I FINTI RIBELLI DEL SISTEMA: QUANDO LA CONTROINFORMAZIONE DIVENTA PROPAGANDA

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La grande illusione dell’opposizione controllata

Negli ultimi anni milioni di persone hanno abbandonato i media tradizionali convinte di trovare nella cosiddetta “controinformazione” uno spazio libero, indipendente e immune dalle manipolazioni.

Molti hanno scoperto ben presto che la realtà è molto più complessa.

Esiste infatti un fenomeno sempre più evidente: una parte della controinformazione sembra aver abbandonato la ricerca della verità per trasformarsi in una macchina di propaganda che utilizza gli stessi meccanismi dei media che sostiene di combattere.

La differenza è soltanto estetica.

Cambiano i simboli.

Cambiano i nemici.

Cambiano gli slogan.

Ma il metodo rimane identico.


La nuova fabbrica del consenso

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La propaganda moderna non funziona più come nel Novecento.

Non ha bisogno di imporre una singola narrazione.

È sufficiente frammentare il pubblico in tribù ideologiche contrapposte.

Ogni gruppo riceve la propria versione della realtà.

Ogni comunità riceve i propri “esperti”.

Ogni movimento riceve i propri “guru”.

Alla fine il risultato è identico: persone che smettono di verificare le informazioni e iniziano semplicemente a credere a chi conferma i loro pregiudizi.

La propaganda più efficace non è quella che convince.

È quella che sostituisce il pensiero critico con l’appartenenza.


Gli influencer dell’indignazione permanente

Una parte della cosiddetta informazione alternativa vive di un meccanismo molto semplice.

Ogni giorno deve esistere uno scandalo.

Ogni settimana deve esistere un complotto.

Ogni mese deve arrivare l’evento che cambierà il mondo.

Quando un evento non si verifica, viene semplicemente sostituito dal successivo.

Non importa se la previsione precedente era sbagliata.

Non importa se le accuse si sono rivelate infondate.

Non importa se le “rivelazioni epocali” sono scomparse nel nulla.

L’obiettivo non è comprendere la realtà.

L’obiettivo è mantenere il pubblico costantemente emotivamente coinvolto.

Paura.

Rabbia.

Indignazione.

Ansia.

Sono queste le vere materie prime del business dell’informazione contemporanea.


Il mercato della ribellione

Molti personaggi costruiscono il proprio successo economico sulla vendita dell’antagonismo.

Libri.

Conferenze.

Abbonamenti.

Donazioni.

Canali premium.

Merchandising.

La ribellione diventa un prodotto.

L’antisistema diventa un marchio commerciale.

Il dissenso diventa una strategia di marketing.

E così nasce un paradosso straordinario.

Coloro che affermano di combattere il sistema finiscono per riprodurre esattamente gli stessi meccanismi economici e comunicativi che denunciano.


Quando tutto diventa una teoria

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Un altro elemento caratteristico della falsa controinformazione è la necessità di trasformare qualsiasi evento in una narrazione totale.

Ogni crisi deve avere un unico regista.

Ogni guerra deve avere un unico responsabile.

Ogni decisione politica deve essere il risultato di un complotto perfettamente coordinato.

La realtà, tuttavia, raramente funziona in questo modo.

La storia è fatta di interessi contrastanti.

Conflitti interni.

Errori.

Competenze.

Incompetenze.

Decisioni impreviste.

Scontri tra centri di potere.

Ridurre tutto a una singola cabina di regia significa spesso rinunciare a comprendere la complessità dei fenomeni.


Il problema delle tifoserie

La vera informazione dovrebbe mettere in discussione tutti.

La propaganda invece crea squadre.

Nel momento in cui un giornalista, un influencer o un commentatore non può più essere criticato senza provocare reazioni isteriche da parte dei suoi seguaci, non siamo più nel campo dell’informazione.

Siamo nel campo della fede.

E la fede politica è il terreno ideale per qualsiasi forma di manipolazione.

Non importa più cosa sia vero.

Importa soltanto chi lo dice.


I professionisti della distrazione

Uno degli aspetti più inquietanti riguarda la selezione degli argomenti.

Molti pseudo-antagonisti dedicano anni ad argomenti marginali mentre ignorano questioni fondamentali:

  • concentrazione del potere finanziario;
  • influenza delle lobby;
  • meccanismi monetari;
  • sistemi di sorveglianza digitale;
  • controllo algoritmico dell’informazione;
  • rapporti tra politica e grandi gruppi economici.

In compenso vengono prodotte infinite ore di contenuti su argomenti che generano engagement ma raramente comprensione.

La distrazione è una forma di controllo.

E spesso è più efficace della censura.


La vera controinformazione

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La vera controinformazione non chiede fede.

Chiede verifiche.

Non costruisce sette.

Costruisce ragionamenti.

Non pretende di avere sempre ragione.

Accetta la possibilità di sbagliare.

Non trasforma ogni evento in una cospirazione.

Non utilizza l’emotività come sostituto delle prove.

Soprattutto, non chiede al pubblico di fidarsi.

Chiede al pubblico di controllare.

Perché il compito dell’informazione non è creare seguaci.

È creare cittadini capaci di pensare autonomamente.


Conclusione

Oggi il problema non è soltanto la propaganda dei grandi media.

Il problema è l’esistenza di una propaganda parallela che si presenta come alternativa, indipendente e ribelle mentre utilizza gli stessi strumenti psicologici che afferma di combattere.

La vera sfida non consiste nello scegliere tra informazione ufficiale e controinformazione.

Consiste nel distinguere tra chi cerca la verità e chi cerca semplicemente di sostituire una narrativa con un’altra.

Perché il sistema più sofisticato non è quello che elimina i propri oppositori.

È quello che riesce a trasformarsi nei propri oppositori e a guidarli nella direzione desiderata.


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