Per giorni ci hanno indicato Washington e Israele. Ora emerge una questione molto più concreta e molto più vicina: Madrid ha firmato 14 accordi con Rabat e il governo Sánchez non chiarisce fino in fondo cosa sia stato concordato sulla gestione delle “avalanchas migratorias”, né su delicati dossier riguardanti Ceuta e Melilla
Per giorni abbiamo assistito al solito spettacolo.
Una parte della cosiddetta controinformazione italiana aveva già trovato i colpevoli: americani e israeliani.
Come da copione.
Quando accade qualcosa nel Mediterraneo, nel Medio Oriente o nel Nord Africa, per certi ambienti non serve aspettare documenti, indagini o ricostruzioni complete. Basta aprire il vecchio manuale ideologico e tirare fuori i soliti responsabili: Washington, Israele, Mossad, CIA, imperialismo americano.
La crisi di Ceuta non ha fatto eccezione.
Sono state costruite interpretazioni e collegamenti presentati come se bastassero a dimostrare una regia americana o israeliana dell’assalto alla frontiera spagnola.
Ma adesso arriva una notizia che costringe a guardare nella direzione che molti sembravano curiosamente poco interessati a esaminare:
Madrid e Rabat.
Secondo quanto pubblicato l’8 agosto da El Debate, il governo Sánchez continua infatti a mantenere riservate informazioni relative alle intese con il Marocco, dopo la firma di 14 accordi durante la XIII Riunione di Alto Livello tra i due Paesi.
E tra le questioni sulle quali vengono richiesti chiarimenti compare proprio la gestione delle cosiddette “avalanchas migratorias”, insieme a dossier delicatissimi riguardanti Ceuta e Melilla.
Ed ecco allora la domanda:
adesso cosa racconteranno?
Continueranno a cercare disperatamente americani e israeliani dietro ogni angolo oppure cominceranno finalmente a occuparsi dei rapporti tra il governo Sánchez e quello marocchino?
Perché qui non servono fantasiose mappe geopolitiche.
Servono semplicemente i documenti.
E soprattutto serve una domanda che dovrebbe interessare chiunque pretenda di fare informazione:
che cosa ha realmente concordato Madrid con Rabat?
Il punto non è affermare, senza prove, che esista un accordo segreto attraverso il quale Sánchez avrebbe organizzato o autorizzato l’assalto di Ceuta.
Questa sarebbe semplicemente un’altra teoria non dimostrata.
Il punto è esattamente l’opposto:
prima di costruire colpevoli internazionali bisogna pretendere trasparenza dagli attori direttamente coinvolti.
Spagna e Marocco condividono la frontiera.
Spagna e Marocco negoziano sulla gestione dell’immigrazione.
Spagna e Marocco hanno costruito negli ultimi anni una relazione strategica sempre più stretta.
Spagna e Marocco hanno firmato 14 accordi nel dicembre 2025.
E poche settimane fa Ceuta è stata investita da una crisi migratoria gigantesca.
È dunque perfettamente legittimo chiedere a Pedro Sánchez:
CHE COSA AVETE CONCORDATO CON RABAT?
E soprattutto:
perché gli spagnoli non possono conoscere integralmente tutto ciò che riguarda la gestione delle crisi migratorie e la sicurezza di Ceuta e Melilla?
Questa è la domanda che dovrebbe dominare il dibattito.
Non le fantasie costruite adattando ogni avvenimento alla stessa ossessione ideologica.
Perché la vera controinformazione dovrebbe fare precisamente questo: controllare il potere, verificare i documenti, seguire il denaro, ricostruire gli accordi e mettere alla prova tutte le versioni.
Non scegliere prima il colpevole e cercare dopo qualcosa che possa confermare la propria narrativa.
Ora abbiamo un’occasione perfetta per vedere chi vuole davvero conoscere la verità e chi invece vuole semplicemente difendere il proprio schema ideologico.
Pubblicate gli accordi.
Pubblicate i protocolli.
Chiarite gli impegni assunti con Rabat.
E poi discutiamo delle responsabilità.
Perché se per accusare America e Israele bastavano supposizioni e collegamenti indiretti, dovrebbe essere ancora più urgente pretendere spiegazioni sul rapporto tra il governo che amministra Ceuta e il Paese dal quale quella pressione migratoria è arrivata.
Questa volta non serve guardare a Washington.
Non serve guardare a Tel Aviv.
Prima bisogna guardare a Madrid e Rabat.
Ed è proprio lì che la propaganda dovrebbe lasciare finalmente spazio ai documenti.

