WASHINGTON E TEHERAN PUBBLICANO DUE VERSIONI DIVERSE DEL MEMORANDUM DI ISLAMABAD: LE CLAUSOLE CHE POTREBBERO FAR DERAGLIARE L’ACCORDO

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Mentre il mondo osserva con attenzione il possibile disgelo tra Stati Uniti e Iran, emerge un dettaglio che rischia di trasformarsi nel primo grande ostacolo sulla strada dell’accordo: Washington e Teheran hanno pubblicato due versioni differenti di quello che entrambe definiscono il testo ufficiale del Memorandum d’Intesa di Islamabad.

A una prima lettura i documenti sembrano coincidere. Tuttavia, un confronto approfondito articolo per articolo rivela divergenze significative proprio sui punti più delicati dell’intesa: lo Stretto di Hormuz, il fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari, il programma nucleare iraniano e la gestione dei fondi congelati.

Differenze apparentemente minime che, nel linguaggio diplomatico, possono determinare interpretazioni completamente opposte degli obblighi assunti dalle parti.


Lo Stretto di Hormuz: gratuito per 60 giorni o solo per 60 giorni?

La prima discrepanza riguarda l’Articolo 5.

Nel testo pubblicato da Teheran si legge che l’Iran garantirà il passaggio sicuro nello Stretto di Hormuz “senza alcun addebito, solo per 60 giorni”.

Nella versione americana la parola “solo” scompare.

A prima vista potrebbe sembrare una semplice sfumatura linguistica. In realtà quella parola stabilisce un limite preciso: secondo la formulazione iraniana, trascorsi i 60 giorni Teheran potrebbe introdurre nuove tariffe o condizioni per il transito marittimo.

La formulazione statunitense lascia invece aperta la questione.

La differenza assume ancora maggiore rilevanza considerando che il futuro assetto amministrativo dello Stretto dovrà essere oggetto di ulteriori negoziati tra Iran e Oman. Quando quella fase negoziale inizierà, l’interpretazione di una singola parola potrebbe avere conseguenze economiche enormi per il commercio energetico mondiale.


Il fondo da 300 miliardi: entro 60 giorni o dopo 60 giorni?

Ancora più evidente è la divergenza contenuta nell’Articolo 6.

Secondo la versione iraniana, il meccanismo operativo del fondo di ricostruzione da 300 miliardi di dollari dovrà essere definito “entro 60 giorni” e costituire parte integrante dell’accordo definitivo.

La versione americana utilizza invece l’espressione “dopo 60 giorni”.

Non si tratta di una differenza marginale.

“Entro 60 giorni” significa che il fondo dovrà essere definito durante l’attuale finestra negoziale.

“Dopo 60 giorni” significa invece rinviare la questione a una fase successiva e separata.

In pratica, la differenza è quella che esiste tra un impegno con una scadenza precisa e una promessa futura priva di tempistiche vincolanti.

Per Teheran il fondo rappresenterebbe uno degli incentivi principali dell’accordo; per Washington potrebbe invece trattarsi di una questione da affrontare solo dopo il raggiungimento di ulteriori obiettivi politici e strategici.


Il nodo nucleare: chi decide cosa è “soddisfacente”?

L’Articolo 8 affronta il tema più sensibile dell’intero memorandum: il programma nucleare iraniano.

Nel testo pubblicato dall’Iran si specifica che l’arricchimento dell’uranio e le necessità nucleari della Repubblica Islamica saranno discusse nell’ambito di un “quadro soddisfacente” da definire nell’accordo finale.

La parola “soddisfacente” non compare nella versione americana.

La conseguenza è tutt’altro che irrilevante.

Con quella formulazione Teheran si attribuisce di fatto il diritto di rifiutare qualsiasi soluzione che non ritenga adeguata ai propri interessi.

Senza quella parola, la versione americana suggerisce invece che entrambe le parti si impegnino semplicemente a negoziare un quadro comune, senza concedere a una delle due un potere di veto implicito.

Su una questione strategica come il programma nucleare iraniano, questa differenza potrebbe diventare uno dei principali punti di attrito dei prossimi mesi.


I fondi congelati: chi controlla il denaro?

La divergenza più importante emerge probabilmente nell’Articolo 11.

La versione iraniana stabilisce che i fondi sbloccati dovranno essere pienamente disponibili per qualsiasi beneficiario designato dalla Banca Centrale dell’Iran e che gli Stati Uniti dovranno rilasciare tutte le autorizzazioni necessarie per consentire tali trasferimenti.

La versione americana elimina completamente questo passaggio.

Washington si limita ad affermare che i fondi saranno resi disponibili all’utilizzo.

La differenza è enorme.

Nel testo iraniano la Banca Centrale ottiene il pieno controllo sulla destinazione finale delle risorse liberate.

Nel testo americano tale prerogativa non viene riconosciuta.

Dietro questa divergenza si nasconde una questione geopolitica cruciale: chi potrà effettivamente beneficiare di quei fondi?

Potranno essere utilizzati per soggetti ancora sottoposti a sanzioni statunitensi? Potranno raggiungere organizzazioni legate all’apparato militare iraniano o ai suoi alleati regionali?

Il testo iraniano sembra rispondere affermativamente. Quello americano evita accuratamente di affrontare la questione.


Ambiguità diplomatica o accordo ancora incompleto?

Le quattro differenze individuate non sono casuali.

In tutti i casi la formulazione iraniana appare più favorevole agli interessi di Teheran.

Nella diplomazia internazionale non è raro che le parti lascino volutamente zone grigie per poter presentare il medesimo accordo in modo diverso alle rispettive opinioni pubbliche.

Ciò che rende la situazione insolita è che entrambe le capitali hanno pubblicato i propri documenti come testo ufficiale e definitivo del Memorandum di Islamabad.

Se queste discrepanze non verranno chiarite prima della prevista firma formale in Svizzera, il rischio è che il processo negoziale inizi già gravato da interpretazioni incompatibili.

Paradossalmente, il primo conflitto derivante dall’accordo che dovrebbe mettere fine alle tensioni potrebbe nascere proprio dalla lettura diversa dello stesso documento.


Link e fonti

  • Versione pubblicata dagli Stati Uniti del Memorandum di Islamabad
  • Versione pubblicata dall’Iran del Memorandum di Islamabad
  • Bloomberg – Analisi dell’accordo USA-Iran
  • Documentazione diplomatica relativa ai negoziati di Islamabad
  • Dossier sullo Stretto di Hormuz e sul commercio energetico globale
  • Analisi delle clausole relative al programma nucleare iraniano e alla gestione dei fondi congelati.

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