Vaccini COVID ed effetti avversi: il problema non è negare i rischi, ma raccontarli con precisione

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Per anni il dibattito sui vaccini contro il COVID-19 è stato avvelenato da due estremismi contrapposti: da una parte chi attribuisce al vaccino praticamente qualsiasi patologia comparsa dopo un’iniezione; dall’altra chi ha trattato qualsiasi discussione sugli effetti avversi come se fosse automaticamente disinformazione.

Entrambe le posizioni sono scientificamente sbagliate.

I vaccini COVID non sono privi di rischi. Alcuni eventi avversi rari sono stati riconosciuti dalle autorità sanitarie e, in determinati casi, è stata riconosciuta anche un’associazione causale.

Ma proprio per questo occorre essere estremamente precisi.

Sta tornando a circolare, per esempio, questa affermazione:

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica ora sul proprio sito che la vaccinazione COVID-19 può provocare la sclerosi multipla attraverso cellule T CD4+ cross-reattive che riconoscono la proteina Spike e peptidi della mielina.”

Presentata in questo modo, la notizia è fuorviante.

L’OMS non ha “ammesso” che i vaccini COVID causano la sclerosi multipla

La frase deriva effettivamente dal titolo di un lavoro scientifico:

“Covid-19 vaccination can induce multiple sclerosis via cross-reactive CD4+ T cells recognizing SARS-CoV-2 spike protein and myelin peptides”.

Il lavoro, firmato da Y. Qiu e colleghi dell’University Hospital Zürich, comparve nel 2022 come abstract congressuale/ePoster sul Multiple Sclerosis Journal.

Ed è qui che nasce l’equivoco.

Il documento è stato indicizzato nella WHO COVID-19 Research Database. Ma una banca dati dell’OMS raccoglie studi scientifici prodotti da ricercatori di tutto il mondo: la presenza di uno studio nel database non significa che le sue conclusioni rappresentino una posizione ufficiale dell’OMS.

Quando nel 2023 questa interpretazione diventò virale, l’OMS precisò che non esisteva una prova conclusiva del rapporto tra vaccinazione COVID e sclerosi multipla e che lo studio non consentiva di stabilire una causalità generale.

Quindi scrivere “l’OMS ammette che il vaccino causa la sclerosi multipla” sarebbe falso.

Questo, però, non significa che lo studio debba essere ignorato.

Lo studio svizzero merita attenzione

I ricercatori dell’University Hospital Zürich descrissero due casi di insorgenza di sclerosi multipla temporalmente associati alla vaccinazione mRNA.

L’aspetto interessante non era semplicemente la successione temporale vaccino-malattia.

Gli autori studiarono le cellule T CD4+ presenti nel sangue periferico e nel liquido cerebrospinale e individuarono cellule immunitarie capaci di reagire sia alla Spike di SARS-CoV-2 sia ad antigeni associati alla mielina.

Tra questi figuravano peptidi appartenenti a proteine come MBP (myelin basic protein) e MOG (myelin oligodendrocyte glycoprotein).

Gli autori proposero quindi un possibile meccanismo di cross-reattività immunologica, collegabile al concetto di molecular mimicry: una risposta immunitaria diretta inizialmente contro un antigene esterno potrebbe, in particolari circostanze, riconoscere strutture dell’organismo sufficientemente simili.

È un’ipotesi biologicamente interessante e meritevole di approfondimento.

Ma due casi non permettono di concludere che la vaccinazione provochi generalmente la sclerosi multipla.

Ed è proprio questa distinzione che dovrebbe separare l’informazione scientifica dalla propaganda.

Gli eventi neurologici dopo vaccinazione non sono un’invenzione

La letteratura scientifica contiene effettivamente segnalazioni di eventi demielinizzanti comparsi dopo la vaccinazione COVID.

Una revisione sistematica pubblicata nel 2023 esaminò casi di sclerosi multipla e neuromielite ottica (NMOSD) riportati dopo la vaccinazione.

Gli stessi autori, però, conclusero che erano necessari studi più ampi per determinare l’esistenza e l’entità di un eventuale rapporto causale.

