ISRAELE E PALESTINA: DALLE ORIGINI DEL CONFLITTO ALLA RETE DELL’IRAN. GUERRE, TERRORISMO, OMICIDI E L’“ASSE DELLA RESISTENZA”

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Per capire il presente bisogna partire dalla storia, non dagli slogan

Il conflitto israelo-palestinese non nasce il 7 ottobre 2023. Non nasce con Hamas. E soprattutto non nasce con l’Iran.

Quest’ultimo punto è fondamentale, perché attribuire alla Repubblica islamica la responsabilità dell’intera storia del conflitto significa commettere un errore cronologico che finisce per indebolire anche le critiche documentabili nei confronti di Teheran.

Quando arabi ed ebrei combattevano nella Palestina mandataria, la Repubblica islamica dell’Iran non esisteva.

Quando venne proclamato lo Stato di Israele nel 1948, la Repubblica islamica non esisteva.

Quando nacque l’OLP, non esisteva.

Quando Settembre Nero compì il massacro delle Olimpiadi di Monaco del 1972, l’Iran era ancora governato dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi.

La svolta arriva nel 1979, con la rivoluzione guidata dall’Ayatollah Ruhollah Khomeini.

È da quel momento che la questione palestinese entra progressivamente all’interno di una strategia iraniana molto più vasta.

Per comprendere questa trasformazione bisogna quindi dividere la storia in due grandi periodi:

prima del 1979 e dopo il 1979.

LE RADICI: SIONISMO, NAZIONALISMO ARABO E IMPERO OTTOMANO

Alla fine dell’Ottocento la Palestina apparteneva all’Impero ottomano.

La popolazione era prevalentemente araba, musulmana e cristiana, con comunità ebraiche presenti da secoli.

Parallelamente, nell’Europa attraversata dall’antisemitismo e dai pogrom, prendeva forma il moderno movimento sionista.

Il suo obiettivo era la creazione di una patria nazionale per il popolo ebraico.

Theodor Herzl divenne una delle figure centrali del sionismo politico e nel 1897 si svolse a Basilea il Primo Congresso Sionista.

Cominciarono diverse ondate migratorie ebraiche verso la Palestina.

Il problema destinato ad esplodere era evidente: due movimenti nazionali cominciavano progressivamente a rivendicare lo stesso territorio.

Non c’era ancora Hamas.

Non c’era Hezbollah.

Non c’era la Repubblica islamica iraniana.

Il conflitto aveva radici locali, nazionali, religiose e geopolitiche completamente precedenti all’Iran khomeinista.

1917: LA DICHIARAZIONE BALFOUR

La Prima guerra mondiale cambia radicalmente la situazione.

Nel 1917 il governo britannico pubblica la Dichiarazione Balfour, dichiarandosi favorevole alla creazione in Palestina di un “focolare nazionale per il popolo ebraico”, precisando però che non avrebbero dovuto essere pregiudicati i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti.

Dopo la sconfitta dell’Impero ottomano, la Palestina passa sotto amministrazione britannica.

Nel 1922 la Società delle Nazioni attribuisce formalmente alla Gran Bretagna il Mandato sulla Palestina.

La tensione cresce.

L’immigrazione ebraica aumenta, mentre una parte crescente della popolazione araba palestinese teme di perdere il controllo politico e demografico del territorio.

Negli anni Venti e Trenta esplodono ripetutamente violenze intercomunitarie.

LE VIOLENZE PRIMA DELLA NASCITA DI ISRAELE

Questo periodo è importante anche perché distrugge una delle semplificazioni più diffuse: la violenza non comincia nel 1948.

Già durante il Mandato britannico avvengono rivolte, massacri, attentati e rappresaglie.

Nel 1929 esplodono violenze particolarmente gravi, comprese quelle di Hebron, dove decine di ebrei vengono uccisi.

Tra il 1936 e il 1939 si sviluppa la grande rivolta araba palestinese contro l’amministrazione britannica e contro l’immigrazione ebraica.

Anche le organizzazioni paramilitari ebraiche diventano progressivamente più aggressive.

Accanto all’Haganah operano organizzazioni come Irgun e Lehi.

Nel luglio 1946 l’Irgun compie l’attentato contro il King David Hotel di Gerusalemme, sede di uffici amministrativi e militari britannici.

