Ogni volta che emerge una notizia complessa, che richiede studio, prudenza e capacità di analisi, i cani da riporto della controinformazione ideologica reagiscono sempre allo stesso modo: non leggono i documenti, non verificano le fonti, non confrontano i testi. Scelgono semplicemente la versione che conferma le loro convinzioni e la trasformano immediatamente in una verità assoluta.
Sta accadendo anche con il Memorandum di Islamabad tra Stati Uniti e Iran.
Mentre Washington e Teheran pubblicano due testi ufficiali che presentano differenze significative su fondi congelati, programma nucleare, Stretto di Hormuz e fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari, la domanda non è cosa contenga realmente l’accordo.
La vera domanda è un’altra:
quale versione sceglieranno di raccontare i professionisti della propaganda?
Perché il problema di questi soggetti non è mai la ricerca della verità.
Il loro obiettivo è sostenere una narrativa costruita a priori.
Prima decidono la conclusione.
Poi cercano gli argomenti.
Infine selezionano soltanto i fatti che confermano ciò che avevano già deciso di credere.
Il copione è sempre lo stesso
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una trasformazione inquietante di una parte della cosiddetta controinformazione.
Da osservatori critici del potere si sono progressivamente trasformati in tifoserie ideologiche.
Non analizzano più gli eventi.
Li filtrano.
Non cercano più di comprendere la realtà.
Tentano di piegarla alle proprie convinzioni.
Qualunque fatto deve necessariamente essere interpretato attraverso una lente ideologica già predisposta.
Se il fatto contraddice la narrativa, il fatto viene ignorato.
Se il fatto la sostiene, viene amplificato fino all’inverosimile.
Se il fatto è ambiguo, viene manipolato.
L’accordo USA-Iran è il test perfetto
Il Memorandum di Islamabad rappresenta un caso esemplare.
Da una parte esistono documenti ufficiali pubblicati dai governi.
Dall’altra esistono anni di propaganda costruita attorno a schemi semplicistici.
Secondo queste narrazioni:
- Trump dovrebbe essere inevitabilmente una marionetta di Israele.
- L’Iran dovrebbe essere inevitabilmente l’eroe della resistenza.
- Qualunque accordo dovrebbe essere necessariamente una trappola.
- Qualunque negoziato dovrebbe essere necessariamente una sconfitta.
Ma la realtà è molto più complicata.
E la realtà, come sempre, crea problemi ai propagandisti.
Aspettiamo le loro reazioni
La parte più interessante deve ancora arrivare.
Perché nelle prossime ore e nei prossimi giorni assisteremo probabilmente a uno spettacolo prevedibile.
Vedremo personaggi che fino a ieri sostenevano una versione dell’accordo scoprire improvvisamente che esiste un’altra versione.
Vedremo opinionisti trasformare differenze linguistiche in prove definitive di complotti globali.
Vedremo influencer geopolitici improvvisati spiegare documenti che probabilmente non hanno nemmeno letto integralmente.
Vedremo gli stessi soggetti che accusano i media mainstream di fare propaganda utilizzare esattamente gli stessi meccanismi propagandistici che dichiarano di combattere.
Il piccolo segreto
Esiste però un piccolo segreto.
Un segreto che i cani da riporto della propaganda non riescono mai a nascondere.
Non importa quale posizione assumano.
Non importa quale versione decidano di sostenere.
Non importa quale narrativa scelgano di cavalcare.
Dopo poche ore iniziano inevitabilmente a tradirsi da soli.
Perché smettono di analizzare i fatti e iniziano a difendere la loro identità ideologica.
Ed è in quel momento che diventano prevedibili.
Non servono grandi indagini.
Non servono rivelazioni clamorose.
Basta aspettare.
Lasciarli parlare.
Lasciarli scegliere quale verità assoluta diffondere.
Lasciarli costruire l’ennesima narrazione granitica destinata a sgretolarsi contro la realtà.
Solo allora il loro vero ruolo diventa evidente.
Non informatori.
Non analisti.
Non ricercatori.
Ma semplici militanti mediatici che utilizzano l’informazione come strumento per difendere una fede politica, geopolitica o ideologica.
E quando la realtà si ostina a contraddirli, non correggono le loro analisi.
Cambiano semplicemente la narrativa.
Come hanno sempre fatto.
E come continueranno a fare.

