Quando la sovranità europea si vende a valigette
Per anni Bruxelles ha spiegato agli europei che l’Unione sarebbe stata una fortezza dei valori: trasparenza, Stato di diritto, diritti umani, lotta alla corruzione e difesa delle istituzioni democratiche dalle interferenze straniere.
Poi sono arrivate le valigette.
Il cosiddetto Qatargate, esploso nel dicembre 2022, ha rapidamente mostrato una seconda dimensione, tanto importante da far parlare apertamente di “Moroccogate”: il sospetto che il Regno del Marocco avesse costruito una rete d’influenza dentro il Parlamento europeo per orientare posizioni politiche favorevoli agli interessi strategici di Rabat.
Non stiamo parlando soltanto di normali attività diplomatiche o di lobbying.
Le indagini belghe hanno coinvolto denaro contante, regali, viaggi, intermediari politici e presunti contatti con la DGED, il servizio di intelligence estero marocchino.
Ed è qui che emerge un elemento politicamente esplosivo: una parte significativa dei protagonisti europei finiti nell’inchiesta gravitava nell’area socialista e socialdemocratica.
Questo non autorizza a dichiarare colpevole un’intera famiglia politica. Ma rende perfettamente legittima una domanda: perché proprio quell’ambiente politico è risultato così centrale nelle ricostruzioni investigative sull’influenza marocchina?
La rete: Panzeri, Giorgi, Cozzolino e il dossier marocchino
Uno dei nomi centrali è quello dell’ex eurodeputato italiano Pier Antonio Panzeri, per tre legislature membro del Parlamento europeo e appartenente all’area socialista.
Panzeri non era un parlamentare qualsiasi.
Dal 2009 al 2017 presiedette la delegazione parlamentare per le relazioni con i Paesi del Maghreb e successivamente, dal 2017 al 2019, la sottocommissione per i Diritti umani.
Una posizione ideale per occuparsi proprio di uno dei dossier più delicati per Rabat: Marocco, Sahara Occidentale e reputazione internazionale del Regno.
Dopo aver lasciato il Parlamento fondò l’organizzazione Fight Impunity.
Il paradosso è quasi perfetto: un’organizzazione nata formalmente per combattere l’impunità internazionale si ritrovò al centro di una delle più gravi indagini sulla corruzione e sull’influenza straniera mai esplose nelle istituzioni europee.
Panzeri ha successivamente concluso un accordo di collaborazione con la magistratura belga e ammesso la propria partecipazione al sistema corruttivo.
Ma il capitolo marocchino è particolarmente significativo.
Secondo le dichiarazioni emerse dagli interrogatori, il rapporto con il diplomatico marocchino Abderrahim Atmoun risaliva almeno al 2012.
Panzeri ha raccontato che Atmoun avrebbe finanziato con 50.000 euro un evento della sua campagna elettorale del 2014.
E dal 2019 il rapporto avrebbe assunto caratteristiche ancora più esplicite.
Secondo quanto riferito da Deutsche Welle sulla base dei verbali degli interrogatori, Panzeri e Francesco Giorgi avrebbero concordato compensi da 50.000 euro l’anno ciascuno in cambio di attività favorevoli all’immagine e agli interessi marocchini a Bruxelles.
Il Marocco ha negato qualsiasi coinvolgimento illecito.
Ma l’inchiesta non si è fermata alla diplomazia.
L’ombra della DGED
Le ricostruzioni giornalistiche basate sui documenti investigativi hanno indicato collegamenti tra Panzeri, Francesco Giorgi, l’eurodeputato socialista Andrea Cozzolino, Abderrahim Atmoun e uomini della Direction Générale des Études et de la Documentation, la DGED marocchina.
Le Monde ha riferito dell’esistenza, secondo gli investigatori, di un presunto “patto segreto” risalente al 2019.
Anche Euronews ha riportato che Giorgi, Panzeri e Cozzolino sarebbero stati in contatto con agenti della DGED.
È un salto qualitativo enorme.
