Trump, Milei, Israele, bot e Cambridge Analytica vengono cuciti insieme per inventare una fantomatica “internazionale nera”. Ma mentre si cercano complotti a destra, spariscono dal racconto le reti politiche, ideologiche e transnazionali della sinistra radicale.
C’è un particolare che nella grande narrazione sull’“internazionale nera” viene accuratamente lasciato fuori dall’inquadratura: l’internazionalismo politico non è stato inventato da Trump, da Milei o dalla destra latinoamericana.
La storia del movimento comunista e rivoluzionario è, per definizione, una storia di organizzazioni, partiti, movimenti, apparati culturali e reti costruite oltre i confini nazionali.
Eppure oggi i soliti reporter della propaganda marxista sembrano scoprire improvvisamente lo scandalo delle relazioni politiche internazionali soltanto quando riguardano i loro avversari.
Un consulente argentino conosce Brad Parscale? “Internazionale nera”.
Un giornalista incontra esponenti israeliani? “Rete sionista”.
Trump sostiene un candidato latinoamericano? “Interferenza”.
Esistono migliaia di account coordinati? “Manipolazione delle masse”.
Poi, quando reti politiche e ideologiche transnazionali appartengono alla sinistra radicale, all’universo bolivariano o alle organizzazioni internazionaliste, la lente improvvisamente cambia.
Non è più una “rete”.
Diventa solidarietà.
Non è più influenza politica.
Diventa cooperazione.
Non è più propaganda internazionale.
Diventa informazione alternativa.
È questo doppio standard che va smontato.
Il punto non è sostenere che ogni organizzazione internazionale della sinistra costituisca una centrale criminale: sarebbe esattamente lo stesso errore metodologico che contestiamo alla narrazione avversaria.
Il punto è molto più semplice e molto più difficile da aggirare:
se l’esistenza di rapporti, consulenti, media, finanziatori, politici e organizzazioni distribuiti in più Paesi basta per dimostrare una “internazionale nera”, allora lo stesso metro deve essere applicato alle reti transnazionali della sinistra.
Altrimenti non siamo davanti a un’inchiesta.
Siamo davanti a propaganda selettiva.
Ed è proprio qui che il castello comincia a crollare: vengono raccolti fatti veri su Cerimedo, Parscale, Trump, Milei e altri protagonisti, ma il passaggio decisivo — la prova di un’unica organizzazione criminale che dirigerebbe politicamente l’America Latina — resta da dimostrare.
Le relazioni non sono automaticamente una catena di comando.
La collaborazione non è automaticamente cospirazione.
Il microtargeting non è automaticamente frode elettorale.
E perdere un’elezione non significa automaticamente essere stati vittime di un complotto internazionale.
Prima di inventare l’ennesima “internazionale nera”, i reporter della propaganda marxista dovrebbero quindi rispondere a una domanda molto più scomoda:
perché le reti transnazionali diventano scandalose soltanto quando appartengono agli avversari?
”
Da Cerimedo a Trump, da Milei a Israele: fatti reali vengono cuciti insieme per costruire una gigantesca teoria politica che le prove disponibili non dimostrano
C’è un metodo propagandistico vecchio quanto l’ideologia che lo utilizza.
Quando gli elettori votano nella direzione desiderata, si parla di popolo, democrazia e riscatto sociale.
Quando invece votano a destra, improvvisamente il popolo scompare.
Al suo posto arrivano i bot. Gli algoritmi. I miliardari. Gli americani. Trump. Israele. Cambridge Analytica. I consulenti politici. Miami. Gerusalemme.
E, naturalmente, l’immancabile “rete internazionale”.
È esattamente il meccanismo utilizzato nella ricostruzione che pretende di spiegare la nuova destra latinoamericana come il prodotto di una gigantesca infrastruttura politica transnazionale riconducibile al trumpismo, a settori israeliani e a una rete di manipolatori digitali.
Il problema è semplice: alcuni fatti raccontati sono veri. La conclusione costruita sopra quei fatti non è affatto dimostrata.
