esclusivamente attraverso le categorie ideologiche del Novecento.
Fonti e approfondimenti
- Firstpost: https://www.firstpost.com/world/china-deletes-marxism-leninism-maoism-other-ideologies-from-government-rulebook-12377642.html
- Partito Comunista Cinese
- Costituzione della Repubblica Popolare Cinese
- Documenti del Consiglio di Stato cinese
- Discorsi ufficiali di Xi Jinping
- Studi accademici sul “Socialismo con caratteristiche cinesi” e sul concetto di “Juche” nordcoreano.