Una cosa è l’attività di pressione esercitata da un’ambasciata.
Un’altra è il sospetto che un servizio d’intelligence straniero possa aver partecipato a un meccanismo finalizzato a influenzare parlamentari europei.
Secondo documenti investigativi citati dalla stampa, l’obiettivo marocchino sarebbe stato quello di costruire un ambiente politico favorevole a Rabat e, in particolare, influenzare settori del gruppo Socialisti & Democratici (S&D).
Panzeri, Giorgi e Cozzolino provenivano precisamente da quell’area politica.
Non significa che il gruppo S&D nel suo complesso fosse parte del sistema. Sarebbe un’accusa priva di fondamento.
Significa però che la penetrazione denunciata dagli investigatori intercettava una rete politica socialista realmente esistente.
Ed è un fatto che merita molta più attenzione di quella ricevuta.
Il Sahara Occidentale: la posta in gioco
Per capire Marocgate bisogna capire cosa rappresenti il Sahara Occidentale per il Marocco.
Rabat considera il territorio parte integrante del Regno e propone per esso un’autonomia sotto sovranità marocchina.
Il Fronte Polisario rivendica invece il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi.
La posizione dell’Unione Europea è formalmente legata al processo delle Nazioni Unite e alla ricerca di una soluzione politica negoziata.
Per Rabat, dunque, ottenere appoggi europei non rappresenta una questione secondaria.
Significa rafforzare progressivamente la legittimazione internazionale della propria posizione.
Ed è proprio per questo che assumono importanza le attività di influenza all’interno delle istituzioni europee: relazioni parlamentari, risoluzioni sui diritti umani, rapporti commerciali, pesca, cooperazione economica e riconoscimento politico sono tutti tasselli dello stesso mosaico geopolitico.
Poi arriva Pedro Sánchez
Ed eccoci al passaggio politicamente più delicato.
Nel marzo 2022 il governo di Pedro Sánchez compì una svolta storica nella politica spagnola sul Sahara Occidentale.
Madrid definì il piano marocchino di autonomia come la soluzione “più seria, realistica e credibile” per risolvere la controversia.
Era una rottura rispetto alla tradizionale cautela spagnola.
Ed era soprattutto una vittoria diplomatica enorme per Rabat.
La tempistica rende inevitabili le domande.
Soltanto pochi mesi prima, nel maggio 2021, Spagna e Marocco avevano attraversato una delle crisi diplomatiche più gravi della loro storia recente.
La causa immediata era stata il ricovero in Spagna, per ragioni mediche, di Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario.
La reazione marocchina fu durissima.
Ceuta 2021: quando i migranti diventano pressione geopolitica
Tra il 17 e il 18 maggio 2021 circa 9.000 persone entrarono a Ceuta nuotando, camminando lungo la costa o attraversando il confine.
Tra loro vi erano circa 1.200 minori non accompagnati.
Il Parlamento europeo fu esplicito.
Nella risoluzione approvata il 10 giugno 2021 affermò che la polizia marocchina aveva temporaneamente allentato i controlli, aperto i cancelli della frontiera e non impedito gli ingressi.
Il Parlamento europeo arrivò a “respingere l’uso da parte del Marocco del controllo delle frontiere e della migrazione, e in particolare dei minori non accompagnati, come pressione politica contro uno Stato membro dell’UE”.
Non è dunque una teoria complottista sostenere che Rabat abbia utilizzato la leva migratoria contro Madrid.
Lo ha scritto nero su bianco il Parlamento europeo.
Ceuta era diventata una leva geopolitica.
E il messaggio era difficilmente equivocabile: il Marocco possiede la capacità di aprire e chiudere, almeno parzialmente, uno dei rubinetti migratori più sensibili d’Europa.
Sánchez cambia linea
Meno di un anno dopo arrivò la svolta sul Sahara.
Madrid passò a sostenere il piano di autonomia marocchino come soluzione più credibile.
Naturalmente questo non dimostra l’esistenza di un ricatto.
