LA SOLITA PROPAGANDA MARXISTA VEDE IL SIONISMO OVUNQUE E SOSTIENE L’ISLAMISMO: IL CASO EL-SAYED TRASFORMATO IN UN REFERENDUM CONTRO ISRAELE

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La vittoria di Abdul El-Sayed nelle primarie democratiche per il Senato in Michigan è un fatto politico importante. Ma proprio perché è importante meriterebbe di essere analizzato nella sua complessità, invece di essere immediatamente inserito nella solita narrazione ideologica nella quale, qualunque cosa accada nella politica americana, alla fine compare sempre lo stesso protagonista: Israele, il “sionismo”, AIPAC.

El-Sayed ha effettivamente sconfitto la deputata Haley Stevens nelle primarie democratiche del 4 agosto 2026. È inoltre vero che Stevens ha beneficiato di una quantità enorme di spesa politica esterna e che una parte molto consistente proveniva da organizzazioni legate ad AIPAC.

Fin qui i fatti.

Il problema nasce quando questi elementi vengono assemblati per suggerire una conclusione molto più ampia: El-Sayed avrebbe vinto contro il potere della lobby filo-israeliana e quindi la sua affermazione rappresenterebbe una sorta di ribellione dell’elettorato democratico contro Israele.

È una lettura possibile dal punto di vista politico.

Non è però un fatto dimostrato.

EL-SAYED HA VINTO. MA NON HA VINTO UN REFERENDUM SU ISRAELE

La prima cosa che viene lasciata sullo sfondo è anche la più evidente: gli elettori del Michigan non sono entrati nelle cabine elettorali per rispondere alla domanda:

“Siete favorevoli o contrari a Israele?”

Stavano scegliendo il candidato democratico al Senato.

E Abdul El-Sayed non si è candidato presentando un programma composto esclusivamente da Gaza, Netanyahu e AIPAC.

Al contrario.

La sua piattaforma politica comprendeva Medicare for All, costo della sanità, debito medico, potere delle grandi corporation, finanziamento della politica, costo della vita e investimenti pubblici.

Associated Press descrive la sua campagna come fortemente populista sul piano economico. Il messaggio centrale era sintetizzabile in tre concetti: togliere il denaro dalla politica, mettere più denaro nelle tasche degli americani e realizzare Medicare for All.

Ridurre quindi la sua vittoria alle posizioni su Israele significa selezionare uno dei temi della campagna e trasformarlo arbitrariamente nella spiegazione dell’intero risultato elettorale.

IL VERO SCONTRO: DUE ANIME DEL PARTITO DEMOCRATICO

La lettura più interessante è un’altra.

Le primarie del Michigan hanno mostrato la crescente contrapposizione interna al Partito Democratico americano.

Da una parte Haley Stevens, espressione molto più vicina all’establishment democratico.

Dall’altra Abdul El-Sayed, sostenuto da figure simbolo della sinistra progressista americana come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez.

Associated Press ha infatti descritto la sua vittoria come un importante successo dell’ala progressista del partito.

Questo è il vero dato politico.

Il risultato parla della trasformazione dei Democratici almeno quanto parla di Israele.

El-Sayed propone Medicare for All, ha sostenuto politiche riconducibili al Green New Deal, ha criticato il ruolo delle corporation nella politica americana e rappresenta una corrente che chiede un’espansione significativa dell’intervento pubblico nell’economia.

Su Israele assume inoltre posizioni radicalmente differenti rispetto alla tradizione bipartisan americana.

Ma Israele è una parte del suo profilo politico, non necessariamente la spiegazione universale della sua vittoria.

I MILIONI DI DOLLARI SPESI CONTRO EL-SAYED

Qui bisogna evitare l’errore opposto.

Sarebbe scorretto sostenere che la questione AIPAC sia completamente inventata.

Non lo è.

La spesa è stata enorme.

Associated Press ha riferito che oltre 50 milioni di dollari di spesa esterna sono confluiti complessivamente a sostegno di Stevens, con AIPAC e le organizzazioni collegate protagoniste della battaglia.

Bridge Michigan ha documentato direttamente l’attività della United Democracy Project, il super PAC affiliato all’American Israel Public Affairs Committee.

A metà luglio UDP aveva già speso oltre 15 milioni di dollari tra opposizione a El-Sayed e sostegno a Stevens.

Alla fine di luglio Bridge Michigan riportava una cifra vicina ai 25 milioni di dollari per pubblicità favorevole a Stevens o contraria a El-Sayed.

È dunque perfettamente legittimo affermare che AIPAC abbia subito una sconfitta politica.

Aveva investito pesantemente nella competizione e il candidato che cercava di fermare ha vinto.

Ma da qui a sostenere che l’intera spesa esterna pro-Stevens fosse semplicemente “50 milioni di AIPAC” oppure che il voto dimostri una rivolta popolare contro Israele c’è un salto logico considerevole.

Sono due affermazioni differenti.

LA DIFFERENZA CHE LA PROPAGANDA CANCELLA

Il meccanismo narrativo è semplice:

AIPAC sostiene Stevens.