Ed è proprio questo che rende la propaganda efficace.
Non serve inventare tutto. Basta prendere fatti veri, eliminare il contesto, selezionare soltanto quelli funzionali alla propria tesi e collegarli con frecce che nessuna prova autorizza a tracciare.
IL CASO CERIMEDO: DA UN’INDAGINE GIUDIZIARIA A UNA COSPIRAZIONE CONTINENTALE
Partiamo da Fernando Cerimedo.
Il 18 agosto 2026 Reuters ha riferito che il consulente argentino era stato fermato dalla polizia boliviana come sospettato nell’indagine sull’agguato contro l’analista politica Nadia Beller.
Questo è un fatto.
Ma Reuters riportava anche qualcosa di molto importante: il comandante della polizia di Santa Cruz, David Gómez, spiegava che gli investigatori stavano ancora cercando di stabilire se Cerimedo avesse avuto un coinvolgimento e che una delle ipotesi investigative riguardava una possibile controversia sentimentale.
Dunque:
esiste un’indagine.
Non esiste, sulla base di questo fatto, la prova che l’attentato costituisca un’operazione della destra internazionale.
E tantomeno esiste la prova che dietro quei colpi di pistola ci siano Trump, Milei, Israele o una fantomatica centrale politica con base tra Miami, Buenos Aires e Gerusalemme.
Eppure il racconto compie precisamente questo salto.
Un fatto di cronaca giudiziaria diventa il portale attraverso il quale far entrare una teoria geopolitica gigantesca.
È giornalismo?
No.
È una tesi politica alla ricerca delle prove necessarie a confermarla.
I 50.000 ACCOUNT: IL FATTO CHE LA PROPAGANDA USA MA NON SPIEGA
C’è poi la questione dei famosi 50.000 account.
Qui bisogna essere precisi.
Freedom House ha effettivamente riportato che una rete attribuita alla società di marketing politico Numen Group avrebbe compreso fino a 50.000 account non autentici.
Lo stesso rapporto ricorda dichiarazioni di Cerimedo secondo cui questi strumenti non sarebbero stati utilizzati per attaccare direttamente gli avversari, ma per “ingannare” gli algoritmi e aumentare la diffusione dei contenuti.
È una pratica che merita attenzione e che solleva evidenti interrogativi sulla trasparenza della comunicazione politica digitale.
Ma da qui bisogna fare un salto enorme per arrivare a:
50.000 account = elezioni manipolate = presidenti fabbricati = internazionale nera.
Quell’equazione non esiste.
Anzi, Freedom House offre un dettaglio particolarmente scomodo per chi vuole trasformare la vicenda in una favola ideologica con buoni e cattivi.
Durante le elezioni argentine del 2023 entrambe le campagne, quella di Sergio Massa e quella di Javier Milei, utilizzarono contenuti generati attraverso l’intelligenza artificiale.
La campagna di Massa utilizzò l’IA anche per costruire immagini politiche favorevoli al proprio candidato e rappresentazioni negative di Milei.
Freedom House ricorda inoltre che, negli anni precedenti, disinformazione e contenuti manipolati erano stati utilizzati per screditare esponenti politici appartenenti a schieramenti differenti.
La manipolazione digitale, dunque, è un problema politico.
Non è geneticamente di destra.
Ma questo dettaglio distrugge la sceneggiatura.
E allora viene convenientemente messo sullo sfondo.
ARGENTINA: FORSE NON SERVIVANO I BOT. BASTAVA GUARDARE L’ECONOMIA
Il caso Milei è ancora più illuminante.
Per spiegare la sua vittoria si costruisce un universo fatto di algoritmi, troll, consulenti, piattaforme e manipolazione psicologica.
Manca soltanto un piccolo particolare.
L’Argentina era devastata.
La stessa narrazione che accusa la destra di manipolare gli elettori è costretta ad ammettere che nel 2023 l’inflazione argentina viaggiava intorno al 140% e che una parte enorme della popolazione si trovava in grave difficoltà economica.