Muoiono 91 persone.

La storia del terrorismo nella Palestina mandataria, dunque, non appartiene esclusivamente a una delle due parti.

È un elemento indispensabile per capire la successiva radicalizzazione.

L’EUROPA, LA SHOAH E LA PRESSIONE PER UNO STATO EBRAICO

La persecuzione degli ebrei europei culminata nella Shoah modifica ulteriormente il quadro.

Sei milioni di ebrei vengono assassinati dal regime nazista e dai suoi collaboratori.

Dopo la Seconda guerra mondiale la richiesta di una patria sicura per il popolo ebraico assume una forza politica e morale enorme.

Aumenta anche la pressione migratoria verso la Palestina.

La Gran Bretagna, incapace di trovare una soluzione accettabile per entrambe le comunità, decide infine di trasferire il problema alle Nazioni Unite.

1947: IL PIANO DI PARTIZIONE DELL’ONU

Il 29 novembre 1947 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva la Risoluzione 181.

Il piano prevede la divisione della Palestina mandataria in uno Stato ebraico, uno Stato arabo e Gerusalemme sottoposta a uno speciale regime internazionale.

La leadership sionista accetta sostanzialmente la partizione.

La leadership araba palestinese e gli Stati arabi la respingono.

Comincia immediatamente una guerra civile tra le due comunità.

Secondo la ricostruzione delle Nazioni Unite, il conflitto del 1947-1949 avrebbe provocato la fuga o l’espulsione di oltre 700.000 palestinesi.

È l’origine della Nakba, la “catastrofe” nella memoria nazionale palestinese.

Ma durante la guerra avvengono atrocità e violenze da entrambe le parti.

Uno degli episodi più controversi è Deir Yassin, nell’aprile 1948, quando forze dell’Irgun e del Lehi attaccano il villaggio palestinese provocando numerose vittime.

Questo episodio diventerà uno dei simboli palestinesi della guerra del 1948.

1948: NASCE ISRAELE E COMINCIA LA PRIMA GUERRA ARABO-ISRAELIANA

Il 14 maggio 1948 David Ben-Gurion proclama la nascita dello Stato di Israele.

Subito dopo intervengono gli eserciti di diversi Stati arabi.

Comincia la prima guerra arabo-israeliana.

Alla fine del conflitto Israele sopravvive e controlla un territorio superiore a quello previsto dal piano di partizione.

La Cisgiordania passa sotto controllo giordano.

Gaza viene amministrata dall’Egitto.

Lo Stato arabo palestinese previsto dalla Risoluzione 181 non nasce.

La questione dei profughi palestinesi diventa permanente.

È fondamentale osservare ancora una volta la cronologia:

l’Iran islamico non c’entra nulla con questa fase.

GLI ANNI CINQUANTA: I FEDAYN

Dopo il 1948 il conflitto continua attraverso incursioni transfrontaliere.

Gruppi di fedayn palestinesi entrano in territorio israeliano, spesso provenendo dalle zone controllate dall’Egitto o dalla Giordania.

Israele risponde con operazioni di rappresaglia.

Si instaura un meccanismo che accompagnerà la regione per decenni:

attacco → rappresaglia → escalation → nuovo attacco.

Nel frattempo il conflitto israelo-palestinese diventa parte della più ampia rivalità arabo-israeliana.

1964: NASCE L’OLP

Nel 1964 nasce l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, l’OLP.

Successivamente Fatah, guidata da Yasser Arafat, diventerà la forza dominante dell’organizzazione.

L’obiettivo iniziale non è una soluzione a due Stati come quella che successivamente verrà associata al processo di Oslo.

L’obiettivo è la liberazione della Palestina.

La lotta armata assume progressivamente un ruolo centrale.

Ancora una volta:

non è un progetto iraniano.

La Repubblica islamica dell’Iran nascerà quindici anni dopo.

1967: LA GUERRA DEI SEI GIORNI CAMBIA TUTTO

Nel giugno 1967 Israele combatte contro Egitto, Siria e Giordania.

In appena sei giorni conquista Sinai, Striscia di Gaza, Cisgiordania, Gerusalemme Est e Alture del Golan.

La guerra cambia radicalmente la natura del problema palestinese.

Da quel momento Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est diventano il centro della disputa territoriale.