El-Sayed attacca AIPAC.

El-Sayed critica Israele.

El-Sayed vince.

Conclusione suggerita:

gli elettori hanno sconfitto AIPAC e il sionismo.

Ma manca un passaggio fondamentale: dimostrare perché gli elettori abbiano votato El-Sayed.

Una correlazione non dimostra automaticamente una relazione causale.

El-Sayed poteva essere preferito per Medicare for All.

Per il costo delle assicurazioni sanitarie.

Per il suo messaggio anti-establishment.

Per il costo della vita.

Per la sua immagine di outsider.

Per Gaza.

Per la combinazione di tutti questi fattori.

Oppure semplicemente perché una parte dell’elettorato democratico del Michigan considera l’ala progressista più convincente di quella moderata.

Attribuire automaticamente la vittoria a Israele significa trasformare un risultato elettorale complesso in uno slogan.

E C’È UN DETTAGLIO CHE RENDE TUTTO ANCORA PIÙ INTERESSANTE

El-Sayed non ha vinto con una valanga di voti.

Associated Press ha descritto il risultato come una vittoria stretta, inferiore al punto percentuale.

Questo particolare cambia parecchio il significato della narrazione.

Se davvero si volesse utilizzare quella primaria come plebiscito sulla politica israeliana, bisognerebbe contemporaneamente riconoscere che praticamente metà dell’elettorato coinvolto ha scelto l’altra candidata.

Il risultato racconta quindi soprattutto un Partito Democratico profondamente diviso.

Ed è proprio questa divisione a essere politicamente interessante.

LE POSIZIONI DI EL-SAYED NON RIGUARDANO SOLO ISRAELE

C’è poi un altro elemento che merita attenzione.

La rappresentazione del candidato esclusivamente attraverso Gaza nasconde altre posizioni che consentono di comprenderne molto meglio l’identità politica.

Bridge Michigan ha documentato, per esempio, le sue precedenti dichiarazioni sul movimento “Defund the Police”.

Nel 2020 El-Sayed scriveva che molte grandi città americane spendevano troppo per i dipartimenti di polizia e troppo poco per scuole, sanità, attività ricreative e abitazioni, spiegando che proprio questo fosse il senso del movimento #Defund.

Negli anni successivi ha preso le distanze dallo slogan.

Anche questo fa parte della sua storia politica.

Così come ne fanno parte Medicare for All, le sue posizioni sull’energia, il Green New Deal e una visione economica molto più interventista rispetto a quella dei Democratici moderati.

Perché allora concentrare quasi tutto il racconto su Israele?

Perché Israele permette di costruire una storia molto più emotiva.

ANCHE SULLA SANITÀ SERVE QUALCHE PRECISAZIONE

El-Sayed ha costruito una parte importante della propria reputazione sulla sanità pubblica e sulla cancellazione del debito sanitario.

La sua campagna ha pubblicizzato un programma da 700 milioni di dollari di debiti medici cancellati nella Wayne County.

Ma un fact-check di Bridge Michigan ha rilevato che, al giugno 2026, il programma aveva effettivamente cancellato circa 57,4 milioni di dollari di debiti per 83.291 residenti.

Il progetto punta potenzialmente alla cancellazione di 700 milioni, ma quel risultato non era ancora stato raggiunto.

È un esempio significativo.

Quando si racconta una campagna elettorale attraverso la lente della propaganda, le informazioni che complicano il personaggio tendono a scomparire.

Rimane solamente la figura simbolica:

El-Sayed contro AIPAC.

La realtà è molto più interessante.

GAZA È COMUNQUE UN ELEMENTO REALE DELLA SUA ASCESA

Naturalmente sarebbe altrettanto propagandistico fingere che Gaza non abbia avuto alcuna importanza.

El-Sayed ha assunto una posizione nettissima.

Ha definito quanto accaduto a Gaza un “genocidio”, ha criticato duramente Israele e ha sostenuto la fine dell’assistenza militare americana.

Questo lo distingue chiaramente dall’ala democratica tradizionalmente favorevole all’alleanza strategica con Israele.

La sua vittoria dimostra quindi almeno una cosa:

oggi un candidato democratico può assumere posizioni estremamente critiche verso Israele e vincere una primaria importante in uno Stato decisivo come il Michigan.

È politicamente significativo.

Ma ancora una volta bisogna distinguere questa constatazione da un’altra affermazione:

“Ha vinto perché è contro Israele.”

Sono due cose completamente diverse.

IL MICHIGAN NON È L’AMERICA INTERA

C’è poi il problema della generalizzazione.

Una primaria democratica riguarda una parte dell’elettorato di uno Stato.

Non rappresenta automaticamente l’opinione dell’intera popolazione americana.

E soprattutto una primaria non equivale alle elezioni generali.

El-Sayed dovrà affrontare a novembre il repubblicano Mike Rogers.

Solo allora vedremo quanto la piattaforma progressista che ha funzionato nell’elettorato democratico riesca a convincere indipendenti, moderati e altri segmenti dell’elettorato del Michigan.