E allora poniamo una domanda molto più semplice.
Davvero occorre una gigantesca macchina internazionale per spiegare perché milioni di argentini abbiano deciso di punire il sistema politico che li aveva governati?
Oppure bisogna contemplare l’ipotesi molto meno affascinante per il propagandista: gli elettori erano furiosi e hanno votato contro chi identificavano con quel sistema?
Qui emerge il paternalismo di fondo.
L’elettore sembra incapace di osservare l’inflazione, il proprio stipendio, i prezzi, il deterioramento economico e decidere autonomamente.
Se vota Milei, qualcuno deve avergli manipolato il cervello.
È una concezione sorprendentemente aristocratica del popolo da parte di chi pretende continuamente di parlare in suo nome.
HONDURAS: LA SINISTRA NON HA PERSO PER 515 VOTI
Il racconto dell’Honduras è un altro esempio perfetto di montaggio politico.
Le elezioni del 2025 furono realmente controverse.
Ci furono ritardi, problemi tecnici, contestazioni e accuse di irregolarità.
Donald Trump sostenne apertamente Nasry Asfura.
E Trump concesse effettivamente la grazia all’ex presidente Juan Orlando Hernández, precedentemente condannato negli Stati Uniti per narcotraffico.
Tutto vero.
Ma guardiamo anche ciò che rovina la narrazione.
Il risultato ufficiale attribuì ad Asfura circa il 40,3% e a Salvador Nasralla circa il 39,5%.
La candidata del partito di governo LIBRE?
Circa 19%.
Terza.
Molto distante dai primi due.
Il principale avversario di Asfura non era quindi il candidato della sinistra governativa.
Era Salvador Nasralla.
Se l’obiettivo è dimostrare che una gigantesca macchina internazionale ha impedito alla sinistra di vincere, questo è un dettaglio piuttosto ingombrante.
La sinistra honduregna non perse per qualche centinaio di voti.
Arrivò enormemente dietro ai primi due candidati.
Ma nella propaganda il contesto è pericoloso.
Perché i numeri completi spesso raccontano una storia diversa dallo slogan.
COLOMBIA: QUANDO NON PIACE IL RISULTATO, ARRIVANO I BOT
Stesso copione in Colombia.
Abelardo de la Espriella viene rappresentato come una sorta di prodotto artificiale: marketing, social network, account falsi, destra internazionale.
Eppure il risultato elettorale è stato sottoposto agli organismi istituzionali colombiani.
Il Consejo Nacional Electoral ha concluso lo scrutinio e proclamato ufficialmente De la Espriella presidente.
Questo non significa che durante la campagna non sia circolata disinformazione.
Anzi.
La missione di osservazione elettorale dell’Unione Europea ha documentato l’utilizzo diffuso dell’intelligenza artificiale per produrre fotografie, video e audio falsi.
Ma attenzione.
Le narrative di disinformazione riguardavano entrambi gli schieramenti.
Iván Cepeda veniva rappresentato come guerrigliero.
De la Espriella veniva rappresentato come inaffidabile.
La stessa missione europea segnalava inoltre l’utilizzo politico dei profili digitali istituzionali da parte di ministeri e amministrazioni locali.
Quindi la fotografia reale è molto più complessa.
Non abbiamo:
destra tecnologica contro sinistra innocente.
Abbiamo un ecosistema politico digitale nel quale propaganda, IA, manipolazione narrativa e comunicazione aggressiva attraversano gli schieramenti.
Ma raccontarlo così significherebbe rinunciare alla favola.
CAMBRIDGE ANALYTICA: LA PAROLA MAGICA CHE DOVREBBE SPIEGARE TUTTO
Quando il racconto comincia a perdere forza, arriva Cambridge Analytica.
Il nome perfetto.
Evoca profilazione psicologica, Facebook, Trump, manipolazione elettorale.
Ed è assolutamente vero che Cambridge Analytica lavorò per la campagna Trump del 2016.