Le Nazioni Unite stimano che la guerra abbia provocato un nuovo esodo di circa mezzo milione di palestinesi.

La Risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza diventerà uno dei riferimenti diplomatici fondamentali per i successivi tentativi di pace.

IL TERRORISMO PALESTINESE DIVENTA INTERNAZIONALE

Tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta alcune organizzazioni palestinesi portano il conflitto fuori dal Medio Oriente.

Dirottamenti aerei, sequestri e attentati diventano strumenti della lotta.

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e altre organizzazioni cercano deliberatamente un’enorme visibilità internazionale.

La strategia è evidente: trasformare la questione palestinese in una crisi impossibile da ignorare.

MONACO 1972

Uno degli episodi più famosi avviene alle Olimpiadi di Monaco.

Il gruppo Settembre Nero prende in ostaggio membri della squadra olimpica israeliana.

L’operazione termina tragicamente con la morte di undici membri della delegazione israeliana.

L’attentato produce un trauma enorme in Israele e porta alla successiva campagna israeliana contro gli organizzatori e i responsabili delle reti terroristiche palestinesi.

Anche qui l’Iran non è il regista.

Siamo nel 1972.

L’Iran è ancora governato dallo Scià.

L’ACHILLE LAURO E LA LUNGA STAGIONE DEL TERRORISMO

Il terrorismo palestinese internazionale non termina negli anni Settanta.

Nel 1985 uomini del Palestine Liberation Front sequestrano la nave italiana Achille Lauro.

Il cittadino americano ebreo Leon Klinghoffer viene assassinato e il suo corpo gettato in mare.

Questi episodi mostrano perché sia sbagliato ridurre l’intera storia della violenza palestinese alla successiva influenza iraniana.

Esiste una genealogia autonoma del terrorismo palestinese.

Ma nel frattempo era avvenuto qualcosa destinato a modificare profondamente il Medio Oriente.

1979: LA RIVOLUZIONE KHOMEINISTA

Nel 1979 cade lo Scià Mohammad Reza Pahlavi.

L’Ayatollah Ruhollah Khomeini torna dall’esilio e nasce la Repubblica islamica dell’Iran.

È la grande svolta.

Prima della rivoluzione, Iran e Israele avevano mantenuto importanti rapporti strategici, economici e di intelligence.

Dopo Khomeini tutto cambia.

Israele diventa uno dei principali nemici ideologici della nuova Repubblica islamica.

L’ambasciata israeliana a Teheran viene consegnata all’OLP.

Yasser Arafat viene accolto trionfalmente.

La causa palestinese viene incorporata nella narrativa rivoluzionaria iraniana.

Ma non si tratta soltanto di propaganda.

La nuova Repubblica islamica sviluppa progressivamente strumenti militari, finanziari, ideologici e clandestini per proiettare influenza oltre i propri confini.

NASCE LA FORZA QUDS E LA STRATEGIA DELLA GUERRA PER PROCURA

All’interno dei Guardiani della Rivoluzione iraniana, l’IRGC, si sviluppa quella struttura che diventerà fondamentale per le operazioni esterne iraniane: la Forza Quds.

La logica strategica è estremamente efficace.

Per colpire un avversario non è sempre necessario affrontarlo direttamente.

È possibile finanziare organizzazioni locali, addestrarle, fornire armi, trasferire tecnologia, costruire reti logistiche, finanziare strutture politiche e sociali, creare capacità missilistiche e sostenere propaganda e comunicazione, mantenendo contemporaneamente un certo grado di distanza operativa.

È il modello che diventerà caratteristico della strategia regionale iraniana.

1982: HEZBOLLAH E IL LABORATORIO LIBANESE

L’invasione israeliana del Libano del 1982 crea il terreno sul quale emerge Hezbollah.

Il movimento sciita libanese viene fortemente influenzato dalla rivoluzione khomeinista.

Guardiani della Rivoluzione iraniani vengono inviati in Libano.

Nasce così quello che diventerà il più potente alleato non statale dell’Iran.

Il rapporto tra Iran e Hezbollah è qualitativamente diverso dal rapporto successivamente sviluppato con Hamas.

Hezbollah è molto più profondamente integrato nell’architettura strategica iraniana.

Riceve finanziamenti, addestramento, armi e assistenza tecnologica.

