Simon Andriesz aveva consegnato informazioni all’FBI e al Congresso americano. Aveva scoperto email del 2018 che mettevano in discussione la versione fornita dal segretario al Commercio USA sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein. Ora la FCA britannica apre una revisione sul trattamento riservato all’informatore.
La vicenda Jeffrey Epstein torna ancora una volta a incrociare politica, finanza e apparati di controllo. Questa volta al centro della storia c’è Simon Andriesz, 57 anni, ex dirigente finanziario britannico e whistleblower che negli ultimi mesi aveva contribuito a portare alla luce elementi sui rapporti tra Jeffrey Epstein e Howard Lutnick, attuale segretario al Commercio degli Stati Uniti.
Andriesz è morto il 23 settembre 2026 in Thailandia. La famiglia ha riferito che si è trattato di suicidio e che non risultano elementi indicativi dell’intervento di terze persone. Le circostanze della sua morte hanno però immediatamente riacceso l’attenzione sulla battaglia che l’ex banchiere conduceva da anni e, soprattutto, sul modo in cui le autorità britanniche avevano gestito le sue segnalazioni.
La Financial Conduct Authority (FCA), il principale regolatore finanziario britannico, ha infatti deciso di riesaminare il proprio comportamento nei confronti di Andriesz.
CHI ERA SIMON ANDRIESZ
Andriesz aveva lavorato come managing director presso BGC Group, società finanziaria collegata all’universo imprenditoriale di Howard Lutnick, che prima di entrare nell’amministrazione Trump aveva guidato Cantor Fitzgerald e BGC.
La storia di Andriesz come whistleblower, in realtà, precede il caso Epstein.
Nel 2016 aveva sollevato internamente dubbi su presunte irregolarità contabili nella società. Fu licenziato l’anno successivo.
Una parte delle questioni da lui segnalate ebbe conseguenze concrete negli Stati Uniti: nel 2019 la Commodity Futures Trading Commission impose a BGC Financial una sanzione da 3 milioni di dollari per violazioni relative a supervisione, comunicazioni e conservazione dei registri. Andriesz ricevette successivamente circa 420.000 dollari nell’ambito del programma americano di ricompensa per i whistleblower.
Ma sarebbe stata l’apertura degli archivi relativi a Jeffrey Epstein a trasformare il suo caso personale in qualcosa di politicamente molto più delicato.
LE EMAIL DEL 2018
Nel luglio 2026 la BBC ha raccontato l’indagine condotta da Andriesz.
L’ex dirigente sosteneva di avere individuato una catena di email risalente al 2018 nella quale Howard Lutnick e Jeffrey Epstein discutevano delle prospettive di una startup nella quale entrambi risultavano coinvolti.
Il punto politicamente rilevante non è semplicemente che Lutnick conoscesse Epstein.
È la cronologia.
Perché quelle comunicazioni apparivano difficili da conciliare con precedenti dichiarazioni pubbliche di Lutnick sul momento in cui avrebbe interrotto i rapporti con Epstein.
Secondo l’inchiesta della BBC, Andriesz aveva parlato con l’FBI già nel 2020 e 2021, segnalando anche presunti rapporti finanziari non dichiarati tra Lutnick ed Epstein. Quelle accuse, secondo la ricostruzione della BBC, non furono investigate dall’FBI.
Successivamente Andriesz consegnò le email anche alla House Oversight Committee del Congresso statunitense.
La commissione interrogò Lutnick sulla vicenda.
LUTNICK E L’ISOLA DI EPSTEIN
Nel frattempo è emerso un altro elemento.
Lutnick aveva precedentemente descritto il suo rapporto con Epstein come estremamente limitato, sostenendo di essersi allontanato da lui molti anni prima.
Nel 2026 ha però riconosciuto di essere stato sull’isola privata di Epstein nel 2012, insieme alla propria famiglia.
Secondo la sua versione, si sarebbe trattato di una breve visita durante una vacanza in barca: un pranzo di circa un’ora con moglie, figli e tate.
Lutnick continua a negare di aver commesso qualsiasi illecito collegato a Epstein e contesta l’interpretazione secondo cui avrebbe avuto con lui una relazione finanziaria impropria.
Questo è un punto essenziale: l’esistenza di contatti o discussioni economiche non dimostra di per sé partecipazione ai crimini sessuali di Epstein.
Ma le comunicazioni del 2018 assumono rilevanza perché mettono in discussione la cronologia precedentemente raccontata sul distacco tra i due uomini.
Ed era precisamente questo uno dei punti sui quali Andriesz insisteva.
«UNA PRESSIONE TREMENDA»
Negli ultimi mesi della sua vita Andriesz aveva parlato pubblicamente del prezzo personale pagato per la sua attività.
In un’intervista alla BBC aveva spiegato di aver subito una pressione enorme dopo le sue denunce.
Aveva anche descritto come devastanti per sé e per la propria famiglia le conseguenze personali e finanziarie della lunga battaglia da whistleblower.
Nonostante questo aveva deciso di continuare.
La questione, a quel punto, non riguardava più soltanto Epstein o Lutnick.
Riguardava anche il sistema che dovrebbe proteggere chi denuncia possibili illeciti all’interno delle grandi istituzioni finanziarie.
L’ERRORE DELLA FCA
Ed è qui che la vicenda assume un’altra dimensione.
