IL CASO KUSHNER IN ALBANIA E L’ETERNO ESERCITO DEI BOCCALONI: COME LA PROPAGANDA SI TRAVESTE DA CONTROINFORMAZIONE

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Quando il pensiero critico viene sostituito dalla tifoseria ideologica

Esiste una categoria di persone che ama definirsi “controinformata”, “indipendente”, “antisistema” e “libera dal pensiero unico”.

Persone che ripetono continuamente di non fidarsi dei media tradizionali, di verificare le fonti e di non accettare passivamente le narrazioni ufficiali.

Parole condivisibili.

Peccato che molto spesso questi stessi individui finiscano per credere ciecamente a qualsiasi storia purché confermi i loro pregiudizi politici.

Non cercano la verità.

Cercano conferme.

Non cercano fatti.

Cercano nemici.

Non cercano analisi.

Cercano slogan.

E il caso del resort di Jared Kushner in Albania rappresenta uno degli esempi più evidenti di questo fenomeno.


I FATTI SONO MOLTO PIÙ SEMPLICI DELLA PROPAGANDA

Partiamo dalla realtà.

Una società collegata ad Affinity Partners, il fondo di investimento fondato da Jared Kushner, ha ottenuto l’approvazione dal governo albanese per sviluppare un importante progetto turistico sull’isola di Sazan e nell’area di Zvërnec.

Parliamo di un investimento privato da oltre un miliardo di euro.

Esistono proteste.

Esistono contestazioni ambientali.

Esistono dubbi sull’impatto del progetto.

Fin qui siamo nel campo dei fatti.

Poi arrivano i professionisti della propaganda.

E improvvisamente un resort diventa una base geopolitica.

Un investimento immobiliare diventa una colonizzazione.

Un progetto turistico diventa la prova definitiva che Donald Trump sarebbe controllato da Israele.

Nessuna prova.

Nessun documento.

Nessuna evidenza.

Solo fantasie confezionate per un pubblico che vuole sentirsi raccontare esattamente ciò che desidera ascoltare.


IL TRUCCO È SEMPRE LO STESSO

La propaganda moderna funziona attraverso un meccanismo estremamente semplice.

Si prende un fatto reale.

Si elimina il contesto.

Si aggiunge una conclusione ideologica.

E poi si spaccia l’opinione per informazione.

Nel caso albanese il ragionamento è più o meno questo:

  • Kushner è il genero di Trump.
  • Kushner investe in Albania.
  • Kushner è ebreo.
  • Quindi Trump è controllato da Israele.

Fine della dimostrazione.

Una costruzione logica che farebbe sorridere qualsiasi studente al primo anno di filosofia.

Eppure migliaia di persone la condividono come se fosse una scoperta rivoluzionaria.


IL DETTAGLIO CHE I PROPAGANDISTI NASCONDONO

La parte più interessante è ciò che viene accuratamente omesso.

Il progetto Kushner non nasce nel nulla.

Fa parte di una strategia economica perseguita dal governo albanese da oltre un decennio.

Negli ultimi anni l’Albania ha investito enormi risorse nello sviluppo infrastrutturale:

  • nuove autostrade;
  • nuovi aeroporti;
  • ampliamento dei porti;
  • marina turistiche;
  • collegamenti ferroviari;
  • sviluppo della Riviera Albanese;
  • tunnel strategici come quello di Llogara.

L’obiettivo dichiarato è trasformare il Paese in una destinazione turistica internazionale capace di competere con Croazia, Grecia e Montenegro.

Si può condividere questa strategia.

Si può criticarla.

Si può contestarne gli effetti ambientali.

Ma ignorarla completamente per raccontare una favola geopolitica è semplicemente disonesto.


LE PROTESTE E LE RETI DI ATTIVISMO INTERNAZIONALE

Un altro aspetto interessante riguarda le proteste.

Le manifestazioni non coinvolgono soltanto residenti locali.

Vi partecipano anche associazioni ambientaliste, organizzazioni transnazionali e gruppi attivisti che operano a livello europeo.

Questo è normale.

Accade da decenni.

Le reti ambientaliste collaborano tra loro attraverso campagne internazionali che attraversano i confini nazionali.

Alcune di queste organizzazioni hanno ricevuto nel corso degli anni finanziamenti da grandi fondazioni internazionali, comprese quelle riconducibili a George Soros e alla Open Society Foundations.

Tuttavia una persona seria distingue tra fatti e slogan.

Un conto è osservare che esistono reti di attivismo internazionale.

Un altro conto è sostenere automaticamente che ogni protesta sia diretta da Soros o da una cabina di regia globale.

Le prove contano.

Sempre.

Anche quando non confermano le nostre convinzioni.


IL PARADOSSO DEI RIVOLUZIONARI DA TASTIERA

La parte più divertente è osservare come molti sedicenti ribelli si comportino esattamente come i consumatori dell’informazione mainstream che criticano ogni giorno.

Non leggono i documenti.

Non verificano le fonti.

Non studiano i dati.

Non approfondiscono i contesti.

Aspettano semplicemente che qualcuno produca una narrativa compatibile con il loro schema mentale.

Una volta ricevuta, la condividono immediatamente.

Senza verificare.

Senza controllare.

Senza porsi domande.

Esattamente come fanno i tifosi politici.


LA PROPAGANDA DELLA SINISTRA ANTAGONISTA E IL SUO PUBBLICO

Da anni una parte dell’universo antagonista europeo interpreta qualsiasi investimento internazionale attraverso una lente ideologica rigida.

Ogni impresa diventa sfruttamento.

Ogni sviluppo infrastrutturale diventa colonizzazione.

Ogni investimento straniero diventa una cospirazione.

Ogni progetto economico diventa automaticamente una minaccia.

Questo approccio non produce analisi.

Produce slogan.

Ed è sorprendente osservare come una parte della controinformazione finisca spesso per adottare esattamente le stesse categorie interpretative.

Cambiano le parole.

Cambiano i simboli.

Ma la struttura mentale resta identica.


LA DIFFERENZA TRA ANALISI E FEDE

L’analisi parte dai fatti.

La propaganda parte dalle conclusioni.

L’analisi si chiede cosa stia accadendo.

La propaganda ha già deciso cosa deve essere accaduto.

L’analisi cerca prove.

La propaganda cerca conferme.

Ed è per questo che il caso Kushner-Albania è così interessante.

Perché mostra quanto sia facile manipolare persone convinte di essere immuni alla manipolazione.


CONCLUSIONE

Il resort di Kushner in Albania può essere criticato.

Può essere discusso.

Può essere contestato sotto il profilo ambientale, economico o urbanistico.

Questa è una discussione legittima.

Ma trasformarlo automaticamente nella prova di una fantomatica dominazione geopolitica significa abbandonare il terreno dell’analisi per entrare in quello della propaganda.

E la cosa più ironica è che molti di coloro che cadono in queste narrazioni continuano a considerarsi pensatori indipendenti.

La realtà è molto meno romantica.

Spesso non sono ribelli.

Non sono ricercatori.

Non sono analisti.

Sono semplicemente consumatori di propaganda diversa.

E come tutti i consumatori di propaganda, tendono a credere più facilmente alle storie che confermano ciò che desiderano già credere.


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