Negli anni successivi svilupperà un enorme arsenale missilistico.

BEIRUT 1983

Il 23 ottobre 1983 due attentati suicidi colpiscono le caserme della forza multinazionale a Beirut.

Nell’attacco contro i Marines americani vengono uccisi 241 militari statunitensi.

Un secondo attentato colpisce le forze francesi.

L’episodio diventa uno dei simboli della nuova stagione del terrorismo mediorientale.

La questione delle responsabilità operative precise è stata oggetto di lunghe indagini e controversie, ma il ruolo dell’ambiente militante sciita sostenuto dall’Iran e la successiva centralità di Hezbollah sono elementi fondamentali della ricostruzione occidentale di quella stagione.

LA JIHAD ISLAMICA PALESTINESE

Un altro tassello essenziale è la Palestinian Islamic Jihad, PIJ.

È un’organizzazione sunnita palestinese, ma sviluppa una relazione particolarmente stretta con l’Iran.

Qui il collegamento è molto più diretto di quanto generalmente si comprenda.

Documenti del Dipartimento del Tesoro statunitense hanno indicato finanziamenti iraniani, addestramento e assistenza alla capacità missilistica della PIJ.

Secondo il Tesoro americano, l’IRGC ha addestrato combattenti della PIJ nello sviluppo e nella costruzione di missili a Gaza.

Questa è una trasformazione strategica fondamentale.

Il conflitto palestinese non è più soltanto un fenomeno locale.

Diventa progressivamente uno dei fronti della competizione regionale iraniana.

1987: NASCE HAMAS

Durante la Prima Intifada nasce Hamas.

E qui bisogna correggere un’altra semplificazione.

Hamas non viene creato dall’Iran.

Nasce dalla branca palestinese della Fratellanza Musulmana.

È sunnita.

L’Iran rivoluzionario è sciita.

Hamas combina nazionalismo palestinese e islamismo.

La sua Carta del 1988 contiene posizioni radicalmente ostili all’esistenza di Israele e anche retorica antisemita.

Successivamente Hamas modificherà parte della propria comunicazione politica, soprattutto con il documento del 2017, senza però riconoscere formalmente Israele.

HAMAS E L’IRAN SI AVVICINANO

È soprattutto negli anni Novanta che la relazione tra Hamas e Teheran diventa strategicamente importante.

Secondo il Congressional Research Service americano, funzionari iraniani incontrano dirigenti di Hamas già nei primi anni Novanta.

Nel 1992 Hamas apre un ufficio esterno in Iran.

Il momento storico non è casuale.

Proprio mentre OLP e Israele si avvicinano alla trattativa diplomatica, l’Iran rafforza i rapporti con forze palestinesi contrarie al processo.

1993: GLI ACCORDI DI OSLO

Nel 1993 Israele e OLP firmano gli Accordi di Oslo.

Yitzhak Rabin e Yasser Arafat diventano i protagonisti di un tentativo storico di riconciliazione.

Nasce l’Autorità Palestinese.

Per la prima volta sembra concretamente possibile arrivare a una soluzione politica.

Ma Hamas e Jihad Islamica respingono il processo.

Comincia una violentissima campagna di attentati.

GLI ATTENTATI SUICIDI DEGLI ANNI NOVANTA

Autobus, fermate, mercati e luoghi pubblici israeliani diventano obiettivi.

Hamas e PIJ utilizzano sistematicamente attentatori suicidi.

Lo scopo non è solamente provocare vittime.

Gli attentati hanno conseguenze politiche.

Ogni massacro alimenta paura e radicalizzazione nell’opinione pubblica israeliana.

Ogni rappresaglia israeliana alimenta a sua volta rabbia e radicalizzazione palestinese.

Il processo di pace viene progressivamente soffocato.

In questo periodo la relazione Iran-Hamas acquista un’importanza crescente.

L’ASSASSINIO DI YITZHAK RABIN

Il 4 novembre 1995 avviene però un evento che dimostra ancora una volta perché la storia non possa essere ridotta a un’unica regia.

Il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin viene assassinato.

Ma l’assassino non è Hamas.

Non è Hezbollah.

Non è iraniano.

È Yigal Amir, un estremista israeliano contrario agli Accordi di Oslo.

La pace viene dunque colpita contemporaneamente dagli estremismi presenti su entrambi i fronti.