È documentato.
Wired ricostruì come un gruppo di suoi specialisti lavorasse all’interno della struttura elettorale guidata sul digitale da Brad Parscale.
Ma proprio Wired invitava a distinguere accuratamente ciò che Cambridge Analytica fece da ciò che le veniva attribuito.
Gli specialisti contribuirono all’analisi dei dati, alla pubblicità e al targeting.
Questo non significa che qualsiasi consulente politico successivamente entrato in relazione con Parscale faccia parte di una Cambridge Analytica permanente e internazionale.
Altrimenti il ragionamento diventa:
Cerimedo conosce Parscale.
Parscale lavorò con Cambridge Analytica.
Cambridge Analytica lavorò per Trump.
Trump sostiene politici latinoamericani.
Quindi Cerimedo, Cambridge Analytica, Trump e quei politici appartengono alla stessa struttura.
Non è un’inchiesta.
È colpa per associazione.
POI ARRIVA ISRAELE. PERCHÉ NEL COPIONE NON PUÒ MAI MANCARE
Naturalmente, dopo Trump deve comparire Israele.
Rapporti con esponenti israeliani, viaggi a Gerusalemme, contatti politici e collaborazioni mediatiche vengono presentati come ulteriori tessere della grande infrastruttura transnazionale.
Ma conoscere un politico israeliano non significa prendere ordini dal governo israeliano.
Frequentare Mar-a-Lago non significa essere un agente di Trump.
Collaborare con Parscale non significa appartenere a Cambridge Analytica.
Lavorare alla campagna di Milei non significa manipolare tutte le elezioni dell’America Latina.
Per trasformare una rete di relazioni in una struttura politica coordinata bisogna dimostrarne il coordinamento.
Servono documenti.
Contratti.
Flussi finanziari.
Ordini.
Comunicazioni.
Strutture gerarchiche.
Decisioni operative condivise.
Non bastano fotografie, amicizie, collaborazioni professionali e frecce disegnate tra un nome e l’altro.
Altrimenti qualunque organizzazione politica internazionale, fondazione, ONG, partito, sindacato o network mediatico potrebbe essere trasformato con lo stesso metodo in una gigantesca cospirazione.
LA DOMANDA CHE LA PROPAGANDA NON VUOLE FARE: PERCHÉ LA SINISTRA STA PERDENDO?
Ed eccoci al vero elefante nella stanza.
Forse la spiegazione delle sconfitte della sinistra latinoamericana non va cercata soltanto nei server di Miami.
Forse qualche domanda andrebbe rivolta ai governi progressisti stessi.
Inflazione.
Criminalità.
Corruzione.
Stagnazione.
Narcotraffico.
Insicurezza.
Crisi istituzionali.
Disillusione dell’elettorato.
Promesse non mantenute.
È molto più rassicurante immaginare che l’avversario abbia vinto perché possiede algoritmi migliori.
Perché altrimenti bisognerebbe accettare una possibilità politicamente devastante:
milioni di cittadini potrebbero aver rifiutato consapevolmente la sinistra.
Non perché ipnotizzati.
Non perché trasformati in marionette da un algoritmo.
Non perché controllati da Trump.
Semplicemente perché hanno deciso di votare diversamente.
IL TRUCCO: PRENDERE FATTI VERI E COSTRUIRE UNA CONCLUSIONE NON DIMOSTRATA
Ed è questo l’aspetto più interessante dell’intera operazione narrativa.
Non siamo davanti a una storia completamente inventata.
Ed è proprio per questo che funziona.
Cerimedo è realmente indagato.
Esistono realmente reti di account non autentici.
Parscale ha realmente lavorato per Trump.
Cambridge Analytica ha realmente collaborato con la campagna Trump.
Trump ha realmente sostenuto Asfura.
Trump ha realmente graziato Hernández.
Esistono realmente rapporti politici internazionali tra esponenti delle destre.
Sono tutti pezzi autentici.