È questa la vera prova politica.

Se vincerà, diventerà inoltre il primo musulmano eletto al Senato degli Stati Uniti, un risultato certamente storico.

Ma oggi è il candidato democratico al Senato, non un senatore già eletto.

Anche chiamarlo semplicemente “il senatore El-Sayed”, come talvolta avviene in ricostruzioni frettolose, anticipa un risultato che gli elettori dovranno ancora decidere.

IL PARADOSSO DELLA NARRAZIONE ANTI-LOBBY

La discussione sul peso di AIPAC solleva comunque una questione seria che non dovrebbe essere banalizzata.

Il sistema americano permette ai super PAC e alle organizzazioni politiche di investire quantità gigantesche di denaro nelle campagne.

Criticare questa dinamica è assolutamente legittimo.

Ma dovrebbe esserlo indipendentemente dall’identità della lobby coinvolta.

Se il problema è il potere del denaro nella politica americana, allora bisogna analizzare l’intero sistema: corporation, sindacati, associazioni industriali, organizzazioni ambientaliste, gruppi ideologici, miliardari, PAC e super PAC.

Se invece il problema diventa improvvisamente scandaloso soltanto quando compare una lobby filo-israeliana, allora non stiamo più facendo un’analisi del finanziamento politico americano.

Stiamo selezionando il bersaglio ideologicamente più conveniente.

LA VERA NOTIZIA: IL PARTITO DEMOCRATICO STA CAMBIANDO

La vittoria di El-Sayed merita quindi attenzione per una ragione più profonda.

Una parte crescente dell’elettorato democratico appare disponibile a sostenere candidati economicamente molto progressisti e molto più critici verso Israele rispetto alla tradizione del partito.

Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez non rappresentano più semplicemente una corrente marginale.

La loro area politica è in grado di vincere competizioni importanti.

Il Michigan ne offre un’altra dimostrazione.

Questo processo dovrebbe essere studiato senza bisogno di trasformare ogni risultato elettorale nell’ennesimo capitolo della battaglia contro il “sionismo”.

Perché così facendo si perde proprio la trasformazione più importante: quella che sta avvenendo dentro il Partito Democratico americano.

CONCLUSIONE: I FATTI SONO PIÙ INTERESSANTI DELLA PROPAGANDA

Abdul El-Sayed ha vinto.

L’ala progressista democratica ha ottenuto una vittoria importante.

AIPAC e i gruppi collegati hanno investito milioni contro di lui e hanno perso quella battaglia.

El-Sayed è fortemente critico verso Israele.

Tutto vero.

Quello che non è dimostrato è il passaggio successivo: trasformare automaticamente la sua vittoria nella prova che gli elettori del Michigan abbiano votato principalmente contro Israele o contro il “sionismo”.

La politica americana è più complessa.

Sanità, costo della vita, identità ideologica del Partito Democratico, populismo economico, finanziamento delle campagne, Gaza e politica estera hanno contribuito a creare una delle primarie più interessanti del 2026.

Ridurre tutto a “AIPAC contro El-Sayed” significa prendere una parte della storia e farla diventare l’intera storia.

Ed è precisamente così che funziona la propaganda: non necessariamente inventando i fatti, ma scegliendo accuratamente quali fatti mostrare, quali nascondere e soprattutto quale interpretazione suggerire al lettore.


FONTI E LINK

Associated Press – Abdul El-Sayed wins Michigan Senate primary in major victory for Democrats’ progressive wing
https://apnews.com/article/60c79349b60ffbf24a34d60b76e130ed

Associated Press – The Latest: El-Sayed defeats Stevens to win Democratic Senate nomination in Michigan
https://apnews.com/article/02f387dc32e72a246fe79c3a81aa23c2

Associated Press – Stevens and El-Sayed are in a close race for Michigan’s Democratic Senate nomination
https://apnews.com/article/bd4ed54a2c84db3f95ac27facb715866

Bridge Michigan – Fact check: Abdul El-Sayed’s record on defund the police; Republican meddling
https://bridgemi.com/michigan-government/fact-check-abdul-el-sayeds-record-on-defund-the-police-republican-meddling/

Bridge Michigan – Fact check: Ads take Abdul El-Sayed out of context to claim he “disrespects women”
https://bridgemi.com/michigan-government/fact-check-ads-take-el-sayed-out-of-context-to-claim-he-disrespects-women/

Bridge Michigan – Fact check: Abdul El-Sayed overstates claim he erased $700M in medical debt
https://bridgemi.com/michigan-government/fact-check-abdul-el-sayed-overstates-claim-he-erased-700m-in-medical-debt/

Bridge Michigan – Medicare for All divides Democrats in Michigan’s US Senate race
https://bridgemi.com/michigan-government/medicare-for-all-divides-democrats-in-michigans-us-senate-race/

Bridge Michigan – Michigan Dems clash on campaign cash, health care in heated US Senate debate
https://bridgemi.com/michigan-government/michigan-dems-clash-on-campaign-cash-health-care-in-heated-us-senate-debate/

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