La Financial Conduct Authority britannica ha riconosciuto che un proprio funzionario aveva fornito ad Andriesz un’informazione sbagliata: gli era stato detto che, essendo ormai nota pubblicamente la sua identità, avrebbe perso la protezione prevista per i whistleblower.
Non era vero.
La FCA si è successivamente scusata e ha annunciato nuove indicazioni e formazione per il proprio personale.
Dopo la morte di Andriesz, il regolatore ha incaricato Lea Paterson, membro non esecutivo del consiglio della FCA ed ex funzionaria della Bank of England, di esaminare il modo in cui l’autorità aveva interagito con lui e di stabilire quali lezioni trarne.
Ma per alcuni parlamentari britannici non basta.
Un gruppo trasversale di deputati ha chiesto un’indagine realmente indipendente, sostenendo che la FCA non dovrebbe trovarsi nella posizione di giudicare autonomamente il proprio comportamento.
Il parlamentare laburista John McDonnell ha definito la morte di Andriesz una tragedia «profonda e prevenibile».
UNA MORTE CHE NON VA TRASFORMATA IN UNA PROVA
La coincidenza temporale è inevitabilmente destinata ad alimentare interrogativi.
Un whistleblower denuncia rapporti tra uno degli uomini più potenti dell’amministrazione americana e Jeffrey Epstein.
Consegna materiale all’FBI.
Porta documenti al Congresso.
Racconta pubblicamente di aver subito pressioni enormi.
E poco tempo dopo muore.
Ma proprio perché il caso Epstein è diventato terreno fertile per supposizioni, è necessario distinguere ciò che sappiamo da ciò che immaginiamo.
Non esiste al momento alcuna prova pubblica che colleghi la morte di Simon Andriesz a ciò che aveva scoperto su Epstein o Lutnick.
La famiglia ha indicato il suicidio e ha riferito di non avere elementi per sospettare il coinvolgimento di terzi. Anche diverse testate britanniche riportano la morte come suicidio.
Questo non rende meno importanti le domande sulla vicenda.
Le sposta semplicemente sul terreno corretto.
IL VERO SCANDALO POTREBBE ESSERE ALTROVE
La questione documentabile, oggi, riguarda infatti almeno tre aspetti.
Il primo è stabilire quale fosse realmente la natura e la durata dei rapporti tra Howard Lutnick e Jeffrey Epstein.
Il secondo riguarda il motivo per cui le informazioni consegnate da Andriesz alle autorità non abbiano inizialmente suscitato maggiore attenzione.
Il terzo, forse ancora più importante, riguarda la protezione dei whistleblower.
Andriesz aveva denunciato irregolarità nel mondo finanziario anni prima di diventare un personaggio del dossier Epstein. Alcune delle sue informazioni avevano contribuito ad azioni regolatorie negli Stati Uniti.
Eppure raccontava di essersi trovato progressivamente schiacciato dalle conseguenze economiche, legali e personali della propria battaglia.
Ora persino la FCA riconosce che almeno una parte del trattamento ricevuto dall’informatore fu sbagliata.
Ed è questo elemento, più delle speculazioni sulla sua morte, a rendere la storia politicamente significativa.
EPSTEIN, SETTE ANNI DOPO
Jeffrey Epstein è morto in una cella del Metropolitan Correctional Center di Manhattan nell’agosto 2019 mentre attendeva il processo federale per traffico sessuale.
Sette anni dopo, il suo nome continua però a comparire nei documenti, nelle email e nei rapporti personali di alcuni dei personaggi più influenti della politica e della finanza internazionale.
La pubblicazione di nuovi archivi nel 2026 ha riaperto numerose piste.
Ma anche in questo caso occorre distinguere tra frequentazione, rapporto economico, conoscenza personale e partecipazione ad attività criminali: non sono categorie equivalenti.
Nel caso Lutnick, la questione oggi documentata è più precisa.
Simon Andriesz sosteneva di avere trovato materiale che contraddiceva la versione pubblicamente fornita sulla durata dei rapporti con Epstein.
Quel materiale è arrivato fino al Congresso americano.
Ora Andriesz non potrà più raccontare personalmente ciò che aveva scoperto.
Restano però le email.
Restano le sue dichiarazioni.
Restano i documenti consegnati alle autorità.
E soprattutto resta una domanda che non richiede alcuna teoria per essere posta:
perché un whistleblower che chiedeva di essere ascoltato e protetto arrivò a descrivere come devastanti le conseguenze della propria battaglia, mentre il regolatore che avrebbe dovuto tutelarlo ammette oggi di avergli fornito informazioni sbagliate?
È su questa domanda che l’indagine dovrebbe concentrarsi.
FONTI E APPROFONDIMENTI
ABC España – Hallan muerto al informante del caso Epstein tras revelar sus vínculos con el secretario de Comercio de EE.UU.
Articolo ABC España
Financial Times – FCA to examine how it treated whistleblower who died by suicide
Approfondimento Financial Times
The Guardian – UK regulator FCA to investigate how it handled Epstein whistleblower
Approfondimento The Guardian
The Banker – Whistleblower who flagged Lutnick’s links to Epstein dies by suicide
Approfondimento The Banker
BBC – Indagine sui rapporti Lutnick-Epstein e sulle rivelazioni di Simon Andriesz
Approfondimento BBC
Corriere della Sera – Trovato morto il whistleblower britannico Simon Andriesz
Approfondimento Corriere della Sera