Questo è uno dei passaggi fondamentali per comprendere il fallimento di Oslo.

2000: LA SECONDA INTIFADA

Nel 2000 esplode la Seconda Intifada.

È molto più sanguinosa della prima.

Hamas, PIJ, Brigate dei Martiri di al-Aqsa e altre organizzazioni realizzano attentati suicidi, sparatorie e attacchi.

Israele risponde con operazioni militari, arresti, incursioni e uccisioni mirate.

La separazione tra popolazioni aumenta.

Viene costruita la barriera israeliana in Cisgiordania, fortemente contestata dai palestinesi e difesa da Israele come misura contro gli attentati.

2004: ISRAELE ELIMINA LA LEADERSHIP STORICA DI HAMAS

Nel 2004 Israele uccide Sheikh Ahmed Yassin, fondatore e leader spirituale di Hamas.

Poche settimane dopo viene ucciso anche Abdel Aziz al-Rantisi.

Ma Hamas non scompare.

L’organizzazione si trasforma.

Costruisce una struttura militare sempre più sofisticata.

E soprattutto sviluppa capacità missilistiche progressivamente maggiori.

L’assistenza iraniana diventa sempre più importante.

2005: ISRAELE SI RITIRA DA GAZA

Nel 2005 Israele ritira unilateralmente soldati e insediamenti dalla Striscia di Gaza.

L’anno successivo Hamas vince le elezioni legislative palestinesi.

La rivalità con Fatah esplode.

Nel 2007 Hamas assume con la forza il controllo della Striscia.

Da quel momento il sistema palestinese è politicamente spezzato.

Hamas governa Gaza.

L’Autorità Palestinese dominata da Fatah governa parti della Cisgiordania.

È una frattura che dura ancora oggi.

GAZA DIVENTA UNA BASE MISSILISTICA

Negli anni successivi Hamas e PIJ aumentano enormemente la capacità di lanciare razzi contro Israele.

Inizialmente si tratta di sistemi relativamente rudimentali.

Progressivamente aumentano gittata, precisione e potenza.

Il ruolo iraniano diventa fondamentale soprattutto nel trasferimento di tecnologia, competenze, addestramento e finanziamenti.

Il Tesoro statunitense ha documentato ripetutamente reti finanziarie collegate all’IRGC-QF utilizzate per trasferire risorse a Hamas e PIJ.

LE GUERRE DI GAZA

Dal controllo di Hamas sulla Striscia comincia una successione di grandi escalation.

Nel 2008-2009 Israele lancia l’Operazione Cast Lead dopo una fase di intensi lanci di razzi e deterioramento della tregua.

Nel 2012 arriva una nuova escalation con Operation Pillar of Defense.

Nel 2014 Operation Protective Edge diventa una delle guerre più distruttive prima del 2023.

Nel 2021 una nuova guerra vede Hamas lanciare razzi anche verso Gerusalemme e Tel Aviv.

Ogni conflitto dimostra un miglioramento delle capacità militari delle organizzazioni palestinesi.

QUANTO FINANZIA L’IRAN?

Le cifre sono difficili da verificare perché stiamo parlando anche di finanziamenti clandestini.

Ma esistono stime ufficiali.

Il rapporto del Dipartimento di Stato americano sul terrorismo relativo al 2019 indicava che l’Iran forniva fino a 100 milioni di dollari l’anno complessivamente a organizzazioni palestinesi tra cui Hamas, Palestinian Islamic Jihad e PFLP-GC.

Non significa che ogni dollaro utilizzato da Hamas provenga dall’Iran.

Hamas dispone di altre fonti finanziarie.

Ma significa che il sostegno iraniano è strutturale e documentato.

NON SOLO DENARO: ARMI, ADDESTRAMENTO E TECNOLOGIA

Concentrarsi esclusivamente sui finanziamenti sarebbe però un errore.

La parte strategicamente più importante riguarda addestramento, progettazione missilistica, produzione locale di armi, esplosivi, droni, intelligence, infrastrutture sotterranee, trasferimenti tecnologici e reti finanziarie internazionali.

Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha identificato funzionari della Forza Quds coinvolti nell’addestramento e nell’assistenza a Hamas, PIJ e Hezbollah.