Non esiste, allo stato delle prove pubblicamente disponibili, un documento che dimostri che Sánchez abbia modificato la posizione spagnola perché minacciato da Rabat.
Ma la successione degli eventi è politicamente impressionante:
crisi diplomatica → apertura della frontiera → migliaia di ingressi a Ceuta → tensione bilaterale → cambio della posizione spagnola sul Sahara → normalizzazione con Rabat.
Sono fatti.
Le interpretazioni possono divergere.
Pegasus: il grande interrogativo
A rendere ancora più inquietante il quadro c’è il caso Pegasus.
Il governo spagnolo ha confermato che il telefono di Pedro Sánchez venne infettato dallo spyware Pegasus nel maggio 2021, proprio durante il periodo della crisi con Rabat.
Anche il telefono della ministra della Difesa Margarita Robles risultò compromesso.
Dal dispositivo di Sánchez vennero sottratti dati.
Ma qui occorre essere rigorosi.
Non è stato pubblicamente dimostrato che dietro l’operazione ci fosse il Marocco.
Il governo spagnolo parlò di un’intrusione “illecita ed esterna”, senza attribuirla ufficialmente a Rabat.
Quindi sostenere come fatto accertato che Mohammed VI disponesse di materiale compromettente su Sánchez sarebbe scorretto.
La domanda politica, tuttavia, resta inevitabile: chi spiò il presidente del governo spagnolo nel momento più delicato dello scontro con il Marocco, e perché?
A distanza di anni, l’assenza di una risposta definitiva continua ad alimentare sospetti.
Il voto del PSOE che fece esplodere il caso politico
Poi accadde qualcosa di ancora più difficile da ignorare.
Il 19 gennaio 2023, poche settimane dopo l’esplosione del Qatargate/Marocgate, il Parlamento europeo votò una durissima risoluzione sulla libertà di stampa in Marocco.
Il testo denunciava la repressione dei giornalisti e chiedeva alle autorità marocchine di rispettare libertà di espressione e diritti fondamentali.
Conteneva inoltre riferimenti ai tentativi marocchini di influenzare il Parlamento europeo.
Risultato:
356 favorevoli.
32 contrari.
42 astenuti.
E chi figurava tra i contrari?
La delegazione socialista spagnola.
Secondo Europa Press, 17 eurodeputati del PSOE votarono contro, mentre Iratxe García — presidente del gruppo S&D — seguì invece la linea generale dei socialdemocratici europei votando a favore.
Questo significa che non fu semplicemente “il gruppo socialista europeo” a difendere Rabat.
Fu qualcosa di politicamente ancora più interessante:
i socialisti spagnoli si separarono persino dalla linea prevalente della loro stessa famiglia politica europea.
Perché?
Il governo Sánchez difese quella posizione facendo riferimento all’importanza strategica delle relazioni con il Marocco.
Ma nel pieno dello scandalo sulle presunte interferenze marocchine, quel voto fu inevitabilmente devastante sul piano dell’immagine.
Il paradosso socialista
Ed eccoci al cuore politico del Marocgate.
Una rete investigata per presunte attività di influenza marocchina coinvolge personaggi provenienti dall’area socialista europea.
Un ex eurodeputato socialista ammette di aver partecipato a un sistema corruttivo.
Il suo ex assistente descrive un’organizzazione utilizzata da Marocco e Qatar per influenzare le istituzioni europee.
Emergono rapporti con diplomatici marocchini e presunti contatti con la DGED.
Nel frattempo un governo socialista spagnolo modifica radicalmente la posizione nazionale sul Sahara Occidentale.
E quando il Parlamento europeo condanna Rabat sulla libertà di stampa e denuncia i tentativi di influenza marocchina, quasi tutta la delegazione del PSOE vota contro.
È questo insieme di elementi — non una fantasiosa teoria sulla cabina di regia unica — che rende Marocgate politicamente devastante.
Gli affari continuano: anche con denaro pubblico
Nel frattempo i rapporti economici tra Spagna e Marocco si sono ulteriormente approfonditi.