Un’altra revisione sistematica analizzò 29 casi di ricaduta di sclerosi multipla riportati nella letteratura dopo vaccinazione COVID. L’intervallo medio tra vaccinazione e comparsa della ricaduta era di circa 9,5 giorni.

Ma anche qui bisogna leggere tutto lo studio e non soltanto il dato più spettacolare: gli autori sottolineavano che i casi non dimostravano che il vaccino fosse necessariamente la causa e ricordavano che anche l’infezione da SARS-CoV-2 può favorire ricadute.

Quando si passa dai case report ai grandi numeri il quadro cambia

È questo il punto fondamentale.

Un case report può individuare un segnale e suggerire un possibile meccanismo. Per stabilire se un vaccino aumenti realmente il rischio di una malattia nella popolazione servono però studi epidemiologici molto più grandi.

Una meta-analisi sulla sicurezza e immunogenicità dei vaccini nelle persone affette da sclerosi multipla ha incluso, per l’analisi delle ricadute dopo vaccinazione COVID, 16 studi e 7.235 pazienti.

La percentuale aggregata di ricadute era circa il 2%, e gli autori non identificarono un segnale complessivo tale da mettere in discussione la sicurezza della vaccinazione nelle persone con SM.

Una revisione ancora più ampia del 2024 conclude che, complessivamente, le vaccinazioni non sembrano aumentare significativamente il rischio di aggravamento o ricaduta della sclerosi multipla.

Uno studio pubblicato nel 2025, inoltre, non ha trovato evidenze sufficienti per stabilire un aumento della frequenza delle ricadute di SM o NMOSD associato alla vaccinazione COVID.

Questo non cancella i singoli casi.

Significa semplicemente che un possibile evento raro individuale e un aumento epidemiologico del rischio nella popolazione sono due affermazioni completamente differenti.

Dove invece il rapporto causale è stato riconosciuto

Qui il discorso diventa ancora più importante.

Non c’è bisogno di trasformare segnali incerti in certezze, perché esistono effetti avversi dei vaccini COVID per i quali le autorità sanitarie hanno effettivamente riconosciuto un’associazione.

Uno degli esempi più importanti riguarda miocardite e pericardite dopo vaccini mRNA.

L’OMS scrive che i casi sono molto rari, ma riconosce una “likely causal association”, cioè una probabile associazione causale, soprattutto nei giovani maschi e prevalentemente dopo la seconda dose.

La stessa OMS continua a riportare esplicitamente la possibile relazione tra vaccini mRNA e miocardite/pericardite.

Per i vaccini a vettore adenovirale, inoltre, è emerso il raro fenomeno trombotico associato a trombocitopenia che portò autorità e sistemi di farmacovigilanza a modificare raccomandazioni e utilizzo di alcuni prodotti. Già nell’aprile 2021 l’OMS definiva plausibile una relazione causale tra il vaccino AstraZeneca e le rare trombosi accompagnate da bassi livelli di piastrine.

Ecco perché sostenere che parlare di effetti avversi equivalga automaticamente a essere “no-vax” non è una posizione scientifica.

La farmacovigilanza esiste precisamente perché nessun farmaco e nessun vaccino è a rischio zero.

Il vero scandalo sarebbe impedire le domande

La lezione degli ultimi anni dovrebbe essere semplice.

La scienza non funziona attraverso slogan come:

“sicuro al 100%”

oppure

“il vaccino provoca la sclerosi multipla”.

Funziona attraverso probabilità, sorveglianza, denominatori, gruppi di controllo, meccanismi biologici, replicazione dei risultati e continua revisione delle conclusioni.

Se emerge un caso di miocardite, va studiato.

Se emerge una trombosi anomala, va studiata.

Se due pazienti sviluppano una patologia demielinizzante e vengono individuate cellule T capaci di riconoscere sia antigeni della Spike sia antigeni della mielina, il fenomeno merita di essere studiato seriamente, non deriso o censurato.