Ha inoltre documentato meccanismi attraverso i quali denaro dell’IRGC-QF sarebbe arrivato a Hamas e PIJ.

IRAN E HAMAS HANNO AVUTO ANCHE FORTI CONTRASTI

Un’altra cosa che spesso scompare dalla propaganda è che Hamas non è semplicemente una divisione dell’IRGC.

Lo dimostra la guerra civile siriana.

Quando esplode la rivolta contro Bashar al-Assad, Hamas si allontana dal regime siriano.

L’Iran e Hezbollah, invece, intervengono pesantemente a sostegno di Assad.

I rapporti tra Teheran e Hamas si deteriorano.

Successivamente vengono ricostruiti.

Questo dimostra l’esistenza di interessi autonomi.

Un proxy o un’organizzazione sostenuta da uno Stato non è necessariamente telecomandata in ogni singola decisione.

L’“ASSE DELLA RESISTENZA”

Nel frattempo l’Iran costruisce qualcosa di molto più grande della relazione con Hamas.

È la rete successivamente definita “Asse della Resistenza”.

Ne fanno parte, con gradi differenti di dipendenza e autonomia, Hezbollah in Libano, Hamas, Palestinian Islamic Jihad, milizie sciite irachene, gruppi armati presenti in Siria e Ansar Allah/Houthi nello Yemen.

Non è un’organizzazione unica.

Non esiste un unico comando operativo che necessariamente controlli ogni singolo attacco.

È più corretto descriverla come una rete di organizzazioni alleate, finanziate, armate o sostenute dall’Iran in misura differente, accomunate soprattutto dall’ostilità verso Israele e, in molti casi, verso la presenza americana nella regione.

HEZBOLLAH: IL MODELLO PIÙ EVOLUTO

Hezbollah rappresenta il modello più avanzato.

Non è semplicemente una milizia.

È contemporaneamente partito politico, organizzazione sociale, struttura militare, apparato di intelligence, rete finanziaria e forza missilistica.

Per decenni l’Iran ha investito enormemente nella sua crescita.

Il risultato è stato la creazione, direttamente sul confine settentrionale di Israele, di un’organizzazione dotata di decine di migliaia di razzi e missili.

È il modello che Teheran ha cercato, con caratteristiche differenti, di replicare altrove.

IRAQ, SIRIA E YEMEN: L’ACCERCHIAMENTO REGIONALE

Dopo la caduta di Saddam Hussein, l’Iran aumenta enormemente la propria influenza in Iraq.

Diverse milizie sciite ricevono addestramento, finanziamenti o assistenza dalla Forza Quds.

Durante la guerra siriana l’intervento iraniano e di Hezbollah contribuisce alla sopravvivenza del regime di Bashar al-Assad.

In Yemen gli Houthi diventano un altro elemento della rete regionale collegata a Teheran.

Il risultato strategico è evidente osservando semplicemente una carta geografica.

Israele può essere minacciato da Gaza, dal Libano, dalla Siria, dall’Iraq e, attraverso missili e droni a lunga gittata, dallo Yemen.

Questa è una trasformazione enorme rispetto al conflitto palestinese originario.

7 OTTOBRE 2023

Il 7 ottobre 2023 Hamas guida un attacco senza precedenti contro Israele.

Militanti penetrano attraverso il confine dalla Striscia di Gaza.

Vengono attaccate basi militari e comunità civili.

Civili vengono assassinati.

Numerose persone vengono rapite e portate nella Striscia.

La portata dell’attacco sconvolge Israele.

Israele dichiara guerra a Hamas e comincia l’operazione militare su Gaza.

È l’inizio della fase più devastante del conflitto degli ultimi decenni.

L’IRAN HA ORDINATO IL 7 OTTOBRE?

Qui bisogna essere estremamente precisi.

È documentato che l’Iran abbia sostenuto Hamas per decenni.

È documentato il finanziamento.

È documentato l’addestramento.

È documentata l’assistenza militare.

È documentato il rapporto con la Forza Quds.

Ma questo non equivale automaticamente alla prova che Teheran abbia impartito l’ordine operativo del 7 ottobre.

Il Congressional Research Service riportava nell’ottobre 2023 che l’Iran poteva essere considerato “complice in senso ampio” per il sostegno fornito a Hamas, ma ricordava anche che l’amministrazione americana non disponeva allora di prove che dimostrassero il coinvolgimento iraniano nella pianificazione dell’operazione.