Un esempio significativo è il gigantesco impianto di desalinizzazione di Casablanca.
Il progetto supera i 600 milioni di euro e vede protagonista un consorzio guidato dalla spagnola Acciona.
Nel 2024 COFIDES e CaixaBank hanno annunciato finanziamenti da 31 milioni di euro ciascuna.
Nel caso di COFIDES vengono utilizzate anche risorse del Fondo per gli Investimenti all’Estero (FIEX).
Successivamente il finanziamento complessivo del progetto ha coinvolto anche strumenti sostenuti dallo Stato spagnolo, tra cui FIEM attraverso ICO e coperture CESCE.
Naturalmente finanziare infrastrutture all’estero non costituisce di per sé alcuna irregolarità: è normale politica economica internazionale.
Ma politicamente il quadro resta significativo.
Mentre Madrid approfondisce il rapporto economico con Rabat, il Marocco ottiene contemporaneamente risultati strategici sul Sahara e mantiene un ruolo indispensabile nella gestione dei flussi migratori verso Spagna ed Europa.
La sovranità sotto pressione
Il problema più grande, quindi, supera Panzeri.
Supera persino Sánchez.
La questione riguarda il modello europeo.
Un Paese terzo dispone di almeno quattro strumenti di pressione sull’Europa:
migrazione, intelligence, influenza politica e accesso economico.
Quando queste leve vengono combinate, il confine tra diplomazia e pressione diventa estremamente sottile.
Il caso di Ceuta dimostra che la migrazione può essere trasformata in strumento diplomatico.
Marocgate dimostra che esiste almeno un’indagine giudiziaria seria sulle attività di influenza e corruzione attribuite a reti legate a Rabat.
Pegasus dimostra che persino il telefono del presidente spagnolo è stato penetrato da un attore esterno ancora non identificato pubblicamente.
La svolta sul Sahara dimostra quanto rapidamente una posizione diplomatica consolidata possa cambiare.
E il voto del PSOE del gennaio 2023 dimostra fino a che punto Madrid fosse disposta a differenziarsi persino dai socialisti europei pur di evitare uno scontro con Rabat.
Non serve inventare una cospirazione: bastano i fatti
Il punto più grave del Marocgate è precisamente questo.
Non occorre inventare nulla.
Non occorre sostenere, senza prove, che Sánchez abbia ricevuto denaro.
Non occorre affermare che Mohammed VI possieda un dossier Pegasus con cui ricatta Moncloa.
Non occorre trasformare ogni investimento spagnolo in Marocco in una tangente.
I fatti documentati sono già abbastanza pesanti.
Esiste una grande inchiesta europea sulla corruzione.
Panzeri ha confessato il proprio coinvolgimento.
Sono emersi rapporti con rappresentanti marocchini.
Le ricostruzioni investigative hanno indicato collegamenti con la DGED.
La rete politica coinvolta aveva una forte componente socialista.
Il Parlamento europeo ha ufficialmente accusato il Marocco di aver utilizzato la migrazione come strumento di pressione contro la Spagna nel 2021.
Il telefono di Sánchez fu violato proprio in quel periodo da un attore esterno non identificato.
Pochi mesi dopo Madrid cambiò radicalmente posizione sul Sahara Occidentale.
E nel gennaio 2023 quasi tutta la delegazione del PSOE votò contro una risoluzione europea critica verso Rabat, separandosi persino dalla maggioranza del gruppo S&D.
Questi sono fatti.
Ed è su questi fatti che dovrebbe concentrarsi una commissione d’inchiesta politica realmente indipendente.
Marocgate: il prezzo della dipendenza
Il vero scandalo non è soltanto trovare banconote dentro una valigia.
Quello è il livello più rozzo della corruzione.
Il problema più profondo nasce quando un’intera architettura politica diventa dipendente da un interlocutore esterno per la gestione delle frontiere, per la sicurezza, per gli scambi commerciali e per la stabilità diplomatica.
A quel punto non servono necessariamente tangenti.