Ma dieci fatti veri non rendono automaticamente vera l’undicesima affermazione che qualcuno decide di aggiungere.
A conosce B.
B conosce C.
C collabora con D.
D conosce Trump.
E conosce un politico israeliano.
Questo non dimostra che A, B, C, D ed E appartengano a una stessa organizzazione criminale internazionale.
Per dimostrarlo servono prove del coordinamento.
Ed è precisamente quella prova che manca.
QUANDO IL “POPOLO” VOTA MALE, PER LA PROPAGANDA NON È PIÙ POPOLO
Alla fine resta un paradosso magnifico.
La cultura politica che ha costruito per decenni la propria retorica sulla sovranità popolare sembra improvvisamente perdere fiducia nel popolo appena questo comincia a votare nella direzione sbagliata.
Se elegge il candidato progressista, è democrazia.
Se sceglie Milei, è microtargeting.
Se sostiene la sinistra, è coscienza politica.
Se vota conservatore, è manipolazione algoritmica.
Se la sinistra conquista il governo, hanno parlato gli elettori.
Se perde, bisogna cercare Trump, i bot, Miami, Cambridge Analytica e Israele.
È questo il vero limite dei soliti reporter della propaganda marxista.
Non riescono ad accettare l’ipotesi più semplice:
il popolo può dire di no anche a loro.
E quando succede, invece di domandarsi perché, costruiscono una cospirazione abbastanza grande da evitare la domanda.
DOCUMENTI E FONTI
Reuters — 18 agosto 2026, Fernando Cerimedo e l’indagine sull’agguato a Nadia Beller
Reuters — Adviser to Bolivia’s Paz, Argentina’s Milei detained over attack on analyst
Freedom House — Freedom on the Net 2024: Argentina
Documenta le segnalazioni sulla rete fino a 50.000 account attribuita a Numen Group, le dichiarazioni di Cerimedo sull’amplificazione algoritmica e l’impiego dell’IA nelle campagne di Milei e Massa.
Freedom House — Argentina: Freedom on the Net 2024
Freedom House — Freedom on the Net 2023: Argentina
Ulteriore documentazione sulle reti di troll e account non autentici durante la campagna argentina.
Freedom House — Argentina: Freedom on the Net 2023
Associated Press — Elezioni Honduras 2025
Risultati: Nasry Asfura 40,27%, Salvador Nasralla 39,53%; la candidata del partito LIBRE al 19,19%.
Associated Press — Trump-backed candidate Nasry Asfura declared winner
Reuters — Risultato delle elezioni honduregne
Conferma la vittoria di Asfura con circa il 40,3%, Nasralla al 39,5% e la candidata LIBRE distante al terzo posto.
Reuters — Asfura wins Honduras presidency
FactCheck.org — Grazia di Trump a Juan Orlando Hernández
Ricostruzione della controversa decisione e del contemporaneo sostegno di Trump ad Asfura.
FactCheck.org — Examining Trump’s Pardon of Former Honduran President
Unione Europea — Missione di osservazione elettorale in Colombia 2026
Documenta disinformazione, contenuti prodotti con IA e narrative manipolatorie rivolte contro candidati di schieramenti differenti.
EU Election Observation Mission — Colombia 2026
Consejo Nacional Electoral della Colombia — documentazione ufficiale 2026
CNE Colombia — Resolución 2990 de 2026
El Espectador — proclamazione ufficiale di Abelardo de la Espriella
El Espectador — CNE proclama Abelardo de la Espriella presidente
PBS Frontline — Brad Parscale e Cambridge Analytica
Documentazione sul rapporto fra la campagna Trump, Parscale e Cambridge Analytica nel 2016.
PBS Frontline — Brad Parscale
Wired — Che cosa fece realmente Cambridge Analytica per Trump
Ricostruzione del ruolo effettivo degli specialisti di Cambridge Analytica nella macchina elettorale Trump e dei limiti delle affermazioni formulate successivamente sul loro peso.
Wired — What Did Cambridge Analytica Really Do for Trump’s Campaign?