La distinzione è fondamentale.

Un’analisi seria deve distinguere tra responsabilità diretta dell’operazione e responsabilità nella costruzione delle capacità dell’organizzazione che la realizza.

Sul secondo punto il ruolo iraniano è ampiamente documentato.

Sul primo non si può affermare come fatto ciò che non è stato dimostrato.

DOPO IL 7 OTTOBRE SI ATTIVA LA RETE REGIONALE

È quello che accade immediatamente dopo a mostrare tutta l’importanza dell’architettura costruita da Teheran.

Hezbollah apre il fronte dal Libano.

Gli Houthi lanciano missili e droni e attaccano il traffico marittimo nel Mar Rosso.

Milizie filo-iraniane in Iraq e Siria attaccano installazioni americane.

PIJ combatte a Gaza insieme ad Hamas.

Per la prima volta diventa evidente al grande pubblico ciò che analisti e governi osservavano da anni:

la questione palestinese è inserita dentro una competizione regionale molto più grande.

LA STRATEGIA IRANIANA: COMBATTERE LONTANO DAI PROPRI CONFINI

Qui si arriva al cuore geopolitico della questione.

Perché l’Iran investe enormi risorse in Libano, Gaza, Siria, Iraq e Yemen?

Una delle spiegazioni principali è la profondità strategica.

Teheran può esercitare pressione sui propri nemici senza necessariamente iniziare una guerra convenzionale dal territorio iraniano.

Può aumentare il costo di qualsiasi attacco contro l’Iran.

Può minacciare Israele da più direzioni.

Può colpire interessi americani.

Può interferire con rotte commerciali.

Può aumentare la propria influenza politica regionale.

La causa palestinese diventa quindi contemporaneamente una causa ideologica, uno strumento di legittimazione, un elemento di propaganda e una leva geopolitica.

IL GRANDE PARADOSSO DEL CONFLITTO

Ed eccoci al paradosso.

La causa palestinese nasce molto prima della Repubblica islamica.

Le rivendicazioni palestinesi non sono un’invenzione iraniana.

L’occupazione iniziata nel 1967 non è un’invenzione iraniana.

La questione dei profughi del 1948 non è un’invenzione iraniana.

Il problema degli insediamenti israeliani non è un’invenzione iraniana.

Ma proprio perché esiste un conflitto reale, Teheran dispone di un terreno straordinariamente fertile sul quale costruire influenza.

È questo il punto che spesso viene completamente perso nelle narrazioni ideologiche.

Non è necessario inventare il conflitto.

È sufficiente alimentarlo, utilizzarlo e inserirlo in una strategia regionale più ampia.

IL CONFLITTO È DIVENTATO PIÙ GRANDE DELLA PALESTINA

Se guardiamo il conflitto originario, troviamo ebrei, arabi palestinesi, territorio, immigrazione, nazionalismo, Gerusalemme, profughi e autodeterminazione.

Se guardiamo la situazione dopo il 1979 e soprattutto dopo gli anni Novanta, dobbiamo aggiungere Iran, IRGC, Forza Quds, Hezbollah, Hamas, PIJ, Siria, milizie irachene, Houthi, missili balistici, droni, rotte marittime, presenza americana, competizione sunnita-sciita e guerra regionale per procura.

È ormai un sistema geopolitico completamente diverso.

LA CONCLUSIONE CHE LA STORIA PERMETTE DAVVERO DI SOSTENERE

Dire semplicemente:

“dietro tutto c’è l’Iran”

è storicamente sbagliato.

E soprattutto regala un argomento facilissimo a chi vuole respingere qualsiasi critica al regime iraniano.

La formulazione molto più difficile da contestare è un’altra:

l’Iran non ha creato il conflitto israelo-palestinese, ma dopo il 1979 la Repubblica islamica ha progressivamente trasformato quel conflitto in uno dei principali fronti della propria strategia regionale.

Non ha creato Hamas, ma lo ha sostenuto.

Non ha creato la Jihad Islamica Palestinese come semplice reparto iraniano, ma ne è diventato uno dei principali sostenitori.

Con Hezbollah il rapporto è ancora più strutturale.

Ha sostenuto milizie irachene.