Basta la dipendenza.
Il Marocco ha capito perfettamente il valore della propria posizione geografica.
Controlla una delle principali porte migratorie verso l’Europa, è fondamentale nella sicurezza del Mediterraneo occidentale, possiede interessi enormi sul Sahara Occidentale e dispone di rapporti economici sempre più profondi con Madrid e Bruxelles.
La domanda che Marocgate lascia aperta non riguarda quindi soltanto chi abbia preso i soldi.
La domanda è molto più grande:
quanto costa oggi ottenere una decisione politica europea favorevole?
E soprattutto:
quando la cooperazione diventa dipendenza, chi sta realmente negoziando con chi?
Il Parlamento europeo dovrebbe essere il luogo nel quale gli interessi dei cittadini europei vengono rappresentati.
Non un mercato nel quale governi stranieri cercano intermediari.
La Spagna dovrebbe difendere la propria politica estera sulla base del proprio interesse nazionale.
Non sotto la minaccia implicita che una frontiera possa essere aperta o chiusa a seconda dell’umore diplomatico di Rabat.
Per questo Marocgate non può essere liquidato come una parentesi del Qatargate.
È una vicenda autonoma e forse persino più importante.
Perché dietro le valigette di contanti appare qualcosa di molto più pericoloso: la vulnerabilità strutturale delle istituzioni europee all’influenza straniera.
E quando quella vulnerabilità incontra una classe politica pronta a considerare la “stabilità” superiore alla trasparenza, il rischio è che la sovranità smetta di essere un principio.
E diventi semplicemente una merce negoziabile.
FONTI E DOCUMENTI
Parlamento europeo – Risoluzione del 10 giugno 2021 sulla crisi migratoria di Ceuta e sull’uso della migrazione come pressione politica:
https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-9-2021-0289_EN.html
Parlamento europeo – Risoluzione/situazione dei giornalisti in Marocco e caso Omar Radi:
https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/B-9-2023-0057_EN.pdf
Euronews – Corruption scandal: Morocco, Panzeri, Giorgi e DGED:
https://www.euronews.com/my-europe/2023/01/05/morocco-denounces-media-attacks-as-european-parliament-corruption-scandal-thickens
Euronews – I protagonisti dell’inchiesta Qatargate/Marocgate:
https://www.euronews.com/my-europe/2023/04/14/who-is-who-in-the-european-parliament-corruption-scandal
Le Monde – Marocgate, Panzeri, Atmoun e presunti rapporti con la DGED:
https://www.lemonde.fr/international/article/2022/12/17/corruption-au-parlement-europeen-un-mysterieux-espion-marocain-au-c-ur-de-l-enquete_6154798_3210.html
Deutsche Welle – Le dichiarazioni di Panzeri e i 50.000 euro:
https://www.dw.com/en/qatargate-suspect-interviews-leak-eu-corruption-details/a-64876759
Europa Press – Il voto contrario degli eurodeputati PSOE sulla risoluzione critica verso il Marocco:
https://www.europapress.es/nacional/noticia-psoe-queda-solo-rechazo-resolucion-eurocamara-apunta-marruecos-trama-sobornos-20230119135236.html
Euronews/Reuters – Pegasus installato sul telefono di Pedro Sánchez:
https://www.euronews.com/2022/05/02/us-spain-politics-spyware
Reuters/Washington Post – La svolta della Spagna sul piano marocchino per il Sahara Occidentale:
https://www.washingtonpost.com/national/world-digest-march-18-2022/2022/03/18/2ac35bb8-a6c8-11ec-84e3-6c4333e69c40_story.html
COFIDES – Finanziamento spagnolo dell’impianto di desalinizzazione di Casablanca:
https://www.cofides.es/en/noticias/notas-de-prensa/cofides-and-caixabank-finance-acciona-construction-desalination-plant
ACCIONA – Finanziamento e struttura del progetto di desalinizzazione di Casablanca:
https://www.acciona.com/updates/news/acciona-signs-financing-casablanca-desalination-plant