Ma trasformare due casi clinici in una dimostrazione che milioni di vaccinati siano destinati alla sclerosi multipla sarebbe altrettanto scorretto.

Il punto che troppo spesso è mancato: consenso informato

È qui che la discussione diventa anche politica e istituzionale.

Una campagna sanitaria corretta non dovrebbe aver bisogno di nascondere l’esistenza di eventi avversi.

Dovrebbe essere capace di dire:

questo beneficio è documentato; questo rischio è documentato; questo evento è raro; questo possibile effetto è ancora sotto studio; per questa fascia d’età il rapporto rischio-beneficio è diverso da quello di un’altra fascia.

Questo significa consenso informato.

E significa anche ammettere che le raccomandazioni possono cambiare quando cambiano epidemiologia, immunità della popolazione e conoscenze scientifiche.

Non a caso, nel luglio 2026 l’OMS ha pubblicato un nuovo position paper sui vaccini COVID nel contesto attuale, caratterizzato da ampia immunità della popolazione e circolazione persistente del virus, aggiornando indicazioni, gruppi a rischio, sicurezza e strategie vaccinali.

La medicina seria non dovrebbe avere paura dell’aggiornamento.

Conclusione: niente propaganda, nemmeno quando si criticano i vaccini

Il titolo dello studio svizzero è autentico.

I due casi descritti sono autentici.

La cross-reattività immunologica osservata dai ricercatori è un risultato scientifico che merita attenzione.

Ma non è un’ammissione dell’OMS e non dimostra che i vaccini COVID provochino generalmente la sclerosi multipla.

L’OMS aveva semplicemente indicizzato lo studio nella propria banca dati scientifica.

La critica più forte alla gestione della vaccinazione COVID non ha bisogno di falsificare questo dettaglio.

Al contrario, dovrebbe pretendere qualcosa di molto più difficile da contestare: farmacovigilanza trasparente, accesso ai dati, comunicazione completa dei rischi, ricerca indipendente sugli eventi rari, stratificazione del rischio per età e sesso e consenso realmente informato.

Perché riconoscere che alcuni effetti avversi dei vaccini COVID sono reali non significa sostenere che qualsiasi patologia comparsa dopo una dose sia stata provocata dal vaccino.

E riconoscere che il beneficio della vaccinazione sia stato rilevante soprattutto nelle popolazioni maggiormente esposte al COVID grave non autorizza nessuno a minimizzare gli eventi avversi realmente associati ai vaccini.

La questione scientificamente seria non è scegliere tra “vaccini perfettamente sicuri” e “vaccini responsabili di ogni malattia”.

La questione è pretendere di conoscere, per ogni prodotto e per ogni gruppo di popolazione, quanto è grande il beneficio, quanto è grande il rischio e quanto ancora non sappiamo.

Fonti e documenti

Studio Qiu et al. – Multiple Sclerosis Journal (2022)
Titolo: Covid-19 vaccination can induce multiple sclerosis via cross-reactive CD4+ T cells recognizing SARS-CoV-2 spike protein and myelin peptides.

PubMed – Multiple sclerosis relapse after COVID-19 vaccination: systematic review
PubMed – revisione sulle ricadute di sclerosi multipla

PubMed – MS e NMOSD dopo vaccinazione COVID
PubMed – revisione sistematica MS/NMOSD

PubMed – Immunogenicity and safety of vaccines in multiple sclerosis
PubMed – meta-analisi sulla sicurezza

PubMed – Safety and efficacy of vaccinations in patients with multiple sclerosis
PubMed – revisione sistematica 2024

OMS – Miocardite e vaccini COVID
WHO – Q&A on Myocarditis and COVID-19 Vaccines

OMS – GACVS: associazione tra vaccini mRNA e miocardite/pericardite
WHO – GACVS statement

OMS – trombosi e trombocitopenia dopo AstraZeneca
WHO – GACVS AstraZeneca statement

OMS – Position Paper sui vaccini COVID, luglio 2026
WHO Position Paper – July 2026

Verifica dell’equivoco relativo al database OMS
VERA Files – WHO did not say COVID vaccines cause multiple sclerosis

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