Ha costruito una profonda presenza in Siria.

Ha sostenuto gli Houthi.

Ha investito nella capacità di queste organizzazioni di utilizzare missili, razzi, droni e reti finanziarie.

Documenti ufficiali statunitensi hanno descritto trasferimenti di denaro dell’IRGC-QF verso Hamas e PIJ e attività di addestramento iraniane.

Il Dipartimento di Stato americano ha stimato in passato fino a 100 milioni di dollari annui complessivi di sostegno iraniano a gruppi palestinesi tra cui Hamas, PIJ e PFLP-GC.

E il Tesoro americano ha continuato dopo il 7 ottobre a colpire reti finanziarie accusate di trasferire risorse dalla Forza Quds a Hamas e PIJ.

Questi sono fatti molto più importanti di qualsiasi slogan.

DAL CONFLITTO PALESTINESE ALLA GUERRA REGIONALE

La storia iniziata più di un secolo fa come scontro tra due nazionalismi per la stessa terra si è progressivamente trasformata.

Prima è diventata una guerra arabo-israeliana.

Poi una lotta palestinese internazionale.

Poi una questione territoriale legata all’occupazione del 1967.

Poi una guerra tra Israele e organizzazioni islamiste.

E infine uno dei teatri principali della competizione tra Israele e Repubblica islamica dell’Iran.

Questa distinzione temporale permette di capire ciò che la propaganda di entrambi gli schieramenti tende a cancellare.

Non tutto ciò che accade ai palestinesi è responsabilità dell’Iran.

Non tutto ciò che Hamas decide viene necessariamente ordinato da Teheran.

Ma sarebbe altrettanto fuorviante raccontare Hamas, PIJ, Hezbollah e gli altri componenti della rete regionale come fenomeni completamente scollegati dalla politica iraniana.

L’esistenza delle reti finanziarie, dell’addestramento, del trasferimento tecnologico e del sostegno militare è documentata.

Ed è proprio qui che si trova la vera questione geopolitica.

La Repubblica islamica ha compreso che per esercitare influenza sul Medio Oriente non era necessario conquistarlo con divisioni corazzate.

Era possibile costruire una rete di alleati armati capaci di esercitare pressione simultaneamente su diversi fronti.

Ed è così che una disputa territoriale nata quando l’Iran era ancora una monarchia è diventata, decenni dopo, uno dei principali campi di battaglia della strategia regionale della Repubblica islamica.

FONTI E DOCUMENTI

Nazioni Unite – History of the Question of Palestine
https://www.un.org/unispal/history/

ONU – Historical Timeline: Question of Palestine
https://www.un.org/unispal/historical-timeline/

ONU – Storia della questione palestinese, 1947-1977
https://www.un.org/unispal/history2/

ONU – Risoluzione 181 e piano di partizione
https://www.un.org/unispal/document/auto-insert-208097/

Congressional Research Service – Hamas: Background, Current Status, and U.S. Policy
https://www.congress.gov/crs-product/IF12549

Congressional Research Service – Israel and Hamas October 2023 Conflict: Frequently Asked Questions
https://www.congress.gov/crs-product/R47754

Congressional Research Service – The Palestinians: Overview, Aid, and U.S. Policy Issues
https://www.congress.gov/crs-product/IF10644

U.S. Treasury – IRGC-QF Support to Hamas and Other Proxy Groups
https://home.treasury.gov/news/press-releases/jy1987

U.S. Treasury – Additional Sources of Support and Financing to Hamas
https://home.treasury.gov/news/press-releases/jy1845

U.S. Treasury – Hamas Financial Networks and Transfers from IRGC-QF
https://home.treasury.gov/news/press-releases/jy2036

U.S. Treasury – Iran-aligned militias in Iraq
https://home.treasury.gov/news/press-releases/jy1921

U.S. Treasury – IRGC-QF and Hezbollah financial network
https://home.treasury.gov/news/press-releases/jy2065

U.S. Treasury – Iran’s support for terrorism / IRGC-QF
https://home.treasury.gov/news/press-releases/tg810

U.S. Treasury – PIJ, Hamas and Iranian support
https://home.treasury.gov/news/press-releases/jy1907

U.S. Department of State – Country Reports on Terrorism 2019
https://2017-2021.state.gov/reports/country-reports-on-terrorism-2019/

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